Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 15 nr. 132
novembre 1985


Rivista Anarchica Online

Né studente né professore: solo bidello

Ho notato che ultimamente la rivista ha assunto un tono molto poco di scontro aperto e più dialoghista: forse è per questo che mi sono deciso a dire la mia. Volevo parlare della mia esperienza nel ramo scuola, riallacciandomi in parte a quanto pubblicato sul numero di aprile della rivista e in parte sparando confuse teorie che mi frullano per la testa.
Chi sono?... Né uno studente né un professore, ma solo un bidello e precario per giunta. Prima di finire coinvolto nell'"arcipelago scuola" ho lavorato sette anni in fabbrica comportandomi da rigido fervente rivoluzionario, in lotta con tutti e tutto, facendomi regolarmente licenziare alla prima opportunità capitata al padrone, rifiutando ogni compromesso e pagando fino in fondo la mia "linea politica" assolutamente fallimentare. Bene, dopo un anno a spasso mi capita l'opportunità di fare 3 mesi come bidello in una scuola per geometri. Ci vado attratto dall'idea di un lavoro per nulla faticoso e che mi offre molto tempo libero e... le mie idee politiche?... Me le tengo per me, questa volta, taccio e osservo facendomi i fatti miei e basta.
Che vedo nell'arcipelago scuola?... Ahimè, non certo il luogo per le mie velleità, ora alquanto dimesse, di libertario: personale non docente qualunquista e pettegolo, terrorizzato dall'idea di sudare e pronto, più veloce di studenti e professori, a scappare fuori appena finite le lezioni, professori baroni che in linea di massima ti trattano dall'alto in basso come se tu fossi un servo o peggio e...gli studenti?...dove sono quei ragazzi in gamba dalle larghe vedute e chiarezza di idee che organizzano discussioni in classe, che studiano per se stessi e non per il voto dei collettivi?...chi li ha visti?
Ebbene i miei tre mesi diventano sei, poi passo supplente e all'orizzonte si profila la possibilità di un posto fisso. Tutti mi chiedono qualcosa e io serro i ranghi e zitto, non mi tiro mai indietro se non quando non ne posso proprio più. C'è carenza di personale e a volte lavoro per due mentre altre me ne sto a leggere tranquillo, chiuso nel mio sgabuzzino, non è il massimo e le mie velleità politiche scomparse. Ma che fare, fuori c'è solo disoccupazione e tornare a fare il duro significa finire a spasso.
Tiro avanti e con il passare del tempo scopro che sono ben poco simpatico ai ragazzi; certo mi rispettano, ma siccome non riesco a scherzare con quasi nessuno forse non ispiro simpatia. Neanche loro a me, ad essere sincero. Qualcuno non male lo si trova anche, me che valore hanno quattro o cinque studenti su cinquecento.
La massa è imbecille, tiene alla bella moto e non ha altri interessi che sfottere e mendicare sufficienze e comprensione, fra questi giovani vi è la razza padrona del domani o futuri squallidi impiegatucci ruffiani che vorrebbero che li aiutassi, che li avvertissi quando arriva il professore, che li nascondessi nel mio sgabuzzino quando sono in "fuga". Io dico sempre di no e poi faccio come vogliono loro, o mi limito a non vedere e a non sentire. Che fai? La spia. Sarebbe il colmo.
Eppure il giorno dopo magari ti prendono per il culo e intasano i pisciatoi con i mozziconi delle sigarette e tu devi tirarli fuori e ti fa schifo. Magari in futuro saranno geometri e architetti e avrai bisogno di loro, ti tratteranno da miserabile e ti trufferanno pure come fanno tutti i diplomati e laureati in generale con la gente comune. Non dico che siano tutti così, forse c'è veramente qualcuno che studia onestamente e si laurea conducendo poi una vita "diversa" dalla media, ma sono fenomeni...Io nell'arcipelago scuola mi ci sto perdendo, per me è un labirinto senza uscita e secondo me non è questione di non essere al passo coi tempi oppure di cambiare professione, cioè non è solo quello; è chi si iscrive per studiare, cioè gli studenti, che deve fare lo sforzo maggiore per modificare la situazione di decadentismo delle strutture scolastiche.
Al potere non gliene frega niente se la scuola non ti insegna un accidente ed esci che ne sai quanto come ci sei entrato e al personale delle scuole frega ancora meno. Chi deve reagire e fare qualcosa in questo caos generale è chi studia, chi ci rimette tempo e soldi. Ma gli studenti non sono coscienti di questo, la scuola così com'è a loro pare non interessare proprio se è giusta o sbagliata. Chissene frega se corsi interi iniziano il programma effettivo a novembre o dicembre perché la pubblica istruzione non manda i docenti e restano scoperte le cattedre. L'importante alla fine è essere promossi.
Vedo nero nell'arcipelago scuola, ma sono stufo di darmi delle pene per niente. Forse la mia sola speranza è che un giorno o l'altro io possa passare di ruolo così squallidamente com'è squallido tutto ciò che mi circonda.

Maurizio Strini (Piacenza)