rivista anarchica
anno 46 n. 409
estate 2016


sbattezzo

Trent'anni di diserzioni

di Francesca Palazzi Arduini


A trent'anni dalla sua nascita, ecco l'associazione che ha ideato la diserzione dalla chiesa cattolica. Una battaglia laica e libertaria, contro l'invadenza clericale.


Il 15 agosto 1986 veniva costituita a Fano, durante una nutrita assemblea in occasione del terzo meeting anticlericale1, l'Associazione per lo Sbattezzo, prima forma associativa contro il cattolicesimo obbligatorio.
Da allora molto tempo è passato e sia l'Italia che altri Paesi hanno visto l'uscita esplicita dalla Chiesa di decine di migliaia di persone, atee e non. L'originalità dell'Associazione è consistita nell'aver dato voce al dissenso già analizzato negli anni Cinquanta dal filosofo non violento Aldo Capitini, e di aver dato una forma collettiva a tale dissenso in anni in cui il papato di Wojtyla promuoveva una pesante ingerenza nella politica internazionale.
“È bene innanzitutto chiarire che l'Associazione per lo Sbattezzo non amministra lo sbattezzo. Se lo facesse si porrebbe al pari di una Chiesa! L'Associazione invece nasce dalla consapevolezza che ogni essere umano è padrone di se stesso e che è quindi in suo potere rigettare qualsiasi atto di incorporazione ad una qualsivoglia fede o religione che cerchi di vincolarlo”, scrivevamo nella Millelire2, “L'Associazione è formata da persone libere dalla religione che si sostengono a vicenda in una società che attenta in mille modi al loro bisogno di affermare la libertà dalla religione.” In questo modo ricordavamo ciò che Capitini aveva già sottolineato, in anni altrettanto bollenti nei quali lo scontro tra Chiesa cattolica e libero pensiero, socialista o liberale o libertario che fosse, era densissimo.

Scrive Capitini in “Battezzati non credenti”3 che la Chiesa dovrebbe rispettare i fondamentali diritti, sanciti dalla Dichiarazione dei diritti umani e dalla stessa Costituzione, a non essere soggetti a vincoli alla propria libertà, sia in campo civile che religioso. “Colui che è stato accolto dalla società, che ha ricevuto da essa solennemente un nome, vi entra come cittadino e non come suddito di un particolare governo...”. Nella lettera all'Arcivescovo di Perugia, dell'ottobre 1958, con la quale egli si sbattezza pubblicamente, afferma: “Che io sia stato battezzato, cioè iscritto nei registri di tale istituzione, è un fatto che non ricordo; e non posso ammettere che per tale fatto un'autorità che non riconosco per tale, esiga da me ubbidienza e credenza, e possa legittimamente anche insultarmi”. Il primato della libertà individuale viene rivendicato a dispetto di ogni tradizione inclusiva, si tratta di diserzione.
Capitini non si riferisce solo alle offese recategli dall'Arcivescovo di Perugia ma al clamoroso caso dei coniugi Bellandi-Nunziati, due giovani di Prato sposati con rito civile che furono pubblicamente chiamati “concubini” dal vescovo di Prato e si “permisero” di querelarlo. Il Vescovo venne condannato nel febbraio 1958... ma assolto in secondo grado.

Fano (Pu), 15 agosto 1986 - Partecipanti al tezo meeting anticlericale

I carabinieri in sede

Così sarebbe da ridere se, dopo aver condannato i coniugi-sudditi Bellandi-Nunziati per il loro “sprezzante ripudio del sacramento” del matrimonio cattolico, anche Capitini fosse stato condannato per “sprezzante ripudio del sacramento” del battesimo... non successe a lui nel 1958 ma nel 1986 successe a noi di essere oggetto delle indagini del pretore di Modena Luigi Persico, che voleva verificare che fosse legittima la nostra attività in difesa di un nostro diritto. Persico voleva capire “se si possano intraprendere iniziative pubbliche contro una religione”, o se esercitare pubblicamente il diritto a non dirsi cattolici potesse essere considerato una “offesa” alla religione, notoriamente permalosa.

Le attività inquisitorie giunsero sino ad inviare i Carabinieri presso la sede nazionale dell'Associazione, a rilevare numeri di targa e documenti delle persone che partecipavano agli incontri, a recarsi presso il Municipio ad esigere la documentazione circa gli spazi pubblici usati, e pure a recarsi in visita presso le famiglie dei più giovani per chiedere conferma della presenza agli incontri tenutisi a Fano e in altre città. Come ciò non bastasse, inquisizione fiscale con tanto di convocazioni per verificare se si “svolgesse attività politica” e ingiunzione a “mostrare gli sceccari” quasi l'associazione fosse sospettata di perseguire scopi di lucro, cosa del tutto ridicola. Insomma, lo sbattezzo faceva già paura alla Chiesa, pur nella sua (e anzi proprio per quello) aperta natura civile e politica, e di certo non violenta. E ancora lo scandalo della pedofilia non era scoppiato sui media internazionali.
È infatti dopo le vicende narrate nel film “Spotlight” (2016) sui casi di pedofilia venuti alla luce a Boston e in tutti gli Stati Uniti dal 2002, e dopo i casi di pedofilia nel clero in Irlanda resi noti dalla stampa tra il 1994 e il 2006, che il sito irlandese “Count me Out” lancia la campagna per lo sbattezzo; dal 2010 cessa però l'attività a seguito del rifiuto dell'Arcidiocesi di Dublino, su basi giuridiche canoniche poco chiare, di prender atto delle richieste di sbattezzo (il sito aveva ricevuto 531mila email di richiesta)4. Questo nonostante la Chiesa cattolica, nella persona del Pontificio Consiglio, avesse emanato il 13 marzo 2006 una Lettera5 nella quale si davano precise indicazioni sui requisiti per l'uscita dal gregge, cioè sulla ricezione da parte della “competente autorità ecclesiastica” della volontà personale comunicata per iscritto e trasmessa al curatore dei registri dei sacramenti, gli “status animarum”.
Ma tornando al sodo, va sottolineato che, al di qua dell'istituzione del Garante della privacy, autorità istituita in Italia nel 1996, il ricorso alla quale ha consentito la disposizione dell'obbligo per i parroci di annotare a margine dei registri la volontà dell'interessato/a di non considerarsi più cattolico (presentato da Uaar e accolto nel 1999), al di qua cioè di un risvolto pratico essenziale, perché sappiamo quanto sia difficile costringere il clero a seguire qualsivoglia applicazione del diritto civile... l'Associazione per lo Sbattezzo ha costituito di per sé negli anni precedenti un richiamo fondamentale alla tutela della libertà personale.

Non è esatta l'affermazione di alcuni che essa non si basasse su alcun fondamento legale6, i fondamenti c'erano, e non solo nella Costituzione, anche se certo in mancanza di essi il libero pensiero non sarebbe comunque scoraggiato. Lo stesso Capitini, nel 1961, ricorda: “L'art.3 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo afferma che “ogni individuo ha diritto alla vita e alla libertà” ma dichiara anche che ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero e di religione”, citando le tragiche storie degli “oblati” in precedenza alla caduta dello Stato Pontificio, cioè dei bambini battezzati all'insaputa dei genitori non cattolici e sottratti poi alle famiglie per finire nei seminari.
Così, nonostante i tempi soggetti al Concordato fascista che imponeva la religione di stato, la prima sentenza del Tribunale di Firenze rispetto alla causa intentata dai coniugi Bellandi-Nunziati, affermava: “ogni qual volta in atti emanati dalle autorità ecclesiastiche si offendano quei diritti soggettivi dei cittadini garantiti dagli artt. 2 e 3 della Costituzione, dovrà operare la tutela consacrata nelle leggi dello stato a difesa dei diritti dei medesimi”.

E anche sull'8 per mille

C'era già da allora di certo una linea di pensiero a difesa dei diritti civili e della laicità, quella linea che l'Associazione per lo Sbattezzo ha rivendicato con chiarezza, affermando che “la dichiarazione di Sbattezzo, la sua notifica alle autorità ecclesiastiche, ha anche effetti civili perché libera il Dichiarante da qualsiasi dovere giuridico verso la setta alla quale è appartenuto (è il caso della dichiarazione di abiura per gli ebrei, della quale è equivalente). Per fare un esempio concreto, la notifica della Dichiarazione di Sbattezzo al parroco della Parrocchia presso la quale si è stati battezzati e al vescovo della Diocesi, toglie loro il diritto a fare rilievi e osservazioni pubbliche sulla condotta dello sbattezzato, e ad esercitare qualsiasi atto avente rilevanza civile su di questo”.
Non è un caso che l'Associazione si sia dedicata poi a una massiccia campagna di informazione sul meccanismo dell'otto per mille Irpef, istituito in seguito al Nuovo Concordato (1984), giungendo addirittura a definire una pratica di obiezione fiscale simile a quella sulle spese militari, pure se in un periodo in cui la stretta degli esattori rendeva sempre più rischiosa e rovinosa questa scelta.
L'Associazione pubblicò varie analisi del gettito Irpef in relazione all'otto per mille, scelta simile ad oggi con la sola differenza che ora il numero di scelte effettuabili oltre a quella per lo Stato è salito ad undici. Ma l'ingranaggio resta lo stesso; scrivevano Federico Sora e Walter Siri su “il Peccato” del 1991, il bollettino dell'Associazione: “Lo stato è ora ufficialmente il nuovo esattore del Vaticano. (...) I problemi non sono ancora finiti. Il primo problema che si pone è di chi non firma. Chi non esprimerà la scelta vedrà ripartita la propria quota in proporzione al numero delle scelte espresse. Per essere più chiari, ipotizzando che su 100 contribuenti 20 rispondano e che di questi 15 optino per una delle tre chiese (a noi poco importa quale) e 5 a favore dello Stato, l'ammontare degli ipotetici 2.400 miliardi verrebbe così ripartito: 600 miliardi allo Stato e 1.800 miliardi alle chiese: ratificando così il democraticissimo criterio con il quale il 15% dei soggetti determina il 75% del risultato.”
Ciò accade tuttora, basti vedere i dati del gettito 2011, del quale sappiamo che su 45,81 per cento di scelte espresse il 36,75 per cento degli aventi diritto ha scelto la Chiesa cattolica per il suo otto per mille, poco più di quindici milioni di persone, col risultato di destinare quasi l'80 per cento del gettito nazionale alla Chiesa cattolica, consistente in 1 miliardo e 13 milioni di euro.7

La “schedatura di massa” della propria volontà effettuata tramite la dichiarazione dei redditi segnala sempre un' altissima percentuale di persone che non scelgono, “né stato né chiesa” si potrebbe dire.
Su questo tema sarebbe estremamente importante intervenire chiedendo un diverso sistema di calcolo della ripartizione o meglio una soppressione diretta del meccanismo a favore di sistemi di contribuzione più consapevole.8 Ma su questo occorre approfondire, tenendo conto dei sistemi di altri Paesi, come la Germania, nei quali la scelta di contribuire è più esplicita, o delle proposte provocatorie (o no?) di fare entrare gli “atei” nella categoria delle sette finanziabili con l'otto per mille.9
Sta di fatto che in questi ultimi due decenni, l'occasione della tutela dei dati personali per intervenire sui Registri parrocchiali ha aumentato il ricorso allo sbattezzo con picchi di oltre 45mila moduli all'anno scaricati dal sito web di Uaar. Non solo, l'iniziativa della Fondazione Critica liberale ha permesso di analizzare la secolarizzazione della società italiana con la pubblicazione annuale del Rapporto sulla secolarizzazione; di questo è uscito di recente un approfondimento dedicato alla Tv che evidenzia la massiccia presenza di rubriche e programmi a contenuto religioso esplicito e non10. Eppure la presa sui comportamenti individuali da parte della Chiesa cattolica è sempre meno integrale ed efficace.

Francesca Palazzi Arduini

La grafica dei moduli riportati in questo articolo è di Fabio Santin

Note

  1. L'Associazione usufruisce di una voce Wikipedia: 'Associazione per lo sbattezzo' corredata da una piccola bibliografia.
  2. Anticlericale, collana Millelire, Stampa Alternativa, Roma 1993.
  3. Aldo Capitini, Battezzati non credenti, Parenti editore, Firenze, 1961.
  4. “Sbattezzo e pedofilia: la chiesa irlandese tampona la fuga dei fedeli ... con l'uso di altri silenzi”, di Francesca Palazzi Arduini, 13 marzo 2011 in Critica liberale online, http://www.criticaliberale.it/news/3657.
  5. Sull'Atto formale di defezione dalla chiesa cattolica, si legga il parere emesso dalla Congregazione per la dottrina delle fede il 13 marzo 2013. Oltre al Decreto generale per la tutela al diritto alla buona fama e alla riservatezza, promulgato dalla Conferenza episcopale nell'ottobre del 1999.
  6. “Il modulo che presenta sul suo sito, tuttavia, è privo di valore giuridico, non facendo riferimento ad alcuna legge dello Stato italiano.” Affermazione presente su UAAR.IT, imprecisa poiché l'Associazione è stata fondata a partire dalle garanzia di tutela delle libertà personali presenti nella Costituzione. Se solo nel 1999 si è potuto usufruire anche del pronunciamento del Garante per la privacy ciò non significa che l'Associazione non avesse una sua precisa legittima funzione di tutela dei suoi iscritti.
  7. Dipartimento delle Finanze, Ripartizione del gettito derivante dall'otto per mille dell'Irpef, http://www1.finanze.gov.it/stat_8xMilleSerie/index.php?&req_classe=01.
  8. Da segnalare a questo proposito l'iniziativa Occhiopermille di UAAR sulla ripartizione (http://www.uaar.it/uaar/campagne/occhiopermille) e della stessa associazione il Laicometro sul tasso di laicità delle associazioni alle quali è possibile devolvere il cinque per mille.
  9. Nel 2013 il Partito Radicale aveva invece lanciato un referendum per l'eliminazione della ripartizione delle scelte inespresse, ma non è stato raggiunto il numero di firme necessarie.
  10. Critica liberale, V Rapporto sulle confessioni religiose e tv, ottobre-dicembre 2015. Un appello alla Commissione di vigilanza è stato presentato da varie confessioni religiose minori e dal FOB (European Federation for Freedom of Belief).


Ministoria dei
meeting anticlericali
1984/2003

«Il meeting anticlericale ha rappresentato per molti anni un punto di riferimento nella battaglia italiana per il rispetto della diversità culturale e della libertà di pensiero. [...] Una storia di autogestione e di sfide, di provocazioni e di repressione, caos creativo e punto d'incontro».
A partire da queste riflessioni, Francesca Palazzi Arduini ricostruisce in questo dossier (pp. 24) la storia dei meeting anticlericali, purtroppo interrottisi nel 2003.

Una copia 1,00 euro / da 20 a 200 copie (anche miste con altri dossier), 50 centesimi / oltre 200 copie (anche miste con altri dossier), 20 centesimi



Per informazioni e per acquistare il dossier:

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