Rivista Anarchica Online
Non
dimentichiamo la sinistra pacifista in Israele
Sui grandi temi
della questione mediorientale abbiamo pubblicato, in questi anni,
vari articoli, sostenendo in genere tesi molto lontane da quelle
della sedicente "sinistra rivoluzionaria" (tutta schierata
in un'acritica esaltazione della "lotta armata" e
dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Ci siamo
sempre rifiutati di schierarci con gli uni o con gli altri,
denunciando invece la responsabilità degli Stati, delle religioni,
del fanatismo e del conformismo comunque mascherati. La recente
vicenda della "Achille Lauro", con tutti gli sviluppi che
l'hanno seguita, ha costituito l'occasione per una ripresa
d'interesse verso la situazione mediorientale e per la riproposizione
di tante menzogne, strumentalizzazioni, slogan. Pur di non diventare,
seppur involontariamente, parte di questo coro, preferiamo rimandare
ad altro momento un'analisi approfondita della questione. Ci limitiamo a
pubblicare in questa rubrica, uno stralcio da una lettera (datata 16
ottobre) di Gianfranco Bertoli, detenuto nel carcere di Porto
Azzurro.
Carissimi compagni, questi ultimi
giorni mi ha dato molto da pensare la questione delle "scelte di
campo" della classe politica italiana sulla questione
"mediorientale". Quello che mi parrebbe molto opportuno
(nessuno lo fa) sarebbe che in Italia si venisse a sapere qualcosa di
più sulla sinistra pacifista israeliana e sulle sue posizioni. Io manco da troppo
tempo da laggiù per sapere come stanno oggi le cose, ma credo che
non sia tutto cessato l'impegno di quei compagni ("lato sensu")
israeliani che, anni fa, portavano avanti una lotta molto difficile
(e misconosciuta da tutti in Europa) per cercare di far cessare
l'assurdo odio reciproco tra popolazione ebraica e quella di lingua
araba (posizione questa che mi è sempre apparsa più progressista e
anche "rivoluzionaria" di quella della "sinistra"
europea allineata sulle tematiche nazionaliste di Arafat & C.). Quello che voglio
dire è che esiste un Israele che è "altro" rispetto
all'immagine bellicistica che ne danno i giornali della sinistra
europea. Vorrei anche dire
che si può benissimo disapprovare la politica dello Stato
israeliano, senza per questo leccare il culo a chi vorrebbe
cancellare quel popolo (propositi questi molte volte espressi
pubblicamente da quello stesso Arafat che ora Craxi e Andreotti
considerano un "pacifista"). Credo che analogie come quelle
fatte da Andreotti che ha tirato in ballo le Fosse Ardeatine, siano
infami e che non sia giusto che il compito di rimbeccarlo debba
venire delegato a ...Spadolini! Ci sono cose, con
tutta la comprensione ai palestinesi (che, dopotutto non è neppure
vero che siano stati scacciati, perché quelli che se ne erano andati
l'avevano fatto dietro istigazione del Muftì di Gerusalemme e col
proposito di tornare dopo che gli ebrei sarebbero stati sterminati)
di cui non si può rifiutarsi di tener conto: le bombe negli autobus,
nei mercati e persino nei "gabinetti pubblici" di Tel Aviv
(mi trovavo a poca distanza quando ne è scoppiata una, che ha
castrato un ragazzo arabo, e ne ho, anche, sentito parlare, da radio
Tirana, come di un eroico attacco ad una stazione di polizia!!!) non
sono, se si vuole essere obiettivi, gesti molto meno "fascisti"
delle bombe sui treni che sono esplose in Italia. Sono vissuto due
anni in un "kibbutz" e la gente che vi ho conosciuto voleva
soltanto essere lasciata vivere in pace, quegli arabi che venivano lì
per qualsiasi ragione erano trattati cordialmente e se era l'ora del
pranzo venivano invitati a mangiare assieme a tutti. Ecco, per arrivare
al dunque, stavo pensando se non fosse possibile dare spazio su "A"
a corrispondenze da Israele che permettessero di far sentire la voce
della sinistra pacifista israeliana... Qualche contatto dovrebbe
essere possibile averlo. (...) Un fraterno
abbraccio
Gianfranco Bertoli (carcere
di Porto Azzurro)
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