rivista anarchica
anno 42 n. 376
dicembre 2012 - gennaio 2013


 

 

La democrazia del sorriso

Si sarebbe potuto definire in tutto e per tutto un tipo normale se non fosse stato per un piccolo problema neurologico. Alle notizie drammatiche reagiva sempre con una sonora risata, tanto più grassa quanto più grave era la notizia. Terremoti, mali incurabili, lutti. Nulla faceva eccezione. Qualunque disgrazia muoveva il suo viso a un irrefrenabile sfogo di ilarità.
“Che ti è successo?”
“Mi è morto il cane...”
“Ah ah...”
Ne ricavò il deserto di contatti umani e due costole rotte quando l'ultimo amico rimasto gli confidò che sua moglie lo aveva lasciato per un funambolo polacco.
Era la sua personale tragedia, anche se a vederlo non si sarebbe detto. Dentro soffriva come un cane, ma, seduto sulla sponda del letto nelle notti insonni, ci rideva sopra.
Un vicino di casa, psichiatra depresso, non riusciva a spiegarsi tanto buonumore, soprattutto alla luce dei fatti che da oltre due anni stavano portando il paese sull'orlo del baratro. Così decise di andare a trovare il suo dirimpettaio. Per prima cosa notò che quell'uomo aveva una risata contagiosa e controcorrente, sicuramente terapeutica, e ne ricavò lo spunto per un articolo su una rivista specializzata. Poi cominciò a invitarlo a cena. Quante risate insieme di fronte ai telegiornali che portavano notizie di stragi, tsunami, incidenti stradali...
“Già”, pensò lo psichiatra non più depresso. “Perché non considerare questo uomo in apparenza strambo come una terapia in carne e ossa? Un esempio da imitare più che un incontro imbarazzante da evitare?”
Scegliendo di divulgare la sua scoperta, lo psichiatra restituì l'uomo ridanciano alla vita sociale e un mare di soldi al suo conto corrente. Lo portava in giro per le corsie d'ospedale, dove la sofferenza dettava legge, e giù risate a valanga. Poi era la volta dei funerali, e la presenza di quell'ospite appariva come un invito a esorcizzare il dolore con una sana risata fuori luogo.
La popolarità dell'uomo crebbe fino a irrompere nella televisione. Il suo, dicevano esperti di comunicazione e analisti finanziari, era il giusto modo per tenere testa alla crisi. Uno stile di vita sfacciatamente ottimista, coraggioso quanto basta per affrontare i problemi, leggero a sufficienza per risolverli.
Da qui all'ingresso in politica il passo fu breve. Data l'inflazione di comici tra i partiti, lo psichiatra diventato nel frattempo consulente modellò per il suo vicino di casa una campagna elettorale che lo distinse radicalmente dai suoi concorrenti. Lui non reclamava risate per ragioni di potere. Semplicemente rideva quando non c'era nulla da ridere, a partire dalle guerre.
Raccolse gli insulti peggiori, ma la sua lista, Il solo che ride, conquistò un seggio e lui venne eletto. Quando gli portarono la notizia, fece l'unica cosa all'altezza del momento. Rise fino alle lacrime.

Paolo Pasi