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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 3 nr. 25
novembre 1973 - dicembre 1973


Rivista Anarchica Online

La solita storia
di Camillo Levi

L'anarchismo è un prodotto commerciale che può rendere abbastanza: così la pensano alcuni editori, che negli ultimi mesi hanno sfornato numerosi libri dedicati alla storia ed al pensiero degli anarchici. Alcuni di questi libri sono apprezzabili, e per quanto possibile li abbiamo recensiti, segnalandoli così all'attenzione dei nostri lettori. Altri, invece, si inseriscono nel filone "classico" della libellistica anti-anarchica, basata sulla disinformazione sistematica, sulle accuse false e gratuite, ad un livello polemico che si squalifica da sé.
A questa seconda categoria appartiene Il socialismo anarchico in Italia, Feltrinelli 1973, dello storico comunista Enzo Santarelli, che pubblicato per la prima volta nel 1959, è stato recentemente ristampato in una seconda edizione parzialmente riveduta e corretta, aggiornata fino al 1971. L'argomento trattato (l'intera storia del movimento anarchico italiano) e la figura dell'autore (uno dei più quotati storici ufficiali del partito comunista) vorrebbero già di per sé dare dignità alla pubblicazione di questo libro, ed indubbiamente il volume in questione vale la pena (ed è una vera pena!) di essere letto, per ragioni però un po' diverse da quelle proposte dal Santarelli nella sua prefazione alla seconda edizione.
Il libro, a nostro avviso, va infatti letto perché si tratta della più completa storia dell'anarchismo italiano scritta da un intellettuale comunista, non tanto per la sua profondità analitica o per la ricchezza di materiale giustificativo (entrambi inesistenti), quanto perché abbraccia in circa duecento pagine cent'anni di lotte anarchiche, di presenza anarchica nel movimento dei lavoratori. Va infatti ricordato che lo studio del nostro movimento da parte di intellettuali marxisti si era finora per lo più limitato all'esame di singoli aspetti e figure di militanti, mancando quindi un'opera d'insieme che leghi i numerosi e multiformi aspetti dell'anarchismo italiano, dal congresso di Rimini (1872) ad oggi. La critica marxista aveva finora puntato la sua attenzione soprattutto su Bakunin, per attaccare il quale sono state scritte migliaia e migliaia di pagine: per non tediare il lettore, ricorderemo solamente i tre volumi della Storia del movimento socialista in Italia dello storico (tanto per cambiare) comunista Aldo Romano, dedicati espressamente all'opera di "demitizzazione", cioè in altri termini di calunnia e di falso ideologico, nei confronti del grande rivoluzionario russo e della sua attività anarchica in Italia.
Il Santarelli con il suo volume ha dunque colmato un vuoto: in particolare, egli è uno dei primi studiosi marxisti (se non il primo) a dedicare buona parte della sua attenzione all'attività ed al pensiero di Errico Malatesta, considerato giustamente la figura centrale dell'anarchismo italiano, la cui "presenza" è ancor oggi chiaramente avvertibile nel movimento anarchico italiano.
Nella pratica impossibilità di rispondere punto per punto alle tesi del Santarelli, limitiamoci a considerare qualche passo qua e là, qualche tesi che ci è sembrata particolarmente errata.
Un argomento di grande interesse ed attualità è l'atteggiamento degli anarchici di fronte alla rivoluzione russa del '17.
Sentiamo che cosa afferma il Santarelli (pag. 52): "Colpisce, negli anarchici, la quasi assoluta inintelligenza della rivoluzione d'ottobre, degli istituti originali che ne scaturirono e del suo stesso travaglio; come colpisce la quasi assoluta coincidenza della critica anarchica con la critica borghese del leninismo e del suvietismo: la radice antistorica del bakuninismo frut- (...). Come la vocazione essenziale antiteologica della scuola anarchica si capovolge per ricostruire, per un rovesciamento paradossale ed ingenuo, una nuova teologia antistatale, così l'anarchismo, dinnanzi allo stato dei soviet, sbocca ora nell'antisocialismo. (...)
L'antiautoritarismo tornava ad essere la componente fondamentale dell'ideologia anarchica: ma in forme sempre più individualistiche e piccolo-borghesi, e sempre meno popolari".
Se Santarelli fosse un semplice militante di base, di quelli che iscrivendosi al Partito rinunciano all'uso della ragione ed accettano come oro colato quel che dice il Partito, allora potremmo anche pensare che le succitate affermazioni siano frutto di disinformazione totale sul ruolo avuto dagli anarchici, in Russia come nel resto del mondo, a difesa della rivoluzione russa. Ma Enzo Santarelli è una persona colta, ha letto la stampa anarchica dell'epoca, conosce le molte agitazioni promosse dagli anarchici in difesa del popolo russo, il boicottaggio delle armi per la reazione zarista e filo-occidentale, gli scioperi politici e la propaganda in difesa dei soviet, Enzo Santarelli tutte queste cose le conosce, e fa finta di ignorarle, molto sportivamente.
La dura ed ingiustificata accusa, rivolta al movimento anarchico, di esser stato uno dei principali nemici della rivoluzione russa non poteva non colpire colui che, fra gli anarchici, prestò fin dall'inizio la massima attenzione alle manovre bolsceviche per piegare la rivoluzione ai loro interessi di partito: Errico Malatesta.
Il giudizio negativo su di lui può essere considerato come la sintesi delle molte pagine che il Santarelli dedica allo studio della sua attività e del suo pensiero: in particolare, giova sottolineare la polemica rivalutazione del "revisionista" Merlino, e soprattutto della sua "deviazione" parlamentarista e riformista.
Secondo il Santarelli, Malatesta "sfuggiva" davanti a Merlino, ed alle sue idee: niente di più falso, come ci si può rendere conto rileggendo la ancor attualissima polemica Malatesta-Merlino.
Santarelli ne dice un'altra di grossa, quando afferma candidamente che "nel '97-'98 è già aperta, evidentemente la valutazione positiva dei risultati del sindacalismo rivoluzionario francese - indirizzo che si svolgerà successivamente fino al 1914". Niente di più falso.
Nel 1907, infatti, al Congresso Internazionale Anarchico di Amsterdam (5), Malatesta chiariva la sua posizione sul sindacalismo proprio in polemica con il leader dei sindacalisti francesi Pierre Monatte, avanzando e motivando una precisa serie di riserve sulle concezioni sindacaliste rivoluzionarie. Ma la tesi di fondo dello storico Santarelli, quella cioè che Malatesta sia rimasto sempre indietro rispetto all'evolversi del movimento dei lavoratori, sembra esigere che la verità storica sia dimenticata o calpestata: ed in questo compito, senza dubbio, Santarelli si dimostra un vero maestro.
Lasciamo ora da parte quel piccolo-borghese, interclassista, utopista e antisocialista di Malatesta, passiamo a Camillo Berneri, anarchico volontario antifascista durante la rivoluzione spagnola ('36-'39), vigliaccamente assassinato da membri della polizia segreta stalinista, nel maggio del '37 a Barcellona. Dopo aver seguito con attenzione la sua vita fino alla soglia del tragico epilogo, Santarelli diventa improvvisamente distratto, generico, reticente; o forse è solo una questione di fine eleganza. Sta di fatto che l'arresto di Berneri, operato a casa sua da alcuni poliziotti in borghese, viene ridotto ad una semplice "perquisizione di gente armata". Chissà chi sarà stata quella gente armata, qualche bambino che giocava a guardia e ladri sulla strada, qualche zingaro di passaggio, qualche spiritosone in vena di scherzi? Santarelli non chiarisce la questione.
Nelle stesse giornate, Berneri subisce una perquisizione di gente armata. Il suo corpo sarà poi trovato nella notte fra il 5 ed il 6 sulla piazza della "Generalidad".
Eppure lo stesso Pietro Nenni, allora (nel '37) legato a doppio filo ai comunisti, denunciò subito la morte di Berneri con un assassinio (anche se non fu molto esplicito nei termini). Tutte le testimonianze concorrono ad avvalorare la tesi dell'assassinio da parte degli sbirri stalinisti, e la cosa rientra perfettamente nel quadro delle loro provocazioni e violenze commesse contro gli anarchici (ed i dissidenti comunisti della P.O.U.M.).
L'eleganza con la quale Santarelli sorvola sull'episodio altro non può essere che la prova della "coscienza sporca", che caratterizza l'atteggiamento dei marxisti nei confronti degli anarchici (salvo rarissime e secondarie eccezioni).
I passi che abbiamo citato fra i tantissimi che si potrebbero additare a prova della mancanza di serietà del Socialismo anarchico in Italia, dovrebbero essere più che sufficienti per spiegare le ragioni dell'impossibilità di accettare il dibattito storico ed ideologico, al livello proposto dalla storiografia marxista.
Una storia ed un'interpretazione basate su falsità (piccole e grandi) non possono che essere completamente false: tuttalpiù possono servire a calunniare e a cercar di screditare l'anarchismo, ed in questo obiettivo la consumata abilità del Santarelli porta a qualche risultato.
Il partito sarà contento!

Camillo Levi