rivista anarchica
anno 46 n. 409
estate 2016




Red Carpet

Susan Sarandon, 67 anni, è andata a Cannes con un vestito scollato e uno spacco generoso su gambe non più giovani. Ha marciato sul red carpet, pratica di per se stessa imbarazzante, con l'ironia e la sicurezza di chi si disinteressa totalmente di ogni convenzione e soprattutto vuole bene al suo corpo e considera primario mostrarsi come più le aggrada, non come i formalismi ufficiali vorrebbero. Anche dopo, quando son venute polemiche e insulti, questa donna se n'è supremamente infischiata. La notizia, per quanto frivola, mi ha fatto riflettere.
Il corpo è il centro di ogni cosa. Comunque la mettiamo, esso è il nostro biglietto da visita, la prima presentazione che facciamo di noi stessi, la superficie visibile sulla quale scriviamo le persone che siamo. Le possibilità di intervento e di manipolazione sono moltissime, ma non infinite. Alla fine, questa faccia, questi occhi, questo naso, questi zigomi troppo alti, questi capelli troppo ricci o troppo lisci sono ciò che ci appartiene. Bisogna scegliere come amarlo, questo corpo: se intervenendo su di esso fino a renderlo irriconoscibile, oppure se accettarlo, rivelando i segni del tempo, scegliendo di non nasconderci anche quel che vediamo nello specchio non ci piace troppo.
La mia amica migliore è tetraplegica. Lo è diventata a 15 anni, in seguito a un incidente, ed è una delle donne più belle che conosco. Ciò che la rende splendente è aver imparato ... no, re-imparato ad amare il suo corpo dopo che esso è diventato diverso, per molti inutile, per moltissimi inaccettabile, mutilato, invalido. Ha imparato, la mia amica, a seguire il ritmo del tempo e delle cose, continuando ad amarsi in circostanze difficili, rifiutando di rinunciare a coccolare e curare il luogo che abita. Questo la rende stupenda e irresistibile. Per quanto difficile e doloroso e inaccettabile sia lo stato di dipendenza in cui un incidente del genere ti colloca, quel corpo che non fa più quel che deve è il tuo, e ha bisogno che lo ami.
La pelle non è una custodia indifferente al nostro stare al mondo. A 55 anni mi sono fatta fare il mio primo (e unico, fin qui) tatuaggio perché volevo che quello fosse un rito di passaggio. Volevo che si vedesse che avevo passato un confine, e volevo mostrarlo nel modo meno consueto possibile, scegliendo una forma di comunicazione decisamente tanto più “giovane” di me e che tuttavia assumeva un significato diverso per il fatto stesso di essere adottata da me. Una mia amica, dopo una mastectomia, ha rifiutato la ricostruzione perché non voleva “robe finte” - parole testuali - addosso: era una sopravvissuta, ce l'aveva fatta, e voleva conservare sul corpo i segni di questa battaglia ora vinta.
Non è accidentale che abbia fatto esempi solo di donne, perché per noi, ancora oggi, è più pesante muoversi controcorrente. Le ipoteche su quel che dobbiamo essere, in termini di apparenza più ancora che di sostanza, sono ancora pesanti, e non trovo che ultimamente vi sia un'atmosfera di grande attenzione alla non-discriminazione delle donne. Il femminismo è fuori moda, e la “sorellanza” non vende più bene. Per questo le donne che, anche in una battaglia solitaria e anche nelle piccole cose, rifiutano di adeguarsi mi sembrano preziose. Poi le battaglie si portano avanti in tanti modi. Un tempo, lo si faceva indossando lunghe gonne a fiorelloni, buttando via i reggiseni e indossando zoccoli olandesi. Ora è cambiato il modo, ma quel che più conta è che è diminuita, e di molto, la consapevolezza della trappola estetica in cui ci stanno chiudendo: la promessa di poter modellare il nostro aspetto come più ci piace ci induce a dimenticare il corpo con cui siamo nate, legittimandoci ad odiarlo al punto da rimpiazzarlo con una immagine più bella, ma che non ci somiglia affatto.
Quindi, ecco, penso che mi piacerebbe invecchiare come Susan Sarandon, portandomi appresso quel genere di orgoglioso e ironico sorriso. Mi piacerebbe, vicina ai 70, esser capace di mettermi addosso quello che ho voglia di indossare per poi sfilare sotto il naso di conformisti scandalizzati ostentando in questo piccolo modo la mia libertà. E quella del mio corpo, che è una cosa sola con me.

Nicoletta Vallorani