Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 4 nr. 28
aprile 1974


Rivista Anarchica Online

Primo Maggio

Quattro anarchici impiccati, un quinto che, per togliere la soddisfazione al boia, si uccide la sera precedente all'esecuzione: questo il tragico bilancio di un processo intentato dai padroni e dalla polizia contro i più attivi militanti anarchici e sindacalisti di Chicago, in seguito ad un grande meeting tenutosi in una piazza centrale il 3 maggio 1886.
Il comizio era stato tenuto da alcuni lavoratori anarchici, che, parlando ad una folla di quarantamila operai agitanti bandiere rosse e rosso-nere, avevano invitato il proletariato di Chicago a prepararsi a dure lotte contro i padroni, le forze dell'ordine ed i "Pinkerton" (poliziotti privati usati dal padronato in funzione parapoliziesca e di difesa del crumiraggio). Verso la fine di questa riuscita manifestazione, una bomba esplose fra i poliziotti: nonostante l'assoluta mancanza di indizi (pare che la bomba sia stata gettata da provocatori prezzolati), si iniziò una vera e propria "caccia alle streghe" contro il movimento anarchico, che rappresentava la punta di diamante del movimento operaio, allora impegnato in una durissima lotta do classe. Fu proprio con l'intento di stroncare la combattività operaia che la polizia arrestò molti anarchici, cinque dei quali (Engel, Fisher, Lingg, Spies, Parsons) furono appunto condannati alla forca: l'esecuzione avvenne l'11 novembre 1887, quarant'anni prima di quella dei due anarchici italiani Sacco e Vanzetti, ugualmente innocenti, ugualmente assassinati.
Durante il processo gli imputati denunciarono il sistema di sfruttamento e di oppressione dominante in America, non perdendo l'estrema occasione per fare propaganda anarchica.
"Noi siamo condannato cime anarchici - dichiarò ai giudici Albert Parsons - e io sono orgoglioso di essere anarchico. Voi credete, signori, che allorquando i nostri cadaveri penderanno dalla forca tutto sarà finito? Voi credete che la guerra sociale finirà quando voi ci avrete selvaggiamente strangolato? Al di sopra del vostro verdetto vi è quello del popolo americano e di tutto il mondo che condannerà la vostra ingiustizia".
Manifestazioni di sostegno agli anarchici detenuti, e successivamente di protesta per la loro esecuzione, si svolsero sia in America sia in Europa. In molti congressi operai fu proposto di fare del 1° maggio 1890 una grande giornata di sciopero generale internazionale, per ricordare i "martiri di Chicago" e per rivendicare nel contempo la giornata lavorativa di otto ore. Questa proposta fu generalmente accettata, nonostante l'opposizione disfattista di molti esponenti riformisti. Il successo ottenuto dallo sciopero generale del 1° maggio 1890 impressionò tutta l'opinione pubblica: in tutti i grandi centri, ed anche in molte cittadine, lunghi cortei di lavoratori sfilarono nel centro, dando vita a combattive dimostrazioni, a volte caratterizzate da violenti scontri con la forza pubblica. La gente "per bene" - scriverà due anni dopo l'organo dei gesuiti Civiltà Cattolica (1892, II) - in quel giorno "considerava prudente restarsene tappata in casa".
A Roma, per fare un esempio tra i tanti possibili, le società operaie si erano date appuntamento per il pomeriggio del 1° maggio il piazza Santa Croce di Gerusalemme; i lavoratori accorsero numerosi per ascoltare i discorsi previsti. Fra gli altri presero la parola il leggendario Amilcare Cipriani, da poco uscito dall'ergastolo di Portolongone, e gli anarchici Brandi e Palla; alla fine del comizio scoppiarono degli incidenti, che provocarono due morti, centinaia di feriti e ben 229 arrestati. Il successivo processo contri i principali imputati (Cipriani, gli anarchici Palla e Calcagno, ecc.) ebbe sviluppi clamorosi a causa del comportamento combattivo tenuto dai rivoluzionari dietro alle sbarre, e servì loro come tribuna per fare propaganda sovversiva.
Come a Roma così in centinaia di altre città (in Italia, in Europa, negli Stati Uniti), il 1° maggio 1890 fu una grande giornata di lotta, un pieno successo.
Molti congressi operai, nel corso del 1890, proposero di ripetere l'anno successivo lo sciopero generale internazionale, mantenendo la data del 1° maggio. Fu così stabilito che, da allora in poi, ogni 1° maggio sarebbe stato dedicato alla riaffermazione dei diritti della classe lavoratrice contri i padroni, nel ricordo dei martiri di Chicago.
Così infatti è sempre stato, da allora fino ai giorni nostri, con una differenza, però, e tutt'altro che secondaria: un po' alla volta, infatti, lo sciopero generale rivoluzionario si è trasformato in una semplice sfilata di lavoratori, fino a diventare in tempi più recenti una festa istituzionalizzata dallo stato, dai padroni e dalla chiesa. Ma andiamo con ordine.
Per molti anni, dopo la sua prima effettuazione, il 1° maggio tenne fede alle sue origini ribelli, scomunicate, quasi insurrezionali: continuarono così a verificarsi scontri con le forze dell'ordine, mentre i cortei operai scandivano parole d'ordine e canzoni particolarmente violente contro lo sfruttamento e l'oppressione statale.
Dopo alcuni anni il 1° maggio perse mordente, e non sempre la classe lavoratrice partecipò numerosa allo sciopero e alle dimostrazioni. In momenti di particolare scontro sociale, però, quando agitazioni precedenti tenevano desta la combattività operaia, allora la giornata del 1° maggio ritrovava le sue origini, la sua carica rivoluzionaria. Ma la progressiva acquisizione delle otto ore nella stessa legislazione statale, l'aumentato controllo da parte delle burocrazie sindacali e partitiche sulla "base" operaia, ed altri fattori ancora, determinarono un obiettivo scadimento della carica combattiva insita nei primi scioperi generali internazionali. Com'è naturale, le sorti e le caratteristiche del 1° maggio sono un tutto unico con quelle dell'intero movimento dei lavoratori, con la sua combattività, con la sua autonomia delle varie burocrazie.
In questo contesto, per esempio, durante la prima guerra mondiale il 1° maggio diventò anche una giornata di protesta contro il macello voluto dagli stati, di lotta per il trionfo dell'internazionalismo proletario. Così, durante il fascismo, ricordare il 1° maggio costituì di per se stesso un atto di ribellione contro il regime e costò a non pochi antifascisti botte, domicilio coatto, carcere. Ma nell'un caso come nell'altro, si trattava ovviamente di manifestazioni di protesta effettuate da ristretti gruppi, se non da singole individualità: 1° maggio 1890 era ormai lontano!
Nel secondo dopoguerra poi, l'originario sciopero generale internazionale ha toccato in Italia il fondo dello svuotamento, tanto da venire ufficialmente adottato prima dallo stato, poi dalla chiesa. Nel 1950, infatti, il 1° maggio viene riconosciuto ufficialmente "festa nazionale", come prescritto nell'apposita legge 27 marzo 1949, e nel 1955 il monarca vaticano Pio XII "battezza" il 1° maggio ed istituisce per questa data, la festa cattolica di S. Giuseppe lavoratore. Lo sciopero sovversivo dei lavoratori ribelli, che aveva alle origini, come tutto il movimento socialista, anche una forte carica anticlericale e antireligiosa, già degradato a festa nazionale in questa nostra repubblica "fondata sul lavoro", è diventata addirittura una ricorrenza religiosa. E mentre nell'occidente detto capitalista e sedicente democratico, il 1° maggio è occasione di discorsi governativi, di premi di anzianità ai lavoratori fedeli, di stelle al merito del lavoro, di "ponti" e di week-end, nell'est sedicente socialista gli sfruttati vengono fatti scendere in piazza ad applaudire squallide sfilate di carri armati, lancia-missili, di truppe che marciano inquadrate sotto le tribune dei nuovi padroni...
Qualche anno fa, mentre in un 1° maggio distribuivamo volantini in un corteo sindacale, un sindacalista ci si rivolse chiedendoci, non so se per ignoranza storica o volontà provocatoria, o l'una o l'altra, che cosa avessero a che fare gli anarchici con il 1° maggio... Nulla, effettivamente, abbiamo a che fare con il 1° maggio dei burocrati, dei preti, dei governanti, dei padroni. Ma in Spagna, in Portogallo, in Grecia, ovunque il 1° maggio è ancora sovversivo, lo spirito dei martiri di Chicago è ancora vivo. Ed anche in Italia, se nonostante tutto, i lavoratori sentono il 1° maggio come una cosa loro, con orgoglio e fierezza, ebbene il 1° maggio è ancora un po' anarchico.

La Prima Internazionale

Le origini del movimento operaio organizzato coincisero in molti paesi (Italia, Spagna, Svizzera, ecc.) con quelle del movimento anarchico. Anarchici (o, come si diceva allora, antiautoritari) furono, in Italia, Francia, Spagna, nel Giura svizzero, i primi agitatori internazionalista e fu grazie alla loro opera instancabile che molti nuclei di lavoratori abbandonarono ideologie genericamente umanitarie e interclassiste per la militanza nelle sezioni dell'Internazionale. La polemica contro l'ala autoritaria (marxista) dell'Internazionale da parte di molte sezioni operaie influenzate dagli anarchici (primo fra tutti Michele Bakunin) caratterizzo la breve ma importante esistenza dell'"Associazione Internazionale dei Lavoratori". Limitandoci all'Italia, basterà ricordare l'attività delle prime sezioni italiane aderenti all'A.I.L., quelle di Napoli e di Castellammare di Stabia, formatesi per diretta influenza della propaganda di Bakunin, e ancora le sezioni di Sciacca, di Girgenti, di alcuni centri della Romagna, dell'Anconetano, ecc.; tutte decisamente orientate in senso libertario. Da qui i primi scioperi, le agitazioni contro padroni e governo, i tentativi di insurrezione armata, da qui i primi convegni operai, fino a giungere alla Conferenza di Rimini (agosto 1972) che sancì la diffusione, a livello nazionale, del movimento operaio italiano ed il suo orientamento rivoluzionario antiautoritario. Da quel congresso si fa datare la "nascita" del movimento anarchico italiano e da quello immediatamente successivo si St. Imier (delle Federazioni antiautoritarie dell'Internazionale) la nascita del movimento anarchico internazionale.