Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 8 nr. 64
marzo 1978


Rivista Anarchica Online

Elezioni sindacali e C.N.T.
di Paco

Il sindacalismo "ufficiale" in Spagna in questi ultimi 40 anni ha mutato poco di fisionomia, ma ci sono stati dei tentativi di dargli un'apparenza più "democratica" e meno dipendente dal governo. Fino agli inizi degli anni '60 il sindacato era nelle mani della burocrazia falangista che amministrava e attribuiva le cariche e le prebende sempre su diretta indicazione del governo e, naturalmente, a vantaggio degli imprenditori grandi, piccoli e medi.

All'inizio degli anni '60, di fronte al crescente deterioramento della immagine del sindacato e alla crescita delle organizzazioni autonome dei lavoratori si tentò di integrare nel sindacalismo corporativo spagnolo nuovi valori presi dal movimento operaio tradizionale che manteneva un certo prestigio. Alcuni vecchi sindacalisti della C.N.T. sottoscrissero un documento in 5 punti (per cui furono definiti cinquepuntisti) e aderirono al sindacato fascista. Così il governo mirava a spaccare il movimento operaio e a frenare in qualche modo la crescente influenza del PC tra i lavoratori.

Nel 1929 Salvemini dichiarava in un'intervista all'"Italia del Popolo" (Parigi, 20 luglio 1929): "Mi pare che non solo i comunisti, ma anche alcuni socialisti e repubblicani abbiano in fondo al loro cuore una grande simpatia per il sindacalismo fascista. Ciò che aborriscono di esso non è la mancanza di libertà, ma solamente il fatto che la libertà venga sequestrata a vantaggio del partito fascista anziché dei loro partiti. Se si mettessero al posto dei 20 mila segretari fascisti 20 mila segretari comunisti, socialisti e repubblicani il sindacalismo fascista si trasformerebbe in sacro e inviolabile. Naturalmente, solo per il partito che riuscisse a controllarlo".

La tattica del partito comunista in Spagna riguardo al sindacalismo fascista ha seguito esattamente queste direttive. L'unico difetto che questo sindacato aveva per loro era che non erano loro a guidarlo. Con queste prospettive si lanciarono, a partire dalla metà degli anni '60, a raggiungere attraverso le CC.OO.(Comisiones Obreras) la maggior influenza possibile all'interno del sindacato. Alla morte del dittatore i comunisti, che avevano già raggiunto una grande influenza ed occupavano in qualche caso posti di una certa responsabilità, cercarono di mantenere le strutture che erano loro favorevoli. Ma i risorti sindacati C.N.T. e U.G.T. cominciarono una campagna contro il vecchio sindacato fascista nel tentativo di impedire che le CC.OO. si impadronissero del controllo della classe operaia, attraverso le cariche del vecchio sindacato.

Neppure il governo gradiva l'influenza troppo grande del P.C. e cominciò a darsi da fare colla gestione sindacale, cercando di trovare una formula adatta che senza attribuire troppa influenza ad una determinata organizzazione potesse tenere sotto controllo la classe operaia in vista delle trasformazioni economiche che necessariamente dovevano aver luogo.

Oggi il vecchio apparato sindacale è ormai praticamente scomparso (anche se in qualche settore ne rimangono ancora alcuni resti) e nello scontro per il controllo della classe operaia si affrontano le due grandi centrali sindacali del momento: U.G.T. e CC.OO..

Le elezioni sindacali (le prime "democratiche", secondo quanto dicono alcuni slogan) sono a misura del Patto della Moncloa. Dopo molte discussioni tra CC.OO. e U.G.T., rappresentanti del governo e dei padroni, si giunse all'accordo per cui si lasciava l'attuazione delle elezioni sindacali agli accordi che in ogni azienda avevano raggiunto i padroni ed i "rappresentanti" dei lavoratori (soprattutto CC.OO. e U.G.T.), certamente all'insaputa di quei lavoratori. In questo modo in ogni azienda e settore sono state fatte le elezioni sindacali in date diverse (secondo gli accordi adottati). Così si raggiungevano diversi obiettivi, il principale dei quali era il tentativo di dividere completamente la classe operaia impedendo che di fronte a queste elezioni sindacali potesse presentarsi un'alternativa unitaria, rimandando questa alternativa ridotta all'ambito in cui avvenivano le elezioni sindacali. È stato un gioco da maestri.

La C.N.T. ha adottato una posizione decisa di boicottaggio, ma non ha potuto rappresentare un'alternativa unitaria, ed ha avuto diverse scissioni e ampie discussioni, sia all'interno della C.N.T. che al di fuori.

Ciò ha provocato l'espulsione di alcuni lavoratori nella C.N.T. di Valencia, nella sezione della Ford del sindacato metallurgico, di militanti che hanno deciso di partecipare alle elezioni, col pretesto dei mandati ricevuti nelle loro assemblee di fabbrica.

Oggi, nonostante non siano state fatte le elezioni in alcune aziende come i telefoni, ad esempio, i risultati, nonostante la ridda di cifre che compaiono sui giornali, si presentano nel seguente modo: le CC.OO. sono in testa nell'"elenco dei rappresentanti" eletti nella maggior parte delle aziende e in cifre globali, seguite dalla U.G.T. e quindi dagli indipendenti (le altre centrali U.S.O., C.S.U.T., S.U. ecc. hanno ottenuto pochi rappresentanti a livello globale, anche se alcuni hanno un certo peso in qualche azienda).

Anche se in parte è fallita la posizione di boicottaggio con l'alternativa di eleggere rappresentanti nelle assemblee di fabbrica o di sezione (posizione adottata sia dalla C.N.T. che da una certa parte del movimento operaio autonomo), tuttavia davanti alla precaria situazione economica della Spagna (qualche giorno fa si è dimesso in blocco tutto il vecchio apparato ministeriale, sostituito da personaggi di secondo piano), con un Patto della Moncloa sul punto di morte e una rivitalizzazione delle lotte operaie, il leader delle CC.OO. Marcelino Camacho ha dichiarato che non è che le CC.OO. abbiano modificato la loro tattica ma sono gli operai che si rivoltano contro il mancato adempimento degli accordi della Moncloa da parte del governo (i prezzi continuano imperterriti ad aumentare). In realtà accade che gli operai stanno cominciando a rendersi conto che se le centrali sindacali negoziano contratti alle loro spalle, con cui viene imposto un tetto salariale mentre i prezzi continuano ad aumentare, non offre loro alcun vantaggio rimanere iscritti ad un sindacato che richiede solamente miglioramenti economici mentre questi sono bloccati, ecc..

La situazione non è per nulla chiara e l'opposizione operaia pare non abbia ancora sfornato i suoi attacchi in Spagna. Sarà piuttosto difficile che si possano qui costruire forti sindacati "integrativi" sul tipo francese o italiano, così come vuole il governo e la cosiddetta (erroneamente) "opposizione". E sta solo a noi, che siamo favorevoli a che le assemblee svolgano un ruolo direttivo e non addomesticato, fare in modo da renderlo impossibile.