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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 12 nr. 100
aprile 1982


Rivista Anarchica Online

L'opinione di un marxista
di Enzo Santarelli

A cinquant'anni dalla morte di Malatesta ci sorprende - ancora una volta - che dopo la precoce biografia di Max Nettlau e l'opera di Luigi Fabbri, la conoscenza critica di una personalità così importante per il movimento italiano in una lunga fase di transizione sia rimasta affidata a contributi il più delle volte parziali e frammentari, quasi al margine della nostra cultura politica e storica. Ma la realtà non si spiega da sola; e un programma scientifico di ricognizione sull'arco di tempo e sulla vita sociale che Malatesta rappresenta ed esprime appare - a prima vista - innanzitutto condizionato dalle difficoltà intrinseche allo studio dell'anarchismo (e perciò richiederebbe il superamento di opposti e non neutrali pregiudizi), in secondo luogo, nel caso specifico, dall'ampiezza e dalla dispersione delle fonti, infine dalla singolarità del percorso malatestiano in un certo senso ripetitivo e cresciuto su se stesso, immutato per tanti anni nel pensiero eppure ricchissimo di azione, su un teatro che va dall'Italia al Sud e al Nord America, all'Europa continentale e insulare, legandosi alle strutture e agli atteggiamenti di notevoli fasce del popolo italiano e - per una parte non minore - alle vicende dell'emigrazione non solo politica dei lavoratori italiani fra il 1878 e il 1919.
Oltre questo rilievo - che sottintende una critica-autocritica, un auspicio e persino una nostalgia - non è possibile nella presente occasione né specificare un bilancio degli studi, né formulare ipotesi di ricerca. Mi limiterò quindi a coordinare due o tre punti di riflessione.
1. La formazione del giovane Malatesta. Nel 1925 - in polemica col direttore di Conscentia - Malatesta scrisse che "l'anarchismo è nato dalla rivolta contro le ingiustizie sociali"; e altrove, in un senso più immediatamente autobiografico: "Osservai più attentamente e mi accorsi che un'enorme ingiustizia, un sistema assurdo opprimevano l'umanità, condannandola a soffrire (...) Il cuore mi si gonfiò d'indignazione (...) e sentii in me l'anima di un tribuno e di un ribelle" (1884). Nettlau è stato attento a collocare questo intreccio di idee e di sentimenti in una certa cultura meridionale dell'epoca postunitaria e ci testimonia, direttamente o indirettamente, delle letture esperite dal giovane Malatesta: la storia della rivoluzione francese del Mignet, la storia delle repubbliche italiane di Sismondi, forse la Città del sole di Campanella e I pensieri politici di Vincenzo Russo e infine, punto di raccordo verso altri e più vasti orizzonti, Pisacane; vengono più tardi Bakunin, Proudhon e Kropotkin, come fonti dell'anarchismo europeo. Fino al 1889 non conobbe Stirner neppure di nome. Ma Malatesta non era un uomo di studi e la sua vocazione anarchica, per quanto straticata e continua, come quella di un perpetuo autodidatta, ragionatore e maestro, fu prevalentemente empirica e pratica. L'abbozzo delle sue matrici meridionali, in qualche modo precapitalistiche, sarebbe stato essenziale....
2. Malatesta interrompe al terzo anno il corso di medicina. A Napoli si era imbattuto nella prima sezione italiana dell'Internazionale. A suo modo opta per una vita che più tardi si sarebbe detta di agitatore e rivoluzionario militante. In esilio sopravvive esercitando l'umile mestiere di meccanico-elettricista. Da tutto ciò deriva il suo permanente contatto con le masse popolari, che cerca reiteratamente di sollevare, convinto che siano e debbano essere padrone dei propri destini, votandosi alla pari con esse alla loro emancipazione - senza pervenire tuttavia a una precisa dottrina della rivoluzione, dei mezzi necessari a consolidare la rivolta e a stabilire la società futura. Per un lungo periodo - grosso modo il cinquantennio che va dal 1871 al 1921, dal superamento dell'influenza mazziniana ai fatti del Diana e al conseguente processo - Malatesta esprime una diffusa istanza progressiva ed emancipatoria di diversi strati sociali della popolazione italiana, le loro spinte a sottrarsi all'egemonia dello stato, della chiesa e del capitale. L'abolizione della proprietà privata della terra, delle materie prime e degli strumenti di lavoro è e diviene il perno principale del suo programma anarchico. La ricostruzione anarchica passerà attraverso la messa in comune, la gestione, a diversi livelli, degli strumenti di produzione. La liberazione dell'uomo muove dall'iniziativa popolare e questa può cominciare ad esprimersi solo mediante l'avvio dell'insurrezione.
3. È evidente la semplicità, quindi il fascino, il significato anche rappresentativo di questi schemi di volta in volta elaborati e rielaborati in più mature articolazioni. In Italia non a caso, anche se in modi talora fortunosi, Malatesta è partecipe in prima persona dei più importanti moti insurrezionali che scandiscono il rapporto degli strati popolari subalterni con lo stato: nel 1874, 1877, 1894, 1898, 1914, 1919. Ma in questa traiettoria emerge una crescente sfasatura non tanto politica quanto ideologica e sociale. Rimane lontano dalle esperienze operaie e bracciantili della Valle padana della metà degli anni ottanta come dai fasci siciliani degli anni novanta. In questo ultimo decennio, con Merlino, Cipriani ecc. tenta di organizzare il partito socialista rivoluzionario anarchico, la cui sfera d'azione tende a caratterizzarsi nell'antielezionismo abbracciando essenzialmente il centro-sud. Importante l'influenza esercitata su frange tutt'altro che secondarie dell'emigrazione, specialmente nell'America latina e in quella anglosassone; e qui con la particolare cultura da cui deriva un proletariato che si innesta nei rapporti di produzione e nelle società dei paesi transoceanici. Il culmine dell'azione politica malatestiana - e Malatesta fu prima di tutto uomo d'azione calato nel popolo e ad esso mescolato - cade nel momento della Settimana rossa, quando contribuisce alla più vasta insurrezione di massa dell'Italia prebellica, egemonizzando di fatto gruppi di sindacalisti rivoluzionari, di socialisti e di repubblicani di sinistra. Da allora, manifestamente ha inizio un'altra fase della sua fortuna, proprio perché il proletariato italiano si va completamente distaccando dalle esperienze e dalle condizioni postunitarie e si va unificando - sia pure fra le più acute contraddizioni e in mezzo ai gravi errori e limiti delle sinistre di ispirazione marxista - nelle diverse parti del paese.
Un siffatto "schema" interpretativo mira innanzitutto a inquadrare ciò che è noto o saliente nella vicenda di Malatesta, nella sua epoca e nello sviluppo della società italiana. Ma esso andrebbe poi articolato e sviluppato per non ricadere in una slegata storia degli anarchici: da un lato non ignorando le giunture e il senso degli interventi localizzati sintomaticamente in aree periferiche del paese, dall'altro non limitandosi a una grezza storia del movimento operaio. Il messaggio di Malatesta, anche se storicamente circoscritto e fondato, presenta infatti una sua specifica validità, che merita di essere sottoposta a verifica davanti a una tavola di valori sempre attuale e dai risvolti tanto nazionali quanto internazionali. Lungo il filo rosso seguito e tracciato da questo protagonista, così insolito e così emblematico e così profondamente italiano (non meno di un Pisacane e di un Garibaldi) si delinea rispetto allo stato, alla chiesa, al capitale il messaggio di un socialismo libertario e liberatore che giunge fino al nostro tempo. Nella valutazione di Malatesta il pendolo ha troppo oscillato fra l'apologia e la critica di parte; da questa stretta non meritata e scarsamente feconda sarebbe il caso di uscire, allargando senza riserve gli orizzonti.