Rivista Anarchica Online
Un sindacato rosso per i colletti bianchi?
di S. Parane
Sono in corso da qualche tempo trattative tra il sindacato "quadri"
(dirigenti intermedi) della Confédération
Général del Cadres (il sindacato autonomo dei dirigenti) per arrivare ad un
programma di rivendicazioni comuni
e ad una intesa. Queste trattative sono condotte su un terreno della "specificità", cioè,
per tradurre il loro gergo,
tenendo conto delle funzioni proprie agli ingegneri, ai tecnici, ai capi reparto, che li distinguono dai
salariati che
non dispongono di alcun potere nella gestione dell'impresa. Si potrebbe credere che lo sforzo
compiuto per molti anni dalla C.G.T. per influenzare, conquistare, organizzare
i dirigenti, corrisponda ad una delle numerose campagne lanciate in settori ancora "incolti", controllati
insufficientemente dalle centrali sindacali. Vista sotto questa luce la manovra di avvicinamento alla
C.G.C. non
sarebbe che un classico tentativo di "spennare un pollo". (Il recente congresso del sindacato "quadri"
della C.G.T.
ha evidenziato agli occhi di tutti, salvo di coloro che non volevano vedere, l'arte e il modo di far
funzionare la
"democrazia" interna. Troppo scopertamente manipolata sinora dai comunisti, la Commissione Esecutiva
è stata
riverniciata a nuovo in modo più attraente: dall'80% di membri del partito la proporzione
è passata al 60%. Con
l'ammissione, tanto per seguire la moda, di un prete. E il Segretario Generale Le Guen - membro del
Comitato
Centrale del P.C. - ha potuto annunciare trionfalmente ch e il "bureau" avrebbe compreso, d'ora in poi,
un
socialista!...). L'ampiezza e la continuità del lavoro della C.G.T. indicano una
volontà che oltrepassa l'obiettivo del banale
reclutamento. Da diversi anni - parallelamente all'apertura del P.C. verso le classi medie
-, l'approccio dei
"quadri", tanto nei servizi pubblici che nel settore privato, si trova al primo posto nei settori strategici
della C.G.T.
Sono state create pubblicazioni speciali, è stato messo a punto e diffuso materiale di propaganda
e, cosa più
significativa, sono state modificate le strutture interne dei sindacati in modo da favorirne il
reclutamento. Infatti, ai tempi in cui la C.G.T. era specificatamente operaia, esistevano forme
organizzative che prevedevano
nella stessa sezione sindacale lavoratori manuali, professionisti e dirigenti. Questa tradizione è
stata poi
abbandonata e denunciata come "aberrante e demagogica". I dirigenti avranno quindi una loro specifica
organizzazione, diversa da quella dei lavoratori manuali. Ma la federazione dei "quadri" C.G.T. (il
nome esatto è "Union Général des Ingénieurs, Cadres et
Techniciens"
- UNICT) è assai lontana da dominare le categorie del personale dirigente. Anche reclutando la
parte più
qualificata dei salariati (capi squadra, impiegati di direzione, ecc.) nella sua Unione, essa non può
raggiungere
il numero di aderenti della C.G.C., né può superarla nelle elezioni professionali. Essa non
arriva infatti al 19%
dei suffragi, mentre la C.G.C. ne raccoglie più del 25%. E questo malgrado il solito apparato
propagandistico e
i molteplici sostegni di cui dispone la C.G.T. Ora. la C.G.C. ha costruito la sua influenza difendendo
una certa concezione della gerarchia, favorendo l'apertura
a ventaglio dei salari, presentando le sue rivendicazioni come richieste ragionevoli fatte da amanti
dell'ordine,
praticando un riformismo possibilista. Essa non è evidentemente sfuggita all'influenza delle
trasformazioni socio-economiche. Da un lato essa ha beneficiato del gonfiamento del settore terziario,
ma dall'altro ha raggruppato
sempre più quadri intermedi ed ha reclutato sempre meno tra i membri dell'alta gerarchia. Ne
è risultato un certo
cambiamento delle sue strutture: entrata in azione dei militanti più giovani, minore
solidarietà verso il padronato. Così, il bisogno della C.G.T. di estendere la sua
influenza a livello dei "colletti bianchi" che dispongono di un
certo potere nelle imprese e nei servizi, e la ricerca della C.G.C. di una politica che salvaguardi i privilegi
relativi
dei suoi membri, tenendo però conto dei suoi sviluppi sociali, favoriscono l'incontro e
l'intesa. La manovra di avvicinamento, basata su una chiara definizione della "specificità"
delle funzioni dirigenziali e sul
carattere intoccabile dei loro privilegi, è d'altro canto precipitata per una comune reazione contro
le posizioni
"estremiste". Questa reazione è particolarmente indirizzata contro la C.F.D.T., altra centrale
sindacale, nata dalla
evoluzione della confederazione dei lavoratori cattolici che è divenuta una organizzazione agile,
ancora non molto
burocratizzata, sensibile a certe tradizioni operaiste. La C.F.D.T., i cui iscritti dirigenti non oltrepassano
i 30.000,
si sforza di sviluppare delle formule di collaborazione tra lavoratori manuali e "colletti bianchi", di
innescare
delle lotte d'insieme in cui la funzione svolta non risulti un fattore di divisione, ed in genere si oppone
agli
aumenti generalizzati dei salari, mentre è favorevole al restringimento del ventaglio dei redditi,
grazie ad un
aumento prioritario dei salari più bassi. Così essa è il bersaglio degli attacchi tanto
della C.G.C. che della C.G.T.
e il suo reclutamento è ostacolato proprio dalla mentalità, molto diffusa tra i dirigenti,
di una superiorità sociale,
consacrata da retribuzioni superiori. Il problema dei rapporti tra salariati di diversi "livelli", tra
lavoratori manuali e "colletti bianchi", tra lavoratori
esecutivi e dirigenti, non è di quelli che si possono risolvere, e neanche comprendere, con una
formula
semplicistica. I suoi molteplici aspetti riflettono l'evoluzione e le trasformazioni di una società
complessa. Esso
pone in realtà, oltre ai meccanismi di sfruttamento e di potere di oggi, la natura e la
qualità delle gerarchie e delle
forme di autorità di domani. L'intesa tra quadri C.G.T. e C.G.C. può ben
prefigurare, mettendo da parte tutta la fraseologia propagandistica,
il tipo di potere che succederà a quello del denaro.
S. Parane
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