rivista anarchica
anno 46 n. 409
estate 2016




Marco Pannella/
Due o tre cose che so di lui


Il vero creatore del Partito Radicale è Ernesto Rossi (ex Pd'A) e non Marco Pannella che nel 1955 è il più giovane dei soci fondatori. Pannella prende la leadership gradualmente dopo il 1963 quando il partito è allo sbando per il caso Piccardi. Le coordinate politiche del PR, il partito laico dei liberali di sinistra, le ha fornite Rossi (con decine di libri teorici; Pannella non ne ha scritto neppure uno): i nemici principali individuati nel clero e nell'esercito (oltre che nel capitalismo inquinato dei monopoli parassitari). Da lì le battaglie per il disarmo, l'abolizione della leva obbligatoria, il divorzio e l'aborto. A differenza di Pannella, Ernesto Rossi morì anticlericale e antimilitarista. Rossi era contrario, in una prospettiva liberale, all'adesione dell'Italia al Patto Atlantico e a favore dello smantellamento delle basi americane nel nostro paese. Tralasciando la visione economica e la gestione personalistica del partito, sorvolando sulle alleanze scelte in questi ultimi 40 anni e sul suo recente rapporto con il Vescovo Seccia, Pannella, per quanto riguarda la questione militarista, ha cambiato idea e appoggiato numerosi interventi militari americani. Sarebbe disonesto intellettualmente non riconoscergli i meriti che ha avuto nel portare in porto certe battaglie ma sarebbe storicamente sbagliato non ricordare i suoi maestri: Calosso, Capitini e appunto Ernesto Rossi che hanno senza dubbio dato un contributo teorico e pratico ancora più rilevante.
Per quanto concerne l'abolizione della leva obbligatoria e il disarmo sono da ricordare principalmente Calosso e Capitini. Calosso chiede in Costituente (‘46-'47) sia l'abrogazione della leva obbligatoria che l'abolizione dell'esercito stesso e prova a proporre una legge sull'obiezione di coscienza già nel 1949. Capitini (leader del Movimento Nonviolento, artefice della Marcia della Pace di Assisi e della bandiera arcobaleno pacifista che si appende sui balconi quando gli Stati Uniti bombardano uno Stato mediorientale) teorizza e mette in pratica per primo la nonviolenza in Italia. Calosso e Capitini nel 1949 collaborano alla difesa di Pinna, primo obiettore di coscienza (morto un mese fa in totale silenzio mediatico). Nel 1961 alla prima Marcia della Pace di Assisi Ernesto Rossi chiede l'eliminazione delle basi USA dal suolo italiano. Nel 1964 sempre Rossi con il Movimento Gaetano Salvemini indice un convegno sul disarmo atomico. La legge del 1972 sull'obiezione di coscienza è di Marcora (DC), frutto dalla sensibilità pacifista di cattolici come La Pira e Balducci, collaboratori di Capitini. Il Movimento Nonviolento ritiene però questa legge iniqua e riduttiva e continua la battaglia antimilitarista. Accanto a loro ci sono senza dubbio i radicali, intorno ai quali nascono la Lega degli Obiettori di Coscienza e la Lega per il Disarmo Unilaterale, quest'ultima costituita insieme ad alcuni anarchici come Marzocchi.
La prima proposta di legge sul divorzio è di Sansone (PSI) e non è neppure discussa in parlamento sebbene venga presentata due volte, nel 1954 e nel 1958. La legge sul divorzio entrata in vigore nel 1970 è a firma Fortuna (PSI con doppia tessera radicale) e Baslini (PLI con doppia tessera P2). La Lega italiana per l'Istituzione del Divorzio, il Partito Radicale e il ricorso allo sciopero della fame di Pannella stesso hanno influito in modo determinante ma la legge l'hanno fatta approvare i partiti tradizionali. Nel 1974 il referendum è abrogativo e chiesto dalla Chiesa tramite Fanfani. Pannella è senza dubbio tra gli animatori del NO (all'abrogazione del divorzio) ma con il Partito Radicale ci sono tutti i partiti laici. Se la legge del 1970 è passata è grazie al fatto che Calamandrei (Pd'A) e Calosso (PSIUP-PSLI) avevano impedito che La Pira (DC) facesse passare in Costituente (‘46-'47) l'espressione “indissolubile“ in riferimento al “vincolo matrimoniale“. In caso diverso si sarebbe dovuta effettuare una modifica costituzionale prima di promulgare la legge sul divorzio e i tempi si sarebbero dilatati di molto. Il primo disegno di legge che regoli l'aborto è presentato da Fortuna nel 1973 e a sostegno della causa i radicali creano il Centro d'Informazione sulla Sterilizzazione e sull'Aborto e la Lega 13 maggio (per l'aborto). La legge 194 del 1978 viene inizialmente rigettata dal Partito Radicale come troppo limitante ma successivamente viene difesa da Pannella e i suoi da possibili modifiche restrittive.

Giacomo Checcucci
Savona



Calabria/
Quanto manca a me socialista mio nonno anarchico!


Buongiorno! Solo oggi, a distanza di 2 anni, sono venuto a conoscenza di un articolo di Angelo Pagliaro (“Calabria/E se è un maschio si chiamerà Bakunin“, in “A“ 389, maggio 2014, p. 22) riguardante mio nonno Giacinto Cupelli.
Voglio per prima cosa ringraziare la redazione e l'autore dell'articolo per aver portato a conoscenza dei libertari la figura di mio nonno, un modesto e onesto artigiano anarchico calabrese che fino alla data della morte non ha mai rinnegato la sua fede. Voglio raccontare un particolare che la dice tutta sulla figura di mio nonno: io e mio zio Giacomo, non a caso si chiamava Giacomo..., primo figlio di mio nonno e fratello di mio padre Carmelo, abbiamo ricevuto ininterrottamente, da parte di mio nonno fino alla data della sua morte, il giornale, in abbonamento via aerea, L'Adunata dei refrattari, famoso giornale anarchico pubblicato in lingua italiana negli Stati Uniti.
Io dall'età di 10 anni, mentre mio zio Giacomo dal 1960, ricevevamo detto giornale che era motivo di dibattito all'interno della mia famiglia, dibattito che verteva sull'ideologia tra il socialismo proletario di mio padre, la fede passionale comunista di mio zio Galleani Bakunin, conosciuto e apprezzato tramite le parole di mia nonna Assunta, e la fede anarchica di mio zio Giacomo.
Quindi sono cresciuto, a Lago (Cosenza), piccolo paese della Calabria, combattuto su cosa fare o che fede abbracciare da grande o quando avrei raggiunto l'età della ragione. Quindi a 23 anni mi sono trasferito per lavoro a Lucca dove da quel lontano I° luglio del 1971 risiedo.
Alla fine, senza pressione alcuna, ho scelto la fede socialista dei vari Nenni, Pertini, Lombardi, non certo quella dei servi e dei venduti al migliore offerente per ottenere un misero scranno parlamentare. Non mi sono mai pentito di questa scelta anzi nonostante tutto quello che è successo al mio caro vecchio PSI rivendico con onesto orgoglio la mia appartenenza. Ricordo però con nostalgia i colloqui sull'anarchia che intercorrevano tra il sottoscritto e mio zio Giacomo, e soprattutto quello che mi ricordava, mio zio, spesso e volentieri : “Nipote! ...Anarchico è il pensier e verso l'anarchia và la storia“.
Non voglio apparire retorico ma tutto quel mondo, raccontato da mio zio, mi ha fatto aumentare i rimpianti di non aver potuto godere abbastanza della vicinanza di mio nonno e della sua incrollabile fede, in quanto lui è tornato poche volte, dagli USA, al suo paese di origine. Questo apprezzatissimo ricordo, fatto da parte vostra, della figura di mio nonno Giacinto non ha fatto altro che aumentare l'onore e l'orgoglio di chiamarmi come lui e per questo sarò sempre grato a mio padre di avermi così chiamato.
P.S. Nel ringraziarvi di nuovo, infine, vorrei precisare una cosa, per dovere di cronaca e verso la verità: mio nonno non emigrò, nel 1927, solo per la crisi economica ma soprattutto per sfuggire alle violenze, alle vessazioni e alle angherie che subiva quasi quotidianamente da parte delle squadracce fasciste provenienti da Belmonte Calabro, per viltà e paura non operavano, in questo contesto, i fascisti del mio paese, incaricate e comandate dal gerarca fascista Michele Bianchi.

Giacinto Cupelli
Lucca



Francia/
La Loi Travail legge securitaria


Lo stato borghese fruga nei nostri portafogli. Dal motto di Robin Hood al suo contrario: l'appropriazione indebita di fondi è legale. Salva le banche. Si mette al servizio della borsa: un babbo Natale dei regali fiscali, una Maria Teresa di Calcutta per le multinazionali. Banchetta con le nostre tasse, non per facilitare le condizioni di lavoro delle infermiere o per assicurare l'uguaglianza sociale tra gli studenti, ma per comprare in massa le munizioni di proiettili di gomma che serviranno a cavarci gli occhi.
Questo stato criminalizza e manda in prigione giovani manifestanti, ma incoraggia le vendite di armi ai regimi autoritari; le stesse armi che senza sosta vengono puntate contro i popoli dai terrorismi di tutto il mondo. Eppure certi personaggi in giacca e cravatta si sono permessi di pavoneggiarsi in tv quando Parigi è stata toccata dall'orrore. Un'inevitabile questione etica si pone: può un politico fare un discorso strappalacrime in televisione in “omaggio alle vittime del 13 novembre“ e allo stesso tempo continuare a sostenere la dittatura di Erdogan? Tanto più che sembra proprio che lo stesso regime turco, avamposto della NATO, fornisca armi a Daesh, anche noto come ISIS, attraverso i servizi segreti.
In poco tempo, tanti fatti di questo genere si sono susseguiti. La Loi sur le reinsegnement, che spalanca le porte al controllo sulle comunicazioni: la Stasi non avrebbe avuto niente da invidiarci, se non il progresso tecnologico della sorveglianza e del controllo.
Piano Vigipirate e diffusione della paura: possiamo sinceramente immaginare che i militari annoiati nelle stazioni e che girano per le nostre strade come anime in pena dallo sguardo sospettoso potrebbero proteggerci da un kamikaze? Ci hanno abituati, piuttosto, alla presenza continua di forze armate nelle nostre città. E questo vuol dire tutt'altro. Il pretesto securitario ha avuto tante utilità coercitive nella storia.
Poi l'État d'urgence, lo stato di emergenza, o come stigmatizzare un'intera popolazione di banlieue, sfondare porte e commettere abusi a volontà su persone di diversa origine, fomentare l'odio, perquisire squat libertari e costringere ai domiciliari degli ecologisti dopo un attentato rivendicato dal Daesh. Buffa concezione dell'antiterrorismo.
Costituzionalizzare i poteri (ora non più) “eccezionali“ della polizia e prolungare una seconda volta lo stato di emergenza potrebbe quindi essere legato soprattutto a una volontà di mettere a tacere i movimenti sociali una volta per tutte? Tutto porta a crederlo, soprattutto rispetto alla violenza impiegata contro le manifestazioni e la successiva impunità della polizia. Andrà a finire male...
In questo contesto, il governo annuncia un ricorso al 49.3, l'articolo di legge che consente di votare una norma senza il voto parlamentare, per far passare la Loi Travail. Aveva già utilizzato questo potere monarchico per la legge Macron, guazzabuglio degno di un fantoccio, per la gioia di qualche signoria economica. Quanto alla Loi Travail, questo Jobs Act alla francese, non è che precarizzazione del lavoro, regressione sociale, un regalo fatto alla ricca imprenditoria e alle sue discriminazioni arbitrarie, una logica che ha già fatto tanto male in altri paesi europei.
Bisognerebbe lavorare di più? Ancora di più? Ma perché? Per aggravare la crisi di sovrapproduzione, provocare nuove catastrofi ambientali, farsi addomesticare fin dalla nostra gioventù dall'ansia e continuare a essere spossessati della politica?
Etimologicamente, democrazia significa potere del popolo; cittadinanza, essere parte integrante della vità della città, del vivere insieme. Se ci fermiamo qui, non ha nulla a che vedere con un pezzo di carta nelle urne ogni cinque anni per eleggere i futuri tecnici al servizio del capitale.
Lavorare di più è avere ogni giorno meno tempo per impegnarsi nella vita in comune. È il contrario della democrazia. È anche, a volte, lavorare per nulla, se non per il ricatto dei soldi, perché tanti lavori sono completamente inutili, se non nefasti per la società, e non solo nella grande industria. Sono la perdita di tempo e la fatica che ci spingono nei grandi supermercati e davanti ai telegiornali che ripetono senza sosta le stesse cose. È il paradigma di uno stato di polizia: l'impossibilità di pensare al di fuori degli schemi tracciati dal potere delle abitudini e del tempo “libero“ ma in libertà vigilata, degli hobby comandati.
È quel che ci può impedire di organizzarci per lottare per strada, di essere numerosi e insieme, di andare a conoscere i nostri vicini, di fare degli orti condivisi, di recuperare, aggiustare piuttosto che comprare, di occuparci dei bambini, cucinare, leggere, impegnarsi per la propria comune, per delle associazioni, nelle arti, di nutrirsi della diversità del mondo, di evitare gli anti-depressivi o di avere semplicemente tempo per divertirsi con gli amici, di intessere le nostre relazioni di fiducia, di costruire insieme qualcosa di nuovo, di riorganizzare le condizioni della nostra esistenza comune contro la mancanza di immaginazione e il fatalismo ossessivo dei nostri dirigenti. Tutte queste belle e ricche attività hanno bisogno di tempo, non di orari né di cartellini da timbrare.
Chi non vuole avere nulla a che vedere con le idee difese un tempo anche dai nazisti sa che il lavoro non rende liberi. Anzi. Più ci vogliono far lavorare, più ci vogliono privare della cittadinanza. È un attacco a qualsiasi possibilità di democrazia diretta. Così lasciamo la vita della città a una casta di politicanti di professione che, oltre a fare qualunque cosa gli passi per la testa, sono spudoratamente al servizio di businessmen integralisti. Questi ultimi, avendo il denaro, hanno il potere in questo mondo che ne ha fatto il suo più grande valore.
Doverci vendere al mercato (del lavoro) fa di noi dei vegetali. Non siamo troppo giovani per questo? Lavorare di più, non è guadagnarsi la vita: è perderla. Perdere la presa sulla sola cosa che dovrebbe appartenerci e che è già tanto fragile: il viaggio che ci porta ineluttabilmente dalla nascita alla morte.
Il generale e stratega Carl von Clausewitz scriveva che lo scopo di una guerra non è annientare l'avversario, ma disarmarlo. È proprio così che lo Stato si pone nei confronti della società civile. Non dobbiamo stupirci di avere, nello stesso momento, la Loi Travail e le misure di polizia. Fanno parte della medesima logica. Questo per la grande gioia dei fascistelli che hanno sempre difeso le uniformi del potere contro il popolo, dei vigliacchi che – confortati dalla propaganda diffusa – si sono sempre messi dalla parte dei più forti contro i più fragili.
Se chi trae beneficio dal vecchio mondo, chiamiamoli padroni, non dice tutto quello che sa, non sa tutto quello che dice e si illude soprattutto su un punto. Non è prendendoci a manganellate e a colpi di lacrimogeni per venderci il neoliberismo di un Milton Friedman, che ci faranno dimenticare Shakespeare. Perché sappiamo che la vita è corta e che, se viviamo, viviamo per camminare sulla testa dei re.

Nathan Brenu
Francia

traduzione di Giulia Beatrice Filpi



Arte per “A“/
Un'opera in sottoscrizione


Cari compagni di “A“,
ecco la foto di un'opera su carta (spessa) di Stefano Sommariva (amico da una vita, ma non mio parente) chiaramente ispirata al Guernica di Picasso, eseguita per una “Serata Resistente“ che ho organizzato domenica 24 aprile, fatta di racconti (miei) e musica jazz (di amici musicisti), che è andata molto bene.
L'opera misura 150 cm. di larghezza e 250 cm. d'altezza: dietro mia indicazione l'autore ha accettato che l'opera venga messa in vendita (il prezzo lo decidete voi, anche all'asta va bene) e che il ricavato finisca nelle casse di “A“.
Un caro saluto.

Marco Sommariva
Genova


Deciso il prezzo: 100,00 euro. Mandateci una mail prima di fare il versamento (anche a mezzo PayPal - leggete a pag. 2 sotto il titolino “I VersAmenti“) e aspettate la nostra risposta affermativa per poter fare il versamento. Nel caso fosse già stato acquistato, vi avviseremo. Grazie ai due Sommariva. Con l'auspicio che altre/i nostre/i amici, compagne, artisti realizzino qualcosa pro “A“.



I nostri fondi neri

Sottoscrizioni. Davide Turcato (Modena) 100,00; Giorgio Chiarati (Roma) 10,00; Michele Pansa (Tropea – Vv) 10,00; Gavino Puggioni (Como) 10,00; Gianni Pasqualotto (Crespano sul Grappa – Tv) 200,00; Giuseppe De Vincenti (Brescia) 10,00; Aurora e Paolo (Milano) ricordando Umberto Marzocchi a trent'anni dalla scomparsa, 500,00; Orazio Gobbi (Piacenza) 10,00; Lucio Cavicchioni (Milano) 50,00; Aniello Ciaramella (Colle Val d'Elsa – Si) 10,00; Jacopo Nicoletti (Bern – Svizzera) 220,00; Peter Sheldon (Sydney – Australia) ricordando Jack Grancharoff, 250,00; Luisa Corno (Novara) 10,00; Ignazio Leone (Gugnano – Le) per Pdf, 00,65; Pietro Steffenoni (Lodi) 20,00; Gaetano Ricciardo (Vigevano – Pv) 15,00; Mauro Mazzoleni (Malnate – Va) 10,00; Piera Codazzi (Calderara di Reno) 10,00. Totale 1.445,65.

Abbonamenti sostenitori. (quando non altrimenti specificato, si tratta dell'importo di cento euro). Gianluigi Tartaull (Ravenna); Donata Martegani (Milano); Fabrizia Golinelli (Carpi – Mo); Roberto Pietrella (Roma Vitinia) 250,00; Giorgio Bixio (Sestri Levante – Ge); Augusto Piccinini (Campiano – Ra); Gianni Pasqualotto (Crespano sul Grappa – Tv); Sergio Santon (Monte San Vito – An); Jacopo Nicoletti (Bern – Svizzera); Remo Ritucci (San Giovanni in Persiceto – Bo); Pietro Steffenoni (Lodi). Totale1.250,00.