Rivista Anarchica Online
Nemmeno io
Vorrei prendere spunto dalle interviste sui locali alternativi per affrontare questa grossa
situazione giovanile, che a mio parere non può essere affrontata guardando solo attraverso il
buco della serratura. Infatti penso che l'impostazione data all'intervista sia forse un po' troppo
prevenuta per cui pecca di ideologismo ossia di ragionamenti aprioristici. Penso che per capire i
motivi per cui una gran fetta di giovani e compagni (tra 20/25 anni) anche anarchici,
frequentano questi locali, bisogna rifarsi di conseguenza a quella che è stata una situazione
generale della sinistra e che a Milano si è espressa 5 anni fa con la nascita dei circoli giovanili.
Non si può quindi fare a meno di riconsiderare quegli anni, se si vuole capire e conoscere tale
fenomeno e cogliere i mutamenti delle persone e delle cose. L'incomprensione del presente nasce
fatalmente dall'ignoranza del passato, e il passato è comprensibile solo alla luce del
presente. Come dice il nostro Amedeo Bertolo non dobbiamo ficcare la testa nella sabbia dei
luoghi
comuni, degli slogans e della routine militante, ma dobbiamo continuamente sforzarci di non
considerare mai definitive le risposte, perché "ci sono più cose in cielo e in terra che nella
nostra filosofia". Il militante anarchico - secondo Mercier Vega - deve "imparare a vivere ed ad
agire in mezzo ad una selva di punti di domanda, perché sia la propaganda dottrinale sia le
situazioni di fatto esigono una continua messa a punto". L'anarchismo non è una ripetizione,
un'autogiustificazione, una ideologia, ma l'interrogations e l'inquietudine.... Per cui non mi basta
sapere che sono posti squallidi, che gira molta droga, che la maggior parte non fa più attività
politica, poiché tutte queste cose si sapevano già. Mi vengono infatti spontanee alcune domande:
Come mai questi compagni tra i 20 e i 25 anni hanno abbandonato qualsiasi valore, non
credono più in niente? Eppure, guarda caso la maggior parte di loro (come me del resto, che ne
ho 24) probabilmente ha iniziato a far politica coi Circoli Giovanili. Questo, cosa vuol dire? E
poi perché questi bar, trattorie, discoteche li chiamano locali alternativi e non semplicemente
bar, trattorie ecc.? Naturalmente non voglio dare delle risposte oggettive e inconfutabili ma solo
mostrare
attraverso la mia esperienza personale, perciò relativa, i motivi che mi sembrano più opportuni
per poter formulare un'ipotesi su quella che è una crisi di "valori" e di "modelli". Quindi
che cos'erano questi Circoli Giovanili? Bene o male essi costituivano un momento di
aggregazione e di organizzazione contro l'emarginazione e l'alienazione nei quartieri vissuta
specie in periferia nei "bar-ghetto" ecc.. Alla base del loro discorso politico vi erano le
tematiche del "tempo libero" e del "riprendiamoci la vita". I Circoli dovevano essere momenti di
crescita sociale e culturale dove si cercava di integrare ciò che è la propria vita con quella che
è
la vita sociale, ossia una completa realizzazione nella vita politica. Cosa voleva dire allora far
parte di un Circolo? Voleva dire abbandonare i bar, le trattorie, le discoteche (da cui del resto si
veniva cacciati come non desiderabili o per poca consumazione), accorgersi che durante il
tempo libero si era solo liberi di non contare nulla. Era una specie di diritto all'ozio per pensare
a se stessi e agli altri, per costruire rapporti più profondi; era la necessità di un luogo di
incontro senza flipper, calcetto o bigliardo; era partire dai propri bisogni personali per
giungere a scoprire il "politico", era il desiderio di divertirsi e di cambiare, era la festa della
primavera come rinascita della vita, era riscoprire la gioia di costruire insieme una società
nuova, era la necessità di un posto per fare meglio all'amore. È un po' come il
"carro di Dioniso" tutto coperto di fiori e di ghirlande: sotto il suo giogo si
avanzano la pantera e la tigre, si restringono il legame tra uomo e uomo, la natura si riconcilia,
la terra offre spontaneamente i suoi doni, e gli animali feroci delle terre rocciose e desertiche si
avvicinano pacificamente. Lo schiavo è un uomo libero, si infrangono tutte le rigide, ostili
delimitazioni che la necessità, l'arbitrio o la "moda sfacciata" hanno stabilito fra gli
uomini. Il Velo di Maja è stato strappato, ognuno sente se stesso come un dio. Insomma:
15-16-18 anni,
voglia di "divertirsi", di "tempo libero", di "fare all'amore". Basta! andare al bar ad annoiarsi,
vivere lo sport guardando la partita alla televisione; le ragazze che non escono e che al bar non
ci vengono, o vanno con quello che ha la macchina o la moto; basta con le squallide sale da
ballo, dove non ci si conosce, si paga tantissimo e non ci si diverte e non si può fare ciò che si
vuole. Basta con le otto ore di lavoro o cinque di scuola, poi uscire trovare il sistema pronto ad
offrirti i divertimenti per dimenticare la realtà e dove scaricare le tensioni. Per anni ci si è
rintanati dentro lo squallore dei bar per soddisfare il bisogno degli altri e di stare insieme, o
nelle sale da ballo per cercare di risolvere i nostri problemi affettivi, nel moralismo della TV,
nella cretineria dei films tutto sesso e violenza, nella stupidità di Hit Parade, per soddisfare la
voglia di divertirsi e di cultura. Basta con la solitudine ognuno vuole decidere della propria vita.
Dalle compagnie di amici si passava a organizzarsi e a occupare case, negozi dove fare
assemblee, riunioni, dibattiti, musica, teatro, cinema, cercando di creare in prima persona; per
discutere dei propri problemi, dei rapporti tra ragazzi e ragazze, per trovarsi, per stare insieme.
Era un vivere insieme nella lotta. Infine è da notare la critica e il rifiuto dei partiti e gruppetti
vari, delle organizzazioni per la verità, la giusta linea, delle polemiche; il rifiuto della militanza
come "militanza" o meglio critica ai reduci del '68 e a tutti quelli che credono nella militanza
"dura" come "sacrificio". Ecco cos'erano i Circoli Giovanili e più in generale il Movimento
del '77 manifestatosi sotto
varie forme: indiani metropolitani, autonomi, Bologna ecc.. Oggi una gran parte di questi
giovani non vogliono più sentir parlare di politica, ognuno si è rinchiuso in se stesso, sono in
crisi; i bar, le trattorie, le discoteche si sono ripopolate come prima, alcuni sono arrivati al
suicidio; la droga pesante è dilagata come un inconscio desiderio di morte anche se non ha più
la maschera della novità e del proibito, anche se vi sono modelli precisi di gente che muore e
che sta male e si autodistrugge. Cosa è successo a questi giovani, a questi "adolescenti"?
La crisi dei Circoli fu il primo sintomo
di una generale crisi che poi coinvolge tutto il movimento. I motivi, le cause possono essere
tanti: la crisi produttiva, la non maturazione delle contraddizioni, la moda, la
strumentalizzazione dei gruppetti che ne hanno risucchiato le tematiche e hanno visto nei circoli
la possibilità di arruolamento e di "cappello politico", la non realizzabilità di obiettivi
immediati, l'isolamento giovanile, il crollo del mito cinese della rivoluzione culturale, la guerra
tra i fratelli comunisti, la crisi del marxismo ecc.. A mio parere bisogna considerare ciò
che ancora non si è approfondito e che è molto
importante: è il problema dell'adolescenza e dei modelli non storici ma umani e individuali.
Cosa vuol dire adolescenza o essere adolescenti? L'adolescenza è un periodo tormentato: vi è la
crisi puberale, si è pieni di paure e conflitti interiori. Si agisce e ci si esprime per temperamento,
che rappresenta l'aspetto psicofisico: impulsi, tendenze istintive, stati affettivi, disposizioni,
interessi. Non è ancora la ragione che prevale ossia il pensiero e la volontà, l'adolescente è
alla
ricerca di un proprio carattere, di una propria personalità. Nell'adolescente il carattere non si
differenzia ancora dal temperamento, la decisione non si distingue dall'impulso, le azioni sono
quasi sempre le risposte obbligate degli stimoli sensoriali. Le sue caratteristiche sono slancio,
azione e impetuosità. È l'età degli "idoli" che l'adolescente rintraccia tra i conoscenti, tra
gli
eroi domenicali dei campi sportivi, tra gli artisti del cinema, del teatro, della radio, o della
televisione, della cultura e della politica ecc.. Nell'adolescenza l'individuo tenta di compiere una
sintesi della personalità raggiungendo un equilibrio più o meno stabile a seconda delle passate
vicende individuali. Si alternano così alti e bassi, eccessi di entusiasmo seguiti da crisi di forte
scoramento. Il giovane si educa ad immagine degli adulti, nei loro giudizi e, soprattutto, nel loro
comportamento scorgono il criterio del bene e del male. La mancanza quindi di modelli prepara
una adolescenza tormentata. Il '68 è stata la rivolta dei figli contro i padri ma per prenderne il
loro posto; dopo di che in gran parte sono rifluiti, hanno ripreso il loro posto in società, altri
sono ricorsi allo psicologo, altri hanno continuato nella durezza che ha contraddistinto i loro e i
nostri padri cresciuti nella guerra e nella depressione, non per niente il '77 ha criticato nel '68
l'aspetto duro del militante. Era una specie di complesso di Edipo generalizzato, ma ha avuto la
fortuna di appoggiarsi ad alcuni miti: Vietnam, Che Guevara, Mao, rivoluzione culturale. Il '77
invece è stato per la maggior parte il rifiuto dei fratelli maggiori, una specie di complesso di
Caino all'incontrario, rifiuto di tutti i modelli e quindi anche del passaggio di esperienze. È
proprio in questo abbattimento di modelli e quindi di valori che si possono trovare i motivi
dell'involuzione, del vuoto intorno ai giovani e di quella che potrebbe essere una "malattia
dell'adolescenza". Io stesso alla crisi dei Circoli mi avvicinai al movimento anarchico non
perché avevo capito tutto dei tecnoburocrati, ma perché ricercavo dei modelli di comportamento
che i valori dell'anarchismo fanno intravedere. Guardavo naturalmente ai compagni adulti, ai loro
comportamenti, cercavo di capire che
rapporti avevano tra di loro, con le compagne, nel gruppo, col mondo esterno. Era questo che
analizzavo e selezionavo e solo in seguito è venuta la voglia di cultura libertaria e di anarchismo
perché i primi approcci ad un'ideologia sono sempre rigidi ed è facile ai dogmi, specie se si è
adolescenti perché non si hanno ancora delle precise argomentazioni razionali di difesa. Ed è
proprio dal rifiuto e dalla mancanza di modelli di comportamento su cui costruire una propria
personalità che questi giovani vagano come Diogene e Sinope che camminava con una lanterna
in mano dicendo: "Cerco un uomo". A 16/18 anni uno vuole divertirsi, fare all'amore, vuole
crescere e non passare i giorni da solo al buio di una casa occupata, per terra con un sacco a
pelo; o senza esperienza entrare in un servizio d'ordine e intruppato con una gran paura
addosso urlare slogans cattivissimi, dove questi servono come quando gli indigeni si pitturano
prima di una battaglia per intimorire il nemico, o come i babbuini che avvicinandosi un pericolo
si dimenano come forsennati e emettono grugniti profondi attaccando solo raramente. Mi viene
in mente una manifestazione terminata in P.za Duomo, subito si formò a livello istintivo ed
emotivo un mini corteo che con slogans cattivissimi voleva recarsi a S. Vittore, fecero qualche
centinaio di metri e il tutto finì in una fuga generale, causa la rottura accidentale per terra di
una parte dell'attrezzatura da combattimento. Ed è proprio questa non comprensione
dell'adolescenza che ha portato a mio parere
all'allontanamento dalla politica di tanti giovani proprio come l'inutile sacrificio di
Agamennone della figlia Ifigenia. Anche le feste che alcuni compagni tentano di organizzare
rimangono squallide dove o ci si lascia andare agli interessi apparenti, mutevoli, epidermici o si
costruiscono artifici, allettanti lusinghe, esche piacevoli che risultano sempre estranei ed esterni.
Oggi delle giovani generazioni nessuno o pochissimi si avvicinano alla politica, c'è il rifiuto, e
con Travolta e Fonzie hanno riscoperto la propria adolescenza, il ballo, la musica, l'amore; e
così anche i compagni ritornano nei bar, nelle trattorie, nelle discoteche, insomma nei locali
alternativi. Questi luoghi di ritrovo sono negativi? Oggi essi sono prevalentemente un mezzo di
socializzazione passivo ed apparente: ci si siede al bar per vedere dalle vetrate le persone che
passano nella strada, che si siedono, che parlano tra di loro e in questo modo si ha l'impressione
di essere in compagnia degli altri, così come l'andare al cinema dà l'impressione di partecipare
insieme ad altri ad un avvenimento comune. La funzione di base è quella di venire incontro al
bisogno fondamentale di un contatto sociale con altri individui, con la possibilità di uno svago
con le carte o altri giochi, con un po' di musica e qualcosa da bere. Un tempo questi locali erano
anche un centro di discussioni attive, di incontri informali, offrivano la possibilità di rivolgersi
agli altri clienti e di discutere. In generale le taverne, i caffè nei loro aspetti più o meno
sofisticati, fornivano un'occasione d'incontro a persone con idee e necessità simili in
un'atmosfera rilassata (ma spesso anche rissosa!). Vedi per esempio i Pub inglesi o i caffè
italiani di fine '800 erano luogo d'incontro di scrittori, poeti e pittori e molti giornali venivano
editi e spesso anche scritti sui tavoli della locanda. Erano centro dei dibattiti politici, delle
discussioni sulle novità in campo letterario e artistico,
così come su argomenti morali e filosofici. Tanto che rappresentavano una forma di libertà non
gradita al sistema, una specie di serpente dell'Eden da tenere sotto controllo. Oggi prevale non
la funzione creativa e attiva ma quella del tempo libero come giusto riposo che permette la
ripresa del lavoro. Però questi centri non vanno sottovalutati, sono sempre dei luoghi dove si
svolge gran parte della vita sociale di numerose persone e come possono essere di significato
conformistico possono avere anche aspetti non conformistici. Forse è proprio per questo che
hanno l'appellativo di locali alternativi, forse perché nonostante tutto si aveva la speranza di
creare qualcosa di nuovo.
Roberto G. (Milano)
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