rivista anarchica
anno 36 n. 316
aprile 2006


Emilio Canzi

Sempre dalla stessa parte
di Paolo Finzi

 

Quella della libertà.

 

Quando, nel 1971, durante il servizio militare fui assegnato, dopo il Car a Diano Castello (Imperia), alla caserma dell'Artiglieria pesante campale di Sant'Antonio, alla periferia di Piacenza, presi subito i contatti con gli anarchici del posto, in particolare con Mario Marenghi – che ne era un po' la figura di punta e che ora purtroppo non c'è più. Mi dettero la chiave del piccolo circolo anarchico intestato a Emilio Canzi e così spesso, nelle ore della libera uscita, tenevo aperto il circolo e a volte mi incontravo con i compagni.
Due anni dopo, quando nel trentennale dell'inizio della Resistenza dedicammo un intero numero di questa rivista alla ricostruzione della presenza anarchica nella lotta antifascista – realizzando la prima pubblicazione di parte anarchica sull'argomento – una mezza colonna, redatta proprio da Mario Marenghi, ricordava molto sinteticamente il ruolo di Emilio Canzi.
In effetti, negli articoli commemorativi della Resistenza anarchica il nome di Canzi saltava fuori, con la specifica che aveva “comandato” oltre diecimila partigiani nel Piacentino. Così come nel commemorare la partecipazione degli anarchici italiani alla guerra di Spagna spuntava ancora il suo nome, in particolare per ricordare – oltre alle sue azioni di combattimento – che, contrariamente alla maggioranza dei compagni, anche dopo la militarizzazione delle milizie antifasciste da parte dei comunisti (staliniani) Canzi era rimasto ancora per un po' a lottare.
Ricordo che negli anni '70 gli anarchici e i partigiani della FIAP di Carrara avevano fatto una “gita” domenicale a Peli di Coli, vicino a Bobbio, dove un monumento ricorda Canzi nel principale luogo del suo impegno antifascista.
Negli anni '90, poi, a Piacenza, quasi un ventennio dopo lo scioglimento di quel primo gruppo anarchico, si costituì e durò per un po' un nuovo collettivo, sempre intestato a Canzi.
Insomma, Canzi mi ha sempre accompagnato in questi decenni di presenza nel movimento anarchico, ma senza un particolare rilievo.

Emilio Canzi sulle montagne di Peli di Coli
(foto: archivio Anpi Piacenza)

Senza culto della personalità

L'anno scorso, nell'approssimarsi del 25 aprile, i giovani dell'ANPI (Associazione nazionale partigiani d'Italia) di Piacenza mi hanno invitato – come anarchico, quindi come appartenente alla sua area politica - ad una bella serata in un auditorium del centro, molto partecipata, dedicata a Canzi. Erano presenti alcune persone che già conoscevo, si sono riallacciati vecchi rapporti e ne abbiamo stretti di nuovi, ci siamo ritrovati più volte (una proprio a Peli di Coli, per una giornata molto intensa ed anche commovente sempre promossa dai giovani dell'ANPI) ed è nata l'idea di questo dossier.
Senza alcuna pretesa di carattere storiografico o accademico, questo dossier vuole contribuire innanzitutto a far conoscere gli elementi essenziali di una vita spesa per la libertà, senza curarsi della propria convenienza e salute. Senza alcun “culto della personalità”, certo, ma anche senza alcuna timidezza nel sottolineare la grandezza etica di una scelta di vita compiuta non in giovanissima età e portata avanti con modestia, in silenzio, senza mai cercare la luce dei riflettori o le comodità del potere (anche di quello “resistenziale”).

Emilio Canzi (foto: archivio ANPI Piacenza)

Il dossier si apre con una sintetica biografia di Canzi. Si tratta della scheda redatta da Claudio Silingardi, direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Modena, per il Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani (BFS, Pisa 2003-2004).
Orazio Gobbi, che nei primi anni '70 visse l'esperienza del primo gruppo anarchico piacentino intestato a Canzi, fa un po' i conti con il personaggio e la sua memoria e ne traccia un primo, sintetico bilancio esistenziale e politico.
Dal bel libro che Ivano Tagliaferri, storico non professionista ma non per questo meno accurato (anzi!), ha dedicato al periodo spagnolo di Canzi riportiamo alcune pagine illuminanti sui tragici contrasti tra anarchici e comunisti staliniani nella Barcellona del '37. Canzi partecipò a quelle vicende, con una sua linea di comportamento intimamente coerente, anche quando le sue scelte differirono da quelle della maggioranza degli anarchici italiani (pensiamo alla scelta di non abbandonare il fronte all'indomani della militarizzazione forzata da parte dei comunisti staliniani).
Franco Sprega, dell'Istituto storico della Resistenza di Piacenza, si sofferma sul periodo del partigianato, dal settembre del '43 fino all'entrata dei partigiani a Piacenza (28 aprile 1945).
Di queste complesse e drammatiche vicende si è occupato a fondo e con scrupolo storiografico Mirco Dondi, docente di Storia contemporanea all'Università di Bologna. Il suo volume “La Resistenza tra unità e conflitto. Vicende parallele tra dimensione nazionale e realtà piacentina” (Bruno Mondadori, Milano 2004) è un testo fondamentale non solo per ricostruire nel dettaglio la vicenda resistenziale di Emilio Canzi, ma soprattutto per inquadrarla nella più generale storia delle Resistenza in Italia. Nell'analisi di Dondi, le difficoltà frapposte dall'apparato comunista a Canzi, le accuse di inefficienza e di inettitudine, il tentativo (prima riuscito, poi forzatamente rientrato) di estrometterlo dalla carica di Comandante Unico della Resistenza del Piacentino diventano il paradigma di visioni politiche, ma innanzitutto etiche, drammaticamente contrapposte – che Canzi aveva ben conosciuto fin dall'epoca degli Arditi del Popolo e soprattutto in Spagna, dove le giornate del maggio '37 a Barcellona (con l'assassinio da parte di agenti della polizia segreta staliniana degli anarchici italiani Camillo Berneri e Francesco Barbieri) avevano segnato un fossato incolmabile.
Ci sono poi le testimonianze raccolte dal Comitato Giovani ANPI “Comandante Muro” di Piacenza tra gli ormai vecchi partigiani di allora, alcuni democristiani, tutti emozionati fino alle lacrime nel ricordare il loro Colonnello, quell'anarchico che alcuni di loro nemmeno sapevano essere tale (o non comprendevano che cosa significasse). Il messaggio che, sessant'anni dopo, ci arriva direttamente da Canzi, filtrato dalla memoria di questi partigiani “di base”, è unico e semplice: essere sempre pronti a lottare per la libertà, contro tutte le dittature. E scusate se è poco…
Apportano la loro testimonianza anche Renato Cravedi, allora giovane partigiano e oggi segretario dell'ANPI locale, e Italo Londei, che svolse un ruolo significativo nella Resistenza piacentina.
Una pagina (quasi del tutto) sconosciuta della Resistenza nazionale, nella quale fu attivamente presente Emilio Canzi, è quella breve ma significativa del campo di concentramento di Renicci d'Anghiari (Arezzo) nel 1943. Riportiamo in proposito la testimonianza diretta dell'anarchico Alfonso Failla (originariamente apparsa su “L'Agitazione del Sud”, settembre 1966).

Fondo mappe Biblioteca comunale Passerini-Landi (Piacenza)

Impegno collettivo

Arricchisce questo dossier una scheda, scritta da Massimo Ortalli (responsabile dell'Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana) sull'impegno degli anarchici nella lotta contro il fascismo. Ci è sembrato utile parlarne, perché è sempre ignorata dalla storiografia ufficiale (non a caso dominata dalla scuola marxista) e trascurata in tutte le manifestazioni più o meno ufficiali che si sono succedute in questi 60 anni dalla fine della Resistenza.
Ci è sembrato particolarmente utile riportarla qui, a conclusione di un dossier su Emilio Canzi, per sottolineare quanto il suo contributo personale, così originale anche rispetto a scelte differenti prevalenti tra i suoi compagni, sia pienamente comprensibile solo nel quadro di quell'impegno collettivo che il movimento anarchico ha portato avanti negli anni bui della dittatura fascista.
Non è un caso che il “colonnello Canzi”, quello per i cui funerali il Provveditorato agli Studi di Piacenza dispose la chiusura delle scuole per facilitare la partecipazione degli studenti, e il Tribunale restò chiuso per lutto cittadino, quello per cui inviarono messaggi di cordoglio il Presidente del Consiglio Ferruccio Parri e il vice-segretario socialista Sandro Pertini, quello ai cui funerali portò il saluto degli anarchici Alfonso Failla, non è un caso che lo stesso Canzi abbia partecipato a Carrara, nel settembre 1945 (due mesi prima di morire tragicamente) al congresso costitutivo della FAI.
Un combattente taciturno, certo. Ma coerente fino alla fine. Sempre dalla stessa parte. Quella della libertà, contro tutte le dittature.

Paolo Finzi