rivista anarchica
anno 41 n. 367
dicembre 2011 - gennaio 2012


Dibattito Roma 15 ottobre - 3

Ci risiamo. Ma io non ci sto
di Adriano Paolella

La manifestazione del 15 ottobre aveva dei caratteri interessanti. Ma è stata stravolta. Menare le mani fa sempre piacere a chi è pagato per farlo e a chi non vuole o non sa fare altro.

 

Quando qualcuno impone un modello di manifestare da me non condiviso egli non è mio amico. Non è mio amico perché mi toglie una possibilità di esprimere le mie idee ignorando i miei desideri e marginalizzando il valore della mia voce.
La manifestazione del 15 ottobre aveva dei caratteri interessanti. I partiti e le organizzazioni “istituzionali” presenti ma non dominanti. Anzi c’era tanta gente in aggregazioni sociali che concretamente formano quella parte del mondo che mi è più vicina e moltissime persone che individualmente e consapevolmente partecipavano la loro contrarietà ad un modello ambientalmente dannoso e socialmente nocivo.
Una forma di aggregazione “libertaria” in cui la scelta della base conta di più di quella dei vertici, dove la differenza delle voci presenti e la pariteticità delle stesse costituisce la ricchezza della proposta. Un embrione di un mondo composto da diversità che possono convivere proprio perché gli interessi individuali si attuano con e non a scapito degli altri. Un embrione di un mondo che ogni tanto ha bisogno di vedersi per comprendersi, per rassicurarsi della propria esistenza, per garantire tutti che non si è soli.
Una manifestazione che è momento di rappresentazione di quello che ogni giorno i partecipanti autonomamente fanno pensando, parlando, convincendo, adeguando il proprio lavoro alle comuni necessità, sostituendosi a strutture istituzionali limitate, contribuendo con la propria personale presenza a sostenere un tessuto relazionale non formale che è alla base della vita comune. È proprio per la sua sola esistenza una alternativa praticata al modello imposto.
Quello che è successo è noto.
Un gruppo di persone ha bruciato qualche macchina e spaccato delle vetrine di una banca in via Cavour e poi si è diretto verso piazza S.Giovanni rivoltando e dando alle fiamme cassonetti dei rifiuti, una caserma abbandonata, auto casualmente incontrate lungo la strada, sfondando vetrine, facendo scarne scritte.
Raggiunta la piazza il/i gruppi hanno incominciato a lanciare di tutto contro le forze dell’ordine aumentando in numero con il trascorrere del tempo. Le forze dell’ordine da parte loro hanno accettato il gioco. Così si sono divertiti tutti.
Menare le mani fa sempre piacere a chi è pagato per farlo e a chi non vuole o non sa fare altro (incluso in questo i giovani guerrieri spronati da ormoni e rabbie adolescenziali ed i meno giovani psicopatici).
Non mi interessa più sapere chi essi siano (disadattati, arrabbiati, poverazzi, provocatori, assoldati, infiltrati, bischeri). E non mi interessa sapere neanche se hanno o meno buone motivazioni per fare ciò che fanno. Diciamo che ce l’hanno: questo modello è un vero schifo fa soffrire miliardi di persone al mondo, sta distruggendo il pianeta, ci sta organizzando un futuro di guerre e di conflitti per appropriarsi di acqua, terra, energia. E ci sono persone che questo modello lo sostengono e che per loro interesse fanno male a gran parte degli abitanti del pianeta.
Se quindi uno vuole scegliere strategie violente c’è un canestro di motivazioni a cui attingere.
Ma non con me e non su di me.
A me non interessa; io credo che il mezzo ed il fine debbano essere coerenti, e quindi desiderando un mondo non autoritario e non violento sono certo che comportamenti diversi non mi avvicinano alla sua realizzazione. E questa è una posizione culturale e non naturale; perché a me rode, e rode pure tanto, quando mi impongono soluzioni non condivise. Chiunque me le imponga sia mascherato con scudo e manganello, sia mascherato con passamontagna e sampietrino.
Dopo avere colpito obiettivi di grande importanza strategica (vetrine di banche, auto (molte utilitarie), scooter, edifici vuoti, poliziotti, ma più di tutto cassonetti) obiettivi che parlano e spiegano con l’azione lo spessore del messaggio che i loro autori non riescono a esprimere con le parole, dopo avere reso definitivamente inaccessibile la piazza ai manifestanti e provocato lo scioglimento della manifestazione tutto si è concluso. Non più scontri e tutti a casa dopo una bella giornata piena di emozioni ed adrenalina.
Ci sono rimasti gli offesi ed io tra questi; e se c’è coerenza tra mezzi e fine la loro configurazione del mondo non mi piace.

Adriano Paolella