rivista anarchica
anno 41 n. 365
ottobre 2011


Spagna

Siamo tutti indignados
a cura di Claudio Venza

Il movimento che dal 15 maggio (15-M) ha occupato tante volte le piazze di Madrid, Barcellona e tante città spagnole contiene elementi originali e interessanti dal punto di vista libertario.
Pubblichiamo un breve resoconto da Madrid, due riflessioni sulla nonviolenza e sul rapporto con gli anarchici, una serie di scritte sui muri e di slogan.

Indignados/1
Nè verticalizzazione nè centralizzazione

Il movimento degli indignados vede una grande partecipazione di libertari. Qui a Madrid, per esempio, ci sono anarchici tanto nei diversi grupos de trabajo (commissioni su singoli aspetti della lotta) quanto nelle asambleas de barrio (quartiere), e in generale i giudizi che ho sentito da compagni in merito son tutti positivi. Al di là del numero di coloro che si definiscono anarchici, ritengo che sia più importante il fatto che il movimento in quanto tale stia facendo proprie teorie e pratiche tipicamente libertarie. Si può affermare che il 15-M è stato un eccezionale catalizzatore per tutto il malessere latente in diversi ambiti della vita socio-politica. In questi mesi in Spagna si vive in uno stato di contestazione costante, frutto della spontanea iniziativa di decine di migliaia di persone che hanno cominciato ad auto-organizzarsi secondo metodi orizzontali e assembleari.
Le diverse decisioni relative alla linea da adottare, ai testi da diffondere etc., sono state prese in assemblee in cui si discuteva finché non si giungeva a posizioni che godessero di un ampio consenso, in modo da adottare un’attitudine il più possibile incluyente e solidale. È da sottolineare che, almeno qui a Madrid, di volta in volta tanto nelle assemblee generali che in quelle di barrios o grupos cambia sempre il moderatore e ruotano pure gli altri ruoli organizzativi principali. Il movimento si è andato sviluppando settorialmente e territorialmente, ma ha sempre evitato qualsiasi tipo di verticalizzazione e centralizzazione: si è così creato un sistema dove, per dirla con Proudhon, “il centro è ovunque e la circonferenza in nessun punto”. Dato che finora le cose hanno funzionato, quanto sta accadendo costituisce una riprova della validità dei metodi libertari.
Per quanto riguarda il piano dei contenuti, il discorso è un po’ più complicato. A livello generale si è assistito a un notevole ampliamento del raggio delle critiche che – se in un primo momento erano dirette essenzialmente contro la legge elettorale, la corruzione e le misure di austerità per superare la crisi –, oggi colpiscono tanto le principali istituzioni nel loro complesso (stato, chiesa, banche, esercito) quanto la repressione messa in atto nei diversi ambiti della vita sociale (sessualità, ecologismo, arte, etc.). Ci si è sostanzialmente accorti che i profondi problemi che ci troviamo ad affrontare oggi non sono contestuali e passeggeri, ma il frutto di un sistema che non funziona e che pretende di uscire dall’ennesima crisi senza fare i conti con le cause strutturali che l’hanno prodotta. Qui però si creano delle spaccature rilevanti, relative al grado di radicalità delle varie proposte. Vi è accordo unanime sulla necessità di metter fine al sistema economico attuale, così come sulla necessità di assicurare una maggiore partecipazione delle persone alla gestione della res publica (in questo senso si sta muovendo la convocazione di uno sciopero generale per l’autunno). Tuttavia, non molti ritengono che si debba abbattere lo stato e, in questo senso, la piattaforma Democracia Real Ya (DRY) sta manovrando per far sorgere dal 15-M una formazione che partecipi alle prossime elezioni politiche. Questa prospettiva si trova di fronte a forti resistenze a Madrid, ma pare che in altri luoghi le proposte di DRY stiano incontrando più eco. Gli anarchici, ma non solo loro, stanno cercando di potenziare l’idea dell’autogestione assembleare come metodo organizzativo assolutamente valido e applicabile a tutti gli ambiti della vita sociale e basato sul rifiuto della delega.
Questo a lungo termine: a breve-medio termine, invece, il movimento degli indignados (molti preferiscono utilizzare quest’espressione piuttosto che movimiento 15-M per svincolarsi dalla manifestazione originaria così da non fare il gioco di DRY che l’aveva convocata) sta funzionando come una sorta di contropotere capace di occupare la scena pubblica mediante la disobbedienza civile. È da notare che non si è mai fatto uso di violenza alcuna: nonostante ciò la polizia è intervenuta duramente, malmenando persone che semplicemente stavano cantando slogan o addirittura semplici passanti! A inizio agosto, ad esempio, ero a una manifestazione che, sorta spontaneamente, è arrivata fino al Ministero degli Interni. Erano le 11 di sera e io ero con mia figlia di un anno e mezzo. Eravamo tutti fermi in Plaza Colón quando, senza alcuna motivazione se non quella che la manifestazione non era stata autorizzata, sono arrivate una dozzina di camionette da cui sono scesi agenti in tenuta antisommossa che hanno cominciato a picchiare alla cieca persino contro anziani. La cosa paradossale è che sui giornali si è scritto che vi sono stati degli agenti feriti, ma non si è specificato che le loro ferite consistevano, ad esempio, in contusioni sul polso che i poliziotti si sono causati urtando i corpi di coloro a cui stavano dando manganellate!
Consiglio poi di vedere su youtube i video relativi alla repressione del 17 agosto in occasione della manifestazione contro la visita del papa per farsi un’idea del modus operandi delle “forze dell’ordine”. Il PSOE e il PP si trovano uniti nell’intento di fronteggiare una protesta che li travolge entrambi e quindi non si stanno facendo troppi scrupoli: per diversi giorni dell’ultimo mese, Puerta del Sol, la piazza enorme e centrale di Madrid (già occupata per settimane da migliaia di manifestanti e dalle tende del movimento) è stata militarizzata e la cruciale fermata del Metro chiusa.
Il clima d’assedio che politici e banchieri stanno imponendo appare coerente con i loro progetti di controllo totale della società, oltre che dell’economia.

Emanuele Treglia

Indignados/2
Qualche riflessione sulla nonviolenza


Il movimento è tale per DNA, si tratta cioè di una “decisione non decisa” malgrado le provocazioni, gli sgomberi, le legnate della polizia. Analogamente si danno per scontate altre caratteristiche: paritarietà dei partecipanti, non esclusione, senza rappresentanti, lontano da sigle e partiti politici.
La nonviolenza del 15-M (per comodità usiamo questa sigla) non è accettazione della legalità, né dei metodi tradizionali della politica. Al contrario, è un’attitudine attiva, ribelle, disobbediente e creativa.
La forza del 15-M consiste, tra l’altro, nell’accogliere la pluralità, portare all’azione ed essere imprevedibile. Si tratta di disertare dagli scenari che il potere ci prepara e dove ci aspetta per erodere l’appoggio sociale e l’ampia legittimità di cui disponiamo. (Secondo un’inchiesta giornalistica di fine maggio 2011 circa sei milioni di spagnoli si riconoscevano nel 15-M!).
Vogliamo uscire dalla nota spirale: repressione/arresti/feriti/paura/ rancore/ reazione/campagne antirepressive. In essa si perde l’iniziativa originaria che ci viene dal fatto di porre domande precise sull’attuale società, sull’uso delle risorse, sul modo in cui vogliamo vivere…
In questo senso si pensa che sia meglio, di fronte ai poliziotti in tenuta antisommossa, usare mezzi di comunicazione ironica o razionale: si è visto che la polizia resta incerta sul da farsi e si possono interrompere gli automatismi repressivi.
Non va poi dimenticato che alle azioni nonviolente può partecipare gente di ogni tipo e non solo giovani uomini dotati. La molteplicità e l’orizzontalità del movimento ci guadagna.
La nostra forza sta nella radicalità delle idee e delle proposte, non nella violenza degli scontri.

(Liberamente tratto, da Claudio Venza, da una riflessione, apparsa in siti vicini al 15-M, di Amador Fernández-Savater, nato a Madrid nel 1974. È uno scrittore ed editore che si impegna nel pensiero critico e nelle azioni del movimento. Già direttore della rivista di cultura antiautoritaria “Archipielago”)


Indignados/3
Gli anarchici e il movimento del 15-M


Nessuno di noi aveva visto tanta gente interessata nella discussione politica, nemmeno nel grande movimento contro la guerra in Iraq del 2003. Qui, nella Plaza del Sol di Madrid, si è vista una prova di continuità, partecipazione, comportamento e clima complessivo straordinario. Abbiamo ascoltato grida di 20.000 persone che proclamavano con gioia: “Siamo illegali!”. Ma, come si poteva prevedere, l’entusiasmo antiautoritario non è durato a lungo.
Cosa ci facciamo qui, in Plaza del Sol? Tutti, o quasi, sanno che bisogna esserci, che in un movimento sorprendente e con ricche potenzialità come questo è fondamentale operare. Ma come? Siamo convinti che sia il caso di partecipare alle assemblee affinché la gente discuta sui propri problemi, cerchi soluzioni e decida come realizzarle con i loro sforzi. Vediamo la possibilità che si creino piccoli (o grandi) nuclei solidali di resistenza.
Come militanti anarchici abbiamo verificato che rischiamo di restare in un ghetto se non sappiamo comunicare e farci capire. Così alcuni slogan “duri e puri” del Blocco Libertario, presente al corteo del 15 maggio, ci sono sembrati del tutto fuori luogo in un ambiente che inizia appena a compiere i primi passi verso una, inevitabilmente generica all’inizio, presa di coscienza. Non è intelligente né coerente presentarsi con gli obiettivi finali (abolizione dello Stato e di ogni potere) di fronte a gente che era in piazza con molta curiosità e speranza, ma che fino a ieri era semplicemente isolata e svuotata di capacità critica e di azione. Eppoi gli scontri di alcune centinaia di militanti con la polizia non ha certo migliorato l’intervento libertario.
Occorre uscire dalla trappola di un discorso che parta semplicemente dai principi ideologici e voglia immediatamente renderli operanti e, peggio, li usi come discriminante nei confronti degli interlocutori che stanno appena scoprendo il gusto dell’attività collettiva e dell’esistenza di movimenti reali.
Occorre invece, secondo noi, impegnarsi con proposte concrete e libertarie sui punti in discussione e su cui si sta sviluppando una mobilitazione senza precedenti. Li citiamo: l’abitazione (dove va alimentata la resistenza contro gli sfratti anche con eventuali occupazioni di case sfitte); il lavoro (proponendo assemblee di lavoratori e di disoccupati); l’emigrazione (trovando forme di partecipazione dei migranti alle proteste in corso); salute (lotta contro la decadenza dei servizi sanitari); il genere (respingendo posizioni antifemministe che talora compaiono nelle assemblee) . Infine sull’organizzazione: migliorare al massimo il funzionamento delle assemblee difendendo la parità dei partecipanti ed evitando la formazione di gruppi di “specialisti” e rappresentanti perpetui. Anche noi non dobbiamo cadere nello stesso gioco. Va ribadito inoltre che gli anarchici non hanno niente da “vendere” per catturare il consenso-delega e che i nostri simboli distintivi non vanno presentati come fossero merce da consumare per risolvere l’infelicità collettiva e individuale.
Tutto ciò va inserito in un contesto del tutto inedito. Molte persone hanno superato luoghi comuni come “non occuparti di politica” (eredità del franchismo), “el desencanto” (morale della transizione postfranchista) e “non si può fare nulla” (regalo della fase democratica rappresentativa ancora in corso).

(Liberamente tratto, da Claudio Venza, da un ampio documento firmato “Algunxs anarquistas madrileñxs” e redatto a fine maggio. Già pubblicato su http://info.nodo50.org)

I libertari cubani
e gli indignados spagnoli

Recentemente i compagni del Laboratorio Libertario Alfredo López dell’Avana hanno deciso di convocare un incontro aperto dedicato alle recenti mobilitazioni sociali che hanno riguardato la penisola iberica (il movimento 15-M), approfittando della presenza nell’isola di una partecipante a questi eventi. L’invito all’incontro recitava: “Né il Real Madrid, né il Barcellona... il 15-M!!!”.
Dopo il seducente sogno dell’“ascesa della Spagna come potenza mondiale” fondato prima sulla sanguinosa modernità franchista e in un secondo momento sul “libero gioco democratico”, migliaia di giovani, che fino a poco tempo fa erano caparbi consumatori, entusiasti e irriflessivi, si scoprono ora “cittadini indignati”, che non vogliono farsi usare come pedine né dalle banche né da partiti politici di nessun genere, e vogliono ottenere una società “più organizzata e meno ordinata”. Per ora hanno ricevuto la sospettosa benevolenza del regime mediatico, ma anche, grazie al loro esemplare pacifismo, il rispetto dei collettivi di più antica data obbligati all’invisibilità e che conducevano una lotta frontale contro il sistema del capitale-Stato.
“Per conoscere parte delle luci, delle ombre, dei dilemmi e delle potenzialità libertarie ed anticapitaliste del movimento 15-M in Spagna, il Laboratorio Libertario Alfredo López ti invita a un confronto con i giovani testimoni che hanno preso parte agli eventi. Si tratta inoltre di un’opportunità per recuperare uno spazio pubblico, in cui è nata la Rete Protagónica Observatorio Crítico. L’incontro avverrà venerdì 19 agosto nel Parco H y 18, nel quartiere El Vedado, alle ore 14:00. Ci vedremo lì”.
Dal di fuori, ci preoccupava che questo invito a un’attività priva di permesso burocratico in un parco pubblico potesse essere per la repressione un pretesto per colpire i compagni, soprattutto quando si fanno pervenire sibillini “avvertimenti” su quanto sia sconveniente la loro azione. Nonostante questo, i compagni hanno mantenuto i nervi calmi e hanno dato vita all’incontro, di cui ci fanno arrivare una breve cronaca e un’immagine:
“All’incirca 35 persone hanno assistito all’incontro del Laboratorio Libertario Alfredo López, celebrato oggi, 19 agosto, nel parco H y 21, nel quartiere El Vedado.
L’avvicinamento ai fatti avvenuti in Spagna, giunti a noi tramite una protagonista, ci è servito ad arricchire la nostra visione di un processo in pieno sviluppo, lontano nello spazio ma vicino nello spirito anticapitalista e antiautoritario.
Ringraziamo uno dei giovani calciatori che giocavano nel parco, che ci ha scattato la foto di gruppo”.
Diffondiamo con piacere questa notizia, che rispecchia l’entusiasmo, il cuore e la riflessione con cui si sta iniziando la ricostruzione del movimento libertario a Cuba.
Per ricevere informazioni direttamente da Cuba e dalla viva voce dei suoi protagonisti, visitate il blog dell’Observatorio Crítico
http://observatoriocriticodesdecuba.wordpress.com, rete a cui partecipano attivamente i compagni del Laboratorio Libertario Alfredo López. Insistiamo sull’importanza di instaurare un contatto con loro tramite questa via, poiché hanno bisogno di sapere che possono contare sull’appoggio dall’esterno per continuare ad avanzare nel cammino della libertà e dell’uguaglianza in maniera solidale.

El Libertario
(Caracas – Venezuela)

(grazie ad Arianna Fiore per la traduzione dal castigliano)

 

25 frases surgidas
de las protestas que se iniciaron el 15-M
25 slogan
della protesta iniziata il 15 maggio ’11
Ecco le traduzioni (per quanto possibile)
1. No somos antisistema, el sistema es anti-nosotros
1. Non siamo antisistema. Il sistema è contro di noi
2. Me sobra mes a final de sueldo 2. Mi avanza parte del mese quando mi finisce lo stipendio (termini invertiti)
3. No hay pan para tanto chorizo 3. Intraducibile. È un gioco di parole: il chorizo è sia un salume che
la definizione di delinquente o malavitoso (o politico)
4. ¿Dónde está la izquierda? al fondo a la derecha 4. Dov’è la sinistra? È in fondo a destra
(come se in un bar si chiedesse dov’è il bagno…)
5. Si no nos dejáis soñar, no os dejaremos dormir 5. Se non ci lasciate sognare, non vi lasceremo dormire
6. Se alquila esclavo económico 6. Si affitta schiavo economico
7. Se puede acampar para ver a Justin Bieber
pero no para defender nuestros derechos
7. È tollerato accamparsi per vedere Justin Bieber (famoso cantante)
ma non per difendere i nostri diritti
8. Error 404: Democracia not found 8. Error 404: Democrazia not found.
(il computer parla in inglese)
9. Error de sistema. Reinicie, por favor 9. Errore di sistema. Ricominci, per favore
(Avviso da computer…)
10. Esto no es una cuestión de izquierda contra
derecha, es de los de abajo contra los de arriba
10. Questo non è una questione di sinistra contro destra,
è (la lotta) di quelli di sotto contro quelli di sopra
11. Vivimos en un país donde licenciados están en paro,
el presidente de nuestro gobierno no sabe inglés...y la oposición tampoco
11. Viviamo in un paese dove i laureati sono disoccupati,
il presidente del governo non sa l’inglese… e nemmeno l’opposizione
12. Mis sueños no caben en tus urnas
12. I miei sogni non trovano spazio nella tua urna
13. Políticos: somos vuestros jefes y os estamos haciendo un ERE 13. Politici, siamo i vostri capi e vi stiamo facendo un culo
14. ¡Nos mean y dicen que llueve!
14. Ci pisciano addosso e dicono che piove!
15. No falta el dinero. Sobran ladrones 15. Non manca denaro. Ci sono troppi ladri
16. “¿Qué tal os va por España?”. “Pues, no nos podemos quejar”.
“O sea, que bien, ¿No?”. “No, que no nos podemos quejar”
16. “Come va in Spagna?”. “Non ci possiamo lamentare”.
“Quindi va bene?”. “No, non ci possiamo lamentare”
17. No es una crisis, es una estafa 17. Non è una crisi. È una truffa
18. No apagues la televisión... Podrías pensar
18. Non spegnere la televisione… potresti pensare
19. ¡Tengo una carrera y como mortadela¡ 19. Ho fatto carriera (mi sono laureato) e mangio mortadella
(È come dire: ho studiato molto e non posso mangiare che mortadella)
20. ¡Manos arriba, esto es un contrato!
20. Mani in alto! Questo è un contratto!
21. Ni cara A, ni cara B, queremos cambiar de disco 21. Né lato A, né lato B. Vogliamo cambiare il disco
22. Rebeldes sin casa
22. Ribelli senza casa (gioco di parole dello storico film di James Dean: Rebeldes sin causa)
23. Democracia, me gustas porque estás como ausente 23. Democrazia, mi piaci perché sei come assente
24. Nosotros buscamos razones, ellos victorias
24. Noi cerchiamo ragioni, loro cercano vittorie
25. Cuando los de abajo se mueven, los de arriba se tambalean 25. Quando quelli che stanno sotto si muovono, quelli di sopra traballano
Grazie a Fernando Ainsa per la segnalazione degli slogan e a Claudio Venza ed Eulalia Vega per la traduzione e le chiose