rivista anarchica
anno 49 n. 431
febbraio 2019


società

Quella grande necessità

di Andrea Papi

Anche l'attuale governo, come i precedenti, ha fatto e fa promesse numerose e variegate. Ma in pratica può poco o niente. E gli entusiasmi di un tempo si risolvono in delusioni, disaffezione, ecc. Una soluzione diversa, autogestita, potrebbe esserci. Ma bisognerebbe volerla: qui sta, secondo il nostro collaboratore, il punto.


Per noi anarchici i governi, la forma stessa del governo, oltre a essere un'imposizione autoritaria sono anche un inganno. Dichiarano di agire per il bene comune mentre si muovono per gestire l'esistente, non facendo altro che perpetuare il sistema vigente fondato sulla forza, il privilegio del potere e l'ingiustizia.
Nondimeno sarebbe sbagliato sostenere che tutti i governi sono uguali, che non c'è differenza tra un modo di governare e un altro. Come se, per esempio, democrazia e dittatura o repubblica e monarchia fossero la stessa cosa. Le differenze ci sono eccome e alcuni creano situazioni peggiori di altre.
Guardiamo per esempio l'attuale governo italiano pentastellato. Come per tutte le cose, il tipo di comprensione dipende molto dall'angolo visuale con cui si osserva. Se si cerca di coglierne l'atteso e propagandato aspetto innovatore, forse si riesce ad identificarlo nel fatto che le due formazioni che lo compongono non stanno sperimentando un'alleanza politica classica, ma un accordo contrattuale completamente slegato dal senso progettuale del loro stesso esserci. Dichiarano che non hanno importanza le ragioni ideologiche, ma solo i patti che stipulano. In astratto si pretenderebbe una formula massimamente pragmatica. In realtà è solo una novità senza essere un'innovazione.
Se invece se ne cerca l'efficienza progettuale, come siamo soliti fare con i governi in carica, ci si rende conto che i patti non sono altro che una proiezione del loro dire, le ormai famose “promesse” da campagna elettorale che hanno portato loro molto consenso. Contraddicendo il pragmatismo di facciata ha poca importanza se risultano fattibili o meno. Più che la capacità governativa sembra contare la cocciutaggine nel ribadire i loro intenti. Un mix che suona ipocrita e falso, indice di smaccata incompetenza, rivendicata fra l'altro con grande arroganza. Non a caso le loro scelte o non scelte, come le loro estenuanti dichiarazioni, hanno ripercussioni quotidiane sull'andamento economico finanziario che ci si riversa addosso come un macigno.

Come i socialisti e la socialdemocrazia

Un carente tran-tran governativo poco edificante, infarcito delle palesi sbruffonate di cui son piene le cronache da quando si sono insediati. Vorrei però sottolinearne la sostanza politica espressa dal messaggio simbolico di cui trasuda il loro fare, che a tutti gli effetti mi sembra una palese dimostrazione dell'impossibilità di agire al di fuori degli schemi dominanti. Il loro “governicchiare” piuttosto maldestro ha tutta l'aria di essere un'altra attestazione di come sia impossibile imprimere veri cambiamenti attraverso il sistema di poteri vigente.
Ciò che dichiarano di voler fare non è collocabile all'interno di una visione in cui possono riconoscersi gli aspiranti alla libertà. Anzi. Soprattutto le proposte del leghismo salvinista, spiccatamente xenofobe e di destra, sono disgustosamente contrarie ad ogni aspirazione di tipo libertario, impregnate di un autoritarismo a tratti feroce e disumano. Al di là dei contenuti politici, vorrei mettere in evidenza che, mentre sono stati eletti perché avevano propagandato di voler dare una scossa “rivoluzionaria” al potere incombente, dal momento in cui hanno preso in mano le redini del governo si sono trovati nell'impossibilità di farlo. Ciò che consideravano indispensabile, proprio per la famosa “scossa antisistema”, sembra svanito.
Anche la loro vicenda governativa mostra come il sistema cui siamo sottoposti non può essere cambiato dall'interno se non nell'interesse della perpetuazione dello stesso. Abbiamo l'ennesima conferma che se si vogliono superare disuguaglianze, ingiustizie e oppressioni non può che succedere al di fuori del sistema di potere, creando situazioni parallele diverse dall'esistente, addirittura opposte, in grado di autogestirsi senza speculare finanziariamente, senza sfruttare, senza opprimere.
In ciò che sta avvenendo con le dinamiche pentastellate vedo il riproporsi, seppur in forme dal contenuto completamente diverso, della tematica dibattimentale a suo tempo scatenata dall'opzione socialdemocratica. Scontrandosi con la propensione rivoluzionaria, che riteneva indispensabile la presa violenta del potere per dare avvio all'abbattimento della borghesia e alla gestione proletaria della società, dai socialdemocratici l'avvento del socialismo veniva visto attraverso una lenta marcia dentro le istituzioni borghesi, nell'illusione che avrebbero trasformato la democrazia dall'interno fino ad addivenire ad un autentico stato socialista.
In Italia questa strategia fu avviata da Andrea Costa, ex-anarchico fondatore del partito socialista italiano, che entrò nel parlamento con l'intento di distruggerlo per riedificarlo in senso socialista.
I fatti storicamente svoltisi hanno ampiamente dimostrato come mai illusione fu più grande. Non solo il parlamento originariamente borghese non è stato minimamente intaccato, né tantomeno trasformato. Al contrario si è verificato l'inverso. Quel parlamento e le frequentazioni politiche al suo interno hanno pienamente trasformato la socialdemocrazia fino a snaturarla, al punto da renderla un addentellato dello stesso. Il socialismo ormai è del tutto improponibile, mentre il sistema che doveva essere eroso e trasformato dall'interno è più florido che mai, evolutosi in forme ancora più granitiche e consistenti fino a regalarci l'idea di essere ormai indistruttibile, men che meno trasformabile o usabile.
Seppur con intenti e prospettive molto distanti da quelle socialiste, in molte istanze addirittura opposte, similmente si sta verificando anche con l'esperienza pentastellata. Trovatisi a governare dietro la spinta vertiginosa di un enorme consenso elettorale che pretenderebbe la trasformazione del sistema, nel momento in cui si sono accinti a governare si son trovati nell'impossibilità di realizzare l'immane compito che avevano promesso. Sono convinto che non sia lontano il momento in cui dovranno terminare il “viaggetto” intrapreso con grande foga ed entusiasmo. Anch'essi, com'è stato per la socialdemocrazia, stanno provando che il sistema non si cambia dall'interno.

Nonostante tutto, resta viva la speranza

Il problema di un cambiamento radicale rimane però in tutta la sua portata. Per la mia sensibilità di anarchico sarebbe addirittura impellente e necessario, perché nel mondo stanno crescendo la pressione e il peso delle ingiustizie e delle oppressioni. Un'aspirazione che, purtroppo, sembra allontanarsi sempre di più. Invece di prendere in mano le redini dei propri destini le genti stanno chiedendo a gran voce di essere guidate e governate, pretendendo leader forti ed efficienti che decidano al posto loro per il loro bene.
Come mai gli esseri umani, nella quasi totalità, non sono attratti dal fascino di una prospettiva di libertà autentica, come succede per esempio agli anarchici che invece ne hanno fatto una ragione di vita? Non riesco a spiegarlo con nient'altro che l'evidenza delle cose.
Nel mio profondo faccio fatica a comprendere come non si possa non amare e desiderare una prospettiva fondata sulla libertà, sulla comprensione, sulla ricerca della felicità come bene collettivo, sull'amore come fondamento del vivere insieme.
Guardando ciò che si sta prospettando, mi sento avvolto da un'atmosfera inquietante: sensazioni spiacevoli, sentimenti di sconforto e un profondo senso di inadeguatezza, d'irrilevanza. Mi trovo subissato dalla percezione che qualunque tentativo si provi a fare non conti perché non può contare, e non incida perché non può incidere. Tutto viene sistematicamente assorbito dallo spietato gorgo di un'irrilevanza senza fine.
Il sistema che ci opprime, che altro non è che un insieme di sistemi in sinergia, purtroppo marcia spedito e continua a divorare ogni cosa. È l'unico elemento incidente capace di cambiamenti che lasciano il segno. Inarrestabile. Sempre più inattaccabile, sempre più inarrivabile. Non solo non si riesce a combatterlo con efficacia, non si riesce neppure a scalfirlo.
Mi sento oppresso dalla spiacevole sensazione che si possa solo sperare di trovare il modo di evitarlo il più possibile per non farsi assorbire completamente. Nonostante tutto continua ad essere viva la speranza di poter costruire a latere un mondo altro che esprima efficienza e forza attrattiva, a differenza dell'esistente capace di offrire possibilità di felicità e benessere autentici di cui ognuno possa beneficiare.
Una specie di “società nella società” che si autogestisce per vivere bene. Purtroppo, per renderla operante bisogna volerla.

Andrea Papi
www.libertandreapapi.it