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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 18 nr. 158
ottobre 1988


Rivista Anarchica Online

"Rifiuto l'istituzione esercito"
di Lorenzo Sartori

Avrebbe dovuto presentarsi in caserma a metà settembre. Ma si è rifiutato, rivendicando il diritto di essere ammesso al servizio civile in qualsiasi momento, non solo - come prevede la legge - presentando la domanda con mesi di anticipo. In questa sua dichiarazione, fatta pervenire alle autorità militari, Lorenzo Sartori spiega perché la coscienza non possa basarsi sul calendario del Potere.

Io sottoscritto Lorenzo Sartori nato a Milano l'11.08.1965, residente a Milano in corso Lodi n° 112, iscritto nelle liste di leva del comune di Milano, in possesso dei titoli di studio diploma di maturità scientifica e diploma di grafico disegnatore di fumetto, professione disegnatore e studente iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Statale di Milano, distretto militare di Milano, chiedo di essere ammesso a prestare il servizio sostitutivo civile a norma della legge 772 del 15 .12.1972.
Dichiaro:

di svolgere le attività di disegnatore e di studente; di non essere titolare di licenze o autorizzazioni relative alle armi di cui agli articoli 28 e 30 del T.U. di P.S. e di non essere mai stato condannato per detenzione o porto abusivo d'armi; di essere contrario in ogni circostanza all'uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza.
Dichiaro inoltre il mio più assoluto rifiuto dell'istituzione esercito e di qualsiasi pratica che comporti violenza fisica o psicologica. Dichiaro la mia adesione all'ideale e alla pratica sociale e politica della nonviolenza intesa gandhianamente come sforzo costante affinché la propria azione porti alla maggior riduzione possibile della violenza a lungo termine e in tutte le sue forme.

La logica della forza bruta
Rifiuto l'istituzione esercito come tutte le istituzioni di natura politica, caratterizzate dalla capacità di imporsi alle persone e alla società civile attraverso la minaccia di una punizione violenta implicita e connaturata ad esse. Rifiuto ogni forma di sfruttamento, oppressione e spoliazione culturale che nel nord come nel sud del mondo, all'est come all'ovest ogni forma di potere, politico, economico, militare, burocratico, tecnocratico, culturale, perpetra incessantemente sulle masse dei deboli.
Rifiuto ogni forma di potere in quanto tale, perché potere significa avere la possibilità e i mezzi per imporre il proprio volere contro le volontà altrui, calpestando più o meno vistosamente (e talvolta col consenso della vittima stessa) i diritti di coloro che al potere sono estranei.
Rifiuto l'esercito in quanto strumento di guerra e di sterminio. Rifiuto la logica militarista che è la logica della forza bruta: indipendentemente da chi ha ragione e chi torto vince la parte più forte, chi distrugge più vite. Rifiuto l'esercito in quanto scuola di sottomissione e obbedienza indegne di esseri umani autonomi. Rifiuto il rispetto della gerarchia e l'ossequio dell'autorità che sono fondamento delle forze armate.
Rifiuto il servizio di leva come strumento di generale condizionamento psicologico, come tappa inevitabile nella vita di ogni maschio che fin da piccolo viene cresciuto con la prospettiva che, presto o tardi, prima di divenire uomo (e anzi PER divenire tale), metterà la testa a posto, si piegherà, obbedirà - trasformandosi a sua volta in continuatore della sottomissione nei confronti di coloro che nel corso della sua vita riterrà essergli inferiori o sottoposti.
Oltre all'uso della violenza e delle armi nell'esercito i giovani imparano a sentirsi inutili, impotenti a respingere imposizioni e condizioni di vita irragionevoli, a sentirsi anonimi dentro a divise che li negano come individui, a rinunciare alla dignità della propria indipendenza.
Rifiuto l'esercito che storicamente si sostanzia come strumento del Potere a sostegno dell'ordine costituito interno ed internazionale e delle classi privilegiate, luogo di sperpero immorale delle risorse rapinate dallo Stato ai lavoratori.
Affermo di credere in altri valori. Credo nella libertà come diritto inviolabile e come condizione indispensabile per la crescita e la maturazione di ogni individuo e per il progresso materiale e spirituale di ogni gruppo sociale.
Credo nell'uguaglianza fra le persone come condizione naturale e razionale del genere umano. Auspico la fine di qualsiasi discriminazione di qualsiasi natura. In campo economico accetto il criterio: da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni.

Il Nemico non esiste
Credo nella fratellanza, altrimenti detta amore, come mezzo e luogo della crescita individuale interpersonale e sociale. Credo nella fratellanza fra le persone e i popoli come strumento imprescindibile di emancipazione e progresso sociale e culturale.
Credo nell'amore come mezzo di auto-realizzazione e di liberazione sociale. Credo nella nonviolenza come prassi sociale e politica che sola assicura nella lotta per la distruzione del potere e dell'oppressione la salvaguardia della controparte (il Nemico non esiste), della sua salvezza fisica e della sua autonomia intellettuale. La nonviolenza è la ricerca di una verità superiore alle "verità parziali" che si scontrano in un conflitto.
Credo nella comunicazione come strumento dell'amore e della nonviolenza: comunicare significa confrontarsi senza preconcetti e paritariamente, essere costantemente disponibili a mettere se stessi in discussione, a cambiare le proprie opinioni, i punti di riferimento, i modi di vita, essere aperti e liberi da schematismi e pregiudizi per poter valutare il messaggio col maggior grado di obiettività e compenetrazione. La comunicazione permette che un conflitto si risolva in un confronto creativo anziché in uno scontro in cui le controparti tendono alla liquidazione delle rispettive posizioni se non addirittura all' annientamento reciproco.

La coscienza e il calendario
I tempi della coscienza non sono riducibili ai tempi della Legge che irregimentano, cristallizzano, isteriliscono, devitalizzano in ogni campo delle attività umane individuali e sociali la complessità che è vera ricchezza della vita. Ciò che è umano non è né necessariamente privo di contraddizioni, né cristallizzato e immutabile come una statua o un'iscrizione funeraria o una pagina della Legge-idolo. È molto più simile a una poesia con la sua ricchezza di ambiguità e sensazioni e musicalità e misteriosi collegamenti d'idee e immagini improvvise e comprensioni irrazionali.
Il calendario, fisiologicamente impossibilitato ad accordarsi con gli imperscrutabili tempi della coscienza umana, oggi fissa i termini entro cui le coscienze dei cittadini maschi italiani conservano la libertà. Dopo "il 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui gli interessati sono effettivamente tenuti a rispondere alla chiamata alle armi" le coscienze degli "interessati" non sono più libere, non hanno più il diritto di rifiutare l'ingresso in quella macchina della violenza e scuola di sottomissione che sono le forze armate. Entro il 31 dicembre i cittadini maschi italiani hanno il diritto di scegliere. Per grazia vostra.
Entro il 31 dicembre le nostre coscienze hanno il diritto di appellarsi allo Stato affinché un'Apposita Commissione indaghi dentro di esse coscienze e giudichi se realmente esse sono buone o incolpevoli e quindi meritevoli della concessione dell'etichetta di obiettori. Sono convinto che una persona può maturare convinzioni e scelte pacifiste o nonviolente o comunque contrarie alla irreggimentazione e subordinazione e autoritarismo dell'esercito anche dopo il 31 dicembre. Sono convinto che, indipendentemente dal motivo per cui lo fa, ogni persona abbia il diritto di cambiare idea, di respingere valori e istituzioni che prima accettava consapevolmente o no. Sono convinto che vada salvaguardato il diritto di crescere e di maturare di ogni persona al di là e contro ogni regolamentazione burocratica. Sono convinto che nessuna commissione può giudicare della coscienza delle persone (se non su fatti oggettivi).
Con questa domanda di obiezione di coscienza, consegnata il giorno precedente alla mia effettiva chiamata alle armi (il 15 settembre 1988 dovrei presentarmi all'89° battaglione "Salerno" della caserma di Salerno), rivendico il diritto di ogni cosiddetto giovane di leva ad essere riconosciuto come obiettore di coscienza in qualsiasi momento della sua vita prima del servizio militare o durante lo svolgimento dello stesso.
Rivendico il diritto di essere io umano contro gli ingranaggi della macchina burocratica statuale e militare. Rivendico il diritto di comprendere improvvisamente la natura violenta dei condizionamenti che fino a ieri m'inducevano a riconoscermi in valori e istituzioni falsi e alienanti. Rivendico il diritto di avere un ripensamento, di entrare in crisi, di cominciare da capo la mia vita, di rifiutare ciò che ieri apprezzavo e di abbracciare ciò che ieri mi ripugnava. Rivendico il diritto di essere diverso dagli altri e diverso da un altro me stesso morto o superato. Rivendico il diritto di crescere e di rinascere in qualunque momento della mia vita. Rivendico il diritto alla mia libertà a dispetto di leggi regolamenti ordini e carte bollate.
Dichiaro che il mio servizio civile non potrà essere utilizzato a fini di lucro, né sostitutivo del lavoro disponibile secondo gli elenchi degli uffici regionali e provinciali del Lavoro e della Massima Occupazione, né sostitutivo del lavoro di chi stia esercitando il diritto di sciopero.

14 settembre 1988