Rivista Anarchica Online
Primo Maggio
Quattro anarchici impiccati, un quinto che, per togliere la soddisfazione
al boia, si uccide la sera precedente
all'esecuzione: questo il tragico bilancio di un processo intentato dai padroni e dalla polizia contro i
più attivi
militanti anarchici e sindacalisti di Chicago, in seguito ad un grande meeting tenutosi in una
piazza centrale il 3
maggio 1886. Il comizio era stato tenuto da alcuni lavoratori anarchici, che, parlando ad una folla
di quarantamila operai
agitanti bandiere rosse e rosso-nere, avevano invitato il proletariato di Chicago a prepararsi a dure lotte
contro
i padroni, le forze dell'ordine ed i "Pinkerton" (poliziotti privati usati dal padronato in funzione
parapoliziesca
e di difesa del crumiraggio). Verso la fine di questa riuscita manifestazione, una bomba esplose fra i
poliziotti:
nonostante l'assoluta mancanza di indizi (pare che la bomba sia stata gettata da provocatori prezzolati),
si iniziò
una vera e propria "caccia alle streghe" contro il movimento anarchico, che rappresentava la punta di
diamante
del movimento operaio, allora impegnato in una durissima lotta do classe. Fu proprio con l'intento di
stroncare
la combattività operaia che la polizia arrestò molti anarchici, cinque dei quali (Engel,
Fisher, Lingg, Spies,
Parsons) furono appunto condannati alla forca: l'esecuzione avvenne l'11 novembre 1887, quarant'anni
prima
di quella dei due anarchici italiani Sacco e Vanzetti, ugualmente innocenti, ugualmente
assassinati. Durante il processo gli imputati denunciarono il sistema di sfruttamento e di oppressione
dominante in America,
non perdendo l'estrema occasione per fare propaganda anarchica. "Noi siamo condannato
cime anarchici - dichiarò ai giudici Albert Parsons - e io sono orgoglioso di essere
anarchico. Voi credete, signori, che allorquando i nostri cadaveri penderanno dalla forca tutto
sarà finito?
Voi credete che la guerra sociale finirà quando voi ci avrete selvaggiamente strangolato? Al di
sopra del
vostro verdetto vi è quello del popolo americano e di tutto il mondo che condannerà la
vostra ingiustizia". Manifestazioni di sostegno agli anarchici detenuti, e successivamente di
protesta per la loro esecuzione, si svolsero
sia in America sia in Europa. In molti congressi operai fu proposto di fare del 1° maggio 1890 una
grande giornata
di sciopero generale internazionale, per ricordare i "martiri di Chicago" e per rivendicare
nel contempo la
giornata lavorativa di otto ore. Questa proposta fu generalmente accettata, nonostante l'opposizione
disfattista
di molti esponenti riformisti. Il successo ottenuto dallo sciopero generale del 1° maggio 1890
impressionò tutta
l'opinione pubblica: in tutti i grandi centri, ed anche in molte cittadine, lunghi cortei di lavoratori sfilarono
nel
centro, dando vita a combattive dimostrazioni, a volte caratterizzate da violenti scontri con la forza
pubblica. La
gente "per bene" - scriverà due anni dopo l'organo dei gesuiti Civiltà
Cattolica (1892, II) - in quel giorno
"considerava prudente restarsene tappata in casa". A Roma, per fare un esempio tra i tanti possibili,
le società operaie si erano date appuntamento per il pomeriggio
del 1° maggio il piazza Santa Croce di Gerusalemme; i lavoratori accorsero numerosi per ascoltare i
discorsi
previsti. Fra gli altri presero la parola il leggendario Amilcare Cipriani, da poco uscito dall'ergastolo di
Portolongone, e gli anarchici Brandi e Palla; alla fine del comizio scoppiarono degli incidenti, che
provocarono
due morti, centinaia di feriti e ben 229 arrestati. Il successivo processo contri i principali imputati
(Cipriani, gli
anarchici Palla e Calcagno, ecc.) ebbe sviluppi clamorosi a causa del comportamento combattivo tenuto
dai
rivoluzionari dietro alle sbarre, e servì loro come tribuna per fare propaganda
sovversiva. Come a Roma così in centinaia di altre città (in Italia, in Europa, negli
Stati Uniti), il 1° maggio 1890 fu una
grande giornata di lotta, un pieno successo. Molti congressi operai, nel corso del 1890, proposero
di ripetere l'anno successivo lo sciopero generale
internazionale, mantenendo la data del 1° maggio. Fu così stabilito che, da allora in poi, ogni 1°
maggio sarebbe
stato dedicato alla riaffermazione dei diritti della classe lavoratrice contri i padroni, nel ricordo dei martiri
di
Chicago. Così infatti è sempre stato, da allora fino ai giorni nostri, con una
differenza, però, e tutt'altro che secondaria: un
po' alla volta, infatti, lo sciopero generale rivoluzionario si è trasformato in una semplice sfilata
di lavoratori, fino
a diventare in tempi più recenti una festa istituzionalizzata dallo stato, dai padroni e dalla chiesa.
Ma andiamo
con ordine. Per molti anni, dopo la sua prima effettuazione, il 1° maggio tenne fede alle sue origini
ribelli, scomunicate, quasi
insurrezionali: continuarono così a verificarsi scontri con le forze dell'ordine, mentre i cortei
operai scandivano
parole d'ordine e canzoni particolarmente violente contro lo sfruttamento e l'oppressione
statale. Dopo alcuni anni il 1° maggio perse mordente, e non sempre la classe lavoratrice
partecipò numerosa allo
sciopero e alle dimostrazioni. In momenti di particolare scontro sociale, però, quando agitazioni
precedenti
tenevano desta la combattività operaia, allora la giornata del 1° maggio ritrovava le sue origini,
la sua carica
rivoluzionaria. Ma la progressiva acquisizione delle otto ore nella stessa legislazione statale, l'aumentato
controllo da parte delle burocrazie sindacali e partitiche sulla "base" operaia, ed altri fattori ancora,
determinarono un obiettivo scadimento della carica combattiva insita nei primi scioperi generali
internazionali.
Com'è naturale, le sorti e le caratteristiche del 1° maggio sono un tutto unico con quelle
dell'intero movimento
dei lavoratori, con la sua combattività, con la sua autonomia delle varie burocrazie. In questo
contesto, per esempio, durante la prima guerra mondiale il 1° maggio diventò anche una giornata
di
protesta contro il macello voluto dagli stati, di lotta per il trionfo dell'internazionalismo proletario.
Così, durante
il fascismo, ricordare il 1° maggio costituì di per se stesso un atto di ribellione contro il regime
e costò a non pochi
antifascisti botte, domicilio coatto, carcere. Ma nell'un caso come nell'altro, si trattava ovviamente di
manifestazioni di protesta effettuate da ristretti gruppi, se non da singole individualità: 1° maggio
1890 era ormai
lontano! Nel secondo dopoguerra poi, l'originario sciopero generale internazionale ha toccato in Italia
il fondo dello
svuotamento, tanto da venire ufficialmente adottato prima dallo stato, poi dalla chiesa. Nel 1950, infatti,
il 1°
maggio viene riconosciuto ufficialmente "festa nazionale", come prescritto nell'apposita legge 27 marzo
1949,
e nel 1955 il monarca vaticano Pio XII "battezza" il 1° maggio ed istituisce per questa data, la festa
cattolica di
S. Giuseppe lavoratore. Lo sciopero sovversivo dei lavoratori ribelli, che aveva alle origini, come tutto
il
movimento socialista, anche una forte carica anticlericale e antireligiosa, già degradato a festa
nazionale in questa
nostra repubblica "fondata sul lavoro", è diventata addirittura una ricorrenza religiosa. E mentre
nell'occidente
detto capitalista e sedicente democratico, il 1° maggio è occasione di discorsi governativi, di
premi di anzianità
ai lavoratori fedeli, di stelle al merito del lavoro, di "ponti" e di week-end, nell'est sedicente
socialista gli sfruttati
vengono fatti scendere in piazza ad applaudire squallide sfilate di carri armati, lancia-missili, di truppe
che
marciano inquadrate sotto le tribune dei nuovi padroni... Qualche anno fa, mentre in un 1° maggio
distribuivamo volantini in un corteo sindacale, un sindacalista ci si
rivolse chiedendoci, non so se per ignoranza storica o volontà provocatoria, o l'una o l'altra, che
cosa avessero
a che fare gli anarchici con il 1° maggio... Nulla, effettivamente, abbiamo a che fare con il 1° maggio
dei burocrati,
dei preti, dei governanti, dei padroni. Ma in Spagna, in Portogallo, in Grecia, ovunque il 1° maggio
è ancora
sovversivo, lo spirito dei martiri di Chicago è ancora vivo. Ed anche in Italia, se nonostante tutto,
i lavoratori
sentono il 1° maggio come una cosa loro, con orgoglio e fierezza, ebbene il 1° maggio è ancora
un po' anarchico.
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La Prima Internazionale
Le origini del movimento operaio organizzato coincisero in molti paesi (Italia, Spagna, Svizzera,
ecc.) con quelle
del movimento anarchico. Anarchici (o, come si diceva allora, antiautoritari) furono, in Italia, Francia,
Spagna,
nel Giura svizzero, i primi agitatori internazionalista e fu grazie alla loro opera instancabile che molti
nuclei di
lavoratori abbandonarono ideologie genericamente umanitarie e interclassiste per la militanza nelle sezioni
dell'Internazionale. La polemica contro l'ala autoritaria (marxista) dell'Internazionale da parte di molte
sezioni
operaie influenzate dagli anarchici (primo fra tutti Michele Bakunin) caratterizzo la breve ma importante
esistenza
dell'"Associazione Internazionale dei Lavoratori". Limitandoci all'Italia, basterà ricordare
l'attività delle prime
sezioni italiane aderenti all'A.I.L., quelle di Napoli e di Castellammare di Stabia, formatesi per diretta
influenza
della propaganda di Bakunin, e ancora le sezioni di Sciacca, di Girgenti, di alcuni centri della Romagna,
dell'Anconetano, ecc.; tutte decisamente orientate in senso libertario. Da qui i primi scioperi, le agitazioni
contro
padroni e governo, i tentativi di insurrezione armata, da qui i primi convegni operai, fino a giungere alla
Conferenza di Rimini (agosto 1972) che sancì la diffusione, a livello nazionale, del movimento
operaio italiano
ed il suo orientamento rivoluzionario antiautoritario. Da quel congresso si fa datare la "nascita" del
movimento
anarchico italiano e da quello immediatamente successivo si St. Imier (delle Federazioni antiautoritarie
dell'Internazionale) la nascita del movimento anarchico internazionale.
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