rivista anarchica
anno 41 n. 362
maggio 2011


dibattito sindacalismo/1

Piccolo manuale del perfetto sindacalista
di Dom Argiropulo di Zab

Lettera aperta a un giovane neolaureato, pensando ai giovani aspiranti a praticar la nobil arte della tutela dei lavoratori.

 

Caro giovane neolaureato, nessuno ti ha ancora assunto stabilmente in nessun posto di lavoro. Ti fai qualche consulenza per l’università che ti ha premiato forse pure con il massimo dei voti, il tuo professore di tesi ti ha trovato qualche consulenza a buon prezzo, lavoricchi qua e là. Ma sappiamo che hai un’idea fissa nel tuo cervello: vuoi fare il sindacalista. Hai questa strana vocazione: difendere i deboli e gli sfruttati; vuoi studiare da distanza ravvicinata i comportamenti della working class, vuoi partecipare attivamente al mondo produttivo, ma stando dalla parte giusta.

Permettimi dunque di darti qualche consiglio, dall’alto o dal basso della mia età di mezzo. Tanto più che anch’io ebbi a pensare cose simili alle tue, diversi anni fa. Anni trascorsi in un baleno di fuochi e di artifici.
Leggerai di seguito alcuni consigli pratici che ti potranno esser utili alquanto, così da evitare magari (ma la cosa è alquanto incerta) alcuni errori, gravi oppur lievi, che tendono a riprodursi di generazione in generazione.

  1. Non è detto che un sindacalista, prima di esser tale, debba avere esperienza di un qualunque lavoro. Anche se alcuni ritengono ancora (erroneamente assai) che chi non ha lavorato mai in qualche fabbrica o in qualche ufficio può capir poco delle esigenze di chi dovrà tutelare, tu non ti crucciare e vedi di farti assumere direttamente dal sindacato tuo preferito.
  2. Se il sindacato tuo preferito non ti assume, cercane un altro: che sia vicino al tuo credo politico-sociale sarebbe cosa alquanto gradita ed armoniosa nel contesto della tua formazione nel ruolo. Tuttavia, se ciò non dovesse esser possibile, fatti pure assumere da un qualsiasi sindacato che abbia l‘opera tua gradita: tu, in fondo, sei un tecnico e quindi puoi ben lasciare le decisioni strategiche e politiche ad altri. Tu devi solo eseguire ed approntare i mezzi operativi per il raggiungimento dei fini che altri stabiliscono. Se proprio hai problemi di coscienza, trovati una bella associazione di volontariato e sfoga lì i tuoi scrupoli, lasciando agire gratuitamente la tua anima bella in un contesto non sindacale.
  3. Una volta sicuro di aver conquistato il tuo posto nella struttura sindacale, lasciala pure per un paio d’anni e va’ a lavorare in qualche fabbrica o ufficio di qualche padrone amico o (meglio ancora) di qualche cooperativa figlia del tuo sindacato medesimo. Così potrai dire, una volta tornato al tuo posto nel tuo sindacato, che tu hai davvero lavorato lì fuori e che sei davvero un lavoratore come gli altri e che quindi conosci le vere esigenze dei lavoratori medesimi.
  4. Qualunque sia la posizione che andrai ad occupare nella struttura, ricorda che la cosa principale e maggiormente valorizzata da ogni organizzazione (quindi pure da una di genere sindacale, di qualsivoglia orientamento sia) è la crescita delle dimensioni dell’organizzazione medesima.
  5. Dalla 4 consegue che la tua principale preoccupazione dovrà essere quella di reclutare il maggior numero possibile di nuovi associati. Difatti, è noto, la bravura del sindacalista si misura soprattutto dal numero di tessere che è riuscito a fare: il che significa (lo preciso per eventuali lettori profani della materia) dal numero dei nuovi accoliti inseriti ad opera sua, e soltanto sua, tra le fila dell’organizzazione.
  6. Ricorda che i “tuoi” tesserati sono i tuoi principali referenti (dopo i dirigenti supremi della tua struttura, ovvio). Quindi li dovrai seguire personalmente, ed amorevolmente, anche al di là della distinzione di mansioni che la struttura sindacale prevede.
  7. Tieni dunque aggiornato l’elenco dei tuoi tesserati e sentili, di tanto in tanto, almeno per telefono. Fatti venire a trovare nel tuo ufficio di dirigente o quadro sindacale ed affronta tutti i problemi che essi ti porranno (o, se sei davvero bravo, fa’ solamente finta di affrontarli). Si trattasse anche di questioni che con l’azione sindacale nulla hanno a che vedere, non dire mai di no e non rinviare mai ad altri la gestione del caso proposto: o meglio, scaricati pure di dosso l’incombenza che ti è stata affidata, ma da’ sempre l’impressione che sia tu (e solo tu) quello che se ne sta occupando allo spasimo.
  8. Afferma sempre, e ripeti con convinzione assoluta, che ogni eventuale insuccesso dei tuoi interventi (ma speriamo che tali sconfitte siano in numero ridotto nel corso della tua intera carriera) è dovuto a cause esterne nonché insormontabili: quel padrone è proprio un bastardo, in quell’ufficio pubblico c’è un funzionario corrotto che lavora contro di noi, il governo in carica ha cambiato le regole a nostro svantaggio, il nuovo avvocato del sindacato è un incapace (e l’abbiamo già cambiato, ovviamente, o lo stiamo per cambiare), la situazione economica congiunturale è quella che è e al massimo ci permette di ridurre (se possibile) il numero dei licenziamenti previsti da quella certa fabbrica (e li abbiamo ridotti, faticando tremendamente, davvero: cento licenziati invece di centoventi), eccetera eccetera.
  9. Ogni tanto fa’ un giro nei luoghi di lavoro dove hai il maggior numero dei “tuoi” iscritti. Annunciati prima con il padrone dell’unità produttiva: non è bello fare sgradite sorprese; e poi, se ti aspettano, ti puoi godere una migliore accoglienza.
  10. Quando il gioco si fa duro (il destino nessuno lo può guidare e le lotte si possono pure radicalizzare, di tanto in tanto, senza tua colpa, si intende), tu devi essere il più duro di tutti: cioè devi apparire il più deciso ed il più spietato nel perseguimento degli obiettivi della lotta.
  11. Dal precedente punto deriva che, se c’è una manifestazione con corteo, tu devi essere alla testa del corteo e nel posto più visibile. Se c’è addirittura l’occupazione di una fabbrica o di un ufficio pubblico o il blocco di un’autostrada o di una linea ferroviaria, tu devi essere là con i più esagitati dei tuoi lavoratori, non senza aver avuto prima un contatto opportuno e paraculante con i compagni poliziotti democratici della digos (tu sei il capo della “rivolta”, ma sei pure quello che garantisce alle Autorità che la “rivolta” non andrà oltre certi limiti).
  12. Le contrattazioni decentrate sui posti di lavoro sono una gran rottura di coglioni: cerca di evitarle il più possibile. Se riesci, non partecipare mai alle contrattazioni decentrate e lascia che i delegati RSU del tuo sindacato sul posto di lavoro se la cavino da soli (soprattutto se si tratta di delegati rompicazzo che esigono dal sindacato chissà quali risultati impossibili).
  13. Ricorda che le contrattazioni decentrate sono molto pericolose. I lavoratori non sono mai contenti dei risultati: ciò che va bene a qualcuno va malissimo ad altri; non si può assolutamente accontentare tutti e quindi è necessario darsi delle priorità. Devi soddisfare prima i “tuoi” iscritti che ti hanno procurato altri iscritti, poi vengono quelli che ti sono stati utili in passato e che ti potranno essere utili in futuro, poi quelli che non rompono mai i coglioni con i loro problemi o addirittura con le loro vertenze, poi i dissidenti recuperabili, poi i dissidenti irrecuperabili (quelli, se riesci, cerca pure di danneggiarli gravemente).
  14. Dei lavoratori che non sono iscritti al tuo sindacato non te ne devi occupare mai: non devi sprecare energie nella difesa di persone che non pagano la loro quota per l’organizzazione. Al massimo puoi occuparti di quelli che potresti guadagnare al tuo sindacato strappandoli ad un’organizzazione rivale. Ovviamente, ciò solo se c’è una ragionevole speranza di successo: altrimenti lasciali cuocere nel loro brodo e aspetta che vengano a chiederti aiuto strisciando ai tuoi piedi dopo essere stati stangati dall’organizzazione alla quale appartenevano.
  15. Se fai il sindacalista nel settore pubblico, nei posti di lavoro in cui i dirigenti appartengono al tuo stesso sindacato puoi davvero lasciar fare al dirigente medesimo, che opererà, contemporaneamente, da terminale organizzativo del settore specifico della pubblica amministrazione di appartenenza e da riferimento operativo del tuo sindacato. Ce ne fossero tante di situazioni di questo genere, potresti rilassarti notevolmente e considerarti fortunato alquanto.
  16. Se la banalità della pratica quotidiana sul posto di lavoro marca male, se le condizioni di sicurezza peggiorano, se ci sono rischi di licenziamenti o anche solo di cassa integrazione, se non si raggiungono i risultati desiderati nella contrattazione decentrata, devia tutta l’ostilità dei lavoratori ai livelli superiori: il governo fa schifo e ci è nemico, i dirigenti superiori del nostro sindacato sono degli incapaci (ma noi opereremo dal basso per cambiarli e per averne di migliori), la situazione internazionale è davvero in una grave crisi strutturale, le truppe intergalattiche di invasione del pianeta Terra sono alle porte e non posso ora preoccuparmi del fatto che nel tuo integrativo hai perso addirittura trecento euro in un anno.
  17. Ogni tanto i sindacati più grandi, chiamiamoli pure sindacati di Stato (come fanno gli estremisti fetenti e incapaci di occuparsi davvero dei problemi dei lavoratori), fanno campagna acquisti. Niente remore allora: va’ pure a lavorare per chi ti offre di più (non c’è solo il salario attuale da tener da conto, ma anche una certa quantità di benefit e l’offerta di sbocchi di carriera diversi e utili per quando ti sarai stancato di fare il paladino del proletariato).
  18. Accetta di buon grado la rotazione negli incarichi che i tuoi dirigenti ti propongono o addirittura ti impongono: passa dai metalmeccanici ai pensionati e dai pensionati al pubblico impiego e dal pubblico impiego alla scuola e dalla scuola al caf e dal caf al patronato e dal patronato alla segreteria territoriale, e poi riparti dal via. Gira il più possibile e non legarti a nessun posto ed a nessuna categoria. Non preoccuparti delle competenze tecniche necessarie e magari diverse a seconda dei settori d’intervento: non è così difficile acquisirne di nuove. E poi tu non devi essere uno specialista di settore. Se hai vere ambizioni di carriera, devi essere un generalista e la tua “specialità” deve consistere nel saper gestire i rapporti con le persone, con tutte le persone che (all’interno ed all’esterno della tua organizzazione) ti possono essere utili.
  19. Se nel tuo sindacato vi sono gruppi di potere contrapposti e vi sono una maggioranza ed una o più minoranze ben strutturate ed organizzate, ti conviene sempre stare con la maggioranza alla guida della struttura in cui ti trovi in quel momento inserito: ti sarà così più facile, e di molto, progredire in una carriera brillante.
  20. Ma la 19 non è una regola assoluta. Infatti, se la maggioranza è già satura di soggetti le cui ambizioni non sono state ancora soddisfatte, allora ti conviene stare con una delle minoranze, alle quali spettano comunque alcuni posti ed incarichi dirigenziali: mira allora al posto in quota della minoranza alla quale hai scelto di appartenere. Se poi si tratta di una minoranza che afferma principi ai quali credi davvero, allora è molto meglio ancora, in quanto apparirai più credibile quando parli nelle occasioni pubbliche e quando contendi sull’ideologia e sulle strategie dell’organizzazione.

Ben diversi consigli

E per ora mi fermo qui, con questi primi suggerimenti. Non vorrei saturare il tuo giovane cervello di una pletora di informazioni non facilmente gestibili in un primo approccio all’attività che ti proponi di intraprendere.
Abbi cura di memorizzare le poche nozioni che ti ho trasmesso e fammi sapere, caro giovane, se qualcosa non ti è chiara o se ti è utile un qualche approfondimento su qualsivoglia aspetto della realtà da me descritto affrettatamente e con poca precisione.
Tieni conto che le prospettive individuali sono varie e diverse: ciò che a me può apparir banale e scontato potrebbe non esserlo per te. In tal caso, su richiesta esplicita, potrei ritornar su cose note e men note, sì da render ancora più utili i miei pochi e miseri consigli.
Nel prosieguo della tua carriera (spero brillante e vittoriosa di numerosi allori) ti renderai conto di necessitare di ben altre nozioni e di ben diversi consigli.
Allora non rivolgerti al passato e non pensare al tuo caro pedagogo come ad un poco accorto formator di sindacalisti. Ricorda ciò che ora ti dico: questo è solo il primo passo del tuo cammino. Ed io ti diedi istruzioni utili a questo primo passo ed a pochi altri seguenti. Poi le cose si complicano (o, a volte, si semplificano) vieppiù. E ciascuno finisce con l’esser il miglior pedagogo di se stesso. Dai tuoi successi trarrai insegnamenti preziosi. Dai tuoi fallimenti altri insegnamenti più preziosi ancora.
Ma un’ultima cosa devo ancora dirti, prima di lasciarti con i miei migliori auguri di successo: sta’ dove stai, ma stacci come se già stessi altrove. Prendi le distanze dal tuo stesso destino, sappi guardare in te come fossi estraneo a te stesso, sputa in faccia alle tue debolezze.
Solo distanziandoti da te medesimo potrai mantenere la necessaria freddezza che ti permetterà di ottenere i successi sperati.

Dom Argiropulo
di Zab