rivista anarchica
anno 41 n. 366
novembre 2011


ai lettori

quale dibAttito

“Est modus in rebus”, c’è una misura nelle cose – recita un motto latino. E noi cerchiamo di tenerlo presente, mentre ci apriamo e sollecitiamo il dibattito, sulle pagine di questa rivista. Prendiamo, per esempio, la figura di Vittorio Arrigoni. Nel numero estivo il nostro collaboratore Francesco Codello esprime su di lui delle opinioni che sollevano numerose critiche: sono quattro i lettori di “A” che ci scrivono in merito e le loro opinioni trovano spazio, tutte, nel successivo numero di ottobre, nella rubrica delle lettere. Nessuna “censura”, solo l’invito (accolto) a uno degli scriventi perché moderi il linguaggio in un paio di passaggi, nei quali la critica (sempre legittima) si lascia andare a considerazioni offensive. È il nostro stile di lavoro, la nostra concezione della funzione di un organo di stampa libertario. Massima apertura alle diverse opinioni, ma rifiuto del “riceviamo e pubblichiamo” se questo significa permettere che i toni del dibattito si abbassino e che conseguentemente insulti, pregiudizi, attacchi frontali trovino spazio. Aperti sì, ma non agli sfoghi incontrollati e allo squallore delle risse da ballatoio. Altro esempio, più complesso, quello del dibattito in corso da qualche tempo su “A” in merito al veganismo & dintorni. Ne abbiamo già parlato in questa stessa rubrica di dialogo con i lettori, due numeri fa. Per chiarire che noi della redazione non solo non siamo vegani, ma nemmeno condividiamo quanto sostenuto da vegani anarchici a proposito della necessaria inscindibilità delle due opzioni. Detto chiaramente, a nostro avviso si può benissimo essere anarchici senza sposare le idee e le pratiche vegane. Ciò affermato, abbiamo sollecitato i vegani a intervenire sulle pagine di “A” per esporre le loro opinioni e conseguentemente per favorire il dibattito. Confermando che anche su questa tematica il nostro obiettivo non è quello di definire “la” posizione anarchica in materia, ma molto più modestamente (e utilmente) di favorire la libera espressione dei ragionamenti e delle posizioni, affinché ognuno abbia alla fine maggiori elementi per poter decidere. La pubblicazione, sullo scorso numero, del fumetto di Cossi & Nuvolotti “Nostra patria è il mondo intero”, 5 pagine di cruda denuncia della scelta di nutrirsi anche di carne, ha suscitato le critiche di quanti, non essendo vegani, ci hanno detto di sentirsi offesi e disturbati dalla violenza delle immagini del fumetto e dal messaggio “talebano” e criminalizzante nei confronti di chi non è vegano. Una delle critiche mosse (verbalmente) alla redazione è quella di aver concesso a un fumetto quella violenza e intolleranza che non sarebbe mai stata accettata a fronte di uno scritto di pari impostazione. Questo non sarebbe un intervento nel dibattito, ma l’asserzione intollerante e non problematica di una Verità con la “V” maiuscola. Quindi, inaccettabile. Non intendiamo, qui e ora, trarre delle conclusioni e nemmeno esprimere il nostro parere redazionale, che appunto è già stato espresso nelle sue linee generali due numeri fa. Ci sembra interessante segnalare l’importanza degli aspetti metodologici relativi alla “gestione” del dibattito. Possono sembrare piccole cose, se non a volte questioni di “lana caprina”, mentre nel mondo succede ben altro, tutti i giorni e spesso senza nemmeno che la nostra rivista trovi modo di occuparsene. Ma non è così, a nostro avviso. E noi della redazione siamo convinti che spesso le questioni di forma abbiano a che vedere anche con la sostanza che vi si cela dietro (o sotto). E che sia importante che i criteri con cui viene “compilata” una rivista come “A” debbano, per quanto possibile, essere patrimonio collettivo della comunità degli amici, dei lettori e dei sostenitori di “A”. Il grande sogno che ci anima deve concretizzarsi anche in piccoli ma sensati comportamenti quotidiani. E la nostra opposizione allo stato di cose presenti deve manifestarsi certo con rigore e determinazione, ma anche con uno stile e con comportamenti conseguenti. Da esplicitare e discutere apertamente, alla luce del sole. Esattamente come stiamo facendo. “Est modus in rebus”, appunto.