rivista anarchica
anno 36 n. 321
novembre 2006


Dvd Zingari

Assimilazione? No grazie
di Gloria Arbib

 

Rom ed Ebrei vagano, girano, si insediano. E portano con sé la propria storia, cultura, tradizione, costumi e abitudini. Con la sfrontatezza di non volersi assimilare.

Porrajmos: parola sconosciuta ai più, come Shoà che solo negli ultimi anni si è inserita nel lessico comune ma in realtà è conosciuta solo dai più esperti. Olocausto è il termine utilizzato per raccontare la tragedia dei nostri popoli avvenuta ad opera del regime nazista in tutta l'Europa durante la seconda guerra mondiale. È una parola ingiusta che non rende lo strazio e l'intenzione omicida e assassina, illude, maschera il significato di morte per sacrificio, l'olocausto che lava i peccati, la vittima che diventa santa in quanto vittima.
Nulla di tutto ciò, noi Ebrei da sempre rivendichiamo il diritto di essere buoni e cattivi, generosi e taccagni, sinceri e bugiardi esattamente come tutti gli altri.
Nella lunga storia europea dal Medioevo e forse ancor prima, i nostri popoli vagano, girano, si insediano. Hanno il grave difetto di portare con sé la propria storia, cultura, tradizione, costumi e abitudini diverse dalle popolazioni ospiti; hanno anche la sfrontatezza di non volersi assimilare, perdere cioè la propria identità. Siamo stati i primi emigranti nella storia dell'occidente, siamo stati gli originali, i diversi ed infatti non siamo stati accettati. Siamo stati global ante litteram: parlavamo le nostre lingue ma anche quelle dei luoghi dove abbiamo risieduto.
Nonostante la tragedia dello sterminio che ha condotto alla morte milioni di nostre e vostre vite per mano nazista, il pregiudizio, la assoluta ignoranza circa le nostre identità resta fermo e solido come se nulla fosse davvero accaduto.
Non siamo più nel Medioevo, il mondo è divenuto più piccolo, la gente viaggia, ascolta lingue sconosciute, vede costumi e usanze diverse, assaggia cibi sconosciuti. Questo è il momento per spingere l'altro e gli altri, a farci conoscere.
Ecco perché sostengo l'importanza di iniziative come questa. La celebrazione della memoria in sé per sé non è interessante né utile, stanca e non serve a capire o ragionare.

Mai più né Porrajmos né Shoà

La conoscenza dell'altro e un forte senso di rispetto e reciprocità sono alla base del vivere comune. È importante far conoscere la storia e la sua evoluzione per superare gli stereotipi e i luoghi comuni. È per questo che sostengo il documentario Porrajmos, perché ci consente di entrare in un'abitazione Rom, permette di ascoltare un dialogo in famiglia seduti ad una bella ed imbandita tavola come tutte le famiglie del mondo. Perché ci rende partecipi delle difficoltà degli anziani a raccontare. Anche i testimoni ebrei ritornati dai campi di sterminio avevano pudore a raccontare, solo in prossimità della fine della propria vita (eccetto alcuni grandi esempi come la testimonianza di Primo Levi) hanno deciso di ricordare, ricordare per tutti noi.
Mi auguro che i giovani Rom e Sinti e di tutte le altre popolazioni zingare abbiano la forza, la lucidità di capire che se vogliono mantenere la propria identità dovranno confrontarsi con gli altri, con le altre maggioranze fatte anch'esse di tante realtà; in particolare nelle grandi aree urbane vissute da popolazioni provenienti da ogni angolo del mondo con un bagaglio di storie e culture diverse.
Confrontiamoci ed arricchiamoci tutti affinché non ci sia mai più un Porrajmos né una nuova Shoà, né per noi né per nessun altro popolo sulla Terra.

Gloria Arbib

tratto dal libretto del 2DVD+libretto “A forza di essere vento. Lo sterminio nazista degli Zingari”