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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 18 nr. 158
ottobre 1988


Rivista Anarchica Online

Un campo stimolante
di Andrea Papi

Dal 5 all'11 settembre, presso la comunità Aquarius di S. Gimignano, si è svolto il campo annunciato su "Bioregionalismo e ritorno alla terra". Molti i temi affrontati in sedute quotidiane, secondo il classico schema basato sull'introduzione seguita dal dibattito: dal rapporto con la terra alle tecnologie pulite, alla ricerca pedagogica, all'organizzazione del villaggio, fino al tentativo di abbozzare una vera e propria strategia bioregionalistica.
Si è discusso all'aperto, all'ombra di un grande albero, seduti per terra o su panche rudimentali, qualcuno separando semi di soia neri dai baccelli seccati.
Nell'insieme, si è trattato di un panorama vasto in una dimensione plurima, ricca di intenti, aspirazioni, tensioni, nuove consapevolezze e, soprattutto, alla ricerca di un nuovo status interiore e collettivo, senza farsi prendere dalla tentazione di proporre nuovi codici assoluti e definitivi.
Personalmente sono stato presente solo nelle ultime tre giornate delle sette realizzate; ma ugualmente mi sono potuto fare un'idea e avere una percezione, direi globale, di tutto il campo. I contatti diretti con chi vi ha partecipato fin dall'inizio, in particolare gli organizzatori, lo scambio di idee e impressioni, mi hanno permesso di captare complessivamente l'aria che vi si è respirata per tutta la settimana. Non mi sento di dare un giudizio, né voglio farlo. Sarebbe pretenzioso, pregiudiziale e irrealistico. Mentre mi sento di esprimere un'impressione realmente positiva dell'insieme, soprattutto rispetto al clima disteso, conviviale e di presenze interessate che vi ha aleggiato.
Ho avuto quasi la sensazione di un sistema nervoso che sta prendendo forma, che attraversa quest'area alternativa la quale, in modo sempre più consapevole, si sta radunando attorno alle tematiche del bioregionalismo. Magari non ha ben chiaro un progetto vero e proprio, né sa dove sta andando, però di fatto ha scelto di cercare e di voler realizzare una nuova cultura, un nuovo modus vivendi che ancora non può conoscere, ma di cui è antesignana.
Probabilmente poche, delle centinaia di persone che sono passate in quei giorni, possono sentirsi soddisfatte in pieno o riconoscersi completamente nelle cose dette e abbozzate. Ciò però non toglie che ci siano stati molti stimoli alla riflessione e alla ricerca, alcuni notevoli. Se infatti fosse possibile tentare una definizione, mi sentirei di dire che vi è stata una fortissima spinta euristica, determinata dal bisogno, maturato negli ultimi due decenni, di realizzare un'umanità nuova, culturalmente e spiritualmente proiettata a rendere operante una consapevole simbiosi ecologica con l'ambiente. Le tre componenti (cattolica, libertaria e esoterica), presenti in diverse loro sfaccettature, hanno discusso, a volte anche fuori dai denti e con passionalità, sulla base del confronto, riuscendo sostanzialmente a non farsi prendere dalle inevitabili pregiudiziali.
Solo nel dibattito sulle possibili strategie c'è stata un po' di caduta in una contrapposizione tra l'approccio ideologico e quello pragmatico, risultata alla fine più artificiale che altro. Una sola critica a fondo mi sento di fare dal punto di vista anarchico. Mi sembra di aver notato una sostanziale classica ingenuità rispetto alle possibilità di recupero e di incameramento da parte dei poteri vigenti. Ancora una volta sembra che la capacità di fagocitazione da parte del dominio non sia sentita come un problema reale, o comunque venga sottovalutata.
L'analisi del rapporto con le istituzioni è stata manchevole, relegata a una semplice necessità di fatto, senza cercare di approntare concreti strumenti in grado di difendersi dall'azione subdola di assorbimento e inglobamento erosivo che le istituzioni stanno già mettendo in atto.
Azione riscontrabile nel ricatto economico, come nel bisogno di rappresentanza e di appartenenza, che oggi esigono di passare attraverso il maglio oppressivo di una legislazione burocratica centralizzata, in soffocante contrapposizione rispetto all'ampio respiro del bioregionalismo.