Rivista Anarchica Online
Questa libreria è un'utopia
a cura della Redazione
La prima ha aperto i battenti nel febbraio '77 a Milano, nel popolare quartiere Garibaldi, negli
stessi locali che quasi un secolo fa ospitavano il bar Aurora, noto ritrovo di sovversivi e
rivoluzionari. La seconda è nata nel settembre '78 a Venezia e si affaccia su un tranquillo canale
a cinque minuti dalla stazione ferroviaria. L'ultima arrivata è quella di Trieste, nella parte alta
della città: funziona da dicembre '78. Tra breve, alle prime tre libreria Utopia dovrebbe
aggiungersi l'Utopia 4, promossa dagli attivissimi compagni di via dei Campani, nel popolare
quartiere di San Lorenzo a Roma. Pur tra le solite mille difficoltà economiche, senza
dimenticare gli attentati intimidatori subiti
dall'Utopia di Milano e dall'Utopia 3 di Trieste, le tre Utopia si sono conquistate un loro spazio
ben definito. L'intensa attività culturale promossa (dibattiti, tavole-rotonde, presentazioni di
libri e di filmati, ecc.) ha contribuito ad allargare nella pratica il tradizionale concetto di
libreria come punto/vendita e punto/ritrovo, facendo delle tre Utopia dei luoghi di vivace
presenza politico/culturale di segno libertario. In periodi come il nostro, nei quali più difficile è
assicurare la continuità di una presenza sociale e "pubblica" del movimento anarchico, queste
tre librerie anarchiche svolgono dunque un ruolo particolarmente significativo. Ai compagni/e
delle librerie Utopia abbiamo chiesto di parlare della loro esperienza, dei
problemi pratici, dei "successi" e delle delusioni. Ne esce un quadro tutto sommato positivo.
Quando e dove nascerà l'Utopia 5?
Questa libreria è un'utopia: U1 Fausta (Utopia 1)
È risaputo che noi anarchici siamo da sempre accusati di essere utopisti, dove per utopisti si deve
leggere sognatori perché desideriamo cose ritenute impossibili dalla stragrande maggioranza
dell'umanità. Proprio per questo, quando all'inizio del 1977 siamo riusciti a mettere in piedi una
libreria, abbiamo voluto chiamarla "Utopia", per dimostrare che a volte, anche se non molto
spesso, le utopie possono trasformarsi in realtà concrete. Il progetto risaliva a dieci anni prima, ma nel
1967 eravamo troppo giovani e inesperti e
imbranati in tutti i sensi per riuscirci. Col passare degli anni, poi, ci è sembrato sempre più
importante costruire un punto di riferimento culturale libertario in un universo culturale
marcatamente marxista e cattolico. Ci è sembrato sempre più urgente uscire dalle sedi, dai nostri
piccoli anche se accoglienti e rassicuranti "ghetti", per cercare il confronto e lo scontro con la
cultura dominante su un piano paritario, senza quel complesso di inferiorità taciuto, comune a
tanti anarchici, che li porta a rifiutare sdegnosamente qualunque dibattito con chi non appartiene
all'"ecclesia", e che nasconde in realtà solo la paura di non essere all'altezza di un confronto. Per questo
abbiamo impostato il nostro lavoro su due piani: la libreria vera e propria, con una
scelta di titoli abbastanza precisa per i vari settori, caratterizzata da una gestione "professionale"
quanto a qualità di servizio fornito e quindi molto poco "alternativa" secondo il significato
comune della parola; e il centro culturale, attraverso la cui attività ci siamo imposti a Milano
come uno dei pochi luoghi dove si fa cultura in modo sistematico. Un programma stampato in
1000/1500 esemplari illustra ogni mese le iniziative del centro che prevedono una mostra e una
serie di dibattiti (uno o più dibattiti ogni settimana). Gli argomenti trattati sono stati i più
disparati: dall'anarchismo (iniziamo ogni anno nuovo con
una mostra di soggetto anarchico e con una serie di dibattiti sull'anarchismo) a temi politici
d'attualità; dalla musica al cinema; dalla fantascienza al fumetto (è rimasta famosa la mostra del
fumetto con tavole originali che abbiamo fatto nel 1978 corredata da una storia del fumetto
illustrata e con la partecipazione dei maggiori disegnatori italiani); dalla pedagogia alla
psichiatria; dalla poesia alla fotografia; dal femminismo all'emarginazione. Mentre scriviamo è in
corso una mostra fotografica sulla lotta degli operai polacchi del cantiere Lenin di Danzica. È stato, ed
è, un lavoro duro, tenuto conto che siamo in tre e che oltre alla libreria abbiamo anche
altri impegni politici, ma che ci ha dato grandi soddisfazioni. Se a tutto questo si aggiunge che vendiamo una
gran quantità di libri e di stampa anarchica e che
anche i non anarchici che frequentano la libreria prima o poi decidono di informarsi su questo
argomento, si può ben dire che abbiamo fatto più propaganda in questi quattro anni con la libreria
che non in tutti gli anni precedenti. Inoltre la libreria costituisce il punto di riferimento per tutta l'area libertaria,
funziona in parte
anche come sede politica (distribuzione di materiale di propaganda, centro di smistamento di
informazioni, sede di riunioni di collettivi libertari di lavoratori, ecc.) e, cosa estremamente
importante soprattutto in un momento di riflusso come quello che stiamo attraversando,
costituisce l'unico legame con quegli anarchici che hanno abbandonato l'attività e non
frequentano più le sedi. Unico neo, il fattore economico. Vuoi per le spese fisse molto alte (affitto, luce,
telefono,
programmi mensili, ecc.) vuoi per i margini bassissimi del settore librario, a quasi quattro anni
dall'apertura la libreria non si è ancora assestata economicamente.
Questa libreria è un'utopia: U2 Piero (Utopia 2)
Da noi l'idea di fare una libreria è nata un po' per imitazione verso la "mamma" di Milano (le
considerazioni che ci hanno convinto della validità dell'iniziativa sono molte) e un po' perché,
forse non lo sapevamo nemmeno noi, un po' perché sono passati 2 anni, è difficile dire senza
cadere in demagogia cosa ci abbia fatto definitivamente decidere. Certo che ha contribuito in
maniera determinante il prorompente e contagioso entusiasmo di uno di noi tre, Elis, poi in
queste cose bisogna buttarsi perché i soldi spesso non ti bastano mai, l'esperienza, in questo caso
non l'avevamo: così ci siamo buttati seppur con qualche incubo notturno, soprattutto da parte
mia, riguardo i problemi economici, e facendoci molto "culo" poiché abbiamo costruito tutto
l'arredamento noi, essendo l'unico modo per avere cose belle con pochi soldi. Fare una libreria anarchica per
noi ha significato tentare di risolvere il problema del lavoro in
modo più accettabile, inoltre creare un punto di riferimento nella zona e la possibilità di
contattare persone che non sarebbero mai venute in un circolo anarchico. Rispetto a ciò noi
abbiamo qualche difficoltà poiché essendo la libreria piuttosto piccola per fare dibattiti dobbiamo
rivolgerci a locali più o meno pubblici e ciò fino ad ora è stato un grosso limite che stiamo
tentando di risolvere cercando un locale sufficientemente ampio nei pressi della libreria. Spiego ora come siamo
passati dall'idea all'azione, cioè la realizzazione pratica della libreria:
prima di tutto ci siamo informati circa la possibilità di avere la licenza commerciale, poi uno di
noi ha dovuto mettersi in nota ai commercianti per sostenere un esame di abilitazione al
commercio (ciò non è necessario se c'è un compagno diplomato in ragioneria);
contemporaneamente abbiamo trovato e preso in affitto un locale e abbiamo chiesto la licenza
commerciale. A questo punto sono iniziati i contatti con le varie distribuzioni librarie, con i
rappresentanti e i vari tentativi di avere libri in deposito (il deposito non è altro che un prestito in
libri che le varie case editrici possono fare, il fatto che in futuro chiedano o meno la restituzione
dipende dalla quantità di libri che riesci a vendere).
Circa i soldi che servono per iniziare credo che risparmiando sull'arredamento, cioè facendocela
con 2 milioni, complessivamente sono indispensabili almeno 10 milioni, inoltre bisogna tener
conto che per il primo anno non si riesce a tirar fuori più di 2-300.000 lire al mese, quindi anche
se per la fornitura iniziale i pagamenti sono a 6 mesi, i soldi bisogna averli quasi tutti subito,
poiché il primo anno si riesce a risparmiare ben poco. Rispetto ai tempi di realizzazione
dall'inizio al momento che ti arrivano i libri passano circa 6-8 mesi. Una cosa importante che
caratterizza le tre "Utopie" è la suddivisione dei libri negli scaffali per argomento, così la libreria
diventa più consultabile e dà a chi entra l'impressione che ci siano più libri di quelli che ci
sono,
poiché con questa disposizione riesce a trovarli. Un problema che ti mette in crisi è quello che
senti sempre qualcuno che ti accuserà di essere
commerciale. Effettivamente sei inserito nel commercio e a fine mese hai le tue scadenze
economiche da assolvere, l'importante è scegliere tra i libri commerciali la roba più valida, poi
ormai tutto è commercializzato, (anche i libri di Tony Negri! e allora?) io credo che sia
necessario vendere anche roba commerciale (di qualità) se questa ti permette di tirare avanti e
tenere quindi i libri che ti interessano, che però come quantità di vendite non sono sufficienti per
mantenere una libreria. È meglio chiarirlo per tutti coloro che avessero ancora dubbi, le "Utopie"
non sono finanziate.
Le prospettive per tipi di librerie come queste credo siano di mantenere con meno soldi di un
lavoro borghese 2 persone, quindi dal momento che i soldi sono scarsini perlomeno bisogna
avere più tempo libero, per averlo è necessario che le dimensioni della libreria siano concentrate
in modo da poter essere gestita da una persona alla volta. Noi qui a Venezia in pratica la
portiamo avanti in 2 facendo circa 30 ore settimanali ciascuno e questo non è male. Quello che a questo
punto dobbiamo cercare di individuare e il "frequentatore abituale",
lasciando all'occhio la caratterizzazione di tante personalità, racchiuse in abiti che ormai
funzionano più o meno da mezzo di riconoscimento, diremo che il pubblico in effetti è quello
della sinistra dipendente e indipendente, di compratori occasionali, turisti ecc., e naturalmente di
compagni anarchici e del movimento. Da qualche tempo con soddisfazione si notano sempre di
più volti nuovi di donne e uomini interessati all'anarchismo; sappiamo da loro che la libreria è
ora conosciuta come migliore se non unica distributrice di stampa anarchica. In due anni di attività, oggi
crediamo di non sbagliare nel ritenere la libreria un centro d'incontro,
dove i compagni sentono di poter scambiare opinioni magari anche contrarie, ma con la
consapevolezza di un comune filo conduttore. Per quanto riguarda il consiglio da dare a chi
volesse intraprendere tale attività, speriamo proprio riesca da solo a trarre le conclusioni e
casomai, buona fortuna!
Questa libreria è un'utopia: U3 Giuliana e Jerry (Utopia 3)
La realizzazione di una libreria anarchica a Trieste rispondeva ad una serie di bisogni che da
tempo stavano maturando nei compagni. Innanzitutto il creare un punto d'incontro che tenesse
conto dell'istintiva ostilità emersa ultimamente nei confronti delle sedi "militanti"; dare un punto
vendita organico alla nostra stampa anche a livello regionale (all'inizio s'era pensato ad un centro
di documentazione); infine controllare di persona s'era possibile gestire in maniera libertaria
un'attività "commerciale". Partiti con una cifra che ci sembrava più che adeguata ci saremmo
resi conto in seguito che, se
non fosse stato per l'aiuto diretto dei compagni in grado di svolgere lavori manuali a livello
professionale, non avremmo probabilmente mai aperto. Trovandoci di fronte a locali totalmente
da restaurare, perdemmo più di 6 mesi per arrivare all'apertura. Questo influì sul conto-spese in
maniera determinante perché due compagni lasciarono il lavoro precedente quasi un anno prima
per poter seguire i mille problemi che si sviluppano attorno ad un'attività così complessa: licenze,
notai, banche, permessi ecc.. Contemporaneamente alla costruzione della libreria viaggiava il
progetto d'organizzazione del futuro lavoro: primi contatti con le distribuzioni (già facilitati
dall'apertura delle altre Utopie), lotte con gli agenti per i depositi e gli sconti, scelta dei 2/3.000
titoli indispensabili per iniziare. Pochi giorni dopo l'apertura il primo riconoscimento politico: due molotov
incendiano buona
parte della moquette, una scaffalatura piena di libri e anneriscono il soffitto; fortunatamente
eravamo assicurati da 15 giorni. Successivamente abbiamo applicato alle vetrine una rete
metallica visto il costo eccessivo dei cristalli antiproiettile (che resta comunque una spesa da
tenere in considerazione). Veniamo quindi alle prime somme dopo un anno e mezzo di lavoro. Due compagni
lavorano a tempo pieno (senza finora un giorno di ferie), altri danno un aiuto più
o meno saltuario soprattutto alle attività collaterali - banchetti esterni e circolo culturale -. Nei
primi mesi s'era invece resa necessaria la presenza a tempo pieno di 4/5 compagni per tutta una
serie d'attività importanti come la schedatura dei libri, la scelta e disposizione dei settori,
l'immane lavoro - purtroppo mai seguito con la dovuta attenzione in seguito - della preparazione
dello schedario dei titoli disponibili. Un monte-debiti di 15.000.000 per fidi bancari e prestiti dei compagni che
ci assillano
quotidianamente non permettono di scorgere un futuro molto roseo, anche se le vendite dal primo
anno sono aumentate del doppio. Si pensa spesso di organizzare un concerto o altro a sostegno
della libreria, ma l'alto costo dei gruppi musicali e la difficoltà di reperire uno spazio
sufficientemente ampio in città hanno finora frustrato questa idea. Si potrebbe considerare forse
la cosa a livello nazionale per tutte le Utopie. Un consiglio per chi volesse iniziare un'attività simile
è senza dubbio quello di trovare il modo di
coinvolgere a tempo pieno solamente un compagno, mentre uno o più dovrebbero collaborare
parzialmente e mantenere un impiego stabile anche dopo un anno dall'apertura. Si arriverebbe
così a dare l'indipendenza economica a chi vi lavora senza intaccare gli incassi, inevitabilmente
volti a pareggiare la grosse cifra immobilizzata per creare un magazzino di almeno 5.000 volumi.
Un intervento di compagni esterni è pure utile per evitare una eccessiva specializzazione e
personalizzazione dei ruoli. La risposta del cosiddetto pubblico si può valutare abbastanza positiva.
Bisogna tener conto della
sfortunata posizione piuttosto decentrata rispetto alla zona dei servizi (qui a Trieste molto
circoscritta). Un vantaggio della città è stato invece la mancanza di centri vendita Rinascita o
Feltrinelli che ha dirottato all'Utopia la parte meno prevenuta di un pubblico di sinistra nel senso
più ampio. Questo particolare è utile per mettere a fuoco un problema che spesso vede divisioni
anche fra compagni: quello della quantificazione della specificità politica della libreria.
Mancando appunto le strutture sunnominate si viene a creare un vuoto sia di vendita sia politico -
quello marxista per intenderci - che noi siamo tenuti a riempire con tutta una serie di titoli che ci
vedono politicamente discordi; ricordiamo però la marcata colorazione reazionaria della città. A
questa impasse si cerca di rispondere con un contatto più stretto con le persone e consigliando,
ove possibile, altri titoli. La scelta di questi, senza dimenticare la narrativa (50% delle vendite) e
i libri per ragazzi, è una delle responsabilità più grosse che ci si assume, non sempre infatti
è
facile la selezione con le novità poco conosciute - valga per tutte l'osceno "O si domina o si è
dominati" recentemente pubblicizzato addirittura dalla prima pagina di Repubblica -; mentre è
con una certa soddisfazione che si cacciano madri affettuose in cerca di Heidi e sadici bambini
fans di Mazinga (Z naturalmente). È anche da queste scelte apparentemente superficiali che la
faccia pubblica della libreria uscirà più o meno pulita. Vediamo così che a Trieste il
pubblico di
Utopia è molto vario: vi si ritrovano le varie frange di un movimento anni '70 ormai sfatto sul
quale si può contare ben poco ad ogni livello (tranne che alla pratica ben sussunta
dell'espropriazione più o meno proletaria); giovani comunisti in cerca di un'identità più
definita;
arancioni; gruppetti femministi; gay. Forse l'elemento più interessante sia da un punto di vista
politico che commerciale proviene da una fascia 30/35enne dai ricordi sessantotteschi che in un
modo o nell'altro si è garantita ma non per questo è meno in crisi. Essi hanno ancora il gusto del
libro ricercato ed oggi hanno i soldi che allora non avevano. Passati per troppe esperienze di
militanza, non accettano più discorsi troppo dogmatici ma allo stesso tempo sono in grado di
valutare con più serietà la situazione attuale, si son già lasciati alle spalle problemi di
vecchio e
nuovo misticismo e non subiscono, se non per scelta, il fascino del Partito. Sono quindi, se presi
con una certa delicatezza, disponibili ad un dialogo libertario ed ad una lettura più accorta dei
libri. Da questo settore proviene la stragrande maggioranza degli interessati ai dibattiti. Passiamo così
ad esporre l'attività che dopo la vendita dei libri ci coinvolge di più: l'organizzazione del circolo
culturale. All'attivo una trentina di incontri e presentazioni di libri che spaziano sugli argomenti
più disparati. Abbiamo infatti scelto fin dall'inizio di alternare dibattiti specifici (Proudhon,
autogestione, Max Stirner) ad altri estremamente vari (Pellerossa, fantascienza, yoga). In questo
periodo abbiamo accumulato un indirizzario di 250 persone interessate alla nostra attività:
attività che purtroppo continuiamo a svolgere da soli senza per ora riuscire a coinvolgere, come
c'eravamo prefissi, persone estranee a noi. Si è visti invece che riuscendo ad organizzare incontri
attuali ed accettando di affrontare temi nuovi anche per noi si può contare su una notevole
partecipazione (80/100 presenze di media) che ci ha costretto ultimamente a richiedere altre sale
a prestito. Vogliamo sottolineare come il confrontarsi senza paura su temi alieni è estremamente
utile a noi anarchici, abbandonando un certo presuntuoso dogmatismo che troppo spesso ci
blocca nel rapporto con altri. Si può così ottenere contemporaneamente di collaborare alla
costruzione di una cultura libertaria seria e priva di lacune, disponibile al confronto ed allo stesso
tempo di stimolare alla discussione persone che non sarebbero coinvolgibili sul piano politico. A questo riguardo
vorremmo riuscire ad avere un collegamento più solido con le altre "sorelle",
prefiggendoci di stabilire un futuro calendario degli interventi comuni. Si potrebbe prendere in
considerazione pure la possibilità di entrare in contatto con altre realtà di movimento quali
Calusche, Picchio ecc.. Questi contatti potrebbero essere usati anche per far circolare notizie
filtrate dagli organi d'informazione. Questa attività di raccolta e diffusione di informazioni, che si
è sviluppata qui a Trieste solo ultimamente e spontaneamente dopo gli arresti di Catania e
Bologna e la lotta di Galli, se porta via una certa quantità di tempo, riesce però molto utile
quando si riescono a sviluppare contatti con radio libere o fogli d'informazione di movimento.
Proprio con questi noi cerchiamo di avere un rapporto continuativo anche a livello professionale,
gestendo pagine e trasmissioni di informazione e critica libraria in cambio di pubblicità. Tutto
ciò collabora al crearsi verso l'esterno di una dimensione pubblica della libreria diversa da quella
di semplice centro vendita. Questo cerchiamo di farlo essendo presenti - con l'aiuto dei compagni
più disponibili - alle feste, concerti e in tutte le occasioni d'incontro, soprattutto nella regione,
con mostre mercato di libri che sottolineano una presenza libertaria. Per quel che riguarda il futuro professionale
di Utopia 3 pensiamo che questo primo periodo ci
abbia insegnato diverse cose che ora dobbiamo imparare a mettere in pratica per superare questo
troppo lungo momento di crisi economica. Più accorti contatti con case editrici e distributrici,
una miglior conoscenza dei momenti di vendita più favorevoli e la possibilità di fornire i titoli di
più difficile reperibilità visto che non possiamo né vogliamo entrare in concorrenza con altre
librerie sul numero dei titoli, ma sulla qualità degli stessi. Cerchiamo pure di sviluppare una
vendita di posters, oggettini, quadernetti, cartoline ecc. provenienti per la maggior parte
dall'Inghilterra, che attraggono tutta una fascia di giovani inizialmente poco disponibili alla
lettura e che danno un tono più simpatico e vario al lavoro di libreria.
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