rivista anarchica
anno 42 n. 370
aprile 2012


Trentasette
anni fa


 

a cura della redazione

 

 

In genere si analizza una pubblicazione cartacea quasi esclusivamente per i suoi contenuti: articoli, prese di posizione, argomento messo in copertina, temi “bucati”, ecc.. Varrebbe maggiormente la pena, a volte, prestare attenzione anche alle modalità tecniche, a “come” e dove la rivista viene prodotta, ecc.. L’Ai lettori del n. 38 (maggio 1975) è dedicato proprio a questi aspetti.
A partire da questo numero – si legge – la rivista cambia tipografia. D’ora in poi sarà stampata presso la tipografia “Il Seme” di Carrara, che due compagni anarchici hanno impiantato lo scorso anno e che da alcuni mesi già stampa – tra l’altro – il settimanale della F.A.I. Umanità Nova e la rivista bimestrale Volontà. Più di una ragione ci ha spinto al trasferimento tipografico. Le prime due ragioni indicate erano il minor costo e la tecnologia offset rispetto al piombo del precedente (e vetusto) sistema tipografico. Più interessante la terza ragione: Vi è infine in tutti noi la coscienza e la soddisfazione di poter così contribuire al successo di un’iniziativa positiva come quella intrapresa dai nostri compagni tipografi a Carrara: un’iniziativa che è nata e vuole svilupparsi in seno al movimento anarchico.
In effetti le cose sono andate un po’ diversamente. La copertina di quel numero 37 è rimasta l’unica stampata a Carrara, perché la sua stampa fu di così bassa qualità che decidemmo subito di riportarne la stampa nella “vecchia” tipografia di Milano, quella in cui abbiamo iniziato a stampare la rivista nel 1971 e nella quale tuttora la facciamo stampare (e da anni anche confezionare).
Sì, perché l’intensa stagione di collaborazione con i due compagni tipografi di Carrara (Alfonso Nicolazzi, verbanese, scomparso qualche anno fa’ e Corrado “Dino” Mosca, triestino ora tornato nella città natale, e poi con i tanti che si sono succeduti fino al livornese Donato Landini, che da anni ormai manda avanti la Cooperativa Tipolitografica che ha preso il posto de “Il Seme”) si chiuse nel luglio 1985, dopo 10 anni, per problemi tecnici, organizzativi e anche di relazioni umane, che ci spinsero – non senza sofferenza – a trasferire a Milano l’intero ciclo produttivo, separando la fotocomposizione, la ricerca iconografica e la realizzazione grafica (affidata da allora agli amici Erre&Pi, con una parentesi di pochi anni ad Amber) dalla stampa ritornata all’impresa tipografica della famiglia Sabaini (con le sue varie ragioni sociali, succedutesi nel tempo).
Non si chiuse bene, la nostra esperienza tipografica di cui sul n. 37 salutavamo l’inizio. L’essere passati da una struttura “di movimento” ad altre “commerciali” è sempre stata vissuta da noi anche come una sconfitta. Ma una cosa sono le idee e i progetti, un’altra ben diversa è la pratica di vita e di lavoro quotidiano.
Sono considerazioni anche amare, ma necessarie, quelle che a quasi trent’anni dalla fine di quella stagione ancora ci ritroviamo a fare. Ci piace però concludere questa puntata di “amarcord” con le immagini di quelle giornate di lavoro comune con Alfo, Gilbè, Dino, Ferro, Carletta, Gaetano, Denny, Franco e i tanti/e con cui si è lavorato, non senza contrasti anche pesanti, nel mondo comune della comunicazione libertaria. O, se vogliamo, della comunicazione libertaria come apparve erroneamente in un titolo a piena pagina, che nessuno notò se non a rivista stampata.
Perché chi lavora nel campo della stampa sa che il nemico si cela anche dietro questi errori. Errori di stumpa amava dire l’indimenticato Umberto Del Grande, il più spiritoso dell’ambito anarchico milanese da cui nel febbraio 1971 nacque “A”. Quello che meglio accomunava, nel suo allegro esprimersi, Malatesta e Totò.