Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 18 nr. 158
ottobre 1988


Rivista Anarchica Online

Nonsolorogor
di Piero Tognoli / Mauro Zanoni

Dopo aver riferito sullo scorso numero della mobilitazione immediatamente successiva all'esplosione del 17 luglio, due anarchici attivi nella lotta contro la Farmoplant analizzano qui gli avvenimenti delle settimane successive. E invitano a non abbassare la guardia.

In merito alla questione Farmoplant, nel precedente intervento si parlava di continuazione delle attività produttive e del funzionamento a ciclo continuo dell'inceneritore. Novità in campo, a questo proposito non ne mancano e l'entrata in scena dei soliti politicanti di turno non si è dimostrata così liscia e indolore come nei fatti si prospettava. Innanzitutto in data 18 agosto l'inceneritore ha smesso di fumare; periodicamente come ogni anno nel mese di agosto l'inceneritore viene spento per lavori di manutenzione, riprendendo poi in grande stile la storica fumata terminate le ferie.
Quest'anno non è stato così. Ormai a fine settembre, l'inceneritore in questione non ha ripreso le sue attività. Questo non significa la tranquilla quiete dopo la vittoria visto che da un giorno all'altro il "vulcano" spento della Montedison potrebbe ridare segni di vita (vita tua mors mea) non appena l'alibi di una "emergenza nazionale" in merito allo smaltimento dei rifiuti spingesse il governo nazionale a precettare le autorità del luogo, imponendo per vie legali (e chi crede mai al garantismo?) la ripresa dell'incenerimento.
La diffidenza, a questo proposito, non manca ed è in questa logica - dopo aver emarginato alcuni politicanti locali di serie B - che attorno al presidio popolare occupante il comune di Massa dal 27 agosto si è creato il polo della sfiducia, di chi non crede nelle risoluzioni istituzionali del problema e, pur con le mille contraddizioni che ogni situazione spontanea esprime, sta cercando di riportare in piazza il nodo dei problemi.

Presidio popolare e biotecnologie
La novità più clamorosa è che, attualmente, all'interno della Farmoplant/Agrimont è tuttora in funzione un reparto sperimentale di ricerche biotecnologiche, ovverossia la riconversione della Montedison gioca d'anticipo rispetto ai programmi ufficiali e con il decadimento dei tradizionali pesticidi (Rogor e affini) le biotecnologie costituiscono l'ennesimo bidone per le popolazioni locali, fino ad oggi avvelenate dall'evidenza palpabile dei fumi tossici e con la prospettiva futura di un pericoloso inquinamento batteriologico invisibile e subdolo nelle sue espressioni di morte, non dimenticando che biotecnologia significherebbe poi concedere un nuovo diritto di residenza alla Montedison, mentre una delle opinioni sempre più radicate e diffuse tra la popolazione è proprio lo smantellamento dell'intero perimetro entro il quale da troppi anni opera la Montedison/Farmoplant/Agrimont. Il presidio popolare continua la sua attività con questo intento, rifiutando - a differenza delle istituzioni locali e dei loro fiancheggiatori - la produzione delle biotecnologie ed ogni possibile mediazione/apertura verso Gardini & soci. Appunto su questo il presidio popolare ha sviluppato una sua attività autonoma rispetto alle logiche devianti di amministratori locali e partiti e, se l'occupazione di un salone del comune di Massa rispecchia una dimensione piuttosto simbolica, non altrettanto si può affermare delle scadenze di piazza.
Lo si è visto chiaramente sabato 10 settembre, quando una manifestazione cittadina indetta autonomamente dal presidio popolare contro l'intero programma Montedison ha potuto contare sulla partecipazione di 500 persone; il che non è poco se si tiene conto che era stata organizzata in tre giorni, nonostante il boicottaggio delle associazioni filo-istituzionali.
Alla manifestazione ufficiale di martedì 13 settembre ci si è invece inseriti con striscioni e parole d'ordine contro le biotecnologie e l'ambiguità per l'appunto di partiti, sindacati ed istituzioni. Questo ha comportato la netta divisione in due tronconi del corteo, con il consistente spezzone del presidio impegnato in un blocco stradale dell'Aurelia durato circa mezz'ora, un concentramento davanti al comune durante il comizio delle cariatidi ufficiali ed infine con un corteo spontaneo e non-autorizzato attraverso piazza Aranci (quella delle cariche del 18 luglio) per manifestare il proprio dissenso e l'intenzione che solo con la lotta di piazza, senza mediazioni politiche e soprattutto senza illusioni istituzionali si potranno ottenere i risultati che si vogliono raggiungere.
Il presidio per ora continua, con il rischio di essere spazzato via con la forza o anche di diventare a sua volta istituzione nel momento in cui venissero a mancare le caratteristiche assembleari e di rifiuto della delega o delle sigle politiche. Rischio questo altrettanto pericoloso in simili strutture di base, osteggiate dalle autorità locali e guardate con desiderio da chi vorrebbe strumentalizzarle per i suoi giochi politici "alternativi"; a questo proposito è doveroso un accenno al PSI, responsabile a suo tempo del decollo del polo chimico ed attualmente espulso dalla giunta di Massa e quindi desideroso di rivalsa... politica.

Fuori dagli ambiti legali
La prossima importante scadenza resta comunque una manifestazione nazionale da tenersi a Massa per i primi di ottobre, quasi in contemporanea all'uscita di questo numero di "A". Manifestazione che avrà la funzione di rilanciare fuori dai ristretti ambiti locali il problema Farmoplant, il rifiuto delle biotecnologie e della presenza Montedison sul territorio di Massa e di ogni altro luogo.
Resta chiaro che le controparti di questa battaglia vanno individuate anche in ambiti governativi, soprattutto dopo l'accordo tra ENI e MONTEDISON (ENIMONT) ed il proliferare in mezzo al mare - guarda caso dopo la chiusura dell'inceneritore - di diverse barchette cariche di rifiuti tossici che le autorità non sanno più dove smaltire. Altrettanto chiaro è che fino a quando la lotta resterà confinata nel territorio di Massa, senza la dovuta attenzione di quel movimento che da anni si mobilita contro il nucleare, il militarismo, la distruzione dell'ambiente... senza tutto questo si resterà inevitabilmente dei perdenti. Il presente scritto vuole essere un appello anche in questo senso, un invito alle future mobilitazioni ed anche ai redattori di "A", affinché sui prossimi numeri della rivista affrontino l'argomento delle biotecnologie, come fondamentale contributo alla controinformazione, e base di partenza per una lotta da sviluppare senza perdere ancora una volta il treno o seguire le solite mode di "movimento", troppo spesso alla rincorsa delle mistificazioni dei mass-media.