Rivista Anarchica Online
Una questione di coerenza
di Paolo Finzi
\Questa volta, se la sono presa con i fascisti. Retate tra i vari gruppetti neo-nazisti, arresti di noti
figuri e di giovani adepti del terrorismo di destra, indagini e perquisizioni tra i fans di Mario
Tuti ed i discepoli di Franco Freda: dopo la strage di Bologna, sono loro il bersaglio principale
della magistratura e delle forze dell'ordine. Parallelamente ha ripreso fiato certo "antifascismo
di regime" e si sono sentite critiche ed anche autocritiche per lo scarso peso attribuito negli
ultimi anni al terrorismo di destra da parte degli organi statali. Che i nazisti possano esser stati i
responsabili diretti e magari anche gli organizzatori di una
strage come quella del 2 agosto lo abbiamo scritto subito - e non siamo stati i soli. Della loro
sorte, giudiziaria o meno, non ci preoccupiamo minimamente, perché da sempre li consideriamo
- con le loro teorie razziste, con la loro pratica del massacro - nemici dichiarati dell'umanità,
prima ancora che degli sfruttati e del nostro movimento. Né certa fraseologia "di sinistra", né gli
appelli alla "lotta comune" contro il sistema possono minimamente trarre in inganno: anche
reclusi in un supercarcere, essi restano fanatici sostenitori di una società ancora peggiore
dell'attuale, che appunto combattono con modalità e obiettivi opposti ed antagonisti ai nostri. Al
posto dell'Asinara noi vogliamo la libertà, loro Auschwitz. Tra noi e loro c'è un abisso.
Incolmabile. La necessità di render continuamente palese a tutti questo abisso -
necessità resa ancora più
urgente dall'opposto tentativo dei mass-media di confonder le acque presentando come uguali
tutti coloro che non si riconoscono in questo tipo di organizzazione sociale - non deve però
offuscare il nostro senso critico. È quanto invece mi pare sia accaduto a coloro che hanno
plaudito alle operazioni di polizia contro i nazifascisti, acriticamente, senza cogliere che certi
meccanismi "spettacolari" sono esattamente gli stessi che di norma vengono usati contro i
militanti di sinistra. Già sullo scorso numero, appena balzati agli onori della cronaca Affatigato
e Durand, invitavamo a non dimenticare il meccanismo delle indagini su piazza Fontana e a non
prendere come oro colato le veline della magistratura e le mezze verità dei mass-media. Con il
procedere delle indagini, numerosi osservatori hanno sottolineato la corrispondenza tra il caso
7 aprile e le recenti operazioni "antifasciste": retate in grande stile, immediata individuazione
ed incriminazione dei "teorici", uso spregiudicato delle testimonianze interessate dei (più o
meno) pentiti, rovesciamento dell'onere della prova (cioè non è più la "giustizia" che ti
contesta
specificamente gli estremi del reato, ma sei tu imputato a dover dimostrare la tua innocenza),
ecc. ecc.. Ciò non significa, evidentemente, fare dell'innocentismo a tutti i costi: non è questo il
punto. Significa però che il discredito nel quale siamo soliti tenere la magistratura e l'intero
apparato repressivo dello Stato non può trasformarsi in un'apertura di credito solo perché
momentaneamente colpiscono dei nostri nemici. È una questione di coerenza e di
credibilità, la stessa per cui all'inizio degli anni '70 abbiamo
polemizzato con quanti si erano accodati alla campagna, promossa dai vari Lotta Continua, Il
Manifesto, ecc., per la messa fuori legge del Movimento Sociale Italiano. Analoghe critiche
abbiamo mosso a quei settori del movimento femminista impegnati a chiedere un più severo
intervento della magistratura contro gli uomini responsabili di odiosi reati sessuali. Solo un
imbecille può bollare questo nostro atteggiamento come strumentale tolleranza con i
vari stupratori, fascisti, ecc.. La realtà è invece opposta: proprio perché vogliamo estirpare
dalle radici simili fenomeni e movimenti delinquenziali, dobbiamo rifiutare di servirci dello
Stato e dei suoi apparati repressivi. Chi infatti più dello Stato rappresenta, organizza e difende il
privilegio e la violenza? Forse che, quando ne reprime qualche aspetto, dovremmo prestarci al
suo gioco e aiutarlo a ricostruirsi una verginità? Ben altro è il nostro compito.
Analizzare e chiarire la funzione dello Stato, approfondire il solco
tra gli sfruttati e le istituzioni, lottare con la nostra metodologia (l'azione diretta) prefigurando
così la società che auspichiamo. Su questa strada non c'è posto per alcun plauso alla
magistratura, nemmeno quando arresta gente che ci è nemica come i neonazisti, della cui sorte -
lo ripetiamo - comunque non ci interessa niente.
|