rivista anarchica
anno 36 n. 321
novembre 2006


Dvd Zingari

Fabrizio, gli Zingari, Auschwitz-Birkenau
della redazione di “A”

 

I Rom e i Sinti, i nazisti, lo sterminio, l'importanza della memoria.
Ripubblichiamo qui la presentazione del 2DVD+libretto “A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari”.

Questo nuovo 2 Dvd+libretto si collega alla serie di “prodotti” legati a Fabrizio De André che abbiamo realizzato a partire dal 2000: il dossier Signora libertà signorina anarchia, seguito dal Cd+libretto ed avevamo gli occhi troppo belli (2001), dal Dvd+libretto ma la divisa di un altro colore (2003) e dal 2 Cd+libretto mille papaveri rossi (2004). Ora, a due anni di distanza, proponiamo questa cosa un po' strana, apparentemente sempre più lontana da Fabrizio, in realtà – a nostro avviso – tutta dentro alla sua sensibilità e al suo patrimonio culturale.
Scrivevamo sei anni fa, a conclusione del saggio di apertura del dossier Signora libertà signorina anarchia:
“Lontano dalle mode, profondo nella comprensione, con una densità culturale pari alla finezza del sentimento, De André ha contribuito a dar vita e dignità a persone, popoli, idee che grazie a lui – e ai collaboratori di grande spessore di cui ha saputo circondarsi – hanno potuto trovare nelle sue poesie in musica un avvocato difensore, un “propagandista” onesto, un vendicatore contro i torti della storia.
Sardi, indiani d'America, tossici, puttane, poeti, anarchici, detenuti, sofferenti, ribelli, Zingari: sono loro parte di quell'umanità soggiogata ma non doma, forte spesso solo della propria dignità e coerenza, che attraversa a testa alta l'intera sua opera. Che si esprimano in genovese o in italiano, in sardo o in romanes, sono loro ad avere l'ultima parola.”
Le cose di e su Fabrizio che abbiamo realizzato finora sono state concepite per valorizzare questa sua (e nostra) scelta di stare comunque dalla parte degli ultimi. Il senso più profondo, la cifra dell'operazione culturale che anche con questo nuovo prodotto stiamo portando avanti, è duplice: sottolineare la rilevanza del suo contributo intellettuale e, in quest'ambito, l'imprescindibilità del suo sguardo anarchico.

Gli ultimi degli ultimi

Agli Zingari Fabrizio ha dedicato una sola canzone e qualche accenno in altre. In quell'unica canzone, inserita nel suo ultimo album – quell'Anime salve che è diventato inevitabilmente il suo testamento intellettuale e musicale – il cantautore genovese ha saputo sintetizzare in un testo stringato ed essenziale alcuni dei motivi di fondo per cui gli Zingari meritano rispetto e attenzione. Gli Zingari, gli ultimi degli ultimi. I più misconosciuti, odiati, emarginati. Oggetto di pregiudizi e vessazioni, da sempre.
Non è per caso che noi, dovendo scegliere una foto di copertina per il nostro primo Cd di/su Fabrizio, si sia deciso di mostrare un'immagine scattata in un campo-nomadi.
Non è per caso che nel libretto accluso a quel Cd abbiamo inserito una drammatica testimonianza su di una Zingara sopravvissuta allo sterminio che, nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, portò all'eliminazione di 2.987 Zingari: tutti quelli rinchiusi nello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau.
Non è per caso che la presentazione al pubblico e alla stampa di quel Cd, il 12 giugno 2001, sia stata da noi organizzata dentro un campo-nomadi della periferia nord-est milanese.
Non è un caso perché nella nostra civiltà opulenta, ordinata e democratica nessuna fetta di popolazione è “fuori”, lontana dalla quotidianità di quella “gente perbene”, cui fa riferimento Moni Ovadia nel suo intervento, più degli Zingari.

Testimonianze e musica: due Dvd

In questo cofanetto ci sono due Dvd e un libretto: quasi due ore e mezza di visione e una settantina di pagine. Materiali di vario genere, raccolti in un unico cofanetto dalla nostra sensibilità.

  1. Il primo Dvd (nero) si apre con alcune battute fuori campo di Moni Ovadia sull'ignoranza che sta alla base di ogni pregiudizio, compreso quello diffusissimo che colpisce gli Zingari.
  2. Il primo “vero” documentario è Zigeunerlager (il campo degli Zingari). Si tratta di un intervento, una lezione si potrebbe dire, di Marcello Pezzetti, del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, benemerita istituzione impegnata nella raccolta e nella difesa della Memoria. In una ventina di minuti Pezzetti ripercorre la storia dell'anno e mezzo di “vita” del Campo degli Zingari all'interno del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: un vero e proprio “campo nel campo”, nel quale dal 13 febbraio 1943 – quando arrivarono i primi “abitanti” – al 2 agosto 1944 – quando in una sola notte tutti i suoi internati residui furono “passati per il camino”– trovarono la morte oltre ventimila Rom e Sinti.
    Pezzetti è tra gli “specialisti” più accreditati a livello internazionale della Shoà e dei campi nazisti di concentramento e di sterminio. Si potrebbe dire che Auschwitz per lui è storia di tutti i giorni. Se è vero che all'orrore, a quell'Orrore non è possibile “abituarsi” mai, è altrettanto vero che c'è un momento del suo intervento in cui Marcello s'infervora di più.
    È quando racconta della resistenza opposta dagli Zingari, e soprattutto dalle romniè (le donne zingare), al tentativo di avviarli in massa alle camere a gas del contiguo Krematorium 5, il 16 maggio 1944. Questo sterminio di massa riuscirà alle SS meno di tre mesi dopo. Ma quel giorno no, i coltellini preparati di nascosto, altre piccole armi fai-da-te, ma soprattutto la determinazione e la disperazione degli Zingari, le donne in prima fila, sorpresero i loro assassini e li costrinsero ad una momentanea ritirata.
    Una pagina eccezionale, tra le più belle e drammatiche della Resistenza europea contro il nazi-fascismo – ci dice Pezzetti. – Una pagina sconosciuta, però, che non deve restare tale. E il contributo che noi qui diamo, grazie a Marcello, per la conoscenza di quella pagina, di quel 16 maggio 1944, di quella rivolta “a mani nude”, è per noi da sola ragione sufficiente per la realizzazione di questo “prodotto” e per l'impegno nella sua diffusione.
  3. Porrajmos è il termine romanes per indicare quella che gli Ebrei chiamano Shoà: distruzione, divoramento è la traduzione esatta proposta dal nostro amico Giorgio Bezzecchi, segretario nazionale dell'Opera Nomadi. Ci fa piacere ricordare che Giorgio è stato il Rom harvato che Fabrizio volle conoscere non solo per far tradurre in romanes la parte di Khorakhané interpretata da Dori, ma anche per conoscere meglio – e tramite uno di loro – la storia e la filosofia di vita degli Zingari.
    E Porrajmos (una persecuzione dimenticata) è anche il titolo del secondo documentario, realizzato per l'Opera Nomadi dai registi Paolo Poce e Francesco Scarpelli. Ci sono le testimonianze di alcuni Rom e Sinti italiani – maschi e femmine – che non sono stati personalmente nei lager nazisti, ma che hanno avuto parenti che là sono stati tradotti. Tutte e tutti hanno avuto a che fare con le persecuzioni e le violenze dei fascisti, dei nazisti e degli ustascia che con i nazisti collaborarono entusiasticamente ed efficientemente. In Porrajmos il ricordo di quegli anni bui si interseca con la situazione attuale dei Rom e dei Sinti in Italia, schiacciata tra antichi pregiudizi e nuove crisi di identità.
  4. Chiude il primo Dvd (nero) un documento originale, realizzato dalla nostra cara amica Giovanna Boursier (già presente nel libretto del Cd ed avevamo gli occhi troppo belli e nel documentario Porrajmos appena presentato). È infatti suo Hugo, il documentario basato sulla testimonianza del Sinto tedesco Hugo Höllenreimer, registrata nei primi di agosto 2004 ad Auschwitz.
    È andata così. Giovanna ha saputo che un gruppo di Rom e Sinti tedeschi si sarebbe recato ad Auschwitz nel 60° anniversario dello sterminio finale degli Zingari colà internati. Senza avere alcun contatto specifico, senza conoscere il tedesco, Giovanna è salita in treno con la sua telecamerina (quella con cui lavora per la trasmissione televisiva Report) e con un'amica pronta a farle da interprete. Lì ha conosciuto Hugo Höllenreimer, un Sinto tedesco internato ad Auschwitz. Una mattina Hugo l'ha chiamata: avrebbe raccontato la sua esperienza ad un gruppo di giovani tedeschi. Giovanna, con la sua telecamerina, ha registrato tutto.
    Ne è nata questa testimonianza di 19 minuti, asciutta ed essenziale, bellissima per la statura morale, la capacità di racconto e la naturale mimica di Hugo.
  5. Il secondo Dvd (rosso) si apre con la registrazione di una bella serata tenutasi presso la Camera del Lavoro, a Milano, il 22 ottobre 2005. Titolo della serata: Djelem Djelem. Ma il titolo scelto da noi per il relativo filmato, realizzato dagli amici della StalkerVideo, è Senza confini, senza barriere. Gran parte di questo documentario è costituito dalle canzoni interpretate da Moni Ovadia e dai quattro scatenati musicisti rom rumeni del gruppo Taraf da Metropulitana, nonché da alcuni interventi parlati di Moni dal palco. A ulteriore integrazione ci sono le risposte dateci da Moni, nel back-stage prima dello spettacolo.
  6. Sempre realizzato dall'Opera Nomadi è il secondo documentario Intervista a Mirko Levak (storia di un Rom sopravvissuto ad Auschwitz), registi Francesco Scarpelli ed Erika Rossi. Una storia a suo modo “completa”, dal blocco della loro carovana da parte dei nazi-fascisti in Friuli alla detenzione a Trieste, l'avvio – con sosta a Bolzano – verso i lager e la vita ad Auschwitz, la liberazione, il ritorno nel paesino d'origine, il ritrovarsi e il ritrovare: una vita che continua, una vita segnata, una testimonianza “semplice” ma proprio per questo – per come viene raccontata – molto pesante.
  7. L'ultimo filmato è anche il più lungo. Vi si ritrova gran parte dello spettacolo Porrajmos. Voci da uno sterminio dimenticato (Rom e Sinti nell'Europa della 2a Guerra Mondiale) tenutosi (finora per l'unica volta) alla Camera del Lavoro di Milano il 24 gennaio 2006. La registrazione completa è di oltre un'ora, qui ce ne sono circa due terzi. I protagonisti “narranti” sono Dijana Pavlovic (rom serba) e Claudio V. Migliavacca, con la partecipazione di Giorgio Bezzecchi, Naum Jovanovic e della bravissima ed espressivissima bambina Daniela Di Rocco (tutti Rom). Si tratta di un progetto di Maurizio Pagani dell'Opera Nomadi di Milano.
    Questo spettacolo, al quale erano presenti decine e decine di Zingari di Milano e dintorni, ripete e riassume, con altre voci, con altro stile, la sostanza di quanto descritto, raccontato, testimoniato nei precedenti documenti. È un po' una summa del Porrajmos, di questo sterminio davvero dimenticato che noi anarchici intendiamo ricordare, nell'assordante silenzio di un mondo che pensa ad altro.

Guida alla lettura

Il libretto si apre con Uprè Romà (pag. 2), canto tradizionale zingaro, considerato da molti (ma non da tutti) l'inno internazionale delle popolazioni nomadi.
Dopo questa presentazione redazionale che stai leggendo, c'è un breve intervento di Gloria Arbib, da noi richiesto inizialmente pensando al solo documentario Porrajmos, il documentario (il n. 3 del Dvd nero) realizzato dall'Opera Nomadi con il contributo del Fondo “legge 249” gestito dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – di cui appunto si è occupata Gloria. Le sue considerazioni (pag. 15) sulla mancata – volutamente mancata – integrazione di Zingari ed Ebrei sono interessanti. E il rapporto tra le vicende dei due popoli trova un suo ulteriore, piccolo ma significativo, riconoscimento nel coinvolgimento dell'UCEI anche in altri due “prodotti” dell'Opera Nomadi presenti in questo nostro cofanetto: l'intervista a Mirko Levak (video n. 6) e lo spettacolo multimediale Porrajmos (video n. 7).
Della già citata Giovanna Boursier è il saggio (pag. 17) su Rom e Sinti sotto il nazismo e il fascismo: uno scritto-quadro, che ripercorre velocemente quelle drammatiche vicende – soffermandosi (ed è la parte decisamente più rivelatrice) sul coinvolgimento dei fascisti, degli “italiani”, in un disegno persecutorio e sterminatore che siamo sempre stati abituati ad attribuire ai soli nazisti, ai “tedeschi”. Leggetevi le pagine sui campi di concentramento e sulle altre forme di segregazione organizzata degli Zingari, oppure sul ruolo del campo di Bolzano ultima sosta prima del viaggio diretto fino ad Auschwitz. Anche se voi vi credete assolti – cantava Fabrizio pensando al ’68 – siete per sempre coinvolti. E la cosa vale anche in questo caso. Come dice Moni Ovadia nell'ultimo suo intervento a conclusione della traccia 5 (Dvd rosso).
A pag. 41 è un nostro redattore, Paolo Finzi, a ricordare il suo primo approccio con la Memoria concentrazionaria e soprattutto a marcare analogie e differenze tra le due esperienze di capro espiatorio: quella plurimillenaria degli Ebrei e quella poco meno che millenaria degli Zingari.
Tocca invece a due esponenti dell'Opera Nomadi, il rom Giorgio Bezzecchi e il gagio Maurizio Pagani, analizzare brevemente (pag. 48) la situazione sociale degli Zingari in Italia oggi. Il quadro che ne risulta è sconvolgente. E conferma che la considerazione in cui vengono tenute le minoranze (etniche, religiose e non religiose, ecc.) è uno degli indici più precisi per valutare il grado di civiltà di un consesso sociale.
Della stessa realtà, ma principalmente con l'occhio della macchina fotografica, si interessa Paolo Poce: i suoi scatti (a pag. 52) durante lo sgombero, nell'aprile 2004, di un intero stabile milanese occupato da centinaia di Rom rumeni, ci mostrano scene di ordinaria repressione, un episodio tra migliaia nella storia millenaria di questo popolo.
Se c'è una poesia, se c'è una canzone nella quale questa storia aspra, difficile, eppure così ricca di umanità, sia rispecchiata con conoscenza e con rispetto, e soprattutto con quella pietas che lo caratterizzava, è Khorakhané, scritta da Fabrizio De André con Ivano Fossati. Ne pubblichiamo il testo (a pag. 60) a conclusione di questo nostro libretto e di questo nostro lavoro, così come – dopo una scheda di presentazione (pag. 64) della rivista “A” e i crediti&ringraziamenti (pag. 69) – è proprio l'immagine più “nostra” di Fabrizio, scattata da Reinhold “Denny” Kohl, quella che sigilla il tutto.
Come sentimmo nel profondo l'11 gennaio 1999, con Fabrizio per noi non esiste la parola addio.
Zingari o carcerati, transessuali o Indiani d'America, malati di cuore o anarchici: fino a quando ci sarà un'umanità schiacciata o derisa, repressa o disprezzata, noi avremo qualcosa da dire e da fare. E lo diremo e lo faremo più volentieri, ricordando il nostro amico e compagno Fabrizio, canticchiando le sue poesie.
Restiamo in contatto, magari tramite la rivista anarchica mensile “A”, sulla quale, dal febbraio 1971, portiamo avanti le nostre riflessioni e le nostre battaglie.
Chiedici una copia-saggio della rivista “A”, scrivici, visita il nostro sito (in particolare clicca sull'immagine di Fabrizio De André per essere aggiornato sulle nostre iniziative in merito), mandaci un fax, una lettera, un'email, insomma fatti vivo!
L'appuntamento è al prossimo nostro “prodotto”.

la redazione di “A”

tratto dal libretto del 2DVD+libretto “A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari”