Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 4 nr. 28
aprile 1974


Rivista Anarchica Online

LETTURE
a cura della Redazione

GLI ANARCO-SINDACALISTI NELLA RIVOLUZIONE RUSSA,
antologia degli scritti di Kropotkin, edizioni de L'Antistato, Cesena 1973, pp.261, lire 2.000.

Dei molti volumi scritti dall'anarchico russo Pietro Kropotkin (1842-1921), solo alcuni sono oggi giorno reperibili in commercio: si tratta delle Memorie di un rivoluzionario (Feltrinelli) e de L'etica (Edigraf), oltre ad alcuni opuscoli. Eppure la figura di Kropotkin, la molteplicità dei suoi interessi scientifici e filosofici, la sua sessantennale militanza rivoluzionaria e soprattutto l'influenza esercitata dal suo pensiero nel movimento anarchico internazionale, giustificherebbero certamente la ripubblicazione in italiano di tutti i suoi scritti (molti, infatti, sono stati pubblicati in Italia oltre mezzo secolo fa e oggi possono essere trovati solo in archivio e in biblioteca).
A colmare in parte questo vuoto editoriale è uscita recentemente una traduzione di una antologia degli scritti di Kropotkin, pubblicata in Inghilterra nel 1942 con una buona introduzione di Herbert Read. La versione italiana, intitolata La società aperta, è preceduta da una nota di Carlo Doglio sull'anarchismo empirico del Kropotkin, ma francamente non ci sembra che la presentazione di Doglio serva a chiarificare e invogli la lettura, tant'è astrusa e "personale". Centrata invece l'introduzione di Herbert Read, e soprattutto molto agevole la lettura dei brani da lui scelti ed ordinati, sulla base dei nove principali volumi del Kropotkin.

POST-SCARCITY ANARCHISM,
di Murray Bookchin, Rampart Press, Berkeley (California, U.S.A.) 1971, pp.288, dollari 2.95.

Questo libro raccoglie alcuni articoli e saggi pubblicati tra il 1965 e il 1970 dall'anarchico americano Murray Bookchin, apparsi per lo più sulla rivista Anarchos della quale era redattore. Di questa raccolta esiste finora solo l'edizione in lingua inglese, e solo recentemente una rivista italiana specializzata (il Bollettino della Società Studi Politici, n.13/14) ha pubblicato la traduzione italiana di uno solo dei saggi compresi nel volume in esame. Nonostante l'ostacolo della lingua, riteniamo opportuno segnalare ai nostri lettori Post-scarcity anarchism per l'obiettiva importanza dei temi trattati e per l'originalità con la quale l'autore li affronta.
Come indica lo stesso titolo del volume (che può essere liberamente, ma non infedelmente, tradotto "l'anarchismo nella società che ha risolto il problema della penuria"), secondo il Bookchin, il recente rapidissimo sviluppo della tecnologia avrebbe aperto nuove, concrete possibilità di successo per una rivoluzione socialista libertaria, basata sul decentramento politico ed economico. In altri termini, lo sviluppo tecnologico, che oggi viene strumentalizzato dai detentori del potere per incrementare e razionalizzare le loro possibilità di dominio e di accentramento, potrebbe, ed anzi dovrebbe, venire posto al servizio dell'uomo. Non è assolutamente vero - sostiene il Bookchin - che la moderna tecnologia postuli grandi concentrazioni e sia quindi incompatibile con le esigenze di decentramento e di autonomia: molte innovazioni tecnologiche (e nel libro vengono fatti alcuni significativi esempi concreti) permetterebbero invece di rendere pienamente autosufficienti quelle piccole comunità umane che in passato (ed ancor oggi, vigente l'attuale sistema) erano costrette a dipendere dal "centro" per una serie di bisogni oggi diventati irrinunciabili per l'uomo moderno.
Secondo il Bookchin, quindi, la "vecchia" ipotesi federalista anarchica di una società fatta a misura d'uomo, costituita da tante piccole (relativamente) comunità umane, sarebbe oggi concretamente proponibile, senza per questo rifarsi ad utopistici ed irrealizzabili sogni di un "ritorno all'antico", cioè ad una supposta "semplice e felice" vita nelle campagne. Questa "vecchia" ipotesi, oggi, si integrerebbe perfettamente con i progressi compiuti in tanti campi del sapere del pensiero umano, soprattutto negli ultimi decenni. Esposta brevemente, è questa la tesi di fondo che fa da filo conduttore a Post-scarcity anarchism, collegando così organicamente i vari saggi pubblicativi.
Oltre al primo saggio pubblicato (che da il titolo all'intero volume) vogliamo qui segnalarne almeno altri due. Il primo di questi, intitolato Verso una tecnologia libertaria è proprio quello apparso in traduzione italiana sul succitato bollettino e ad esso rimandiamo i lettori interessati.
Il secondo riguarda invece L'ecologia ed il pensiero rivoluzionario: in esso il Bookchin sostiene un punto di vista a mezza via tra quelli espressi da Agnese e Di Solata sugli scorsi numeri di A. "L'azione ecologica - secondo il Bookchin - è fondamentalmente un'azione sociale. O andiamo direttamente fino alle radici sociali della crisi ecologica oppure sprofonderemo in un'epoca di totalitarismo".
Post-scarcity anarchism, a nostro avviso, è un volume che per alcuni aspetti può essere discutibile, ma che comunque andrebbe letto. Al Bookchin va riconosciuto il merito di aver aperto fin dal '65 il dibattito in seno al movimento libertario su temi di scottante attualità - come quelli su accennati - che non possono essere elusi: di questo dibattito la nostra rivista ha sempre voluto e vuole essere parte attiva.