Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 10 nr. 86
ottobre 1980


Rivista Anarchica Online

A colloquio con A. Venturini
di Giampiero Landi / Nico Berti

All'approfondimento dell'opera di Merlino, e alla sua valorizzazione, Aldo Venturini ha dedicato gran parte della sua esistenza. Nato nel 1900 (compirà ottant'anni il 17 novembre), entrò giovanissimo, nel 1917, nelle file del movimento anarchico. Intimo amico, discepolo e collaboratore di Luigi Fabbri, partecipò alle lotte del dopoguerra a Bologna, dove in quegli anni il movimento anarchico era particolarmente attivo e vivace. Maestro elementare, dopo l'avvento del fascismo e la fine di ogni attività politica libera, si dedicò allo studio e alla riflessione. Matura in questo periodo il suo interesse per il pensiero merliniano, e ha inizio un'appassionata opera di ricerca che approda nella pubblicazione, nel secondo dopoguerra, di opere e di raccolte di scritti di Merlino: Revisione del marxismo - lineamenti di un socialismo integrale, Minerva, Bologna, 1945; Il problema economico e politico del socialismo, Longanesi, Milano, 1948; Concezione critica del socialismo libertario, La Nuova Italia, Firenze, 1957, (in collaborazione con P.C. Masini. Opere esaurite da tempo e ormai difficilmente rintracciabili. È disponibile invece la più recente antologia di scritti merliniani curata da Venturini, Il Socialismo senza Marx, Massimiliano Boni editore, Bologna, 1974, (pag. 646, L. 8.000). Il libro è in vendita nelle maggiori librerie e può essere richiesto direttamente all'editore, via Marco E. Lepido, 203/24 Bologna. In questo volume denso e stimolante Venturini ha raccolto in un disegno organico, raggruppandoli per temi e argomenti, ampi brani degli scritti merliniani successivi alla svolta del 1897. Mancano gli scritti del periodo anarchico, ma nei limiti della periodizzazione scelta, il libro offre un quadro articolato ed esauriente del pensiero di Merlino negli anni della maturità, e costituisce un'intelligente strumento di studio.
Con Aldo Venturini, nella sua abitazione a Bologna, i nostri collaboratori Giampiero Landi e Nico Berti hanno parlato di Merlino, del suo pensiero, della sua importanza.

Quando hai cominciato ad interessarti di Merlino?
Fu attraverso Fabbri che conobbi Merlino. A Fabbri, uomo ammirevole così per il valore intellettuale come per la rara bontà, fui intimamente vicino nella mia giovinezza per circa dieci anni, fino al suo espatrio, e a lui sono rimasto sempre legato da grande affetto. Fabbri mi mise sulla strada, mi indicò il valore di Merlino, poi io andai avanti, e mi interessai anche delle opere in cui Merlino criticava l'anarchismo. Fu nel 1926 o '27, dopo il trionfo del fascismo, che mi convinsi che Merlino aveva ragione. Io avevo già alcune posizioni di carattere merliniano. Avevo già fatto Umanità Nova, nel Sorgiamo imolese e nel Libero Accordo di Monticelli, degli articoli. Ricordo una lettera a Malatesta sul problema del delitto, pubblicata su Umanità Nova edizione romana, in cui proponevo la soluzione di Merlino. Ma fu dopo le leggi repressive del fascismo, dopo che ogni attività politica fu proibita, che io cominciai a leggere e a esaminare a fondo la Rivista critica del socialismo. Mi parve come una rivelazione, mi trovai di fronte a qualcosa di nuovo.

Che cos'è che ti colpiva particolarmente?
Soprattutto la critica, la doppia critica, all'anarchismo e al marxismo. Per quanto riguarda l'anarchismo, si tratta di critiche che Merlino aveva avanzato anche negli anni precedenti, fin dall'opuscolo L'individualismo nell'anarchismo. Lì si trova veramente la svolta del pensiero merliniano, allorché richiamandosi all'opera dell'economista von Weiser, rappresentante della scuola marginalista, sostiene che i regolatori della produzione e del consumo (rendita, profitto, salari, prezzi), che oggi funzionano a tutto vantaggio dei capitalisti, non possono essere soppressi neanche in una società socialista, nella quale dovranno funzionare a vantaggio della collettività. È un punto importantissimo, e segna veramente la svolta. Successivamente, dal 1894 al '96, durante gli anni di prigione, egli ebbe modo di approfondire queste posizioni, e maturò nuove conclusioni, espresse poi nei volumi pubblicati dopo la sua scarcerazione.

Pur essendo Merlino una notevolissima figura di pensatore socialista, anzi probabilmente il pensatore socialista più notevole che abbia avuto l'Italia, anche dopo il 1945 la cultura italiana non gli ha dato l'importanza che merita. Tu come lo spieghi?
Lo stesso quesito è valido per Rosselli. Come si spiega che di Rosselli non si è più parlato? Per il prevalere nella cultura di sinistra dell'egemonia leninista. Ma ci troviamo di fronte anche a qualcosa di più complesso. È imperante sempre, in tutti i casi, un tipo di cultura dogmatica e monolitica, dove ogni atteggiamento laico, critico, problematico, come aveva Merlino, viene rifiutato sempre dalla cultura italiana. Merlino non appartiene a una scuola, appartiene a se stesso. Per questo non è conosciuto, perché fanno fatica a collocarlo. Anche nel periodo di adesione al PSI, Merlino fece parte a sé. Egli militò nel PSI fino al 1906, al Congresso di Roma. Dopo se ne perdono le tracce. Io ho riprodotto nell'antologia Il socialismo senza Marx, la lettera che Merlino inviò a Ferri in occasione del Congresso, e che Ferri pubblicò come fondo sull'Avanti! Nella lotta in corso nel PSI tra sindacalisti rivoluzionari e riformisti, Merlino rifiuta sia l'esclusivismo classista dei sindacalisti, sia il riformismo ministerialista degli altri.
Merlino ebbe più estimatori all'estero che in Italia, dove le sue critiche al marxismo riuscirono molto ostiche ai maggiori dirigenti del partito socialista. Per l'estero, basta citare Sorel, Bernstein e l'illustre sociologo francese Durkheim, che dedicò al libro in francese di Merlino Formes et essence du socialisme, un articolo con questo titolo molto significativo: "La nuova concezione del socialismo".

Hai citato Rosselli. Come teorico Merlino è decisamente superiore a Rosselli. Rosselli in fondo era un militante, un propagandista, ma non è rilevante come pensiero teorico. È una bella, splendida figura di antifascista, ma niente di più.
Io sostengo da tempo che chi veramente ha pensato il socialismo liberale è Merlino. Lui, e non altri, è il vero fondatore del socialismo liberale. Merlino pone con forza l'esigenza dell'economia di mercato. Questo aspetto, per inciso, lo avvicina a Proudhon. Si parla, è evidente, di un mercato socialista, senza forme di monopolio, in cui le imprese siano gestite dai lavoratori associati.

Potresti spiegare quali erano i punti di dissenso tra il riformismo di Turati e quello di Merlino?
Merlino non si è mai contaminata la bocca con la formula della conquista dei pubblici poteri. Merlino è un teorico delle riforme senza essere un riformista in senso comune e tradizionale;egli stesso si autodefinisce un riformista rivoluzionario perché è convinto, al pari di Bernestein, che non c'è contraddizione tra riforme e rivoluzione. Scartata l'ipotesi catastrofica della società che crolla a un momento determinato, Merlino sostiene la necessità di superare la crisi del passaggio dalla società capitalista alla società socialista attraverso un vasto movimento di riforme - e qui Merlino riprende Proudhon, che nel libro L'Idea generale della rivoluzione nel secolo XIX, la sua opera più anarchica, sostiene la tesi della collaborazione tra il ceto medio e il proletariato. Merlino rivendica questo concetto delle riforme, dell'azione riformatrice, mentre Turati mirava ad un accordo di potere. Senza dubbio, se il partito avesse acconsentito, Turati sarebbe andato al governo con Giolitti. Il riformismo Turatiano dà un'importanza preminente all'azione parlamentare, mentre quello di Merlino è riformismo dal basso, un vasto movimento popolare che investe la società con riforme di tutte le specie. Vi è l'abbandono della via rivoluzionaria intesa in senso catastrofico, ma vi è volontà di arrivare comunque a una autentica trasformazione della società.
In conclusione, si può dire che il riformismo di Turati è prevalentemente legalitario e ha i limiti della concezione classista propria del marxismo; mentre quello di Merlino interpreta le esigenze di giustizia e di libertà di più ceti sociali, e poiché costituisce il processo di trasformazione progressiva della società in senso socialista, è sostanzialmente rivoluzionario in senso sui generis.

La prospettiva di Merlino veniva definita ai suoi tempi cooperativistica. Con un termine attuale, si potrebbe definirlo un teorico dell'autogestione?
Merlino è un precursore dell'autogestione. Egli dedica molta attenzione alla fase ricostruttiva. Mi sembra che tra gli scrittori socialisti europei sia quello che è riuscito, senza scendere a particolari, senza la pretesa di ipotizzare l'avvenire, a darci il quadro più realistico, e problematico, della società futura. Merlino affronta i problemi costruttivi di una società. La risoluzione di questi problemi si ha nel quadro di un'organizzazione che è opera diretta degli individui e delle associazioni.

Come vedi il posto di Merlino nell'anarchismo? In particolare, dopo la svolta del '97, vi è stata a tuo avviso un'eredità di Merlino nel pensiero anarchico, un contributo, un'influenza dall'esterno sull'evoluzione del movimento, e su Malatesta?
Malatesta aveva una personalità propria. Direi che non si può parlare di un'influenza di Merlino, se non in quanto c'è stata fra i due, per non pochi anni, una perfetta concordanza su molti punti: tanto che Malatesta non esitò a riconoscere, nell'articolo dedicato all'amico scomparso, e inserito nell'Almanacco libertario ginevrino del 1931, che le critiche di Merlino a certi atteggiamenti teorici e pratici del movimento anarchico erano spesso giustissime. E c'è, comunque, una sostanziale affinità etico-politica fra loro: basta pensare alla comune profonda avversione per il giacobinismo e per il terrorismo.
Per quanto riguarda il valore intellettuale, li metterei sullo stesso piano. Merlino aveva una capacità analitica e sintetica, mentre Malatesta aveva soprattutto una capacità di sintesi. Non aveva la pazienza dell'analisi. Merlino aveva tutto il temperamento e la tempra dello scienziato, come gli riconosce il Michels.
Il contributo di Merlino all'anarchismo consiste nella valorizzazione in esso dell'aspetto socialista. Questo è l'apporto importante: Merlino ha aiutato l'anarchismo ad essere più socialista. E ad essere anche più concreto. Merlino aveva un grande senso della concretezza e dei problemi. Un temperamento come Salvemini, il quale negli anni tardi della sua vita conobbe e apprezzò moltissimo gli scritti di Merlino.
Merlino fu anarchico nel periodo in cui esserlo era un modo di essere socialista. Merlino è passato da un tipo di socialismo anarchico a un socialismo di tipo liberale. La matrice è sempre stata socialista. Un socialismo di tipo liberale che conserva la sostanza libertaria dell'anarchismo. Ho un foglietto, di suo pugno, in cui c'è scritto "democrazia=anarchia". È il concetto di Proudhon. Il potere di tutti in generale equivale al potere di nessuno in particolare.

A tuo avviso perché Merlino ha abbandonato l'anarchismo?
Evidentemente non trovava più nell'anarchismo la rispondenza alle sue idee. Merlino non aveva le preoccupazioni del militante. Malatesta sentiva il problema di tenere insieme quel po' di movimento che esisteva; per questo minimizzava i contrasti tra individualisti e socialisti, e arrivava talvolta a sostenere che in fondo tra le due correnti le differenze non erano notevoli. Non è vero. Malatesta in questi passi non è affatto convincente. Anche per Fabbri, malatestiano convinto, che fu molto amico del Merlino e ne risentì l'influenza, la differenza era di sostanza. Merlino non aveva le preoccupazioni del militante, il suo atteggiamento era diverso. Era lo studioso, il ricercatore.

Ritieni che si possa sostenere che Merlino ha lasciato l'anarchismo perché a suo avviso il movimento anarchico non era all'altezza dell'anarchismo, oppure perché riteneva ormai che in ogni caso l'anarchia fosse un'utopia irrealizzabile, e che quindi bisognava correggere il tiro?
Penso di sì. C'è del vero in entrambe le affermazioni. Il senso del concreto prevale in Merlino.

A tuo avviso il riavvicinamento al movimento anarchico che Merlino attuò nell'ultimo periodo della sua vita, dal 1920, con la collaborazione a Umanità Nova e poi a Pensiero e Volontà, trova una spiegazione nell'isolamento in cui egli si trovava dopo la delusione nel PSI, oppure si trattava dell'intuizione che esistevano ancora potenzialità nel movimento anarchico, e che con un'opportuna revisione esso poteva di nuovo assolvere a una sua funzione?
La preoccupazione dominante di Merlino è sempre quella di raccogliere e di unire le forze. Unire sul piano pratico. Anche dopo il '20. Propone un accordo tra i socialisti, gli anarchici, e i repubblicani che si dichiaravano collettivisti. Dice: "i problemi teorici ci dividono, i problemi pratici ci uniscono. Discutiamoli questi problemi".
Non siamo di fronte a un ritorno di Merlino all'anarchismo. È un riavvicinamento, come militante di sinistra, nella crisi italiana del primo dopoguerra, ma i dissensi ideologici di fondo permangono. In questo caso poi hanno influito notevolmente le amicizie con Malatesta e Fabbri. Conta anche il dato biografico, affettivo. Il fatto che il dissenso teorico non abbia per nulla alterato l'amicizia, durata tutta la vita, tra Malatesta e Merlino, è una prova evidente della loro superiore formazione spirituale. Merlino in fondo sentiva sempre, dentro di sé, i valori della sua giovinezza. Non li aveva certo rinnegati. Merlino ritenne di superare l'anarchismo con una concezione più aderente alla realtà delle cose, e ha considerato fino alla fine la componente libertaria come una componente fondamentale del socialismo.
Il socialismo è libertario, o liberale che dir si voglia, o non lo è. Non bisogna fermarsi sulle definizioni rigide.

Potresti spiegare il concetto di democrazia in Merlino?
Si trova interamente, oltre che in altri testi, nelle due lettere su "Stato e Non-Stato" che Merlino scrisse a Pensiero e Volontà nel 1926 e che Fabbri pubblicò facendole seguire da un proprio commento. Il problema è posto nei termini di una critica all'anarchismo su due punti fondamentali: 1) La questione del diritto, ossia della necessità di norme in ogni società, e della difesa sociale nei confronti dei possibili trasgressori. Merlino propone di risolvere tale problema con organismi appositi, corpi istituiti a tale scopo (parla di un servizio organizzato localmente, non una polizia che dipenda da un potere centrale). Su questo punto fondamentale Merlino strappa a Fabbri l'importante concessione che una società, per quanto libera, non può fare a meno di un minimo di forza. Malatesta e Fabbri propendono per una difesa di massa, sia nei confronti dei nemici interni, sia di quelli esterni. Merlino sostiene che ciò è impossibile, oltre che potenzialmente più ingiusto, e che viene il momento di specializzare la funzione. 2) L'altro punto riguarda l'amministrazione in generale della società, l'organizzazione dei grandi interessi collettivi. Anche qui Merlino propone organi delegati all'assolvimento di alcune funzioni fondamentali. Egli insiste molto sul fatto che coloro che svolgono tali funzioni, gli amministratori, devono essere i servi degli amministrati. Mi sembra che da parte di Fabbri ci sia una certa vicinanza alle posizioni di Merlino, e che tenda a minimizzare i contrasti, anziché approfondirli.

Merlino è stato il primo revisionista del marxismo. Secondo te, questo ha avuto qualche influenza sul suo abbandono dell'anarchismo?
No, assolutamente. È una cosa a sé. Conciliava benissimo il persistere delle sue convinzioni anarchiche con la critica del marxismo. Non è lì il punto. Fin dal 1889, Merlino appunta le sue critiche sul collettivismo della socialdemocrazia tedesca. C'è un punto profetico in cui afferma: "il comunismo o collettivismo marxista sarebbe lo status quo toltone il capitalista, e aggiuntavi la burocrazia". I bolscevichi in Russia, quando sono arrivati al potere, si sono limitati ad applicare il sistema teorizzato dalla socialdemocrazia tedesca. Merlino lo dice esplicitamente nella sua opera postuma Il problema economico e politico del socialismo; confutando l'opuscolo di Bucharin L'ABC del comunismo, si riallaccia alla critica che già aveva esposta nel 1897/98 con Pro e contro il socialismo e L'utopia collettivista. Ritrova nei bolscevichi il piano unico di produzione e di scambio. La matrice del collettivismo burocratico è nella socialdemocrazia tedesca, nel libro di Bebel La donna e il socialismo, che era quasi diventato la Bibbia del socialismo europeo. Del resto, lo stesso Marx aveva detto che le funzioni economiche saranno ordinate e guidate da un posto centrale, per un ambito il più ampio possibile, secondo un piano unitario gigantesco. Merlino è stato un critico molto più severo della socialdemocrazia tedesca che dell'anarchismo. Senza voler togliere alcun merito a Bruno Rizzi, c'è da precisare che Merlino aveva già visto molti anni prima la degenerazione burocratica del collettivismo.
È interessante sapere che il revisionismo di Merlino precedette di quasi un decennio quello di Bernstein; e che quando egli, nel 1891, iniziò con alcuni articoli apparsi sulla rivista belga La Société Nouvelle, la critica delle teorie economiche di Marx, anche gli anarchici, che avevano accettato acriticamente quelle teorie, se ne meravigliarono.

Potremmo dire che Merlino ha capito che il socialismo non è il prodotto di uno sviluppo storico inarrestabile come sosteneva Marx, ma è mosso da un'idea di giustizia come voleva Proudhon?
Esattamente. In Merlino abbiamo un socialismo etico fondato su una teoria della giustizia da lui ampiamente elaborata in Pro e contro il socialismo. Il socialismo è l'idea-forza di giustizia nel suo continuo divenire. C'è un dato volontaristico. Un socialismo etico-giuridico, profondamente volontaristico, e in questo profondamente libertario. Inoltre ha molta importanza nel suo modo di concepire il socialismo la netta distinzione che egli fa tra l'essenza del socialismo e le forme immaginate per la sua attuazione, ammonendo che le forme del socialismo possono essere usate per distruggerne l'essenza. E mi sembra che i fatti gli abbiano dato ragione.