Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 25 nr. 222
novembre 1995


Rivista Anarchica Online

Per concludere

Gli ultimi interventi sull'anarco-capitalismo comparsi in "A" mi spingono a qualche commento ulteriore, anche se mi pare che in fondo la materia si sia esaurita. A Federico Tortorelli, che mi comunica della preponderanza delle "istanze collettiviste, socialiste e comuniste" nelle Marche, rispondo che non posso far altro che dolermi per i marchigiani. Per quanto mi riguarda, nutro il più profondo sospetto che per questo tipo di istanze, almeno così come sono linguisticamente identificate nell'intervento di Tortorelli. Anzi, posso anche spingermi sino a dire che - se per "collettivismo", "socialismo" e "comunismo" si intende alludere a un sistema sociale che escluda la proprietà privata, l'iniziativa individuale, il cosiddetto "mercato" e altre amenità liberali di questo genere - esse sono antitetiche all'anarchismo. Inoltre, sebbene riesca a immaginare una società in cui tutti i membri scelgono liberamente - e restino costantemente fedeli a questa scelta - di mettere in comune i propri beni (unica forma di comunismo legittima ai miei occhi), non mi sembrerebbe comunque un'associazione umana che abbia tra i suoi obbiettivi la valorizzazione della varietà, della differenza, del conflitto (questi si indispensabili elementi di una società libertaria).
In quanto a Carlo Lottieri lo ringrazio vivamente per avermi dato del "socialista autoritario". La mia piccola fama nei circoli libertari è quella di un anarchico di "destra", attento alla dimensione individuale delle libertà e non a quella sociale, un po' "votaiolo", ecc. ecc. D'ora in avanti, potrò orgogliosamente fregiarmi anch'io del titolo di "anarchico di tradizione socialista" (va be' un po' "statalista" e "autoritario")...Scherzi a parte, l'intervento di Lottieri è fuori del seminato; le parti non virulente della sua lettera mi sembrano semplicemente ripetere gli argomenti di Piombini e ritornare sul tema principale, ovvero la definizione della società libertaria. Lottieri continua imperterrito a ragionare di trusts, imprese, mercato, ecc., elaborando categorie e analisi del tutto astratte; riassumendo, mi pare che la parte interessante della sua critica - in tutto affine a quella di Piombini - sia che i "socialisti" - con il termine si riferisce agli anarchici "autoritari" come il sottoscritto - non vogliono distinguere tra gli oligopoli di fatto (prodotti dal mercato) e quelli di diritto (prodotti dallo stato): secondo i libertarians i primi sarebbero legittimi e i secondi no. Gli "autoritari" vorrebbero quindi impedire ogni tipo di "libero accordo mercantile".
Caro Lottieri, credevo di essere stato chiaro nella mia precedente risposta a Piombini. Mi cito: nel caso di un accordo che a mio parere (ma non dei contraenti) implichi la sottomissione, e quindi il dominio, "nessuno è in diritto di impedirlo". Io mi limitavo a suggerire "boicottaggio e ostracismo" (persino Berlusconi ammette che sono legittimi...). Due cose ancora: 1) mi pare che il Suo intervento sia improntato da una confusione tra il piano normativo e quello descrittivo. Certo, l'attività di chi si arricchisce sul libero mercato non è "esecrabile" in sé; l'imprenditore alla Schumpeter, creativo, innovativo, ecc. è figura affascinante; mi pare però che uno degli argomenti principali dei libertarians sia che in Occidente il mercato sia corrotto dall'intervento statale e che le ricchezze accumulate sullo stesso mercato siano in fondo dei furti. Insisto: si distingua tra il capitalismo reale e quello immaginario, o se preferisce, tra il mercato com'è e il mercato come dovrebbe essere (non solo per me, ma anche per Lei e Piombini), senza lanciare accuse di moralismo a destra e a manca (io, per esempio, non ho alcuna simpatia per la povertà, anzi ambisco solo ad abbandonarla il più presto possibile).
2) Il problema, come dicevo prima, è quello della definizione di una società libertaria. In discussioni siffatte - che riguardano cioè la natura di questa società - il punto di riferimento pregnante, caro Lottieri, non è la legittimità astratta di specifici comportamenti, ma soltanto la loro desiderabilità. Lei è libero di immaginarsi una società di mercato in cui l'esistenza di trust, di corporazioni, di grandi imprese, ecc. non leda la libertà individuale e non ponga rapporti di dominio (il dominio è imposizione di autorità); io credo che ciò sia impossibile sul piano pratico e indesiderabile su quello teorico - almeno allo stadio attuale dello sviluppo storico in Occidente.

Pietro Adamo (Milano)