Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 10 nr. 86
ottobre 1980


Rivista Anarchica Online

Dietro la crisi della C.N.T.
di Pep Castells i Casellas

La costituzione ufficiale di una seconda C.N.T., deliberata a fine luglio a Valenza da quel settore anarco-sindacalista che aveva "impugnato" la validità del 5° congresso della C.N.T. (Madrid, dicembre '79), ha sancito definitivamente la gravissima spaccatura organizzativa in seno al movimento libertario ed anarco-sindacalista spagnolo. Questa seconda C.N.T., che per differenziarsi a livello locale dall'altra C.N.T. ha deciso di far seguire alle tre lettere le iniziali delle varie federazioni regionali, contesta la validità dei deliberati del 5° congresso e di conseguenza non riconosce i deliberati e gli organi espressi in quella sede. Sul piano delle relazioni internazionali, in aperta rottura con l'A.I.T. (della quale fa parte da sempre la C.N.T.), gli "impugnatori" si prefiggono di stringere relazioni con la S.A.C. (Svezia), con l'I.W.W. (quasi esclusivamente Nord America) e per quanto riguarda l'Italia con il Collettivo autonomo dei portuali di Genova. Ma la decisione operativa più significativa presa a Valenza è stata quella di prender parte, in quanto C.N.T., alle elezioni sindacali, finora sempre combattute e disertate. Si è trattato, secondo gli "impugnatori" di una scelta tattica, che non comporta alcun cambiamento di valutazione sulle elezioni sindacali in sé.

In Spagna, dunque, vi sono attualmente due C.N.T., ferocemente contrapposte. Il clima nel quale è maturata e si è compiuta la frattura organizzativa, infatti, è stato e tuttora rimane dei peggiori: accuse e contro-accuse, tentativi di sopraffazione anche fisica, denunce di collusione con il padronato.

Quanto di negativo si era già visto al congresso di Madrid (cfr. il resoconto dei nostri inviati su "A" 80) è poi esploso nei mesi successivi, rendendo impossibile qualsiasi ipotesi di soluzione non-traumatica. L'impietosa analisi dell'anarco-sindacalismo spagnolo tracciata da Pep Castells a un mese di distanza dal congresso di Madrid (cfr. "A" 81), che alcuni avevano giudicato (o forse solo sperato) troppo pessimistica, si è rivelata purtroppo esatta. Dietro alla crisi organizzativa della C.N.T., emerge sempre più evidente il suo rapido calo d'influenza ed iniziativa tra i lavoratori ed i disoccupati spagnoli: le sedi un tempo brulicanti di gente sono perlopiù deserte, le grandi lotte con i militanti della C.N.T. come protagonisti sembrano quasi già un ricordo del passato, le grandi speranze e le grandi illusioni non hanno più ragione di sopravvivere. Si fa al contempo sempre più acuta la coscienza della carenza di un'analisi e di dibattito approfondito in seno all'anarchismo (non solo spagnolo) in merito ai problemi che l'accelerata trasformazione sociale pone ai rivoluzionari, alle soglie dell'anno 2.000. Nessun contributo valido può esser trovato nella ripetizione di vecchie formule o di "nuovi" slogan.
Al di là di molti aspetti tipicamente iberici (quali le tradizionali durissime contrapposizioni organizzative ereditate dall'esilio), la crisi dell'anarco-sindacalismo spagnolo mette in luce problemi e carenze che sono comuni all'intero movimento anarchico internazionale: comuni sono le grandi tematiche (economia, sindacalismo, ecologia, ecc.) da approfondire e da dibattere, comune anche la sensazione e lo stato d'impasse che affligge tanti settori del movimento. La crisi della C.N.T. è in certa misura anche la nostra crisi.

La ricostituzione/ricostruzione della Confederación Nacional del Trabajo, oltre che in gran fretta, avvenne con un eccezionale mimetismo, riproducendo testualmente, esattamente e formalmente le strutture. La formazione della struttura organica non fu frutto della necessità organizzativa del movimento operaio, bensì, allo stesso modo di un partito politico, fu accettato come fatto pacifico l'organigramma strutturale (ripetizione di quello del 1936), prima ancora che lo esigessero le necessità dei nuclei confederali, se esistevano. La dimostrazione più lampante ne è la costituzione in Catalogna di un Comitato Regionale, senza che esistessero federazioni locali in terra catalana, la cui attività avesse bisogno di un organismo di gestione a livello regionale. Pertanto il Comitato Regionale volle organizzare una regionale, invece di attendere che i vari sindacati e federazioni locali lo richiedessero.
Venne completamente trascurata, distorcendo la storia, l'evoluzione della CNT dal 1910 al 1936. E nel 1976, dimenticando quarant'anni (tanti furono), si ricostituisce l'organizzazione come se si trattasse semplicemente di un'uscita dalla clandestinità. Se a ciò aggiungiamo i vari gruppi ed interessi che convergono nell'assemblea di Sants, ci rendiamo conto dell'errore storico che allora si commise. Son ben convinto che ora non serve a nulla piangere su quell'errore. Non sto facendo un dramma per quella situazione e neppure mi domando che cosa sarebbe accaduto se gli avvenimenti fossero andati diversamente. Voglio solo riflettere su dei fatti del recente passato, per cercare, oggi, di incidere sulle conseguenze di tali fatti, conseguenze che ci stanno sotto gli occhi, attualmente. Parlo delle strutture, perché le concezioni basilari dell'anarcosindacalismo continuano a sembrarmi utili. Dico utili, e non buone o vere. Mi riferisco al federalismo come forma di organizzazione, all'azione diretta come strategia quotidiana ed avente come fine l'emancipazione. Concezioni, queste, che nulla hanno a che fare con l'esposizione demagogica e quasi folcloristica cui ci ha tanto abituati certa stampa confederale e libertaria.
Accettati questi parametri, mia intenzione è proporre alla discussione la seguente ipotesi: la Confederación Nacional del Trabajo è stata ed è l'epicentro della disgregazione e della disorganizzazione di quel che dovrebbe essere, secondo me, il movimento libertario spagnolo. Il mio ragionamento poggia su tre dati. Una prima causa sta nelle diverse interpretazioni nei riguardi della ricostruzione della CNT tra gli anarchici. La seconda, molto spesso in rapporto simbiotico con la prima, si basa sulle diverse interpretazioni del ruolo della CNT nella società attuale. Ed una terza causa è da ricercare nelle diverse maniere di vedere il ruolo degli anarchici e delle organizzazioni anarchiche nei riguardi della CNT.
La ricostruzione della CNT, ovvero il metodo attraverso il quale si è giunti a tale situazione, è ancor oggi, dopo quattro anni, motivo di discussione. Nel dibattito, tutti vogliono "incolpare" gli altri per quell'errore. Gli anziani dell'esilio, amministratori del carisma, incolpano i giovani antiautoritari perché hanno lasciato infiltrare le loro file dai marxisti, dai consigliari, ecc.; gli anarchici eterodossi incolpano i puri di aver permesso che i verticalisti (provenienti dalle poltrone del sindacato unico franchista, nonostante i loro anni di "Carcere" la vecchia militanza, ecc.) si servissero, per la ricostruzione della CNT, di fondi e locali dell'amministrazione. E infine i marxisti di ogni genere non possono incolpare nessuno, poiché miravano ad altro e si rendon conto della loro ingenuità.
Molti furono gli anarchici e gli anarcosindacalisti che si ritrovarono alla prima assemblea tenuta al Sants: anarchici ed anarcosindacalisti nel significato più ampio dei termini, ma provenienti da diversi gruppi e con diverse colorazioni. In quel momento nessuno pensava che quelle colorazioni sarebbero state fonte di tanta discordia. Il settarismo, la discussione per ottenere il favore degli amministratori del carisma da un lato e la lotta per ignorarli dall'altro, bloccarono qualsiasi possibilità di intesa tra gli anarchici che intendevano agire insieme per la ricostruzione della CNT.
Certamente un elemento di discordia sarà sempre rappresentato dall'altro lato della frontiera. Atteggiamenti che saranno sempre giustificabili "umanamente", di fatto, sul terreno storico-sociale hanno comportato il fallimento di un'intesa tra tutti gli anarchici ed anarcosindacalisti. Il peso storico delle sigle ed il costante, sanguinoso scontro per controllare la loro amministrazione, han trascinato dall'opportunismo più miserabile al più completo disgusto e disinganno masse di giovani che si son perduti nell'assenza di qualsiasi alternativa organizzativa.
Dal patrimonio storico si doveva recuperare ciò che c'era di contenuto propulsore (nel senso filosofico della parola) e che poteva essere utile per una società industrializzata con televisione a colori e automobili utilitarie. Le concezioni morali-paternalistiche delle vecchie vittime dell'esilio erano, per la giovane generazione che allora si stava affacciando, una riedizione dell'autoritarismo franchista. Non facevamo distinzione (e credo che ciò ci renda ancor più anarchici) tra la pressione del padre-franchista e quella del padre-vecchio-rivoluzionario che ci doveva guidare lungo la strada dell'emancipazione. Avevamo ormai respinto l'educazione, qualunque fosse, e non avremmo accettato quella di coloro che si ergevano a nostri predecessori in altre lotte.
D'altro lato, una concezione generalizzata di dovere e dogmatismo tra gli "anarchici", tra gente giovane per età, sosteneva quella posizione contro di noi e di conseguenza dava peso a quello scontro. Ed è qui, in questa concezione dogmatica della militanza, che, curiosamente, gli anarchici più ortodossi e dogmatici (nonostante le sigle che si davano) trovano esatta corrispondenza con quelli provenienti dal campo marxista più autoritario. Questo accoppiamento contro natura, e ancor più ad onta dei suoi componenti, non viene infranto che dalla lotta che intraprendono tra loro per il controllo degli organismi di gestione. Tutt'e due le correnti d'opinione concordano in quei momenti nei loro attacchi contro il settore eterodosso (a torto chiamato dei pasotas , fricchettoni) che cercherà, invece di consolidare innanzitutto una struttura, di coagulare quanti più possibili settori antiautoritari, potenzialmente anarchici. C'è da dire che nel 1976 c'erano pochissimi anarchici, anche se erano in molti a chiamarsi così. Da allora ne son "cresciuti" molti altri.

La C.N.T. nell'anno 2.000

Prima del febbraio 1976 c'era stata tutta una serie di avvenimenti nel mondo che avrebbe dovuto essere analizzata in modo sereno e approfondito. La morte di Franco, logicamente, diviene una valvola di sfogo e di euforia e coloro che si sono impadroniti di tutto in quarant'anni, ora che si vedono senza "capo", senza "maestro", senza "padre", vogliono fare la rivoluzione in quattro giorni.
L'evoluzione delle Comisiones Obreras, la concentrazione industriale dopo gli anni '60, il maggio '68, la massificazione dell'università in Spagna e soprattutto la crisi del sindacalismo europeo, erano argomenti senza importanza per noi che ricostituimmo o ricostruimmo la CNT nel febbraio del 1976.
Nessuno può negare che l'esperienza delle Comisiones Obreras è importante per il movimento operaio spagnolo fino al 1974. Un dato modo di fare sindacalismo, frutto della necessità del momento ed in risposta ad una data situazione politica dà significato alle originarie Comisiones Obreras. Nessuno può negare che le C.O. sono più un comportamento politico, quasi di resistenza, nello spazio sindacale piuttosto che un atteggiamento rivendicativo contro la concezione capitalista della società spagnola. Il PCE, con enorme opportunismo, riesce a recuperare perfettamente la lotta delle C.O. alla morte di Franco e non riuscendo a conquistare il Sindacato Unico, sotto il suo controllo, trasforma le C.O. in un sindacato, in cui ciò che è importante è l'apparato, più che la composizione. Apparato che, naturalmente, è controllato dal PC.
Ma la CNT non poteva cadere nella trappola, non doveva. La CNT non doveva contrapporre ad un apparato un altro apparato, un'altra struttura: non dovevamo entrare nel campo della concorrenza sindacale. Era necessario mettere in discussione il ruolo e la capacità del movimento operaio, analizzare il complesso panorama politico spagnolo aperto ad una democratizzazione liberalizzatrice, il cui unico obiettivo era l'addomesticamento del movimento operaio e il suo controllo attraverso la legalizzazione delle centrali sindacali.
Ed avviene nuovamente una differenziazione tra gli anarchici. Da un lato coloro che difendono la costituzione di un sindacato (riformista, anche se si chiama anarcosindacalista) e quelli di noi che sostengono che c'è da mettere in discussione il sindacalismo per riuscire ad esercitare nella società attuale un'influenza pari a quella che l'anarchismo aveva negli anni '20 e '30. Ora è chiaro che un errore dell'anarchismo spagnolo è stato quello di dedicare i suoi sforzi esclusivamente alla CNT.
La CNT doveva sovraintendere al rapporto dell'anarchismo con le lotte rivendicative sul terreno della produzione (sindacalismo). Ma allo stesso tempo l'anarchismo doveva essere in grado di creare una coscienza culturale e spirituale in tutto il terreno sociale. Ciò evidentemente significa mettere in discussione gli schemi strutturali della CNT e questo fa paura a quegli anarchici più dogmatici che non san che fare al di fuori dei comitati della centrale anarcosindacalista.
Non c'è sindacalismo possibile in campo imprenditoriale. L'integrazione e la specificità nelle categorie professionali stanno dividendo i lavoratori. Da un lato tra quelli che sono occupati e dall'altro tra questi e coloro che non hanno o non vogliono un impiego. Si può solamente impostare una lotta contro l'impresa, e teorizzare questo senza alcun fine mediato rivendicativo. Oggi non c'è più possibilità di successi momentanei o temporanei in una fabbrica. Si può solo intraprendere una lotta frontale contro l'imprenditoria, per quel che rappresenta e al di fuori del rapporto concreto padrone-salariato.

Gli anarchici e la C.N.T.

I fatti degli ultimi decenni, in campo sociale e lavorativo, hanno già risolto la vecchia discussione sul ruolo degli anarchici nei sindacati. Forse in un gioco di fantascienza sarebbe curioso vedere come, a questo proposito, si comporterebbero Malatesta o Bakunin. Ma questo tipo di equilibrio o gioco è proprio di quelle dottrine che sono in grado di giungere ad essere neo-... (qualcosa). Penso che se l'anarchismo come ideologia (?) ha ancora una sua utilità, lo deve all'impossibilità che esista il termine neo-anarchismo.
In Spagna dopo il 1939 non ci sono stati anarchici finché non c'è stata la CNT. Questo è un fattore tremendo che contrassegna, condiziona e riduce la capacità dell'anarchismo spagnolo. La comparsa storica del sindacalismo apolitico, federativo, nel 1911 è conseguenza di tutto un lavoro educativo, culturale, cioè intellettuale dell'anarchismo spagnolo per lunghi anni. Quest'opera culturale scompare in Spagna con la sconfitta della rivoluzione nel 1939. Nel 1976, dunque, si rilancia nel dibattito la CNT (cogli errori già ricordati) e senza che in Spagna ci sia stato per le generazioni più recenti un minimo di cultura non ufficiale. Avendo, invece, queste generazioni subito un'educazione costantemente in lotta con quella ufficiale del potere (la morale dittatoriale borghese) e con quella ufficiale dell'opposizione formale (marxista, nata dal potere in quanto questo vi concentrava formalmente tutti i suoi attacchi). Voglio dire che le generazioni che arrivarono a riunirsi a Sants nel febbraio del 1976, erano state educate da preti o da marxisti.
Alcuni di noi, dopo anni, arrivarono per evoluzione intellettuale all'anarchismo, altri per eredità più o meno familiare e molti altri per "ribellione" o per disillusione e stanchezza verso tutte le formazioni politiche. In qualche modo queste diverse maniere di etichettarsi anarchici contrassegnarono successive differenziazioni nella concezione del ruolo degli anarchici nella CNT.
Da un lato, commettendo lo stesso errore che a proposito della CNT, un gruppo di anarchici deciderà la costituzione della Federazione Anarchica Iberica. In qualche modo, i problemi emersi per la centrale anarcosindacalista si ripeteranno in campo specifico. In questo campo, i più ortodossi saranno incapaci di accettare il fatto di non essere tutto il continente anarchico e si sforzeranno di assumersi "la rappresentatività assoluta" dell'anarchismo spagnolo, come se ciò fosse possibile. Questo li porterà persino, appoggiati da vecchi militanti della F.A.I. (molti in esilio o nell'esilio mentale nei riguardi del nostro tempo) a volersi erigere in "salvatori" della centrale anarcosindacalista. L'assoluto interesse e l'unico obiettivo sarà per loro la CNT e ciò li porterà ad un protagonismo assurdo che finirà per ridicolizzarli e per ridicolizzare la CNT. Il settore più "progressista", più aperto, in grado di affrontare la situazione e di proporre una nuova discussione sul concetto di organizzazione anarchica, verrà espulso dalle poltrone (carismatiche) da parte di quegli altri. Ciò è in qualche modo evidenziato in Catalogna dallo scontro avutosi tra le Gioventù Libertarie e la FAI nel giugno del 1980 (credo che l'articolo pubblicato su Ruta, organo delle G.L., dal titolo "Dalla miseria ideologica ad un programma anarchico" sia il migliore pubblicato ultimamente su una rivista libertaria spagnola).
Al di fuori di quella concezione ortodossa che vuol mantenere ad ogni costo la struttura organica dei gruppi anarchici, esiste tutto un insieme immenso di settori diversi che si autodefiniscono anarchici. Da un lato quelli che per principio respingono qualsiasi collegamento con la CNT e che si definiscono "Gruppi Autonomi Libertari", la cui attività è centrata sulla propaganda (molto spesso attraverso l'azione) contro il lavoro salariato e il carcere, come puntelli del sistema. Questi gruppi sono stati duramente perseguitati e "puniti" dalla polizia e dalla guardia civil.
Un'altra corrente anarchica, che potremmo chiamare eterodossa, propugna un ampio dibattito (non mi riferisco ad uno spazio concreto e ad una data precisa) che mette in discussione le vecchie teorie del sindacalismo per una visione globale della società attuale. Gli eterodossi, in qualche modo, sarebbero coloro che più ampiamente analizzano il campo anarchico sulla base della sua capacità di accettare l'esistenza di diverse correnti. Su questo ampio ventaglio si dovrebbe potenziare l'"internazionalismo" dopo aver chiarito la vecchia massima anarchica di andare contro lo Stato. Non perché non abbia significato, bensì per l'internazionalizzazione del Potere e la sua concentrazione nella Trilaterale al di sopra degli "Stati".
La grande differenza, oggi, in Spagna, tra gli anarchici (se questa parola definisce coloro a cui ci riferiamo) sta indubbiamente nella concezione sindacale. Gli anarchici più ortodossi (molti sono nella FAI) si son trasformati in operaisti ad oltranza, con delle concezioni morali a proposito di lavoro, di produzione e di lotta rivendicativa tali da portarli a concordare in pratica con le concezioni più riformiste dell'anarcosindacalismo. D'altra parte, tra gli eterodossi e tra gli anarchici non trincerati nella CNT, si discute il criterio morale del lavoro e della lotta rivendicativa e di conseguenza la validità o utilità di dedicare gli sforzi ai sindacati.
Ritengo che ora sia questo il grande "impasse" dell'anarchismo spagnolo e forse anche, purtroppo, della Confederación Nacional del Trabajo.

NOTE PER LA LETTERATURA:

1. I termini vecchio e giovane nel testo non fanno riferimento all'età anagrafica. Ci sono anarchici sessantenni giovanissimi, così come ci son giovani venticinquenni completamente isolati.

2. All'inizio del testo faccio una differenza tra ricostruire e ricostituire. Ho visto in parecchi testi usare indifferentemente i due vocaboli anche se per me la differenza tra istituire e costruire è notevole, in quanto la prima accezione significa istituzionalizzare e la seconda creare ex novo, iniziare. Ad ogni modo, a parte il voler sottolineare questa differenza, non metto affatto in discussione i concetti che esprimono.

3. I riferimenti all'estero non si debbono prendere come cenni a qualche settore concreto. Sia dei fallimenti che degli aiuti sono responsabili gli uni e gli altri e altri ancora.

4. Riguardo alla concezione operaista di alcuni anarchici, che si esprime tra l'altro con un anti-intellettualismo morboso, e per provare che non esagero, si può parlare con chiunque abbia assistito al Pleno Regionale di Catalogna di luglio o chiedere agli organi competenti di consultare gli atti e soprattutto osservare le mozioni sul periodico Solidaridad Obrera.