Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 4 nr. 28
aprile 1974


Rivista Anarchica Online

Sindacati e classe operaia oggi

Nato come organizzazione della classe operaia, è diventato l'organizzatore della classe operaia. Così potremmo riassumere lo sviluppo dei sindacati. Ma i sindacati non sono solo i controllori del movimento operaio, oggi essa sono una delle forze di potere della società italiana, un elemento da consultare prima di ogni decisione politico-economica rilevante.
Guardando indietro nel tempo dobbiamo constatare quanta strada abbia fatto il sindacalismo riformista e rilevare che se agli inizi del secolo esso doveva spingersi su posizioni meno opportunistiche era solo perché la presenza di un forte sindacato rivoluzionario e libertario, quale l'U.S.I., con la sua linea e condotta, gli imponeva, almeno nel linguaggio, posizioni meno rinunciatarie.
La sconfitta del sindacalismo rivoluzionario è segnata dalla "rivoluzione mancata" dell'occupazione delle fabbriche e dalla "controrivoluzione preventiva" del fascismo al potere.
All'indomani della guerra il solo sindacato che riesce a ricostituirsi, a darsi strutture stabili e ad imporsi ai lavoratori è quello riformista siglato C.G.I.L.. Oggi, superate le crisi causate dalle scissioni C.I.S.L. e U.I.L., e in procinto di riunificarsi anche formalmente, i sindacati si presentano come una delle forze-guida dello sviluppo sociale ed economico. L'aver trovato una loro collocazione all'interno dell'area di potere ha portato i sindacati ad assumere, nel medesimo tempo, una struttura altamente gerarchizzata e funzionalmente decentrata.
A prima vista i due aspetti parrebbero inconciliabili, ma non è così, anche questo modo nuovo di dirigere e controllare le masse è tipico dei paesi in cui la classe operaia ha ancora un buon grado di combattività.
Al vertice della struttura sindacale stanno dei professionisti della "dirigenza operaia" cioè degli specialisti che hanno un'alta conoscenza del modo in cui le masse devono essere dirette. E' sintomatico rilevare che questa nuova dirigenza sindacale è solo in minima parte composta da ex operai (oggi una minoranza veramente esigua) mentre la quasi totalità è formata da laureati in scienze economiche e sociali, cioè di specialisti del potere. A questo vertice fa da contrappunto (passando attraverso una schiera di quadri intermedi) in modo funzionale e non antagonistico, la struttura decentrata e periferica dei consigli di fabbrica e di zona.
Le organizzazioni autonome nate dalle lotte del 1969 come elemento di democrazia sindacale diretta e di critica delle centrali sindacali (basti pensare ai primi C.U.B., specie quelli della A.T.M.) e con forti venature anarcosindacaliste, sono state ben presto riassorbite dalle organizzazioni sindacali che ne hanno fatto un loro elemento di sviluppo e di ulteriore rilancio, tanto che il tasso di sindacalizzazione in Italia dal 1969 ad oggi è aumentato del 30% (per esempio nella metallurgia, su 1.450.000 lavoratori il numero di sindacalizzati è passato in due anni da 500.000 a 900.000).
Questo sviluppo dei sindacati ha dimostrato una capacità di recupero e di adattamento inaspettata, oltre che una lucidità d'analisi raramente riscontrabile nelle strutture di potere. Vistisi contestati a sinistra su temi egualitari e di democrazia diretta i sindacati, inglobando questo elemento critico, hanno stimolato e ringiovanito tutta la loro struttura, ormai invecchiata, riuscendo nel contempo a battere e quasi a nullificare l'azione extrasindacale. Il fenomeno più inquietante per noi è che la rapida burocratizzazione dei consigli di fabbrica e il passaggio da strumento autonomo e innovatore a portavoce della linea ufficiale delle centrali sindacali, è dovuto in forte misura ai lavoratori stessi che, dopo una breve riscoperta dell'autogestione delle proprie lotte, hanno riaccettato la dirigenza sindacale prima contestata.
Tant'è che secondo un recente sondaggio il 99% degli 83.000 delegati agli 8.000 consigli sono iscritti al sindacato.
E' vero che i sindacati hanno saputo in buona misura sostituire i propri quadri intermedi con elementi giovani più combattivi, mettendo a riposo gli ormai qualificati membri delle vecchie Commissioni Interne, e questo ha contribuito a creare la falsa illusione presso i lavoratori che sostanziali rinnovamenti si fossero verificati all'interno delle dirigenze sindacali.
I sindacati attuali (meglio sarebbe dire il sindacato) per sviluppare con maggior efficacia la loro azione di controllo sulla classe operaia, oltre che intervenire sui gruppi sindacali periferici, hanno dovuto estendere la loro influenza anche ai vari comitati di quartiere che sono nati e si sono sviluppati sull'onda delle lotte all'interno delle fabbriche. In questa ottica sono stati creati i consigli di zona. Questi consigli, che raggruppano non solo i lavoratori di una stessa zona, sono stati riconosciuti dalle confederazioni come strutture territoriali del sindacato.
Anche questo tipo di intervento (uscire dalla fabbrica per coinvolgere nella lotta anche il quartiere) era ed è tipico della sinistra rivoluzionaria ed anche in questo caso dobbiamo constatare che gli spazi aperti dalle minoranze rivoluzionarie sono stati occupati e recuperati in buona misura dai sindacati.
Analizzare come l'azione di recupero dei fermenti innovatori e rivoluzionari nelle fabbriche e nei quartieri sia avvenuta non può essere sintetizzato in poche parole, data la particolarità delle diverse situazioni, basterà ricordare che i sindacati hanno usufruito in questa azione non solo della propria forza organizzativa e delle grosse risorse di cui dispongono, ma anche del momento di crisi dei vari comitati autonomi che non sono riusciti a trovare sbocchi operativi alla loro azione e che in definitiva (ed esemplificando) sono riusciti solo a gestire in forma pubblicitaria la rabbia momentanea degli sfruttati.
La presenza dei sindacati nei diversi aspetti della vita dei lavoratori, il controllo che le confederazioni esercitano, hanno portato il sindacato alle posizioni di potere a cui accennavamo all'inizio; l'aspetto originale di questo potere è che esso è tanto più forte quanto più riesce a sviluppare e a gestire la conflittualità della classe operaia. Vale a dire che il sindacato è organo di potere in quanto è organo di conflittualità.
La partecipazione dei sindacati alla politica ed agli indirizzi della programmazione economica è determinata proprio dal fatto che per varare piani economici di effettiva realizzazione non si possono disattendere le lotte e le rivendicazioni che l'organo di conflittualità intende sviluppare in relazione a determinate scelte economiche e sociali. Su queste basi, che riconoscono ufficialmente le nuove funzioni dei sindacati, si sta costruendo oggi la "convergenza" con la grande industria. Alla grande industria necessita un interlocutore valido e potente, così come al sindacato preme il riconoscimento della sua istituzionalità unica e indiscutibile. La "convergenza" non va vista in modo semplicistico solo come la resa dei sindacati di fronte al grande padronato, ma essa è generata dal riconoscimento di una comunanza di interessi riformatori e progressisti rispetto al permanere di situazioni di produzione e di sfruttamento superati dalla logica della moderna industria. La comunanza di interessi sta proprio qui: entrambe le parti (sindacati grande-industria) per conservare e sviluppare il loro potere devono non certo abolire lo sfruttamento, bensì trasformarlo, adeguarlo allo sviluppo delle forze produttive, renderlo meno brutale e più efficiente cioè razionalizzarlo.
E' con questo sindacato forte, agile, intelligente e moderno, capace di programmare contemporaneamente le lotte operaie e le riforme padronali, è con questo sindacato che dobbiamo fare i conti oggi in Italia.