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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 3 nr. 25
novembre 1973 - dicembre 1973


Rivista Anarchica Online

Barcellona libertaria
di S. M.

Appunti d'un sogno nella "capitale" catalana dell'anarchismo

Barcellona, ottobre. Dall'alto del Castello di Montijuch il cimitero di Barcellona non doveva essermi parso molto grande, visto che avevo deciso di andarci, convinto di trovare senza indicazioni le tombe di Durruti, Ascaso e Ferrer, che un compagno spagnolo mi aveva detto essere una accanto all'altra. Due ore dopo, sto girando sperso nell'enorme necropoli. Ormai è sera e cerco di guadagnare l'uscita. Con chi me la prendo? Era ingenuità, fanatismo di pellegrino o coglioneria? Ancora un tentativo... ad un uomo sui quarant'anni, ultimo dei rari visitatori che incrocio, probabilmente a causa della tarda ora, domando se sa dov'è la tomba di Ferrer Guardia. Chiedo Ferrer, perché mi sembra più facile da giustificare nel caso quell'uomo sia un poliziotto: uno scrupolo che verrebbe spontaneo anche a voi dopo pochi giorni che siete in Spagna. L'uomo mi guarda, ripete il nome come cerchi nella sua memoria e con tono interrogativo e soddisfatto: "Ferrer Guardia y Durruti y Ascaso?". Annuisco sbalordito. L'uomo, invece, continua a parlare e mi indica il posto, dal resto del discorso capisco che suo padre era anarchico e che con lui, da bambino, andava ogni domenica apportare dei fiori su queste tombe. Dovrei trattenerlo, chiamarlo "compañero"? No, tutto quello che poteva darmi me l'ha già dato: un'informazione. È già mezzo girato quando gli dico: "gracias".
Sono in Catalogna da qualche giorno ed anche episodi come questo occasionale incontro al cimitero mi aiutano a capire un aspetto dell'anarchismo iberico: le sue robuste radici popolari che sopravvivono dopo trentaquattro anni di fascismo; così come gli incontri, le discussioni con i giovani compagni dei nuovi gruppi di Barcellona (qualche studente, molti operai) mi aiutano a capire la realtà attuale del movimento libertario, inestirpabile "erba matta" che continua a germogliare nonostante tutto.

tre garofani rossi

Il mattino del giorno dopo, con "Paco", un giovane compagno, sono davanti alle tre tombe uguali, basse, di pietra, ufficialmente senza nessun nome: graffiati frettolosamente si leggono i nomi di Durruti, Ascaso e Ferrer. Tre fiori, tre garofani rossi, retorici e disperati, fermati da un sasso sulla lastra. Mi stupisco e cerco una risposta sul volto del compagno che mi sta accanto: è contento dei garofani, ma non deve essere affar suo. Mentre gli chiedo chi sia stato a mettere i fiori, so già che la domanda è assurda perché il giorno prima non sapeva neanche dove si trovassero le tombe. Devono essere stati i vecchi compagni, mi risponde. Vecchi, quanto? Come il padre dell'uomo che mi aveva dato l'indicazione la sera prima? Sì, e non può essere stato diversamente. Da una parte il mitico ricordo della "grande rivoluzione", dall'altra la situazione attuale reale, con un'infinità di problemi, che non può vivere di ricordi. Non c'è una continuità storica diretta in tutto ciò. Il fascismo, con il suo milione di assassini, con la repressione più spietata, ne ha stroncato ogni possibilità.
Il fascismo è riuscito a distruggere il movimento organizzato, non l'idea, un'idea che oggi si ripropone con una forza nuova, attuale, dirompente. Oggi fare un discorso costruttivo sulla Spagna, vuol dire non dimenticare, ma mettere per un momento da parte tutto ciò che la Spagna è stata, tutto ciò che ha rappresentato per il movimento rivoluzionario. Significa liberarsi di un ricordo mitico a confronto del quale ogni cosa non può che diventare piccola ed insignificante. Soltanto uscendo da questa logica, i compagni delle nuove generazioni sono riusciti a ricostruire le premesse di un movimento che va crescendo quantitativamente e qualitativamente: un giovane anarchismo che si va riscoprendo e vuole, e forse può, tornare a giocare un ruolo storico primario.

la manifestazione fantasma

"LIBERTAD POR TODOS LOS COMPANEROS DETENIDOS" è il grande striscione che deve aprire la manifestazione e che alcuni compagni stanno alzando, ancora cercando di tenerlo nascosto. Sono le otto di sera, un compagno arriva correndo, sussurra qualcosa ed il grande striscione comincia a muoversi semi piegato nella piccola calle. È un suicidio? Mi sembra di essere solo con quei pochi compagni che sostengono lo striscione, ma altri, mi hanno assicurato, sono vicini. Si tratta di una "manifestazione-fantasma" le manifestazioni-fantasma sono le più frequenti e, per certi versi, più realizzabili, ma sono senz'altro le più pericolose: la polizia nella maggior parte dei casi spara. Il luogo dell'appuntamento è stato fissato nella più stretta segretezza in una piazza vicina a quella in cui in realtà avrebbe dovuto svolgersi, tutto è calcolato, valutato; per i fattori tecnici dell'organizzazione si sono interessate delle commissioni specifiche, come di consueto.
Appena usciamo in "Plaza de Espana", piccoli ma numerosi gruppi di compagni attrezzati di spranghe e caschi si accodano e dopo cinque minuti si possono contare un migliaio di manifestanti. La manifestazione è nel vivo, alcuni compagni distribuiscono volantini ai lati, gli altri avanzano compatti, formando un blocco unico. Mi sento spingere, "Adelante" mi dice un compagno e si mette a correre, la piazza sembra ad un tratto un campo di battaglia. I bagliori delle molotov illuminano a giorno la piazza. Il corteo avanza correndo; spostandosi lentamente a sinistra dove deve sciogliersi, mentre a destra, dalla parte in cui sono apparse le prime camionette della polizia si è creata una cortina di fuoco. È un attimo, come convenuto una parte del corteo si sta già disperdendo a piccoli gruppi, scomparendo nelle strade laterali, mentre gli altri con spranghe e bottiglie Molotov cercano di fermare la carica della polizia. L'aria è diventata quasi irrespirabile per i lacrimogeni sparati, vedo un compagno cadere a terra colpito ad una gamba, a stento alcuni compagni riescono a portarlo via. I poliziotti caricano da tutte le parti a piccoli gruppi. Tutti, passanti e turisti, vengono malmenati ed arrestati, vedo una donna anziana con la borsa della spesa cadere colpita da una manganellata. Un compagno mi afferra per un braccio, corro a più non posso per una strada sconosciuta.
La manifestazione è finita. Dopo un'ora la gente attraversa la grande piazza per recarsi a casa; non un volantino è rimasto a terra: è avvenuto realmente?
Il mattino dopo nessun giornale riporta la notizia, neanche in ultima pagina. "In Spagna vige l'ordine e la legalità" ha affermato in un discorso Franco.

la scuola della repressione

"Paco" che mi accompagna guarda l'orologio ed istintivamente allunga il passo, all'una ho un appuntamento con "Jorge", un compagno ricercato che vive in clandestinità. La puntualità in casi del genere diventa una necessità più che un buoncostume. Per strada non si fa parola, camminiamo l'uno dietro l'altro ad una cinquantina di metri di distanza, poco dopo raggiungiamo "Jorge" nel luogo convenuto: una osteria del centro.
I compagni parlano a voce bassa, fermandosi ogniqualvolta entra qualcuno. Non riesco a seguire tutto il discorso, ma capisco che parlano di un compagno arrestato la settimana scorsa. Conosco già la storia: i due compagni abitavano nello stesso appartamento, la polizia è andata per arrestare il compagno che mi stava di fronte e non avendolo trovato aveva arrestato l'altro, denunciandolo con le stesse imputazioni.
"Noi due, dice, appartenevamo ad un gruppo che faceva attività in un quartiere e sono stati proprio i successi sorprendenti che abbiamo ottenuto che ci hanno spinto a scoprirci sempre di più fino ad essere denunciati".
Non chiedo nemmeno i capi di imputazione, più o meno sono sempre gli stessi: attività sovversiva, detenzione e distribuzione di stampa clandestina, propaganda contro il regime, ecc.
La pena oscilla intorno ai quattro anni di reclusione, "è il rischio minimo" commenta "Jorge".
Tutto questo clima di repressione determina nei compagni spagnoli una coscienza rivoluzionaria più radicata, più responsabile. "Quando qualcuno comincia a fare attività politica contro il regime, è già un compagno, un compagno che ha fatto la sua scelta sino in fondo, e non può essere diversamente", mi dice "Paco". In un regime veramente repressivo non c'è spazio per "mode" rivoluzionarie.
Del giovane anarchico arrestato la settimana scorsa (non è la sua prima esperienza del genere: ha già dietro di sé alcuni anni di galera che, vera tempra d'anarchico, non l'hanno piegato) mi viene chiesto di non rendere noto, per ora, neppure il nome. Finché l'istruttoria non è chiusa, la solidarietà dei compagni può essere ritorta in accusa contro l'imputato.

Santa Coloma

Attraverso i finestrini del treno, mentre esco da Barcellona, rivedo le case impolverate di Santa Coloma, "pueblo obrero" (sobborgo operaio) dalle mura coperte di scritte anarchiche, continuamente cancellate e continuamente rifatte.
A questa distanza tutto sembra fermo, immobile, passivo. Ed invece so che probabilmente in una di quelle case si sta parlando di ribellione, di libertà; che in qualche posto si stanno proponendo nuove lotte; che in ogni toilette pubblica c'è un pacco di volantini per essere raccolti e passati, in silenzio, di mano in mano.
Santa Coloma ha visto in passato le lotte più dure e significative di Barcellona, gli abitanti sono più volte scesi in massa, i compagni al loro fianco, sulle piazze hanno eretto barricate, respinto la polizia franchista, ottenuto così strade, asili, abitazioni.
La città scompare inghiottita dietro l'angolo di una montagna e già comincio a riordinare i ricordi, le impressioni, le cose viste e sentite in questi giorni. Già penso a quello che racconterò ai miei compagni, in Italia, ed a quello che si può (che posso, che possiamo) fare per la Spagna libertaria, innanzitutto per conoscerla, in tutti i suoi limiti ma anche in tutte le sue potenzialità, poi per aiutarla.

S. M.