rivista anarchica
anno 45 n. 395
febbraio 2015





Padova/ A proposito dello sciopero del 14 novembre

Buongiorno compagni,
inviamo queste riflessioni per smentire le menzogne mediatiche che, scientificamente, organicamente e militarmente (consentiteci il gioco di parole), affossano ad ogni occasione i contenuti importanti che hanno determinato la scelta, dolorosa di questi tempi, di scioperare, e di scendere in piazza per difendere non solo i nostri diritti, ma la stessa nostra dignità di uomini e donne lavoratori.
Il clima sociale che stiamo vivendo è ormai vicino alla rottura della “pace sociale”, termine usato per indicare un equilibrio di fondo che controbilanciava le spinte conflittuali tra le classi della società italiana, faticosamente raggiunto dopo anni di dure lotte, sfociate nello Statuto dei lavoratori, e la classe capitalistica dominante.
Il sistema economico globale, dopo anni di liberalismo sfrenato, contemporaneamente alla progressiva distruzione del welfare, sta vivendo la sua crisi strutturale più acuta, di cui ancora non è chiaro l'esito (remember Weimar?). Per ora viene usato come alibi per far passare scelte ancora più dure, scaricando sulle categorie meno tutelate (compresi i lavoratori che “godono ancora” di qell'articolo 18 rappresentato ormai come l'ostacolo per eccellenza per “ripresa”) le conseguenze drammatiche di un sistema al collasso. Ma fino a quando potranno spolpare l'osso delle vecchie conquiste operaie? Si cerca di dividere i lavoratori con favolette a cui non crede più nessuno.
Ma qualcosa, nel fronte degli sfruttati, siano essi “tutelati” per modo di dire dall'articolo 18, siano invece i nuovi proletari dell'intelletto, i precari, i disoccupati, le famose “partite iva”, ecc. è cambiato!
Venerdì 14 novembre hanno incrociato le braccia tutti insieme, lavoratori di serie A, B, C, e non lavoratori, in quello che è stato definito “sciopero sociale”, social strike!
Una delle componenti del sindacalismo di base ha avuto un ruolo attivo nel promuovere e organizzare questo straordinario nuovo movimento. Purtroppo i contenuti dello sciopero vengono sempre messi in secondo piano, volutamente, dalla maggior parte dei media, focalizzando l'informazione su pochi e marginali episodi che hanno dato il solito alibi alle voci di regime per non parlare dei veri problemi sollevati dallo sciopero, ossia diritto al lavoro, al reddito minimo, alla casa, ad uno stipendio dignitoso e a non vedere stravolti e calpestati diritti conquistati con anni di lotte e di sofferenze. Qualcuno ricorda ancora i morti di Reggio Emilia in occasione dello sciopero del 7 luglio 1960? Lauro Farioli, Marino Serri, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Alfio Tondelli, operai scesi in sciopero e uccisi dalla polizia di Tambroni, per ottenere quegli stessi diritti che ora vogliono farci sembrare inutili orpelli di un passato.
Noi non scordiamo, anche per questo siamo scesi in piazza.
Ecco, come rispondono i lavoratori, organizzati nell'Associazione Diritti Lavoratori - adl cobas.
Grazie

Carlo Giacchin
ADL Cobas del Comune di Padova
via Cavallotti 2 - Padova
www.adlcobas.it



Scienza/ Il revival lombrosiano tra scienza e rivisitazioni

La ricerca dell'essenza che caratterizza le differenze fra gli uomini (il “neuro”, il “bio”, il “corpo”, il “gene”) va di pari passo con la riscoperta di Lombroso. Da qualche tempo si assiste infatti alla pubblicazione di libri ed articoli nazionali ed internazionali, a lui dedicati.
Non stupisce, quindi, che alcuni storici si consacrino alla difesa dell'antropologia lombrosiana con l'idea che quanto prodotto dalla storiografia del secolo scorso fosse “ideologico”, malcalibrato e che in Lombroso, alla luce delle attuali neuroscienze, ci fosse un fondo di buono. Così si produce una storiografia “presentista” che individua qualcosa di progressista nell'opera lombrosiana; una storiografia whig a cui dispiace accostarlo al razzismo o al “nordicismo” e tende a ritenerlo comunque parte del processo storico che gradualmente ha migliorato l'umanità.
Condivido con gli attuali storici di Lombroso l'idea che parlarne è sicuramente utile, ma credo che lo sia soprattutto come monito affinché in futuro siano evitati gli errori grossolani e pericolosi compiuti da Lombroso nell'intento autocelebrativo di costruzione del proprio mito. Lombroso è anche utile per indagare il profondo e inevitabile rapporto con la politica che, in ogni epoca, influenza l'intellettuale. Sotto tali aspetti l'opera lombrosiana e dei suoi allievi è una vera e propria fonte inesauribile di esempi.
Come messo “generosamente” in luce da Maria Teresa Milicia (Lombroso e il brigante) fu sul “presunto” cranio di un “presunto” brigante calabrese – Giuseppe Villella – che Lombroso costruì il proprio mito scientifico, intrecciando fantasia e realtà. E così le innumerevoli pagine scritte da Lombroso sono piene di storie di persone che varrebbe la pena riscoprire per evidenziare come la sua tecnica fosse quella del mitico brigante Procuste che seviziava le vittime, stiracchiandole e deformandole a suo piacimento. Effettivamente sono forse più esemplari le singole storie dei suoi “oggetti di studio” (ad es. Salvatore Misdea, David Lazzaretti, ecc.) della storiografia delle pratiche lombrosiane.
A questo punto è legittimo chiedersi perché tutta questa letteratura su Lombroso mentre pochissimo si pubblica su molti suoi oppositori di sicuro più apprezzabili. Ad esempio, Zanardelli che ha incarnato gli ideali della scuola giuridica liberale, che ha promosso in anticipo sui tempi una legge sul divorzio, sull'educazione sessuale, sul diritto di sciopero e favorito gli investimenti nel mezzogiorno con una visione opposta a quella dei lombrosiani. Ad esempio, Napoleone Colajanni che di Lombroso e dei lombrosiani si beffava, riconoscendosi in una concezione avanzata delle scienze sociologiche e statistiche.
Personalmente ritengo che il ricorso a Lombroso sia adatto, ancora oggi, a giustificare e a tranquillizzare per mezzo della riduzione biologica, i fenomeni più complessi della vita e della società. La storia lombrosiana rivela infatti nel modo più trasparente i nodi della biopolitica che tuttavia risultano marginalmente interessanti per gli storici che oggi si dedicano a questa “riscoperta”, politicamente corretta, della pseudoscienza lombrosiana.

Renato Foschi
Roma

Di Renato Foschi è stata pubblicata in “A” 393 (novembre 2014) la recensione del libro “Lombroso e il brigante'' di Maria Teresa Milicia.



Radicamento nel sociale: primo problema

“Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo, l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo” (Giordano Bruno).
Questa profezia diverrà realtà solo con l'affermazione dei valori che definiranno umana quella società che una consistente fetta di umanità saprà costruire prima che l'attuale folle dominio capitalista distrugga su questo pianeta ogni forma di vita. Lo strumento vincente sarà, pensiamo, quell'anarchismo che stanco di studiare come organizzare il futuro, deciderà di affrontare il presente, portando nella società una purificatrice ventata di spirito libertario.
La grande produzione di letteratura che il movimento anarchico ininterrottamente produce si caratterizza soprattutto come arricchimento politico/culturale e spiega la mancanza di quella concretezza necessaria (indispensabile) alla definizione di un operativo progetto politico. Infatti la caratteristica principale di questa letteratura è indicare come dovrebbe evolvere dal punto di vista anarchico una determinata situazione trascurando però come, e con quali strumenti operativi intervenire, nella pratica per realizzare l'intento. È quindi un ininterrotto esercizio teorico che rimanda “il fare” a un futuro mai definito, cosa che dà ragione del nostro isolamento in una nicchia minoritaria del sociale da cui è impossibile incidere nell'immaginario collettivo di massa dove anarchismo e principi propri dello spirito libertario sono segnati da quella improponibilità (se non negatività) che tradizionalmente il Potere non ha mai trascurato di attribuirci e che trova pieno passivo riscontro nel senso comune. In questa direzione opera anche la frammentazione del nostro movimento in mille singole realtà che marciano per proprio conto, forti ciascuna di una interpretazione “personalizzata” dello spirito libertario, cosa peraltro legittima ma negativa se spinta fino a trascurare le opportunità che perfino una situazione caotica può offrire qualora si decidesse di evolverla in un possibile, efficiente “caos organizzato!” per cercare - senza minimamente interferire sull'autonomia delle realtà coinvolte - di mettere in campo efficaci iniziative alternative al fatto che l'immaginario di cui sopra è continuamente riplasmato, rimodellato e condizionato dalle forze che storicamente lo manipolano.
Nel lontano XVIII secolo, con l'affermazione dell'Illuminismo, si pensò a una svolta nella quale il senso critico avrebbe annullato superstizioni, false credenze e tutti quei prodotti che la metafisica da millenni sforna a gloria delle caste al potere e, finalmente, un'epoca di verità, di giustizia e di libertà si sarebbe inverata. Successivamente sarà l'idea che supportata da una forte componente deterministica avrebbe dovuto affermarsi sistemando al meglio e per sempre le cose con il sorgere - ritenuto imminente - del “Sol dell'Avvenire”.
Ancora oggi, in pieno XXI secolo - pur immersi in una realtà tecnicizzata, robottizzata, informatizzata, segnata dalla svolta epocale decollata negli ultimi decenni del secolo passato e tuttora in piena evoluzione - vediamo il movimento anarchico di volta in volta coscientemente o no, direttamente o meno, ancora in larga parte sostanzialmente aggrappato “all'Idea” - quella dalla I maiuscola - quella su cui si confida nella sua affermazione grazie a una qualche Rivoluzione o a una improvvisa (miracolistica) presa di coscienza di massa. Intanto la storia ci sta insegnando che le rivoluzioni vincenti non si fregiano di lettere maiuscole ma hanno sempre vestito i panni dei lunghi processi operanti nel tessuto vivo della società intervenendo costantemente in ogni aspetto dell'esistente, anche quello più secondario, per indirizzarlo nella direzione voluta.
Essere presenti nel cuore della società a contatto con la gente a partire dai loro immediati problemi, quelli che angustiano la loro come la nostra quotidianità, dovrebbe/deve essere quindi il primo impegno della nostra iniziativa che si troverà ad affrontare problemi che sono determinati dalla politica e che devono essere contrastati a partire da specifiche posizioni politiche socialmente elaborate. Ma parlando di politica è necessario chiarire alcune cose prima tra tutte la politica che determina la qualità della nostra vita e se questa qualità sta progressivamente scadendo ciò deriva da una gestione della politica che tradisce la sua naturale funzione di risolutrice dei problemi sociali trasformati invece dai “politici'' in strumenti al servizio unicamente dei loro particolari interessi. Partendo da questo storico dato di fatto, negli ultimi decenni del XIX secolo il nascente movimento anarchico, individuando nella politica lo strumento principe del dominio borghese in esclusiva mano alla stessa borghesia, delegò alla rivoluzione sociale il compito di sovvertire “l'ordine costituito” per rendere giustizia ad un popolo vessato, sfruttato, affamato.
Questa posizione che a suo tempo ha avuto molte ragioni dalla sua parte, oggi appare superata sia per i mutati rapporti tra politica e masse popolari (seppure mutati solo in parte), sia per il tramonto di quella specifica prospettiva rivoluzionaria, sia per una progressiva affermazione della centralità della persona in quanto tale a seguito di un netto ridimensionamento dei vecchi automatici privilegi di censo e di casta e a quant'altro che nell'insieme caratterizzano l'attuale situazione. Questa ci vede contrapporre, all'aggressione di classe del mondo politico (politicista) la sola disponibilità a supportare quei movimenti spontanei di protesta - a questi aggregandoci - che non mancheranno mai di nascere (ed estinguersi), ma che non potranno in alcun modo rappresentare un investimento strategico. Investimento strategico che rimanendo finalizzato all'abbattimento dell'attuale sistema, valutando complessità e difficoltà dell'impegno a fronte delle nostre concrete risorse (tra cui la nostra attuale scarsissima collocazione nel sociale) non può che partire con toni bassi seppure forte della convinzione che la sua prima tappa sarà la conquista nel sociale di un proprio spazio e di una attiva e riconosciuta posizione di rispetto.
E il terreno su cui agire è oggi offerto dal disorientamento del popolo della sinistra con il quale occorre aprire un dialogo per ricercare insieme le cause del vuoto politico conseguente l'evaporazione di quel mondo di partiti e partitini che fino a ieri sbandieravano un impegno di sinistra a difesa degli interessi delle fasce deboli della società ma che concretamente operavano contro queste, come oggi è clamorosamente e chiaramente acclarato! È partendo da queste considerazioni che noi della Federazione Anarchica Empolese stiamo mettendo in campo, relativamente alle nostre scarse potenzialità, vari interventi sul territorio.

Ettore Pippi
della Federazione Anarchica Empolese



Un radical/anarchico (o anarco-radicale) ci scrive

Cari compagni,
ho cinquantasei anni e quest'anno ne compio quaranta che sono anarchico. Ho letto e studiato Godwin, Stirner, Proudhon, Bakunin, Kropotkin, Malatesta, Merlino, financo Luigi Galleani (sul quale ho scritto su questa onorata rivista).
Perché vi dico ciò? Perché se sono quarant'anni che sono anarchico, sono anche quarant'anni che sono radicale. Insomma, fin dai miei sedici anni mi sono detto anarco-radicale. E non ero isolato.
A tale proposito, occorre far riferimento a un numero di Re Nudo, la storica rivista di controcultura diretta da Andrea Valcarenghi, del 1976 che conteneva, oltre alla pubblicazione della proposta di legge radicale sulla droga, i risultati di un sondaggio sugli orientamenti politici dei lettori. Ebbene, in pieno clima marxista o leninista, la maggioranza relativa dei lettori esprimeva un orientamento politico nella direzione del Partito Radicale. Ma non si tratta solo di questo. Vediamo i dati separatamente tra uomini e donne. Tra gli uomini, il 19,7% esprimeva una preferenza per i radicali, solo il 9,8 per LC ad esempio, mentre gli anarchici erano il 7,8% (comunque tanti). Interessanti anche le indicazioni doppie o triple: l'11,7% indicava la propria preferenza per il PR più qualcosa d'altro (LC, PDUP e AO), mentre il 5,2% indicava una preferenza congiunta per radicali e anarchici.
Insomma, sommando preferenze singole, doppie o triple, i radicali erano oltre il 35% di preferenze, e gli anarchici attorno al 13%.
Ancora più interessanti i dati per le donne, data l'incidenza del movimento femminista. I radicali da soli avevano anche qui la maggioranza relativa (20%), ma le anarchiche erano ben il 18,2%. Ma, si badi, chi indicava sia radicali che anarchici (o cani sciolti) erano, tra le donne, ben il 16,8%. Come dire che le preferenze radicali, tra le femmine, raccoglievano quasi il 37% e quelle anarchiche il 35%, naturalmente i dati vanno sovrapposti.
A questo punto chiediamoci: chi erano questi anarco-radicali? A nostro avviso si trattava di due categorie:
a) I radicali che non erano completamente appagati dalla politica delle singole issues sui diritti civili, che pure erano riconducibili a un unico denominatore, la politica della liberazione del corpo, ma che intendevano collocare quest'ultima in un contesto più ampio, in uno sfondo ideale, anche utopico, ma più complessivo.
b) Gli anarchici che non condividevano la linea astensionista del movimento anarchico ufficiale, e che vedevano nelle iniziative radicali degli inveramenti concreti, anche se graduali, di una possibile politica libertaria, fermo restando l'ideale ultimo anarchico. Come si vede, queste due posizioni finiscono con il sovrapporsi.
Perché ritengo di attualità questi dati, e rendo pubblica la mia posizione? Perché nel mondo radicale sono aumentati coloro che si definiscono “radicali anarchici”, e sempre di più si diffondono posizioni intransigenti su temi come in ipotesi quello carcerario: ad esempio, abolire il carcere e la pena e non solo riformarli.
In definitiva, penso sia interesse reciproco di anarchici e radicali che molti dei primi si avvicinino al movimento radicale: i primi guadagnerebbero in pragmatismo, i secondi rinforzerebbero la propria tensione ideale e si doterebbero di più solida cultura politica.
Saluti libertari

Fabio Massimo Nicosia
Milano



L'assenza di interessi di classe nelle nuove generazioni

Un elemento determinante per comprendere la cultura politica attuale, e la sua tendenza nei prossimi anni, è l'ammissione di una totale assenza nelle nuove generazioni dei cosìddetti “interessi di classe” (quelli per cui se sei un imprenditore vuoi determinate cose e ti comporti in un certo modo mentre se sei un lavoratore salariato vuoi cose diverse e, nella maggior parte dei casi, diametralmente opposte).
La società dei consumi ha totalmente appiattito qualunque tipo di conflitto di classe, eliminando quindi dalla cultura politica delle persone la coscienza di ciò che si sta facendo e le responsabilità che ne conseguono. L'impressione che si ha è che la maggior parte delle persone nate fra la fine degli anni 80 e la fine dei 90 abbia sostituito i propri interessi di classe con i propri consumi. Mi spiego, il crimine fondamentale del consumismo è il far credere alle persone che, visto che tutti possono permettersi di comprare uno stesso oggetto, questo renda tutti uguali socialmente. La corruzione dettata dalla società dei consumi porta a far pensare al ragazzino di periferia di poter essere uguale al figlio della famiglia ricca, piuttosto che al ragazzo figlio della classe media, grazie agli oggetti che egli può comprare.
“Se entrambi abbiamo l'ultimo iPhone dove sta la differenza fra noi due?”.
Questo elemento emerge particolarmente nei pareri sulle nuove politiche del governo Renzi, in questo caso non si mette sotto accusa solo la generazione in questione quanto tutti coloro che hanno abboccato a questo nuovo fenomeno mediatico. Sta di fatto che si possono vedere rampanti studenti universitari e giovani disoccupati, provenienti da famiglie più o meno benestanti, appoggiare le politiche lavorative proposte da questo governo non domandandosi minimamente un domani a quale classe apparterranno e come queste politiche potranno influenzare il loro futuro.
Si sta arrivando all'assurdità totale secondo la quale il disoccupato chiede che il governo tolga più diritti e tassi meno l'imprenditore credendo che questo, un domani, possa dargli lavoro.
Quest'ultimo discorso può essere tranquillamente esteso all'attuale settore operaio (con le dovute differenze) ma necessiterebbe di un discorso e una contestualizzazione a parte.
Il sistema capitalistico basato sulla competizione e l'individualismo ha infuso nelle nuove generazioni la credenza che la meritocrazia paghi e che la libertà incondizionata nei settori economici e commerciali possa portare benefici a tutti quanti. Le nuove generazioni abboccano senza fermarsi a riflettere se, nell'impresa senza diritti del domani, occuperanno gli ultimi posti della produzione o i posti di comando. Si viaggia verso l'ultracapitalismo con un livello di fiducia che paragonarlo alla fede religiosa è dir poco.
Il problema vero è: quando arriveremo alla resa dei conti quante di queste persone prenderanno coscienza del loro sbaglio e sapranno porvi un rimedio?
E nel frattempo? Cosa sarà successo?
Questa fede incondizionata nel capitalismo, nella competizione e nel libero mercato ci porterà ad un nuovo feudalesimo dei diritti, ci stiamo dando la zappa sui piedi e, nell'arco istituzionale, non c'è nessuna forza politica che voglia far emergere questo problema fondamentale (cosa che fa dedurre che non ci sarà un'inversione di tendenza nei confronti di questo tema da parte della società civile). Le classi sociali esistono, gli interessi di classe sono determinanti e spero che, prima o poi, torneremo a prenderne coscienza.
Nel frattempo godiamoci il baratro.

Gabriele Lugaro
Neive - contro-informazione, politica, musica e idee.
Savona



Cuba-USA/ Gli anarchici cubani dopo l'accordo

1. La “normalizzazione” delle relazioni tra i poteri governativi degli Stati Uniti e di Cuba dovrebbe aiutare a eliminare numerosi e antiquati impedimenti imposti (da questi stessi governi) ai legami umani elementari tra le due nazioni.
2. Noi condividiamo la felicità di coloro che sono usciti di prigione e delle loro famiglie che finalmente possono riabbracciare i loro cari, in libertà - finalmente! - dopo molti anni di incarcerazione “legale”.
3. Nonostante ciò, conosciamo i termini di questa negoziazione. Si tratta di un colpo di scena che contribuisce a una mentalità che crede nei miracoli e ci lascia come spettatori passivi.
4. Ci preoccupa inoltre che si generino nuove opportunità per il capitale di sfruttare “più” e “meglio” le nostre genti.
5. Ci preoccupa che si intensifichi il conformismo, l'insignificanza e la miseria, a causa di un maggior consumismo, maggior devastazione dei territori e maggior invasione della cultura di massa; inoltre...
6. L'imperialismo nordamericano rimane in piedi.
7. L'autoritarismo cubano rimane in piedi.
8. La Base Navale di Guantánamo non è stata smantellata e continua ad ospitare una prigione internazionale dotata di un centro di torture.
9. Non basta liberare un gruppo di prigionieri, né basterebbe chiudere un carcere particolarmente odioso: tutte le prigioni del mondo devono chiudere.
10. Non basta nemmeno che due Stati smobilitino la loro “guerra fredda” e si mettano d'accordo sopra una serie di punti: la vera riconciliazione tra la gente avverrà quando non ci saranno più Stati.
11. Men che meno basta sbloccare dei mercati affinché i possessori dei mezzi di sfruttamento del lavoro altrui e della natura commercino tra loro: tale sfruttamento deve scomparire subito.
12. Pertanto speriamo che, ora che all'orizzonte si intravede il possibile smantellamento del blocco/embargo, non solo questo si faccia tramite istanze esecutive ma che tutti i cubani e gli statunitensi vi prendano parte con le loro volontà.
Continueremo la nostra lotta contro tutte le dominazioni: lotta ecologista, antimperialista, anticapitalista e antiautoritaria, in solidarietà con i compagni e le compagne nel resto del mondo.

La libertà senza socialismo è privilegio e ingiustizia;

Il soocialismo senza libertà è brutalità e tirannia.

Laboratorio Libertario Alfredo López
L'Avana, 19 dicembre 2014
traduzione a cura di Selva e Davide



Milano/Un appello per la sede FAI

Sono 38 anni che i locali ed il salone di viale Monza 255, sono luoghi di attività sociale, libertaria e rivoluzionaria. Sono 38 anni che ci impegniamo a mantenere questi locali punti di riferimento per iniziative di solidarietà e di lotta, di dibattito e di riflessione, di convivialità e di buona cucina.
Sono 38 anni che raccogliamo materiali, pubblicazioni, libri, manifesti per trasmettere memoria, per diffondere conoscenza.
Ora ci troviamo ad un punto di svolta. Dopo un periodo di inattività dovuto alla pesante ristrutturazione dello stabile in seguito al cedimento di un pavimento al primo piano, ora stiamo riprendendo possesso non solo dei nostri spazi, ma anche di locali nuovi.
Il salone è ora in grado di ospitare eventi; la cucina è stata completamente rinnovata nel pavimento e nelle dotazioni; stiamo predisponendo i nuovi locali al primo piano per ospitare ed organizzare un archivio finalmente consultabile e disponibile. E ci siamo impegnati nell'installare l'impianto di riscaldamento in più locali possibile, in modo da renderli più confortevoli.
Inutile dire che ci siamo sottoposti ad uno sforzo notevole, e non solo fisico...
Molti lavori (il nuovo impianto elettrico, la posa delle piastrelle in cucina, la demolizione di pareti, ecc.) sono stati garantiti dalla grande generosità di compagni, che hanno offerto le loro competenze e professionalità; delle attrezzature sono state messe a disposizione gratuitamente; un frigo nuovo ci è stato regalato, ma altri lavori si possono fare solo ricorrendo a prestazioni d'opera.
Avrete già capito che siamo a chiedervi di mettervi una mano sul cuore e l'altra sul portafoglio e di inviarci un contributo – qualunque esso sia – che ci aiuti a portare a termine i lavori intrapresi e che ci faccia sentire la vostra vicinanza.
Tanto per quantificare, ecco la lista delle spese preventivate ed in parte già finanziate, almeno in piccola parte:
- impianto di riscaldamento (salone e locali del piano superiore) 9.000 €
- allacciamento impianto a gas 400 €
- acquisto cucine a gas e tavoli 1.725 €
- acquisto plafoniere e materiale elettrico per illuminazione locali 300 €
- nuova serratura 100 €
- scaffalature per archivio 1.291 €
Per fare fronte a questi impegni lanciamo una sottoscrizione con l'obiettivo di raggiungere 15.000 € in un anno: pranzi, concerti, iniziative varie non mancheranno ma contiamo soprattutto su di voi e sulla vostra partecipazione ed il vostro sostegno diretto.
Certi della vostra solidarietà vi abbracciamo con affetto e tanta anarchia!

le compagne ed i compagni della Federazione Anarchica Milanese
Conto corrente bancario intestato a Francesco Ponticelli. Iban: IT 52 S 03599 01899 050188526465 / Bic: CCRTIT2TXXX




I nostri fondi neri

Sottoscrizioni. Paolo Guaitani (San Giuliano Milanese – Mi) 10,00; Giuseppe Loche (Cortemaggiore – Pc) ricordando Aldo Braibanti, 20,00; Nicola Piemontese (Monte Sant'Angelo – Fg) 20,00; François Argenziano (Imola – Bo) 10,00; Fabiana Antonioli (Coassolo – To) 50,00; Enrico Calandri (Roma) 100,00; Libreria San Benedetto (Genova Sestri Ponente – Ge) 4,70; Aurora e Paolo (Milano) ricordando Amelia Pastorello e Alfonso Failla, 500,00; Agostino Perrini (Brescia), 20.00; Giancarlo Attena (Napoli) 100,00; Marc Rives (Firenze) 50,00; Biagio Barbaro (Sesto San Giovanni – Mi) 30,00; Gianni Pasqualotto (Crespano del Grappa – Tv) 200,00; Daniele Proietti (Piglio – Fr) per versione PDF, 4,00; Paolo Sandrone (Cherasco – Cn) 10,00; Arnaldo Androni (Vigolo Marchese – Pc) 40,00; Antonio Ciano (Gaeta – Lt) 10,00; Fabrizio Cherubini (Firenze) 10,00; a/m M. Botta (Aymavilles – Ao) parte ricavato dalla festa per Umanità Nova a Chatillon, 40,00; Laura Cipolla (Casalmaiocco - Lo) 10,00; Cristiana Pauletti (Verona) in memoria di Luigi Veronelli, 20,00; Dorotea Cerra (località non specificata) 25,00; Giacomo Dara (Certaldo – Fi) 10,00; Giuseppe Posteraro (Amante – Cs) 10,00; Franco Schirone (Milano) 100,00; Master Alarm (Brescia) per un abbonamento a un carcerato, 40,00; Roberto Morolli (San Giovanni in Marignano – Rn) 3,70; Cariddi Di Domenico (Livorno) 100,00; Santi Rosa (Novara) 10,00; Domenico Angelino (Sant'Antimo – Na) 10,00; Daniele Ferro (Voghera – Pv) 20,00; Loredana Palermo (Adrano – Ct) 10,00; Gianni Forlano e Marisa Giazzi (Milano) augurando buon anno ad “A”, 100,00; Mirko Giacomini (Nuvolento – Bs) 4,00; Gianlorenzo Tondelli (Castelnuovo ne' Monti – Re) 40,00; Roberto Palladini (Nettuno – Rm) 20,00; Massimo Teti (Roma) 10,00; Angelo Zanni (Sovere – Bg) 20,00; Diego Giachetti (Torino) 40,00; Saverio Nicassio (Bologna) 10,00; Carlo Capuano (Roma) 40,00; Benedetto Valdesalici (Villa Minozzo – Re) 10,00; Antonio Pedone (Perugia) 30,00; Rino Quartieri (Zorlesco – Lo) 60,00; Daniele Noè (Dairago – Mi) 12,00: Luca Galletti (Lancenigo – Tv) 20,00; Rolando Paolicchi (Pisa) 10,00; Simone Gatti (Borgo Val di Taro – Pr) 10,00, Tommaso Regazzo (Selavazzano Dentro – Pd) 10,00; Lele Odiardo (Frassino – Cn) 20,00; Gino Perrone (Brindisi Casale) ricordando Paolo Friz, 10,00; Domenico Bevacqua (Leinì – To) 100,00; Alessandro Lelli (Gallese – Vt) 20,00. Totale € 2.193,40.

Abbonamenti sostenitori. (quando non altrimenti specificato, trattasi di euro 100,00). Fabrizio Tognetti (Larderello – Pi); Nicola Casciano (Novara) 140,00; Marco Breschi (Capostrada - Pt) 200,00; Renzo Bresciani (Campi Bisenzio – Fi); Luciana Castorani (Malagnino – Cr) 500,00; Andrea Tognina (Berna – Svizzera); Gianni Pasqualotto (Crespano del Grappa – Tv); Renzo Sabatini (New Yor – Usa) 200,00; William Cattivelli (Cremona); Salvatore Piroddi (Arbatax – Og); Loriano Zorzella (Verona); Giorgio Sacchetti (Arezzo); Milena Soldati (Francia) ricordando Paolo; Marcella De Negri (Milano); Alberto Ramazzotti (Muggiò – Mb) 150,00; Luca Magni (Monza); Aimone Fornaciari (Nattari – Finlandia); Mario Perego (Carnate – Mb) 250,00; Luca Todini (Torgiano – Pg) 150,00; Tomaso Panattoni (Coventry – Gran Bretagna); Angelo Tirrito (Palermo); Luca Denti (Oslo – Norvegia); Giancarlo Baldassi (Sedegliano – Ud); Alfredo Gagliardi (Ferrara) seconda rata abbonamento 2014, 200,00; Massimo Merlo (Lodi); Pietro Steffenoni (Lodi); Nicola Farina (Lugo – Ra); Claudio Stocco (Saonara – Pd); Ettore Valmassoi (Quero – Bl); Giancarlo Gioia (Grottammare – Ap); Loredana Zorzan (Porto Garibaldi – Fe); Giulio Zen (Gualdo Tadino – Pg). Totale 4.190,00.

No-Tav. Sergio Quartetto (Asti) ci ha inviato 100,00 euro in solidarietà con i No-Tav. Li abbiamo girati alla Federazione Anarchica Torinese, da sempre impegnata nella lotta No-Tav e in particolare (anche) nella solidarietà ai No-Tav colpiti dalla repressione.

Fausta Bizzozzero è stata tra le fondatrici della nostra rivista, presente alle tante serate e nottate di progettazione che nel corso del 1970 ne prepararono l'uscita del primo numero, avvenuta poi nel febbraio 1971. Già da qualche anno attiva tra gli anarchici milanesi (ai tempi di Pino Pinelli, per capirci), Fausta è stata responsabile della nostra amministrazione negli anni '70 e ha fatto parte del collettivo redazionale di “A” fino al 1989. Nel 1977 è stata tra i fondatori della Libreria Utopia – allora in via Moscova – e sua anima fino a pochi anni fa: libraia appassionata e stimata, organizzatrice di presentazioni di libri/mostre/eventi, punto di riferimento culturale per una marea di persone, per decenni.
Nel 1978 ha assunto la responsabilità legale di “A” e ha voluto mantenerla anche quando gli impegni connessi con la libreria l'hanno allontanata dalla vita redazionale. E tuttoggi, dopo 35 anni, mantiene questo suo ruolo, tra l'altro avendo sempre provveduto di tasca sua al pagamento delle quote dovute all'Ordine dei Giornalisti per poter sostenere questo ruolo. Complessivamente migliaia e migliaia di euro che non sono mai stati contabilizzati né in bilancio né tra le sottoscrizioni, come pure avrebbero dovuto essere. “Colpa” della sua riservatezza.
Ci fa piacere rendergliene pubblicamente grazie in questo spazio riservato ai nostri “fondi neri”. Anche se il sostegno di Fausta va ben oltre le finanze, perché – certo dopo la libreria cui ha dato anima e l'anima - “A” è sempre stata e rimane anche una sua cosa - e la sua casa.

p.f.