Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 4 nr. 28
aprile 1974


Rivista Anarchica Online

Educare con la libertà
di Mattia Alberini

Uno dei motivi ricorrenti e caratterizzanti del movimento pedagogico attuale è il continuo richiamo all'antiautoritarismo. Su questo elemento si hanno le convergenze più varie e più disparate e le discordanze molte volte vertono solo sulla "quantità".
Ultimamente è stata la volta del pediatra statunitense B. Spock, uno dei santoni della teoria della cosiddetta permissività, che deludendo milioni di mamme ha affermato di essersi ricreduto, nel senso che qualche volta nell'educazione dei figli occorre la "mano dura".
Questo fenomeno dell'antiautoritarismo è in parte collegabile a due momenti; un primo momento è quello scaturito dietro l'ondata antiautoritaria del '68, che però non è ancora agganciata ad una prospettiva realmente libertaria, non riesce ad esprimersi cioè in una conseguente linea politica antiautoritaria.
Secondo momento è quello costituito dal "nuovo corso" pedagogico, cioè è quello che si colloca in un contesto di scuola progressista che ha visto fiorire in questi ultimi anni varie esperienze, non senza il benigno consenso delle autorità scolastiche e dell'ala progressista del potere.
All'autorità coercitiva e diretta si sostituisce l'autorità anonima, il vecchio meccanismo cede il passo alla manipolazione e alla permissività.
Si opera un cambiamento dei tradizionali contenuti, in classe si può parlare di tutto, dalla guerra del Vietnam allo sfruttamento, senza che però venga alterato il processo educativo vero e proprio, cioè permangono i meccanismi di condizionamento.
Tutto ciò risponde pienamente alle esigenze di fondo della società industriale moderna, perché il suo sistema economico, come afferma Erich Fromm, "deve creare individui che siano adeguati alle sue necessità; individui che cooperino senza difficoltà, che vogliono consumare sempre di più ... individui di gusti standardizzati, facilmente influenzabili e dai desideri facilmente prevedibili ... individui che credono di essere liberi ed indipendenti, ma che, ciò nonostante, si comportino così come ci si aspetta che essi si comportino, uomini che si inseriscano senza attriti nella macchina sociale, che possano essere guidati senza forza, comandati senza capi, e indirizzati senza altra ambizione che non sia quella di fare le cose 'come si deve'."
E' logico che si tratta di una suddivisione schematica che non è onnicomprensiva né esaurisce il discorso dell'antiautoritarismo, che ha tutta una serie di impostazioni e costituisce una realtà più articolata.
Appunto per meglio configurare prospettive di prassi educative non autoritarie e libertarie, e per chiarire quindi anche l'equivoco dell'"antiautoritarismo", la comunità inglese di Summerhill, con la sua pluridecennale esperienza, ci offre materiale di analisi e di verifica.
Nel 1921, a 100 miglia da Londra in una vecchia casa in collina, Alexander Neill dà vita a "Summerhill", un "collegio o meglio", una comunità pedagogica antiautoritaria, un'esperienza che per molti aspetti si ricollega a quel movimento educativo che proprio in quel periodo viene aspramente combattuto e represso nella Russia Sovietica di Kronstadt e della NEP.
Nel 1968 scoppia in Italia il boom di Summerhill, (nel '56, un libro su questa esperienza dal titolo "Questa terribile scuola" era passato inosservato e invenduto): un quotidiano dedicherà un ampio servizio alla scuola che "insegna la libertà", altri la indicheranno come un punto di riferimento obbligato per il genitore che "vuol essere moderno". Con un'operazione culturale mistificante, avvallata in parte da un'ambigua politica editoriale, nel contesto politico caratterizzato dalla poderosa spinta alla ribellione antiautoritaria, Summerhill esce così dalla ristretta cerchia delle riviste specializzate per divenire un elemento del dibattito che si va sempre più allargando su il ruolo della scuola e su i meccanismi di condizionamento.
Alla base dell'esperienza educativa di Summerhill è il "sessuale" del bambino, e il non porre freni alla sua libertà e creatività. La presenza dell'adulto viene accettata in quanto tale, non ricoprendo alcun ruolo autoritario, e cioè una figura non direttiva. Neill dice che in un'assemblea il suo voto conta quanto quello di un bambino di 6 anni. I ragazzi si autogestiscono, organizzano la giornata che si articola in una serie di attività creative individuali e di gruppo, di giochi, di lavori, di partecipazione a lezioni specifiche, sperimentazioni e ricerche. A differenza di altre impostazioni pedagogiche il lavoro non riveste una significato ideologico ma è un momento creativo e di piacere. Le lezioni sono facoltative e un ragazzo può stare anni senza seguirne alcuna.
E' chiaro quindi che, in un contesto che pone come unica molla dell'apprendimento il reale interesse del ragazzo, i metodi didattici hanno scarsa importanza. La creatività e la libera espressione costituiscono il motivo conduttore di fondo di tutta l'esperienza.
L'assemblea generale, momento primario della vita comunitaria, non riveste forme democraticiste, non maschera cioè i vecchi meccanismi direttivi dietro le forme nuove di un'autorità anonima ed eterodiretta. Le stesse forme in cui si esprime l'autogoverno non sono rigide né codificate, ma mutano e si evolvono a seconda della situazione e delle necessità contingenti. L'autogoverno non è cioè un fine astratto, ma uno strumento che scaturisce dalla volontà di dare una dimensione comunitaria alla libertà e alla felicità.
Neill afferma, sulla base di 40 anni di esperienza, che molte volte i ragazzi prima di arrivare a conquistare la libertà passano attraverso una fase antisociale e di distruttività. E questa fase a Summerhill viene accettata proprio come condizione necessaria per raggiungere la libertà, libertà intesa "senza altro limite che la eguale libertà degli altri".
Uno dei verbi che ricorre più di frequente negli scritti di Neill è "approvare": approvare cioè che i ragazzi "siano essi stessi" e non come dovrebbero essere in base a schematismi e teorizzazioni di ipotetici ragazzi. E' in questo senso che possiamo parlare di antipedagogia.
A Summerhill l'educazione diventa liberazione. Soltanto cioè quei meccanismi di socializzazione alla passività e alla subordinazione alla classe dominante propri di ogni scuola in ogni Stato, perché la scuola in ogni Stato ha questa precisa funzione.
Wilhelm Reich afferma che "la storia della formazione della ideologia dimostra che ogni sistema sociale, consciamente o inconsciamente, si serve dell'influenza esercitata sui bambini per ancorarsi nella struttura umana".
A Summerhill salta quindi quella prassi autoritaria formata da vari momenti concatenati fra loro e che vanno dall'abitudine al consenso all'accettazione di schemi competitivi e di una scala di valori propri di quel dato sistema sociale, dalla repressione della vita sessuale infantile e adolescente, che Reich indica come "il meccanismo fondamentale per mezzo del quale si riproducono le strutture caratteriali capaci di tollerare la servitù politica, economica, ideologica", alla instaurazione di sentimenti di colpa che hanno la funzione di sottomettere il bambino all'autorità
"Noi, afferma Neill, ci decidemmo a fare una scuola in cui potessimo permettere ai bambini la libertà di essere se stessi. Per riuscire in questo noi dovevamo rinunciare ad ogni disciplina, ad ogni direzione, ad ogni suggerimento, ad ogni educazione morale, ad ogni istruzione religiosa. Siamo stati chiamati coraggiosi, ma non occorreva coraggio, tutto ciò che occorreva da parte nostra era una completa fiducia nel bambino, come un essere buono, non come un essere cattivo e durante 16 anni questa fiducia nella bontà del bambino non è mai diminuita, piuttosto è diventata una fede definitiva".
Si tratta di una esperienza, che non deve essere mitizzata, né ripetuta acriticamente, ma deve costituire un punto di riferimento preciso per chi si pone nella prospettiva di una educazione libertaria, momento integrante del progetto rivoluzionario antiautoritario.
I limiti di Summerhill sono vari; il più evidente è quello del pericolo permanete di costituire un'isola "beata e felice".
Una delle accuse più ricorrenti è che Neill non darebbe un legame sociale al suo modello di educazione. Tale accusa, scaturita in particolar modo dalle "Comuni infantili" del movimento studentesco tedesco, ci sembra immotivata. Neill dice che "lo scopo della vita è la felicità", ed è a questo scopo che il bambino tende, ed è contro "tutto ciò che limita e distrugge la felicità" che dovrà scontrarsi e lottare una volta uscito dalla comunità di Summerhill.
Interpretazioni riduttive che relegano queste esperienze a specifiche aree culturali quali quella anglosassone, mascherano solo la paura di una reale prassi autoritaria.
Anche l'esperienza di Summerhill del resto non è aliena da mistificazioni che sono più pericolose di attacchi frontali e diretti. Se si pensa al modo in cui la scuola è riuscita a fagocitare e a snaturare l'intuizione di Cèlestine Freinet che ha anticipato di 50 anni il discorso attuale sulla funzione dei libri di testo o del regime, ci rendiamo conto della enorme potenzialità di recupero, che il sistema ha.
L'antiautoritarismo quindi o è saldato ad un preciso discorso rivoluzionario che scardina i meccanismi di condizionamento, o si riduce, nella migliore delle ipotesi, ad una rivendicazione idealistica che lascia spazio solo ad utopie riformiste.

Mattia Alberini