Rivista Anarchica Online
Né studente né professore: solo bidello
Ho notato che
ultimamente la rivista ha assunto un tono molto poco di scontro
aperto e più dialoghista: forse è per questo che mi sono deciso a
dire la mia. Volevo parlare della mia esperienza nel ramo scuola,
riallacciandomi in parte a quanto pubblicato sul numero di aprile
della rivista e in parte sparando confuse teorie che mi frullano per
la testa. Chi sono?... Né
uno studente né un professore, ma solo un bidello e precario per
giunta. Prima di finire coinvolto nell'"arcipelago scuola"
ho lavorato sette anni in fabbrica comportandomi da rigido fervente
rivoluzionario, in lotta con tutti e tutto, facendomi regolarmente
licenziare alla prima opportunità capitata al padrone, rifiutando
ogni compromesso e pagando fino in fondo la mia "linea politica"
assolutamente fallimentare. Bene, dopo un anno a spasso mi capita
l'opportunità di fare 3 mesi come bidello in una scuola per
geometri. Ci vado attratto dall'idea di un lavoro per nulla faticoso
e che mi offre molto tempo libero e... le mie idee politiche?... Me
le tengo per me, questa volta, taccio e osservo facendomi i fatti
miei e basta. Che vedo
nell'arcipelago scuola?... Ahimè, non certo il luogo per le mie
velleità, ora alquanto dimesse, di libertario: personale non docente
qualunquista e pettegolo, terrorizzato dall'idea di sudare e pronto,
più veloce di studenti e professori, a scappare fuori appena finite
le lezioni, professori baroni che in linea di massima ti trattano
dall'alto in basso come se tu fossi un servo o peggio e...gli
studenti?...dove sono quei ragazzi in gamba dalle larghe vedute e
chiarezza di idee che organizzano discussioni in classe, che studiano
per se stessi e non per il voto dei collettivi?...chi li ha visti? Ebbene i miei tre
mesi diventano sei, poi passo supplente e all'orizzonte si profila la
possibilità di un posto fisso. Tutti mi chiedono qualcosa e io serro
i ranghi e zitto, non mi tiro mai indietro se non quando non ne posso
proprio più. C'è carenza di personale e a volte lavoro per due
mentre altre me ne sto a leggere tranquillo, chiuso nel mio
sgabuzzino, non è il massimo e le mie velleità politiche scomparse.
Ma che fare, fuori c'è solo disoccupazione e tornare a fare il duro
significa finire a spasso. Tiro avanti e con
il passare del tempo scopro che sono ben poco simpatico ai ragazzi;
certo mi rispettano, ma siccome non riesco a scherzare con quasi
nessuno forse non ispiro simpatia. Neanche loro a me, ad essere
sincero. Qualcuno non male lo si trova anche, me che valore hanno
quattro o cinque studenti su cinquecento. La massa è
imbecille, tiene alla bella moto e non ha altri interessi che
sfottere e mendicare sufficienze e comprensione, fra questi giovani
vi è la razza padrona del domani o futuri squallidi impiegatucci
ruffiani che vorrebbero che li aiutassi, che li avvertissi quando
arriva il professore, che li nascondessi nel mio sgabuzzino quando
sono in "fuga". Io dico sempre di no e poi faccio come
vogliono loro, o mi limito a non vedere e a non sentire. Che fai? La
spia. Sarebbe il colmo. Eppure il giorno
dopo magari ti prendono per il culo e intasano i pisciatoi con i
mozziconi delle sigarette e tu devi tirarli fuori e ti fa schifo.
Magari in futuro saranno geometri e architetti e avrai bisogno di
loro, ti tratteranno da miserabile e ti trufferanno pure come fanno
tutti i diplomati e laureati in generale con la gente comune. Non
dico che siano tutti così, forse c'è veramente qualcuno che studia
onestamente e si laurea conducendo poi una vita "diversa"
dalla media, ma sono fenomeni...Io nell'arcipelago scuola mi ci sto
perdendo, per me è un labirinto senza uscita e secondo me non è
questione di non essere al passo coi tempi oppure di cambiare
professione, cioè non è solo quello; è chi si iscrive per
studiare, cioè gli studenti, che deve fare lo sforzo maggiore per
modificare la situazione di decadentismo delle strutture scolastiche. Al potere non
gliene frega niente se la scuola non ti insegna un accidente ed esci
che ne sai quanto come ci sei entrato e al personale delle scuole
frega ancora meno. Chi deve reagire e fare qualcosa in questo caos
generale è chi studia, chi ci rimette tempo e soldi. Ma gli studenti
non sono coscienti di questo, la scuola così com'è a loro pare non
interessare proprio se è giusta o sbagliata. Chissene frega se corsi
interi iniziano il programma effettivo a novembre o dicembre perché
la pubblica istruzione non manda i docenti e restano scoperte le
cattedre. L'importante alla fine è essere promossi. Vedo nero
nell'arcipelago scuola, ma sono stufo di darmi delle pene per niente.
Forse la mia sola speranza è che un giorno o l'altro io possa
passare di ruolo così squallidamente com'è squallido tutto ciò che
mi circonda.
Maurizio Strini
(Piacenza)
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