rivista anarchica
anno 39 n. 348
novembre 2009


dibattito

La sfida anarchica all’economia
di Marco Gastoni

Sapete che cos’è l’economia partecipativa? Non è detto che tutti la condividano. Ma almeno apriamo una riflessione su economia e anarchia.

 

Chi ha seguito i miei precedenti interventi su “A rivista anarchica”, forse ricorda che mi sono occupato della necessità di maggiore coordinamento tra le diverse e variegate realtà della galassia libertaria e anarchica, al fine di migliorare l’incisività del nostro movimento sia dal punto di vista culturale e del pensiero che da quello concreto dell’azione diretta (1). Alcuni anni sono passati da allora, e ho avuto modo di partecipare direttamente a diverse esperienze, come la Coordinadora (2) e la Coordinazione Anarchica (3) che, a mio personale avviso, pur non avendo (ancora) sviluppato tutte le loro potenzialità, forniscono un contributo alla circolazione di idee, progetti e azioni pratiche e contribuiscono alla diffusione delle nostre proposte anche all’esterno del movimento.

Queste esperienze di coordinamento sono state molto utili anche per far conoscere reciprocamente molte compagne e compagni e hanno rafforzato la mia originaria convinzione che la circolazione sistematica di idee e pratiche porti ad un positivo effetto “moltiplicatore” delle nostre molto scarse energie. D’altro canto, salvo alcuni casi fortunati in cui si riesca a raggiungere una massa critica in grado di coagulare un consenso a livello locale, il nostro movimento fatica a raccogliere energie all’esterno, rimanendo penalizzato dalla consistenza numerica dei militanti (non son l’uno per cento, e neanche l’uno per mille purtroppo...) e dalla scarsità di risorse economiche che ne consegue. Eppure, riscontro sempre grande attenzione alle idee e alle proposte anarchiche e, in molti casi, le elaborazioni nate all’interno dell’ambito libertario hanno ricevuto grande attenzione da parte della società cosiddetta civile e, in alcuni casi, il pensiero e l’azione diretta di stampo libertario hanno allegramente contagiato la vita di tutti i giorni di molte persone.

Passi avanti

Nel contesto attuale, ritengo che una delle difficoltà di coinvolgimento esterno risieda nella scarsa chiarezza nell’esporre le nostre proposte di rivoluzionare la società attuale. Considerando le nostre posizioni teoriche - e le lotte che ne conseguono - contro molti aspetti della società neoliberista (autoritarismo, militarismo, repressione sociale, razzismo, distruzione dell’ambiente, etc), normalmente si riesce in qualche modo a comunicare la nostra posizione all’esterno e, quindi, a coinvolgere persone interessate, nonostante il boicottaggio sistematico operato dai media di regime. Questo coinvolgimento esterno è senz’altro migliorabile, attraverso un investimento maggiore nella comunicazione, e gli esempi di coordinamento precedentemente citati, oltre agli altri che si sono formati e si formeranno attorno a tematiche concrete, costituiscono, a mio avviso, un primo passo nella giusta direzione.

Per quanto riguarda, invece, le nostre proposte di tipo positivo – ovvero ciò che riteniamo possa sostituire l’esistente – la situazione è, secondo me, ancora molto carente e richiederebbe uno sforzo notevole: la forza del nostro movimento è direttamente proporzionale non soltanto alla capacità di sognare un mondo nuovo, ma anche a quella di definire meglio la nostra proposta di cambiamento. Il programma malatestiano è, probabilmente, l’unico tentativo di sistematizzare che cosa vogliamo costruire ma soffre senz’altro del mutato contesto storico. Occorre, quindi, fornire dei riferimenti sintetici ma chiari che possano dare una prima risposta all’esigenza delle persone di percepire le motivazioni positive e costruttive di un movimento, prima ancora di impegnarsi in prima persona per appoggiarlo attivamente.

Questo sforzo di chiarire meglio la nostra proposta politica andrebbe effettuato con riferimento alla situazione attuale. In altre parole, non sto proponendo di immaginare e descrivere la “vita dopo la rivoluzione” bensì “gli obbiettivi e i progetti condivisi allo stato attuale” dove il processo rivoluzionario è un flusso costante di cambiamento, con un tasso di successo variabile, che si identifica con le lotte quotidiane e richiede il costante confronto fra diverse posizioni sia interne che, soprattutto, esterne al nostro movimento.

Crisi e attualità dell’economia

Nell’attuale contesto di recessione generalizzata, considero cruciale e mi permetto di provocare un dibattito sull’economia, ovvero sul sistema che permette alle persone di soddisfare in forma privata o pubblica i propri bisogni. Sono certo di non essere l’unico a considerare prioritario questo argomento giacché molt* compagn*, hanno affrontato tematiche economiche con sempre maggiore assiduità nell’ultimo periodo, mentre è sotto gli occhi di tutti la grave crisi attuale. Nonostante l’attualità dell’argomento e i molti tentativi individuali di analisi della situazione, non mi risulta siano state avviate all’interno del nostro movimento delle riflessioni sistematiche per arrivare alla costruzione di una posizione condivisa sull’economia che vorremmo costruire. Questo deficit politico mi sembra grave nel momento in cui il sistema economico attuale palesa delle enormi difficoltà e sarebbe indispensabile lottare attivamente e sollecitamente per cambiarlo.

Evidentemente, tutti dovremmo essere d’accordo che la forma organizzativa dell’economia – o sistema economico – di tipo capitalista, anche nella sua versione attuale neoliberista, sia totalmente inadeguato non soltanto a garantire l’equità nella distribuzione del reddito ma anche l’efficienza nel produrre beni e servizi. Non è oggetto di questo scritto analizzare la situazione attuale del capitalismo, ma mi pare che chiunque possa verificare l’immane spreco di risorse e l’incapacità di soddisfare i bisogni della generalità delle persone che questo sistema provoca. Nonostante il capitalismo stia letteralmente facendo a pezzi la società e l’ambiente, non siamo ancora stati in grado di pensare ad un’alternativa chiara e concreta. L’unico attore in campo antagonista rimane il marxismo, magari rimaneggiato alla buona per tener conto dei gravi fallimenti dimostrati nelle sue premesse teoriche nonché delle realizzazioni pratiche dei suoi sostenitori, ma la mia impressione è che sia svanita la capacità marxiana di attrarre nuova linfa e nuovo immaginario collettivo.

Economia partecipativa: la proposta Parecon

Nell’ambito della sinistra libertaria americana è, invece, in discussione, da più di qualche anno, una nuova proposta economica detta Parecon – o economia partecipativa – originariamente ipotizzata dallo studioso di politica Michael Albert e dall’economista radicale Robin Hahnel e già portata all’attenzione dei libertari di lingua italiana, tra gli altri, da Luciano Lanza (4) sulla rivista Libertaria. Di recente è stato pubblicato anche un libro molto interessante di Michael Albert a cura della casa editrice Eléuthera (5).

“L’Economia Partecipativa è una visione sociale ed economica alternativa al capitalismo e, più specificamente, al modello e alla prassi sia dei mercati, sia della pianificazione centralizzata (dello Stato o di uno specifico gruppo sociale). Questa visione alternativa tenta di realizzare i valori della libertà, della solidarietà, dell’equità (di reddito e di condizioni di lavoro) e della diversità, attraverso un insieme di principi e istituzioni di produzione, consumo e allocazione delle risorse, coerente con la pianificazione partecipativa, l’autogestione partecipativa, la proprietà sociale dei mezzi di produzione, le combinazioni bilanciate di mansioni, la remunerazione in base al criterio dell’impegno e del sacrificio.” (6)

In estrema sintesi, i principi cardine della Parecon sono: (i) proprietà collettiva dei mezzi di produzione; (ii) decisionalità basata su consigli di produttori e di consumatori che scelgono le procedure di delibera in modo flessibile a seconda delle circostanze; (iii) mansioni individuali bilanciate tra lavoro direttivo, creativo e piacevole e quello ripetitivo, subalterno e pericoloso; (iv) retribuzione del lavoro in proporzione all’impegno profuso, al tempo dedicato e al sacrificio compiuto senza tenere conto dell’abilità personale o della produttività; (v) collegamento tra produttori e consumatori al fine di coordinare lo sforzo produttivo con le esigenze della popolazione attraverso un processo di programmazione partecipativa. “Come si vede, Parecon è una struttura articolata sui consigli, sullo scambio di informazioni per arrivare a formulazioni di pianificazione libertaria non rigida, continuamente aperta al variare delle condizioni e delle preferenze di consumatori e lavoratori. Parecon si presenta quindi come terza via tra mercato capitalista e pianificazione centralizzata” (7).

La Parecon in Italia

Sebbene gli stessi ideatori della Parecon l’abbiano definita “una visione economica di stampo anarchico” (8) questa proposta non ha provocato all’interno del movimento libertario di lingua italiana l’adeguata ed ampia discussione che, a mio modesto avviso, senz’altro meriterebbe, soprattutto se si considera la totale assenza di altre proposte alternative allo stesso livello di chiarezza e di dettaglio. D’altro canto, la Parecon è ampiamente discussa a livello internazionale (soprattutto negli Stati Uniti) da molte ed a volte eterogenee componenti della sinistra anticapitalista di stampo libertario (9) al fine di completarne e migliorarne le caratteristiche e ritengo che un utile contributo possa venire anche da questa parte dell’oceano.

Personalmente, pur non considerandomi un partigiano della Parecon, ho trovato questa proposta assolutamente imprescindibile come punto di partenza per aprire un dibattito sul tema economico, poiché ha il pregio di spostare il baricentro del discorso dalla teoria politica/economica ad aspetti pratici e meccanici che dalla teoria derivano. Questo, a mio avviso, dovrebbe suscitare l’attenzione di strati più ampi di persone rispetto ad un puro esercizio teoretico. Inoltre, rispetto molto l’approccio pragmatico dei promotori della Parecon quando articolano una “visione” di dettaglio della società futura e la mettono a disposizione della collettività perché ne testi i presupposti e ne verifichi i risultati al fine di identificare possibili aree di miglioramento. Dal punto di vista dell’aderenza agli ideali anarchici, non ho trovato macroscopiche incoerenze.

D’altra parte, nella cornice attuale del progetto Parecon, rilevo la mancanza di una strategia politica che possa portare ad implementare le proposte economiche a partire dal sistema attuale e su questo aspetto (e su molti altri) occorre senz’altro avviare una riflessione che potrà avere un senso soltanto se verrà affrontata collettivamente dalle compagne e dai compagni dovunque ci sia interesse per questa materia anche in Italia. Questo è il tentativo di confronto multilaterale sul quale sono impegnati i promotori a livello mondiale (10). In questo senso, se si riuscisse ad avviare il dibattito sull’argomento anche in Italia, l’articolo avrebbe raggiunto il suo scopo.

La mancanza di uno scheletro di progetto che descriva il possibile funzionamento della società in alternativa al capitalismo, a mio avviso, costituisce infatti il principale handicap dei movimenti antagonisti. Questi movimenti riescono, infatti, a catalizzare l’attenzione di soggetti sensibili su problemi pratici della società attuale e una collaborazione estesa su molte tematiche tra elementi eterogenei è stata, in molti casi, possibile. Nei casi in cui si riesca a raggiungere la massa critica – con il coinvolgimento di persone che normalmente stanno fuori dai movimenti politici – è possibile effettuare un salto di qualità nella lotta, conseguendo importanti obiettivi condivisi.

Invece, quando si esce dal contesto della lotta sull’argomento specifico, occorre fornire elementi concreti di progettualità alternativa al sistema attuale e questi elementi debbono poter essere collocati agevolmente nella propria vita quotidiana. E in una società che si basa essenzialmente sulla produzione e sul consumo di beni, il discorso economico è assolutamente fondamentale per far capire a tutti come ci proponiamo di cambiare il mondo.

Marco Gastoni

Note

  1. Vedi Rivista A n.315 “Sull’identità anarchica” e n.324 “Dall’identità all’identificazione anarchica”.
  2. La coordinadora è un luogo d’incontro libertario fra individualità e gruppi attivi nel supporto alle comunità autonome zapatiste in resistenza nello stato del Chiapas (Messico). Maggiori info sul sito http://www.coordinadora.it.
  3. La Coordinazione Anarchica si propone di contribuire a creare una vera e propria rete di relazioni dinamiche coordinate tra tutti i compagni, le compagne e le strutture che ne sentano il bisogno e la ritengano potenzialmente efficace. Si tratta di una struttura leggera che si sostanzia in un sito internet aggiornato con continuità grazie ad alcun* compagn* modenesi di Libera (vedi http://www.anarchiainazione.org) e una mailing list nella quale vengono scambiate informazioni. Dalla Coordinazione (che non intende essere un’altra sigla ma intende solo agevolare il rapporto fra compagn*) sono partite iniziative che poi vengono portate avanti da gruppi, individui e ulteriori coordinamenti tematici in completa autonomia.
  4. Luciano Lanza “Fare i conti con l’economia”, Libertaria n. 2 – 2004. Vi consiglio di leggere questo interessante articolo dove Luciano prende in considerazione la Parecon superandola poi con diversi spunti critici che sarebbe interessante approfondire.
  5. Michael Albert “OLTRE IL CAPITALISMO un’utopia realistica” traduzione di Roberto Ambrosoli, 2007, Elèuthera.
  6. Definizione tratta dal sito italiano dei promotori sul quale sono disponibili numerosi approfondimenti in lingua italiana http://zinternational.zcommunications.org/Italy/parecon-it.htm.
  7. Luciano Lanza “Fare i conti con l’economia”, Libertaria n. 2 - 2004.
  8. Michael Albert, “Parecon: Life After Capitalism”, Verso Books, 2003.
  9. A titolo esemplificativo, è attivo in questi mesi un forum di discussione mondiale su questi temi chiamato “Reimagining Society Project” (vedi http://www.zcommunications.org/zparecon/reimaginingsociety.htm) al quale partecipano studiosi e attivisti di tutto il mondo. Tra i tanti ricorderei: Noam Chomsky, Alex Foti, David Graeber, Vandana Shiva e Raúl Zibechi. Ringrazio Luciano Lanza per avermi avvisato di questa iniziativa.
  10. Cfr nota 9.