Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 19 nr. 165
giugno 1989


Rivista Anarchica Online

Motociclisti uniti

Motociclista "militante" da sempre, ho "scoperto" da alcuni anni affinità sempre più strette con l'ideale anarchico. È stata quindi una piacevole sorpresa leggere l'articolo sulle "due ruote" di Roberto Gimmi sul n. 163 di "A".
Non voglio ripetere cose che ci ha già raccontato Roberto, ma portare un'esperienza associativa che non ho trovato nell'articolo di "A".
Anche nell'ambito del motociclismo si è avuta una organizzazione di tipo vagamente sindacale, o meglio: PER IL MIGLIORAMENTO E LA LIBERTÀ DEL MOTOCICLISMO STRADALE, questa la scritta che dal 1979 ha accompagnato il marchio MOTOCICLISTI UNITI.
Il "M.U." è una libera associazione di persone, unite sì dalla passione per le due ruote, ma anche da una visione del mondo istintivamente libertaria e che vede nell'aggregarsi, muoversi, dimostrare una forma di antagonismo all'attuale tendenza che vuole fare della moto un semplice status symbol al servizio delle mode passeggere e che quindi, come tale va tartassato e spremuto da chiunque.
Il M.U. ha tentato di promuovere una riqualificazione dell'immagine del motociclista, ha combattuto la legge che obbliga i maggiorenni all'uso del casco (la prima manifestazione in moto per le vie di Milano nel 1979 sotto una pioggia battente a cui sono susseguite altre fino al triste passaggio della legge), si è sempre opposto ai divieti di circolazione alle sole moto, all'IVA del 38% per i mezzi oltre i 350 cc e altre discriminazioni. Ha svolto opera di controinformazione attraverso un proprio Notiziario, con volantinaggi, trasmissioni radiofoniche e contattando i tanti autori di articoli denigratori sul motociclismo in genere.
Le tante riviste del settore (abbiamo anche MotoCapital!) non sono altro che contenitori di pubblicità e, in quanto serve dell'industria ci hanno sempre boicottato e inquadrato come personaggi scomodi. Anche tra i motociclisti benpensanti, le nostre attività sono risultate sospette, forse perché per loro la moto serve solo ad andare in gelateria la domenica. Il boicottaggio e la prevenzione nei confronti di chi non accetta le leggi e le regole che lo stato gli ha preparato non sono certo una novità e così non stupisce non trovare anche nell'articolo di "A" alcuna traccia di noi.
Non è certo una colpa della rivista o dell'autore dell'articolo, ma la dimostrazione che tutto ciò che fa spettacolo (vedi Giacche Blu d'Italia o i vari gruppi di "bikers" che amano farsi fotografare in bella posa sulle pagine dei settimanali) ottiene pubblicità e promozione, ma chi persegue obiettivi e non cede a compromessi viene cancellato, isolato.
Ora, la mia non vuole limitarsi ad una testimonianza perché spero di aver creato almeno curiosità nei confronti di questa iniziativa e, "senza teorizzare l'anarcomotociclista" spero che questa curiosità si tramuti presto in un contatto o forse in una collaborazione.
Grazie per lo spazio, ciao

Fabrizio Villa (Monza)