Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 19 nr. 165
giugno 1989


Rivista Anarchica Online

Musica & idee
a cura di Marco Pandin (marcpan@tin.it)

Detonazione

Nel parlare dell'attività concertistica e discografica degli udinesi DETONAZIONE ho sempre usato toni più che positivi, mescolando all'entusiasmo della "fruizione" una forte - e non nascosta - simpatia per le idee e le congetture anche extra-artistiche del gruppo. Dal 7" autoprodotto dell'esordio, l'orwelliano "Sorvegliare e punire" del 1983 (allora un vero e proprio record di vendite: oltre duemila copie praticamente auto-distribuite), all'enigmatico "Dentro me" col conterraneo P. P. Pasolini in copertina, ultima uscita ufficiale edita dalla grossa indie fiorentina IRA nel 1986: la creatività dei Detonazione ha dato come risultato una grande quantità di musica, solo in parte resa pubblica. I concerti tenuti sono stati relativamente pochi, come pure le occasioni discografiche e le partecipazioni a raccolte su vinile e nastro. Un talento sotterraneo, o quasi.
Negli archivi della Tunnel, piccola etichetta gestita da alcuni membri del gruppo stesso, sono però conservate le registrazioni più diverse. Una memoria fatta di testimonianze di esibizioni dal vivo in Italia e all'estero, mescolanze e scambi d'esperienze con altri musicisti, appunti magnetici più o meno brevi, più o meno disordinati. E ancora abbozzi, ritagli, prove, demo-tape, cover ed "alternate versions". Ora, non essendo in possesso che del test-pressing di questo disco (niente copertina, nessuna indicazione sull'etichetta) posso solamente formulare delle ipotesi e, facendo delle supposizioni, tentare qualche briciola di informazione. Le due facciate di "Ultimi pezzi" (questo il probabile titolo dell'album, il primo vero e proprio long-playing dei Detonazione) mi sembrano progettualmente e cronologicamente ben distinte. Su di un lato appunti, provini, qualche esperimento (mi sbaglio, o in un brano c'è addirittura la voce di Piero Pelù dei Litfiba nascosta sotto ad un reticolo di sovraincisioni?). Sull'altro registrazioni dal vivo o presunte tali, probabilmente frutto delle ultime esperienze.
Il terreno d'azione del gruppo è sempre stato composito ed accidentato, e questo lavoro riflette diverse situazioni musicali, pur sempre riconducibili ad un certo stile originale. Ritmi poliedrici e complicati, testi intelligenti, armonie bizzarre e buona impronta tecnica, hanno portato i Detonazione a ridiscutere dei "generi" musicali usando con naturalezza linguaggi non-jazz e non-rock, spingendoli a produrre delle "novità".
Novità in quanto tali, e non perché semplicemente poco somiglianti al preesistente.
"Ultimi pezzi", adesso, per me significa la sovrapposizione di due sensazioni diverse. Significa una grossa soddisfazione, un po' difficile da raccontare, nel vedere finalmente "resa pubblica" una manciata di frammenti di un certo pregio, opera di una formazione ammirevole. Significa anche un certo fastidio, una certa rabbia nel sapere di quest'album "postumo" giunto con troppo ritardo, cioè ben due anni dopo l'avvenuto ed irrimediabile scioglimento.
Testardi, recalcitranti a qualsiasi definizione ed impegno, e proprio per questo commercialmente sfortunati, i Detonazione non si sono mai voluti aggregare ad alcun carrozzone, indipendente od alternativo o controcorrente che fosse. Il loro individualismo sfrenato li ha portati a conseguenze estreme, o a costruire di se stessi un'immagine spesso poco aderente alla loro bella personalità.
I commenti sul disco, infine. Nonostante la fattura tecnicamente più che buona, e nonostante un leggero scivolone in senso kitsch (una imbarazzante cover di "Radioactivity" dei Kraftwerk! Perché non includere invece la loro bella e stralunata interpretazione di "Love will tear us apart"?), bisogna ammettere che i Detonazione "da vivi" erano tutt'altra cosa. È stato finora difficile, anche per loro stessi, imprigionare in un pezzo di plastica il brio, la pazzia, l'imprevedibilità delle loro creazioni, il gusto sottile di certi arrangiamenti dettato solo dall'incoscienza e dall'inconsapevolezza, dalla non-paura del troppo esporsi, del troppo "darsi". Tante cose da dire, da proporre, da discutere.
E se, a sorpresa, il gruppo si riformasse?
Non ci si può accontentare di un buon pezzo di plastica, quando la posta in gioco è ben altra.

Romani e Cojaniz

Con un occhio al passato e uno al presente/futuro, Tunnel/Records pubblica, contemporaneamente all'album dei Detonazione, "Tarahumara", un altro album - stavolta dal contenuto nuovo di zecca - intestato a Bruno Romani (sax, mente e vocalist dei Detonazione, appunto) e al pianista e compositore Claudio Cojaniz. Prima cosa che viene spontanea fare è accostare la voce del sax di oggi alle vecchie immagini che ne avevo: l'evoluzione è incontestabile e sconcertante. Bruno Romani non ha perso tempo, ed ha dedicato studio, sforzi ed amore al suo strumento, facendolo diventare una specie di prolungamento dell'anima e del sentimento, come si dice succedesse ai grandi musicisti di un tempo.
Anche se bisogna sempre stare attenti agli scherzi con gli spiriti, c'è da scommettere che il buon vecchio John Coltrane debba aver sussurrato più di qualche buon consiglio all'orecchio di Bruno, e animato più di qualche suo respiro in questo disco. Al volo leggero del sax fanno da cornice, tappeto e sfondo i paesaggi ricamati dalle tastiere di Claudio Cojaniz. Di estrazione classica, sperimentatore agguerrito eppure sensibile, sa rendere vivo e palpabile ogni passaggio, ogni attimo, ogni sospiro delle composizioni di quest'album.
Un'accoppiata fantastica, e probabilmente un altro di quei dischi troppo intelligenti, destinati a restare pietra preziosa racchiusa nello scrigno di pochi.
Entrambi i dischi sono distribuiti da Indie, via C. Goldoni 42/d, 30170 Mestre Venezia. La reperibilità, pertanto, dovrebbe essere limitata a quei negozi che sono soliti trattare anche produzioni indipendenti nazionali. Indie fa comunque anche vendita per corrispondenza: ha un catalogo molto nutrito e prezzi competitivi.