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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 8 nr. 69
ottobre 1978


Rivista Anarchica Online

RASSEGNA LIBERTARIA
a cura della Redazione

Freie Arbeiter Stimme

Sei anni fa era definitivamente costretto a sospendere le sue pubblicazioni il periodico in lingua italiana L'adunata dei refrattari, che per mezzo secolo ha rappresentato uno degli strumenti più efficaci di propaganda, di agitazione e di collegamento tra i numerosi gruppi e compagni anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti. Ora è la volta di Freie Arbeiter Stimme ("La libera voce dei lavoratori"), un periodico anarchico in yddish che è uscito regolarmente per oltre 87 anni e che ha rappresentato per la numerosa "colonia" libertaria yddish negli Stati Uniti quel che L'adunata dei refrattari è stata per gli emigrati italiani.

L'yddish, com'è noto, è la lingua parlata (e scritta) dalle comunità israelitiche sparse numerosissime nell'Europa Centrale ed Orientale: numerosissime una volta, s'intende, dal momento che le persecuzioni, lo sterminio nazista, l'imperialismo culturale degli Stati (da questo dopoguerra quasi tutti "comunisti") ne stanno minando la stessa esistenza. Eppure l'yddish ha rappresentato e tuttora rappresenta, oltre che una lingua parlata da milioni di individui (è, in parte, un cocktail di ebraico, tedesco e slavo), una cultura nel pieno senso del termine, con la sua letteratura, le sue canzoni, la sua ben definita identità.

Logico dunque che le masse di poveri immigrati ebrei affluite negli Stati Uniti negli ultimi decenni dell'ottocento si dessero un foglio di lotta, per denunciare la loro situazione di sfruttamento spesso bestiale - tanto più insopportabile perché accompagnato dalla disillusione rispetto a ciò che credevamo di trovare nel "nuovo mondo". In questo contesto nasceva il 4 luglio 1890 il settimanale Freie Arbeiter Stimme, che iniziò subito una vasta campagna di agitazione sindacale per il generale miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Il giornale si fece inoltre promotore della costituzione di cooperative di lavoratori e di società di mutuo soccorso, completamente autogestite dai lavoratori yddish, che hanno costituito per lungo tempo un esempio ed un momento di aggregazione di grande importanza: l'ultima di queste associazioni yddish, intitolata Kropotkin, è durata fino a tre anni fa. Furono costituite anche vere e proprie scuole yddish, che funzionarono sulla base degli insegnamenti di Francisco Ferrer e della sua Escuela Moderna. Particolarmente fu curata la difesa del patrimonio culturale yddish contro l'imperialismo culturale dello Stato americano (uguale in questo a tutti gli altri); tra le prime iniziative in tal senso ricordiamo la pubblicazione delle canzoni rivoluzionarie del poeta yddish David Edelstadt, ancora oggi vive nella memoria e nelle manifestazioni dei lavoratori yddish in tutto il mondo.

Un'aspra lotta fu ingaggiata con le autorità religiose ebraiche nel tentativo di sottrarre alla loro nefasta influenza le grandi masse di ebrei dell'Europa Orientale emigrati negli Stati Uniti: la propaganda laica ed anti-religiosa, la polemica costante con le autorità religiose hanno sempre caratterizzato le pagine di Freie Arbeiter Stimme la cui tiratura ha raggiunto - nei momenti di punta - le trentamila copie.

Ormai, però, anche l'ultima delle generazioni di emigrati che ha dato vita a questo giornale ed al movimento libertario yddish sta scomparendo - così come sta scomparendo l'ultima generazione di emigrati italiani che aveva dato vita all'Adunata dei refrattari. Anche Freie Arbeiter Stimme chiude definitivamente: è la fine di un'epoca, alla quale sopravvivono alcuni vecchi compagni che alla vita di questo giornale hanno dato tutto di sé. Tra loro, l'ultimo redattore di Freie Arbeiter Stimme P. Constant che sta curando la pubblicazione di un'antologia in inglese degli iscritti più validi apparsi sulle migliaia di numeri pubblicati da quel lontano 1890, all'indomani del martirio dei cinque anarchici a Chicago, fino ad oggi. Anzi, ormai, fino a ieri.

Nada

La pubblicistica spagnola libertaria si è arricchita di un nuovo periodico: Nada (in italiano: niente). Il primo numero, pur essendo in gran parte dedicato alla dissidenza nei paesi dell'Est, presenta anche articoli sulla situazione spagnola e sulla repressione stalinista contro il P.O.U.M. nel 1937.

Una rivista di analisi critica, di ripensamento, non certo di propaganda, e che soprattutto rifugge dalla facile sloganistica.

Il promotore della rivista è Carlos Semprum Maura, uno dei più intelligenti saggisti spagnoli. Ricordiamo tra le sue opere più conosciute "Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna" delle Edizioni Antistato e "Ni dios, ni amo ni C.N.T." di Tusquet Editor.

Abbiamo incontrato Semprum Maura a Parigi (lui fa la spola tra Barcellona e la capitale francese) per pochi minuti, prima che riprendesse i suoi vagabondaggi. Ci siamo seduti su una panchina della "rive gauche": dietro di noi l'intenso traffico parigino, davanti la Senna, creavano un contrasto piacevole e stimolante, una buona occasione per un'intervista.

Come mai ti è venuta l'idea di fare questa nuova rivista e perché questo titolo:Nada.?

L'intenzione era in primo luogo di fare una rivista che trattasse di quei temi che oggi in Spagna vengono trascurati e secondariamente di fare una rivista assolutamente indipendente da qualsiasi organizzazione, ma che si ponesse in un ambito libertario. Per quanto riguarda il titolo era un vecchio progetto che avevamo ancora anni fa a Parigi. È da allora che vogliamo fare una rivista eretica e anarco-nihilista, Nada appunto. Un obiettivo fondamentale di Nada è di approfondire il tema fondamentale della burocrazia tanto nei paesi dell'est quanto in quelli dell'ovest, cioè di analizzare il fenomeno della tecnoburocratizzazione della società, tema questo assolutamente trascurato da tutte le pubblicazioni in Spagna.

Un altro obiettivo è quello di diventare il grillo parlante della situazione spagnola, di svolgere una continua funzione critica contro i partiti e i sindacati di sinistra, contro il consenso esistente verso il regime attuale e la smobilitazione della gente che si è abituata a delegare ad altri i propri interessi, contro questa democratizzazione che, è vero, esiste, ma che è stata concessa dall'alto, non è stata conquistata.

Quale funzione pensa di svolgere Nada in Spagna in riferimento al movimento libertario spagnolo e alla C.N.T.?

Bisogna dire innanzitutto che facciamo Nada perché ci piace farlo, perché abbiamo il virus della carta stampata. Quello che poi ci proponiamo è di dire cose che altri non dicono in tutti i campi. È evidente che abbiamo fatto Nada perché non esisteva, a nostro parere, una rivista che ci piacesse fino in fondo, che esprimesse le nostre opinioni e credo non solo le nostre. Per quanto riguarda il riferimento al movimento libertario spagnolo e alla C.N.T., mi sembra che già dal contenuto del primo numero Nada si qualifichi come una rivista libertaria visto che coloro che ci lavorano sono compagni anarchici o libertari, della C.N.T. o molto critici nei confronti della C.N.T.. D'altra parte abbiamo voluto una rivista assolutamente indipendente dalla C.N.T. perché crediamo che in questo modo la nostra funzione critica possa essere più utile e la nostra libertà di espressione sia decisamente maggiore; temo molto la censura implicita o esplicita che vi è sempre in tutte le organizzazioni.

D'accordo, ma quale funzione vuole svolgere Nada rispetto al movimento libertario o non ne vuole svolgere nessuna?

Anche se può sembrare presuntuoso, Nada dovrebbe servire come strumento di discussione, dovrebbe fornire elementi di comprensione sul mondo moderno con informazioni che altri non darebbero, con notizie inedite originali e nuove sulla Cina, la Russia, l'Italia e su molti altri argomenti e fornire punti di vista, critiche, e anche polemiche, che possano a volte alimentare e arricchire le discussioni e le polemiche in seno al movimento libertario spagnolo, della C.N.T. o non. Penso infatti che se finora il dibattito all'interno del movimento spagnolo si è nutrito del passato, della storia e delle lotte del 36-39, sia ora il caso che il dibattito si sposti sui problemi attuali, che sono difficilissimi e scottanti, ma che dobbiamo affrontare assolutamente.

Cosa pensi della C.N.T. di oggi?

Penso che le previsioni pessimistiche si stiano avverando. Credo che la C.N.T. si stia convertendo in un sindacato con tutto ciò che comporta e che quindi diventi uno strumento di integrazione dei lavoratori nel sistema. Questa è la linea di tendenza, a mio parere, anche se oggi nella C.N.T. c'è una discussione aperta, c'è gente con opinioni molto diverse. Il male è che questa diversità di idee e di attività non si sviluppa in maniera "democratica", ma sfocia in una lotta per i posti nei Comitati, sfocia nell'insulto che spesso costituisce l'argomento. In definitiva il "disordine" esistente all'interno della C.N.T. non è un disordine creativo ma è un disordine che rivela in modo inequivocabile il processo di burocratizzazione della C.N.T. attuale.

Nada, periodicità trimestrale, formato cm.17x24, pagg.100, redazione e amministrazione: Nada c/o Tusquets Editor, Iradier 24, Barcelona - 17, una copia 125 p.tas.