Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 10 nr. 86
ottobre 1980


Rivista Anarchica Online

Una questione di coerenza
di Paolo Finzi

\Questa volta, se la sono presa con i fascisti. Retate tra i vari gruppetti neo-nazisti, arresti di noti figuri e di giovani adepti del terrorismo di destra, indagini e perquisizioni tra i fans di Mario Tuti ed i discepoli di Franco Freda: dopo la strage di Bologna, sono loro il bersaglio principale della magistratura e delle forze dell'ordine. Parallelamente ha ripreso fiato certo "antifascismo di regime" e si sono sentite critiche ed anche autocritiche per lo scarso peso attribuito negli ultimi anni al terrorismo di destra da parte degli organi statali.
Che i nazisti possano esser stati i responsabili diretti e magari anche gli organizzatori di una strage come quella del 2 agosto lo abbiamo scritto subito - e non siamo stati i soli. Della loro sorte, giudiziaria o meno, non ci preoccupiamo minimamente, perché da sempre li consideriamo - con le loro teorie razziste, con la loro pratica del massacro - nemici dichiarati dell'umanità, prima ancora che degli sfruttati e del nostro movimento. Né certa fraseologia "di sinistra", né gli appelli alla "lotta comune" contro il sistema possono minimamente trarre in inganno: anche reclusi in un supercarcere, essi restano fanatici sostenitori di una società ancora peggiore dell'attuale, che appunto combattono con modalità e obiettivi opposti ed antagonisti ai nostri. Al posto dell'Asinara noi vogliamo la libertà, loro Auschwitz. Tra noi e loro c'è un abisso. Incolmabile.
La necessità di render continuamente palese a tutti questo abisso - necessità resa ancora più urgente dall'opposto tentativo dei mass-media di confonder le acque presentando come uguali tutti coloro che non si riconoscono in questo tipo di organizzazione sociale - non deve però offuscare il nostro senso critico. È quanto invece mi pare sia accaduto a coloro che hanno plaudito alle operazioni di polizia contro i nazifascisti, acriticamente, senza cogliere che certi meccanismi "spettacolari" sono esattamente gli stessi che di norma vengono usati contro i militanti di sinistra. Già sullo scorso numero, appena balzati agli onori della cronaca Affatigato e Durand, invitavamo a non dimenticare il meccanismo delle indagini su piazza Fontana e a non prendere come oro colato le veline della magistratura e le mezze verità dei mass-media. Con il procedere delle indagini, numerosi osservatori hanno sottolineato la corrispondenza tra il caso 7 aprile e le recenti operazioni "antifasciste": retate in grande stile, immediata individuazione ed incriminazione dei "teorici", uso spregiudicato delle testimonianze interessate dei (più o meno) pentiti, rovesciamento dell'onere della prova (cioè non è più la "giustizia" che ti contesta specificamente gli estremi del reato, ma sei tu imputato a dover dimostrare la tua innocenza), ecc. ecc.. Ciò non significa, evidentemente, fare dell'innocentismo a tutti i costi: non è questo il punto. Significa però che il discredito nel quale siamo soliti tenere la magistratura e l'intero apparato repressivo dello Stato non può trasformarsi in un'apertura di credito solo perché momentaneamente colpiscono dei nostri nemici.
È una questione di coerenza e di credibilità, la stessa per cui all'inizio degli anni '70 abbiamo polemizzato con quanti si erano accodati alla campagna, promossa dai vari Lotta Continua, Il Manifesto, ecc., per la messa fuori legge del Movimento Sociale Italiano. Analoghe critiche abbiamo mosso a quei settori del movimento femminista impegnati a chiedere un più severo intervento della magistratura contro gli uomini responsabili di odiosi reati sessuali.
Solo un imbecille può bollare questo nostro atteggiamento come strumentale tolleranza con i vari stupratori, fascisti, ecc.. La realtà è invece opposta: proprio perché vogliamo estirpare dalle radici simili fenomeni e movimenti delinquenziali, dobbiamo rifiutare di servirci dello Stato e dei suoi apparati repressivi. Chi infatti più dello Stato rappresenta, organizza e difende il privilegio e la violenza? Forse che, quando ne reprime qualche aspetto, dovremmo prestarci al suo gioco e aiutarlo a ricostruirsi una verginità?
Ben altro è il nostro compito. Analizzare e chiarire la funzione dello Stato, approfondire il solco tra gli sfruttati e le istituzioni, lottare con la nostra metodologia (l'azione diretta) prefigurando così la società che auspichiamo. Su questa strada non c'è posto per alcun plauso alla magistratura, nemmeno quando arresta gente che ci è nemica come i neonazisti, della cui sorte - lo ripetiamo - comunque non ci interessa niente.