Rivista Anarchica Online
Oltre il muro
di Jean Barrué
Quando ci occupiamo dell'anarchismo nei paesi sottomessi alle varie dittature comuniste, ci
troviamo costretti a precisare che le notizie che pubblichiamo sono inevitabilmente
frammentarie e spesso difficilmente verificabili. Certo vi sono state e tuttora vi sono figure,
militanti e momenti di lotta richiamantisi al socialismo anarchico che noi non conosciamo e che
forse non conosceremo mai. Il testo che pubblichiamo in queste pagine, relativo alla storia
dell'anarchismo nella Repubblica Democratica di Germania (R.D.T.) tra il 1945 ed il '55, non fa
eccezione: ne è autore l'anziano militante anarchico francese Jean Barrué ed è apparso sul
n.2,
settembre 1980, della rivista libertaria Iztok ("alba") edita a Parigi ma incentrata sulla storia
passata e presente dei movimenti e delle idee libertarie nei paesi dell'Est europeo.
Per la segnalazione e per la traduzione ringraziamo i compagni del Collettivo Anarchico di
Ricerca Internazionale di Palermo.
Quando si parla del movimento anarchico nella Germania dell'Ovest (RFT) o dell'Est (RDT) in
questo dopo-guerra non bisogna dimenticare che dal '33 al '45 l'anarchismo fu messo fuori legge:
gli aderenti dei gruppi furono arrestati, assassinati o condannati a morte lenta nei campi di
concentramento, la stampa anarchica scomparve, i libri e le pubblicazioni furono bruciati.
Bisognava dunque nel '45 - per i rari sopravvissuti - ripartire da zero, e molto presto nella
Germania dell'Est si stabilì un regime totalitario che usò riguardo all'anarchismo gli stessi metodi
del regime hitleriano. Dagli anni 90 del secolo precedente fino al 1933, l'anarchismo tedesco è stato
diviso in numerose
correnti che, salvo rare circostanze, non hanno potuto mai federarsi in un'organizzazione fondata
su alcuni principi essenziali comuni a tutti gli anarchici. Indichiamo brevemente la natura di
queste correnti: 1) ANARCHISMO INDIVIDUALISTA: Ispirato da Stirner, si sviluppò grazie agli
scritti di
John-Henry MacKay (il poeta-filosofo che "scoprì" Stirner e la sua opera) e di Tucker. Alcune
associazioni anarchiche individualiste, degli Amici di Stirner, delle associazioni per la cultura
individualista esistettero negli anni 20, soprattutto a Berlino e ad Amburgo. Attualmente la
Società John MacKay edita le opere di MacKay, Tucker ecc. come pure una serie di studi
anarchici che oltrepassano il quadro dell'individualismo stretto. 2) IL SOCIALISMO LIBERTARIO: Il suo
portavoce fu Landauer: anti-marxista, continuatore di
Proudhon, ispirò l'azione dei gruppi dell'Unione Socialista per creare, al di fuori del quadro del
capitalismo e dello Stato, delle comunità libere di produttori: le prime cellule d'una società
libertaria. L'influenza di Landauer prima del 1914 si fece sentire in Austria, in Svizzera ed anche
in Francia. In Israele, la costruzione dei Kibbuz s'ispirò alle idee di Landauer. 3) L'ANARCHISMO
COMUNISTA (o ancora comunismo libertario): è legato al nome diJohann
Most (morto nel 1906) e s'ispira un po' a Bakunin e molto a Kropotkin. Mühsam riprese l'opera
di Most e fondò a Monaco, all'epoca della rivoluzione del 1918, l'Unione degli Internazionalisti
Rivoluzionari e dieci anni più tardi l'Unione Anarchica che entrò in concorrenza con la
Federazione degli Anarchici Comunisti creata da Oestreich. Queste due organizzazioni lottarono
durante la Repubblica di Weimar contro l'ascesa del nazional-socialismo, con tattiche differenti. 4)
L'ANARCOSINDACALISMO: per reazione contro il sindacalismo di collaborazione di classe
e di sottomissione allo Stato, gli anarco-sindacalisti fondarono nel 1919 l'Associazione dei
Lavoratori Liberi di Germania (FAUD) che sotto l'impulso di Rocker,Souchy e Lehning divenne
un'organizzazione di massa che contava nel 1923 circa 125.000 aderenti. La FAUD perse molto
presto la sua influenza e verso il 1933 non contava più di 25.000 o 30.000 membri. 5) IL
LIBERALISMO "ANARCHICO": All'inizio del secolo, Gessel aveva tentato una fusione
delle idee del liberalismo economico e dell'anarchismo. Questo movimento doveva svilupparsi
dopo il 1919 sotto l'influenza di Zimmermann: egli si oppose al socialismo autoritario ed
all'anarchia violenta e si sforzò - sotto il nome di acrazia - di operare una sintesi tra il liberalismo
economico e l'anarchismo individualista. Questa corrente di pensiero sarà vittima - come si vedrà
in seguito - del regime totalitario della Germania dell'Est. Ponendo l'accento su ciò che li divideva
piuttosto che su ciò che li univa, gli anarchici non
potevano giungere ad un coordinamento fraterno di diverse correnti del pensiero anarchico. Si
ebbe tuttavia un breve momento in cui tutte le correnti collaborarono: nella prima e breve fase
della Repubblica dei consigli di Baviera nel 1919, prima della presa di potere da parte dei
comunisti, seguita poco dopo dalla dittatura militarista Gesell, Landauer, Mühsam e gli anarco-sindacalisti
figuravano fianco a fianco nel consiglio della Repubblica Bavarese. La prova era
fatta che la necessità prevaleva sulle dispute di tendenza, ma quest'unione degli anarchici fu
senza futuro. Amburgo era stata, fino al 1933, un centro di attività anarchiche: una forte sezione della
FAUD,
numerosi giornali anarchici o libertari, tra i quali l'"Unionist", organo della organizzazione
unitaria "Unione Generale dei Lavoratori". Un altro settimanale, il "Proletarischer Zeitgeist" (Lo
Spirito Proletario) - edito a Zwickau (Sassonia) dal '22 al marzo 1933 - era anti-autoritario e
vicino agli anarchici. Era diffuso da Otto Reimers, poi sostenuto da Otto Rühle che insieme
promossero il "Blocco dei Rivoluzionari anti-autoritari" che organizzò ad Amburgo dei cicli di
conferenze seguiti da un pubblico numeroso (Rocker vi espose le idee principali della sua opera
"Nazionalismo e Cultura"). I sopravvissuti di questo nucleo furono nel 1945 i primi artefici della
rinascita dell'anarchismo: quattro solamente, tra cui Otto Reimers. Ancor prima dell'annuncio
della morte di Hitler, Reimers diffuse degli articoli che denunciavano le atrocità dei campi di
Buchenwald e Belsen e chiamò alla vendetta. Dal 4 maggio 1945, Reimers si avvicinò ai
comunisti di Amburgo, sfuggiti alla dittatura nazi: davanti alla situazione tragica del movimento
operaio, preconizzò la creazione d'un movimento rivoluzionario unitario inglobante i social-democratici, i
comunisti e gli anarchici, movimento di fede antifascista ed anticapitalista.
Quest'avvicinamento, a cui i dirigenti comunisti erano ostili, non potè essere realizzato a dispetto
degli sforzi di Reimers. Fu solo nel marzo 1947 che le autorità inglesi di occupazione
autorizzarono la costituzione d'una "Federazione Culturale", reclamata da Reimers e da Langer,
un altro militante dell'anarchismo ante-guerra. L'organizzazione prese il nome di "Federazione
Culturale dei Socialisti Liberi ed Antimilitaristi". La federazione dispose d'un locale, diffuse
undici circolari stampate nel corso dell'anno '47, si radicò in cinque città ed intrattenne
corrispondenze con i compagni di 17 paesi. Ma cosa accadde in questi due anni così duri nella zona di
occupazione russa? Il movimento
anarchico poteva rinascere senza questa parte della Germania sottomessa all'autorità militare
russa ed alla polizia staliniana? Zwickau è una città industriale della Sassonia, non lontano da
Chemnitz e dalla frontiera cecoslovacca: officine metallurgiche, filande e miniere di carbon
fossile nelle vicinanze. È a Zwickau ch'era edito il "Proletarischer Zeitgeist" che era nello stesso
tempo l'organo dell'Unione Generale dei Lavoratori. Nel maggio 1945 l'Unione non contava a
Zwickau che sei sopravvissuti: 27 membri erano stati vittime della Gestapo. Uno degli scampati,
Willi Jelinek, aveva potuto conservare la lista degli abbonati a "Zeitgeist" ed inviò ai più sicuri
tra loro delle lettere dettagliate in vista di far rivivere l'organizzazione. Quando le autorità russe
si volsero a realizzare una fusione degli elementi dell'SPD e del KPD per creare il Partito
Socialista Unificato (SED) che non era che il camuffamento del partito comunista, Jelinek
denunciò questa manovra: "Il partito comunista gioca il ruolo della volpe che vuole vincere la
paura del levriero facendo finta d'esser divenuta vegetariana". In un'altra lettera agli anarchici
(febbraio '46), Jelinek combatte ogni partecipazione degli anarchici ad un blocco social-comunista e su questo punto
si distingue dalla posizione di Reimers ad Amburgo. Egli pensava -
e là si sbagliava - che l'unione SPD-KPD fosse di breve durata e che allora sarebbe suonata l'ora
degli anarchici. Donde la necessità per questi ultimi di organizzarsi. Nel giugno '46, il circolo di
Zwickau riformato dagli antichi lettori di "Zeitgeist" e da sindacalisti, era costituito ed inviò delle
circolari d'informazione a degli anarchici della zona russa (la SBZ) e della Germania dell'Ovest.
In Sassonia, 5 o 6 gruppi furono formati, come pure in Turingia. Jelinek intratteneva delle
relazioni con gli anarchici di Amburgo, Mülheim (nella Ruhr), Kiel ecc.. Nell'officina in cui lavorava, Jelinek era stato eletto dal 95% degli operai come presidente del
consiglio di fabbrica ed aderì alla centrale sindacale FDGB della zona russa al fine di estendere la
sua azione. I comunisti, che conoscevano Jelinek da molto tempo, pensavano che le sue opinioni
si fossero modificate. Sin dalle prime riunioni del consiglio di fabbrica essi furono disillusi ed
ingaggiarono la lotta contro Jelinek. Quando fu fondato il partito unificato SED, i comunisti
intimarono a Jelinek di lasciare la presidenza: lui rifiutò e divenne da allora l'uomo da abbattere.
Il Circolo di Zwickau fondò un "Ufficio d'Informazione" ed inviò delle circolari che esponevano
i problemi pratici insormontabili in zona russa: creazione legale d'una organizzazione anarchica,
edizione d'un giornale, utilizzazione d'un ciclostile. Egli decise di proseguire le sue attività
malgrado le difficoltà materiali sempre crescenti. Rinunciò all'idea di "recuperare" i vecchi
anarchici che avevano raggiunto la SED: ciò che importava era acquistare nuovi compagni alle
idee anti-autoritarie. Nel settembre '47 il circolo fu obbligato a riconoscere il poco interesse delle
giovani generazioni a venire ad ingrossare i suoi ranghi ed anche la mancanza di pubblicazioni da
diffondere. Bisognava innanzitutto avvicinarsi agli operai e mostrar loro le falsificazioni che i
comunisti del SED avevano fatto subire al marxismo (Jelinek era perfettamente al corrente della
letteratura marxista). Alla fine del 1947, Jelinek lavorò a una pubblicazione che non potè mai
esser pubblicata: denunciava la dittatura del proletariato "che significava l'autorità dei capi. Là
dove si obbedisce, vi sono dei capi che comandano". Ogni dittatura significa il governo di una
minoranza. Si presagisce che la diffusione delle circolari e delle lettere diventava sempre più
difficile. Poliziotti e delatori sorvegliavano Jelinek che, prevedendo di essere arrestato, trasmise
la lista degli antichi abbonati a "Zeitgeist" al compagno Willy Huppertz (di Mülheim). Questo
vecchio anarchico degli anni '20, questo franco tiratore delle lotte operaie che non appartenne a
nessun gruppo, neanche alla FAUD, questo scampato dal campo di concentramento di
Oranenburg assicurò durante 25 anni a partire dal marzo '48 la redazione, la stampa e la
diffusione della rivista mensile "Befreiung". In questa rivista, Huppertz si incaricava
dell'edizione delle circolari e della loro spedizione ai compagni della zona russa. Jelinek nutriva ancora alcune illusioni: sperava in un addolcimento del regime di
dittatura in
zona russa, che permettesse di stampare un giornale e scriveva anche che sotto Hitler gli
anarchici non avrebbero potuto discutere come sotto Ulbricht! Ma già la rete della polizia si
richiudeva sopra Jelinek. Una lettera mandata a Reimers cadde nelle mani della censura. Il 10
novembre '48, Jelinek fu arrestato da due ufficiali russi accompagnati da un interprete e da un
funzionario tedesco della polizia criminale. Perquisizione e arresto della moglie di Jelinek e di
suo genero che sparì senza lasciare tracce. La moglie di Jelinek fu lungamente interrogata al
riguardo di Reimers e di Huppertz: rilasciata, trovò il suo appartamento vuoto di ogni mobilio e
requisito. D'altra parte un delatore, facendosi passare per un anarchico incaricato, si fece
rilasciare da Huppertz la lista degli abbonati confidata da Jelinek: costoro furono convocati ad
una pretesa riunione a Lipsia ed arrestati. Quanto a Jelinek fu trasferito a Dresda e di là all'antico
campo di concentramento nazi di Sachsenhausen dove erano rinchiusi gli oppositori del regime
comunista. Jelinek era incolpato "di attività fasciste e militariste"! L'ondata di arresti del
novembre '48 fece 45 vittime (per un totale di 25 anni di prigione). Seconda ondata nella
primavera '49 con l'arresto di numerosi anarchici (100, solamente a Dresda!). Il che non impedì la
diffusione d'un articolo su "Repubblica Democratica Tedesca" (il 7 ottobre 1949 questa
"repubblica" prendeva la successione della zona d'occupazione russa) all'inizio del 1950. A Sachsenhausen, Jelinek ritrovò numerosi dei suoi compagni e li
raggruppò in un piccolo
circolo clandestino. Provò a riprendere le relazioni con Reimers. Essendogli stato rifiutato il
lavoro, la sua razione alimentare era molto ridotta. A causa delle sue relazioni con i compagni
detenuti fu trasferito nel campo di Bautzen. Là, si ebbe l'illusione di un miglioramento delle
condizioni di internamento a causa della fondazione della RDT. Si ebbe semplicemente la
sostituzione dei sorveglianti russi con dei tedeschi, tutti membri del SED. I detenuti soffrivano la
fame, molti morivano di tubercolosi. Il 13 marzo '50 una rivolta disperata scoppiò ed una
commissione composta da ufficiali russi e da ufficiali della "polizia democratica" tedesca
promise dei miglioramenti. Invece, le condizioni di detenzione furono ancora aggravate. Donde
una nuova rivolta il 30 marzo che fu ferocemente repressa. Jelinek riuscì ad informare la
Germania dell'Ovest della situazione miserevole delle migliaia di detenuti di Bautzen, Torgau
ecc.. Il 15 maggio 1950, il "Hamburger Echo" (Eco di Amburgo), pubblicò un appello disperato
spedito "alla Croce Rossa, alla Lega dei Diritti dell'Uomo, a tutti i democratici, a tutti gli uomini
del mondo libero". Si può supporre che la pubblicazione d'un tale appello valse a Jelinek un
regime più duro. Il tempo passò.... All'inizio del 1952, due anarchici di Bautzen morirono di
tubercolosi. Jelinek, il 20 marzo '52, era in buona salute, all'epoca d'una visita di sua figlia. E il
24 marzo morì, in circostanze che sono sempre rimaste sconosciute. Forse assassinato come lo
era stato Mühsam nei campi nazi. La piccola rivista di Huppertz, "Befreiung" (maggio 52)
pubblicò un articolo annunciante la morte di Jelinek e testimoniante la sua azione esemplare per
l'anarchismo.
Sotto il giogo comunista
Ma si può dire che alla fine del 1949, l'ondata di arresti aveva
infranto i gruppi anarchici nella
zona russa e decimato i migliori militanti. Ogni azione politica o collettiva era impossibile:
soltanto, nell'ombra, alcuni individui isolati non disperavano nell'anarchismo. Essi furono
presenti quando gli operai di Berlino Est e dei principali centri industriali della RDT si
sollevarono, il 16 e 17 giugno 1953, contro la dittatura del partito SED e contro il regime di
oppressione poliziesca che li sfruttavano in nome del "socialismo". Si sa come le truppe e i mezzi
blindati russi soffocarono l'insurrezione e quale fu in seguito la repressione. Poco dopo gli
anarchici di Darmstadt fecero apparire nelle edizioni "Die Freie Gesellschaft" (La Società Libera)
una pubblicazione destinata ad essere diffusa nella Germania dell'Est: "Tagebuch eines
Namenlosen" (Giornale d'un anonimo). Gli anarchici non avevano che tre possibilità nella RDT:
la lotta, la capitolazione, la fuga. Bisognava scegliere la lotta. Bisogna conquistare il sostegno
attivo dell'élite operaia: l'appoggio passivo non basta. Ogni individuo isolato deve agire: "il
problema della resistenza non è essenzialmente un problema di organizzazione, ma un problema
di morale e di coraggio personale". La lotta da condurre necessita della collaborazione con gli
operai russi, ukraini, polacchi: limitarsi a cambiare la struttura della RDT condurrebbe alla
sconfitta. Alle azioni violente deve succedere una resistenza passiva tenendo conto delle correnti
d'opposizione che potrebbero manifestarsi all'interno dei partiti comunisti. L'avvenire doveva
dimostrare che il SED, appoggiandosi alla polizia popolare ed all'esercito, istituendo una
legislazione sempre più repressiva, salvaguardava il suo carattere stalinista e soffocava le
opposizioni imprigionando o esiliando gli elementi non conformisti. Nel 1980 la RDT militarista,
nazionalista, totalitaria, resta la roccaforte dello stalinismo. Gli
anarchici "liberali", benché contrari ad ogni azione violenta, stavano per cadere sotto i colpi
degli occupanti russi. Non erano, infatti, opposti al marxismo autoritario e statale? Un congresso
internazionale doveva riunire nel 1948, a Basilea, gli economisti liberali. Una ragazza di 19 anni,
Hannelore Klein, segretaria del gruppo della gioventù comunista (FDJ) della sua fabbrica, aveva
ricevuto un invito e si era recata a Karlshorst per ottenere dalle autorità il suo permesso di
viaggio. La si pregò di attendere alcuni minuti e la si arrestò. Davanti al tribunale militare russo,
fu accusata di atti ostili alle istituzioni socialiste; essa affermò la sua convinzione che questo
regime "socialista" non fosse che un regime di assoggettamento e di oppressione. Il suo
atteggiamento senza debolezza le valse - per lei e per altri due compagni anch'essi arrestati - una
condanna a otto anni di detenzione. Hannelore, nel campo di Bautzen, continuò la sua
propaganda tra i suoi compagni di carcere.
Il Calvario di Zensl
Mühsam
I comunisti - che appartengano all'URSS, alla RDT o ad ogni altro paese
- hanno sempre
considerato gli anarchici, o gli individui sospettati di anarchismo, come i loro peggiori nemici.
Contro essi, tutto è lecito: la doppiezza come l'arbitrio poliziesco. Il caso di Zensl Mühsam,
moglie di Erich Mühsam, è particolarmente edificante. Erich morì il 10 luglio 1934,
assassinato
nel campo di concentramento di Sachsenhausen. La sua vedova si rifugiò subito il 16 luglio in
Cecoslovacchia. Non aveva fatto parte di nessuna organizzazione anarchica, ma riteneva suo
dovere far conoscere al mondo la sorte tragica di suo marito e, se possibile, di far editare le sue
opere, ed i numerosi manoscritti ancora inediti. Scrisse una pubblicazione "Il Calvario di Erich
Mühsam", volto a confidare la pubblicazione ai sindacalisti olandesi, ma - non avendo avuto una
risposta sollecita - ebbe il torto di accettare la proposta della vecchia militante bolscevica Helena
Stassova: far editare la pubblicazione a Mosca. Come Zensl scrisse a Rocker, fu con ripugnanza,
perché non aveva in nessun caso l'intenzione di entrare nel partito comunista! La Stassova la
invitò in seguito ad andarsi a riposare qualche mese negli URSS. Zensl pensò ingenuamente che
laggiù sarebbe stata indipendente, avrebbe trovato alcune risorse per la pubblicazione delle opere
di Erich e non avrebbe avuto alcun obbligo verso le autorità degli URSS. Ciò nonostante le si
fece esporre in alcune riunioni le condizioni atroci dei campi di concentramento nazi. E
bruscamente, il 13 aprile 1936, fu arrestata. Rocker avvertì diversi organismi che si occupavano
dei prigionieri politici. André Gide ottenne la sua scarcerazione verso l'agosto 1937. Lei
domandò l'autorizzazione a partire per gli Stati Uniti... e fu arrestata in piena notte (1939) e
condannata a otto anni di lavori forzati. Dopo la prigione di Butirki (Mosca), fu deportata al
campo di Karaganda. Ne ritornò nel 1947 coperta di ulcere. Gli anarchici tedeschi provarono ad
ottenere notizie sulla sua sorte passata e presente. Non si ottennero dal SED e da Wilhlem Piek
che risposte evasive o testimonianze fabbricate di sana pianta. Solamente nel 1955, Zensl fu
autorizzata a stabilirsi a Berlino Est e non potè entrare in rapporto con Rocker, né con i
sindacalisti svedesi. Tagliata fuori dal resto del mondo, morì nella RDT nel corso del 1962. Dal
1934 al 1962! un calvario di 28 anni per aver avuto la debolezza di dare un giorno confidenza ai
bolscevichi! I socialisti anti-autoritari, vicini agli anarchici,
furono pure le vittime della polizia e della
giustizia "popolari" della RDT. A tal riguardo, il caso di Alfred Weiland è esemplare. Weiland
aveva combattuto i nazisti prima del '33 e dall'agosto '33 all'autunno '35 fu detenuto in un campo
di concentramento. Liberato, continuò la lotta illegale e durante la guerra si arruolò nell'esercito:
al fronte era più al riparo dalla Gestapo che prima! Dopo la guerra, riprese la sua attività
militante e si qualificò "socialista libertario". Preconizzò l'unione di tutte le branche del
socialismo anti-autoritario: anarchici, comunisti e consigliari. Apparteneva all'ala dei comunisti
di consiglio, di cui i teorici erano, oltre a Rühle, gli olandesi Pannekoek, Henriette Roland-Holst
e Gorter. Nel marzo 1947 fondò la rivista "Neues Beginnen" (Nuovi Inizi), organo teorico degli
anti-autoritari dove il regime russo era severamente criticato e che difese il concetto della
gestione dell'economia da parte dei consigli operai, concetto opposto a quello del capitalismo dei
paesi occidentali ed al capitalismo di Stato camuffato sotto il nome di dittatura del proletariato. I
consigli operai si sarebbero sostituiti ai partiti tradizionali e l'arma degli operai doveva essere lo
sciopero selvaggio. Nella primavera del 1950 "Der Funke" (La Scintilla) successe a "Neues
Beginnen". Berlino era il centro delle attività di
Weiland. Nei primi anni del dopo-guerra, lavorava alla
Direzione Centrale di Educazione Popolare di Berlino Est, poi all'Istituto di Giornalismo.
Membro del consiglio d'impresa di quest'istituto, divenne presto sospetto ai suoi colleghi membri
del SED e fu brutalmente licenziato: ebbe sei minuti per lasciare il suo impiego! Divenuto
professore in una "Volkshschule" (Scuola Superiore Popolare) di Berlino Ovest, fece una
propaganda attiva contro il KDP e la dittatura del SED. A causa dei numerosi amici che aveva a
Berlino Est e nella RDT, era un individuo pericoloso per il regime di dittatura comunista. Fu a
due riprese vittima di aggressioni da cui si salvò felicemente. Ma l'11 novembre 1950, in un
mattino di pioggia e di nebbia, mentre comprava il giornale in un'edicola, fu prelevato nel
migliore stile gangster. Lo si fece salire su un'automobile dopo averlo bastonato e, malgrado la
sua resistenza e le sue grida, fu trascinato al Ministero della Sicurezza di Stato, dato in mano ai
russi e tradotto dinanzi un tribunale militare sotto l'accusa di alto tradimento, di spionaggio e di
sabotaggio. Di fronte alla negazione dell'imputazione, questo tribunale lo rilasciò... ma lo rimise
a coloro che lo avevano prelevato! Un tribunale "popolare" della RDT riprese le stesse accuse e
condannò Weilanda a 15 anni di detenzione. Egli rifiutò di fare "onorevole ammenda", fece 7
volte lo sciopero della fame, non potè dare notizie alla famiglia che dopo due anni. Una
campagna in suo favore fu condotta da diverse organizzazioni della Germania dell'Ovest, tra cui
la "Lega delle Vittime del Regime Nazista". Alla fine di otto anni, fu reso alla libertà. Nell'agosto del 1946 a Londra, sei anarchici inglesi, militanti antimilitaristi, decisero
di fondare il
"Gruppo Internazionale Bakunin" che si proponeva di estendere la sua futura propaganda a
diversi paesi, e specialmente alla Germania e all'Italia. Vi erano ancora in Inghilterra numerosi
prigionieri di guerra tedeschi ed italiani e fu possibile, all'interno dei campi, introdurre giornali e
pubblicazioni anarchiche e creare dei "nuclei". Nel settembre 1946, si tenne nello Shropshire una
conferenza a cui parteciparono dei prigionieri di guerra. La rieducazione morale e democratica,
preconizzata dagli alleati, permise la venuta di conferenzieri nel campo, anarchici per la maggior
parte. Una conferenza tenuta nel giugno 1947 permise di constatare la moltiplicazione di questi
nuclei anarchici. Essendo imminente la liberazione dei prigionieri, bisognava aver cura di
perpetuare l'azione di questi nuclei nelle quattro zone di occupazione in Germania e in particolare
nella zona russa, donde era originaria la maggior parte dei prigionieri. Si adottò la costituzione di
gruppi di tre compagni, ciascuno d'essi potendo a sua volta reclutare gli elementi d'un nuovo
gruppo e fu creata una sezione tedesca del Gruppo Internazionale Bakunin. Il responsabile di
questa sezione fu il prigioniero John Olday: sconosciuto ai vecchi anarchici e di identità incerta,
senza dubbio nato a Londra da padre tedesco e madre inglese. Esistevano nel dicembre 1947 circa 30 gruppi in Germania e sei gruppi di prigionieri di guerra in
Inghilterra. Il gruppo Bakunin ed il giornale anarchico inglese "Freedom" sostenevano la
pubblicazione dei "Mitteilungen Deutscher Anarchisten" (Informazioni degli Anarchici
Tedeschi) che Olday diffondeva in Germania. Una viva polemica doveva opporre a Rocker Olday
che s'ispirava agli scritti di Mühsam per combattere Rocker e lo svedese Ruediger. Olday si
pronunciò sempre più per una lotta violenta tendente alla distruzione dello Stato (sotto l'influenza
certa di Bakunin). Egli entrò in disaccordo col gruppo Internazionale Bakunin e fondò i gruppi
"Spartacus" che dovevano riunire anarchici e comunisti-consigliari (1948), ma gli anarchici vi
furono in minoranza, in seguito ad una scissione. Nel frattempo
i nuclei anarchici in Germania dell'Est erano scomparsi e Olday si orientò vieppiù
sulla via che qualificò "anarchismo dei consigli". Fu la rottura col "Gruppo Internazionale" e
Olday non si dedicò più ai gruppi Spartacus. I "Mitteilungen" divennero il "Räte-Anarchist"
(Anarchico dei consigli) che cessò nel '48. E Olday sparì dalla scena politica: aveva lanciato delle
idee niente male, rinnovato la parola d'ordine "tutto il potere ai consigli", ma, a parte alcune
agitazioni in Renania, i nuclei di tre compagni si erano arenati e la loro azione nella zona russa fu
insignificante. 1945-1955: Durante questi dieci anni, si
può dire che il regime comunista (URSS o RDT) ha
tentato di liquidare gli anarchici che erano sopravvissuti al nazismo. Non solo gli anarchici, ma
anche i socialisti anti-autoritari o i comunisti all'opposizione che pretendevano di difendere il
"vero" marxismo.
Questo studio rapido e certamente incompleto ha potuto essere
redatto grazie al 1° tomo
dell'opera di Günter Bartschi: "Anarchismus in Deutschland" (Hannover, Fackelhagerverlag,
1972).
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