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Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 8 nr. 69
ottobre 1978


Rivista Anarchica Online

Una Gaya Rivoluzione?
del Collettivo di liberazione sessuale (Milano)

Il documento del Collettivo di liberazione sessuale che pubblichiamo in queste pagine prosegue il discorso iniziato sul penultimo numero ("A" 67,Omosessualità e liberazione sessuale) dagli stessi compagni. Già allora esprimevamo alcune riserve sulle tesi espresse in quel primo articolo e invitavamo ad aprire un dibattito. Due soli i compagni hanno finora raccolto l'invito: i loro interventi sono pubblicati in coda al documento del Collettivo.
Per parte nostra, non possiamo tralasciare di osservare che il "settorialismo", che i compagni del Collettivo si sforzano di evitare proponendo un discorso globale di liberazione sessuale, una volta scacciato dalla porta è tranquillamente rientrato dalla finestra. Nel documento, tra l'altro, si afferma l'esistenza di una "potenzialità rivoluzionaria" dell'omosessualità, che i regimi cercherebbero di neutralizzare in ogni modo e che i compagni (etero) non terrebbero nel dovuto conto. Non è un discorso nuovo: dieci anni fa lo hanno "inventato" certi settori del movimento di lotta dei negri d'America ("nero è bello", "solo i neri sono obiettivamente rivoluzionari", ecc.), qualche anno dopo lo hanno "inventato" le femministe ("donna è bello", "solo le donne sono obiettivamente rivoluzionarie", ecc.), ora ce lo ripropongono i vari movimenti omosessuali.
Può essere comprensibile che nei giovani movimenti emergenti (come quelli suaccennati) l'esigenza di caratterizzarsi e di rompere con il passato porti a contrapposizioni frontali ed a posizioni estreme ed astratte come quella - per esempio - di giudicare
tout court rivoluzionario un individuo perché nero di pelle, donna o omosessuale. Non è però accettabile che tali posizioni vengano condivise e propagandate da compagni libertari, come sono quelli aderenti al Collettivo di liberazione sessuale.
La loro rivalutazione della "questione omosessuale" ed il suo superamento nella più generale tematica della questione sessuale ci trova a grandi linee concordi, così come riteniamo più che giustificata la diffidenza nei confronti delle posizioni spesso ipocrite di "tolleranza" che permettono di esorcizzare il problema e di lasciarlo agli "addetti ai lavori". Ma, francamente, come si può a ragion veduta sostenere l'esistenza di una "omogeneità" e più ancora di una "potenzialità rivoluzionaria" degli omosessuali in quanto tali? Che cos'hanno in comune, soprattutto da un punto di vista rivoluzionario (ma non solo), una "frocia operaia" come quella del FUORI che interviene nel dibattito e il suo (o un altro) padrone, ricco, arrogante e omosessuale? Che cosa dovrebbe unire un partigiano omosessuale ed un alto ufficiale delle SS anche lui omosessuale? Che cos'ha di "alternativo" o di rivoluzionario quest'ultimo?
Sostenere che il sesso, il colore della pelle o le tendenze sessuali possano incidere davvero sulla potenzialità rivoluzionaria di un individuo (o delle masse) è perlomeno illusorio. Ragionando in questo modo ci si mette su di una china molto pericolosa, che già buona parte del movimento femminista ha percorso fino in fondo, giungendo a sostenere che le donne dovrebbero essere tutte unite, dall'operaia della Breda a Sofia Loren, perché la differenza tra di loro è sempre inferiore a quella che le separa dai "maschi". Posizioni assurde, che molto danno hanno già fatto al movimento di emancipazione sociale nel suo insieme, riproponendo schemi e ruoli (a volte capovolti, e basta) dell'attuale assetto sociale.

Nell'ambito di un discorso sulla sessualità, uno dei nodi fondamentali da noi individuati ed assunti come terreno di intervento politico nel sociale è la tematica della liberazione del desiderio omosessuale in tutti gli individui, tematica che comporta necessariamente un atteggiamento fortemente critico nei confronti degli eterosessuali. Infatti accanto all'azione sensibilizzatrice rispetto agli altri omosessuali, che tende a far loro acquisire una precisa coscienza politica della propria condizione e la capacità di eliminare i sensi di colpa, le paure, la non-accettazione prodotti dall'oppressione sociale, nel nostro programma di attività all'esterno rientra come momento ineliminabile l'estensione del problema dell'omosessualità a tutta la comunità e in primo luogo ai compagni anarchici e ai gruppi della sinistra. Non ci poniamo quindi solo nell'ottica di un riconoscimento della realtà omosessuale per farla uscire dall'oscurantismo, dall'ignoranza e dalla negatività in cui è stata fino ad ora mantenuta. Non ci battiamo soltanto perché alla figura dell'omosessuale sia ridata la validità e l'importanza che le spetta sfrondandola da tutte le sovrapposizioni falsamente mediche, scientifiche o moralistiche imbastite da millantatori e pseudo-sapienti. Non ci limitiamo a svolgere un'azione emancipatrice rispetto all'omosessualità, denunciando la sua sostanziale e tenace repressione da parte del potere e la necessità della sua riabilitazione sociale come condizione umana altrettanto reale e positiva di altre, liberando il concetto di omosessualità dal sentore di ospedale o manicomio e dall'analogia con il mondo della delinquenza e della prostituzione. La nostra analisi politica ci porta a negare la validità della lotta emancipatrice come portata avanti da alcuni gruppi omosessuali, perché riteniamo perdente una lotta che tenda ad ottenere diritti civili e riconoscimenti nell'ambito dello Stato o comunque nell'ambito di una società borghese in stadio di capitalismo avanzato. L'accettazione e la tolleranza non devono essere gli obiettivi della battaglia politica degli omosessuali: infatti la tolleranza non è che una forma più raffinata di repressione, che contribuisce a dare un volto "libertario" e progressista ai gestori di potere, mentre permette loro un controllo più efficace e capillare del fenomeno. Inoltre l'accettazione sociale non risolve la questione dell'emarginazione, se non apparentemente: invece di essere eliminata essa viene confermata, in quanto gli omosessuali vengono riconosciuti nella loro diversità (cioè come differenziandosi dagli altri componenti del gruppo sociale) e l'omosessualità viene fissata e gestita come elemento caratteristico di una minoranza, fatto questo che tra l'altro permette uno sfruttamento economico e la creazione di mercati di consumo e quindi di alto profitto (mercificazione e ghetto d'oro).

Noi rifiutiamo tutto ciò perché consideriamo strettamente vincolate ed interdipendenti la lotta di classe e la risoluzione del problema omosessuale, nel senso che è assolutamente impossibile raggiungere una situazione esistenziale positiva per gli omosessuali all'interno delle strutture repressive dello stato. Noi vediamo nell'accettazione degli omosessuali in regimi di socialdemocrazia falsamente liberali la neutralizzazione della potenzialità rivoluzionaria che caratterizza l'omosessualità, l'ottundimento delle contraddizioni sessuali e politiche che l'omosessualità sostiene, la minimizzazione della crisi di valori che l'omosessualità rappresenta. Il problema dell'omosessualità non deve ridursi ad una sostanziale affermazione che non deve più essere sottaciuta o sottintesa, ma esplicitamente enunciata; noi vogliamo pure negare che l'omosessualità sia un fenomeno di minoranza o una questione che interessa solo una categoria di persone.

Tutti omosessuali?

L'elemento che rende specifica la nostra posizione è proprio la volontà di fare dell'omosessualità un problema che investe tutti gli individui e li riguarda non più solo indirettamente, ma anche direttamente. Alla luce dei contributi della psicoanalisi, noi sosteniamo l'universalità del desiderio omoerotico, cioè che il desiderio omosessuale è presente in tutti, uomo e donna. L'unica differenza esistente tra gli omosessuali e gli altri è legata al fatto che, mentre i primi esprimono in modo manifesto il proprio desiderio (cioè attuano una pratica omosessuale), i secondi hanno represso quel desiderio, senza che ciò d'altronde significhi che negli eterosessuali sia stata eliminata o non sia presente l'attrazione erotica per le persone dello stesso sesso, poiché questa attrazione persiste nell'inconscio come latente.

Il desiderio omosessuale è una componente fondamentale ed irriducibile della sessualità umana. Non prendere in considerazione questa realtà significa accettare l'oppressione e la mutilazione da parte del potere, dell'autonomia e delle possibilità umane di ognuno. Noi critichiamo di conseguenza l'eterosessualità esclusiva, così come si manifesta in tutte le società patriarcali basate sullo sfruttamento di classe e sulla sperequazione di potere tra uomo e donna, poiché questa eterosessualità è in sostanza l'espressione del potere e dell'oppressione nell'ambito della sessualità e delle relazioni sessuali. L'eterosessualità si configura cioè come eterocrazia di una dinamica oppressiva nei confronti delle donne e degli omosessuali e con una pratica autorepressiva rispetto all'uomo stesso costretto ad assumere una monosessualità esclusiva ed alienante, funzionale al sistema del potere politico ed economico. Noi vogliamo mettere in luce le mistificazioni insite nell'eterosessualità passata e attuale, negando la sua presunta neutralità e la sua altrettanto costruita origine biologica.

L'eterosessualità è una condizione di mutilazione sessuale e, sebbene sia anch'essa una componente della sessualità, non si può parlare di desiderio eterosessuale in termini di spontanea espressione di un bisogno perché ad essa viene giustapposta una serie di proiezioni, di imposizioni e di bisogni secondari (cioè indotti) di autoaffermazione, per cui si può realisticamente parlare di costrizione all'eterosessualità nelle società patriarcali e autoritarie. Tuttavia non solo l'eterosessualità è una forma alienata di sessualità, ma essa influenza di riflesso la stessa omosessualità, imponendole i suoi schemi, i suoi ruoli, le sue categorie e non ultimo le sue esclusività. La demistificazione dell'eterosessualità, necessaria per un discorso seriamente analitico sulla sessualità, è strettamente legato all'affermazione della presenza originaria del desiderio omosessuale negli individui. L'analisi delle forme e delle tecniche del potere porta a riconoscere che l'omosessualità non è una prerogativa soltanto degli omosessuali, ma che invece essi rappresentano coloro che, per motivi e situazioni specifiche, hanno mantenuto vivo in sè un desiderio che negli altri è duramente represso a partire dalla primissima infanzia, ma che comunque persiste negli stessi eterosessuali, manifestandosi secondo moduli di sublimazione sottoforma di sentimenti di amicizia, di cameratismo o addirittura convertito in sindromi patologiche.

In tutti gli individui esiste una disposizione erotica rivolta verso le persone dello stesso sesso, in quanto la disposizione originaria della sessualità è essenzialmente amplissima e indifferenziata. Originariamente l'istinto sessuale non conosce limitazioni estranee, temporali o spaziali, che riguardino il suo soggetto e il suo oggetto, e l'omosessualità costituisce proprio un dato ineliminabile di questo polimorfismo e di questa polivalenza sessuale. Soltanto a causa dell'inibizione e della repressione che passano attraverso i canali dell'educazione familiare e del condizionamento ideologico sociale, si sviluppa nella maggioranza delle persone un comportamento "normale", cioè un'eterosessualità esclusiva e genitale. La società attraverso i suoi mezzi di dominio agisce repressivamente sugli individui in modo da costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite ritenute perverse, con l'obiettivo di trasformare-deformare gli individui tendenzialmente "perversi" in eterosessuali eroticamente mutilati ma conformi alla Norma. L'organizzazione degli istinti sessuali imposta dalla società interdisce come perversioni tutte le loro manifestazioni che non servano o preparino la funzione procreatrice; e se ultimamente assistiamo anche ad una liberalizzazione di pratiche non-istituzionalizzate, si tratta solo di una desublimazione altamente repressiva, utile per creare profitti economici e per far passare ancora una volta un concetto di sessualità alienato.

Bisogna prender coscienza del fatto che l'organizzazione della sessualità rispecchia i tratti fondamentali dell'organizzazione della società. In particolare bisogna comprendere che l'oppressione degli omosessuali e la repressione del desiderio omoerotico in tutte le persone non è un fatto casuale o estemporaneo, e non è neppure un problema di diritti civili per alcuni; ma è invece un problema politico perché legato alla più generale repressione sessuale necessaria all'esistenza, e alla persistenza del sistema, e perché riguarda tutti in prima persona. È un problema doppiamente politico, perché investe l'ambito dell'esistenza personale e dei rapporti interpersonali (sociali). È un passo obbligato in un discorso sulla qualità della vita e sulla liberazione sessuale, in quanto, sebbene liberazione sessuale non coincida con omosessualità, essa significa tuttavia certamente omosessualizzazione e liberazione del desiderio omosessuale in ogni persona; quanto alla qualità della vita, questa non si quantifica soltanto attraverso il livello dell'alienazione lavorativa e dello sfruttamento economico, ma anche tramite la possibilità effettiva per ciascuno di poter realizzare se stesso e le proprie pulsioni originarie, primi fra tutti i bisogni sessuali e in specifico il desiderio omosessuale. Una reale qualità della vita si misura nella possibilità e nella capacità di sessualizzare i rapporti interpersonali. Ci poniamo di conseguenza in modo critico rispetto a coloro che negano in sè la presenza del desiderio omosessuale, perché questa negazione non è che il corrispettivo, a livello cosciente, della censura sociale e della rimozione interiorizzante. La negazione permette che l'individuo pensi a quanto è represso ma a condizione che venga negato e quindi che resti fondamentalmente represso. Similmente dissentiamo da coloro che esprimono una disponibilità procrastinata a tempi indeterminati e vincolata all'eventuale insorgere del bisogno omosessuale. Questa posizione nasconde ancora il pregiudizio e la paura, oltre al fatto che l'anticipazione intellettuale di un desiderio è un tentativo di neutralizzarlo e di non porlo come problema personale perché senza un processo di auto-analisi e di riscoperta dei propri bisogni fondamentali, non si ha un'insorgenza casuale dei bisogni stessi data la loro deformazione e alterazione da parte della repressione. Ci contrapponiamo pure all'atteggiamento tollerante di molti compagni che mistifica il loro sostanziale rifiuto pari a quello sociale e attraverso il quale noi appariamo come i parenti poveri e subnormali della rivoluzione. La tolleranza quasi protettiva da parte del compagno fornisce un'ulteriore gratificazione alla sua figura virile, mentre lo aiuta ad esorcizzare il problema della sua omosessualità repressa.

Contro i ruoli

In diretto rapporto con queste nostre posizioni, noi rivendichiamo la nostra omosessualità come diversità positivamente intesa e non più come diversità subita o timidamente affermata. Non solo, noi ribadiamo anche la nostra specificità di rappresentanti di una condizione umana e sessuale oppressa e di conseguenza il nostro diritto a parlare di questa condizione e di questa oppressione, in quanto subiamo sulla nostra pelle l'emarginazione quotidiana e solo noi possiamo elaborare con cognizione di causa una tematica omosessuale oggettiva e realistica. Rivendichiamo il nostro diritto a parlare della sessualità nella sua totalità, perché rappresentiamo, accanto alla contraddizione uomo-donna, la contraddizione sessuale più importante e perché riteniamo di individuare nella nostra condizione la possibilità di costruire una concezione globale della sessualità affatto diversa da quella corrente, poiché ritroviamo nell'omosessualità un potenziale rivoluzionario diretto a smantellare la ruolizzazione sessuale, la mercificazione dei rapporti interpersonali e rivolto contro le strutture e le istituzioni, tradizionali baluardi del condizionamento ideologico e della repressione, come la famiglia e il matrimonio. L'omosessualità è per noi potenzialmente al di fuori del dominio del principio di prestazione (performance), imposto dal potere alla sessualità.

L'omosessualità sostiene l'idea di una sessualità fine a se stessa, contro l'uso utilitaristico della sessualità da parte della società, e in questo modo minaccia i fondamenti stessi della struttura di potere economico e politico. Chiaramente questo comporta una revisione critica della stessa omosessualità, nel senso di una riappropriazione autonoma della propria originalità omosessuale, rifiutando gli stereotipi i ruoli e l'imitazione di modelli precostituiti e alienati. Da questo punto di partenza noi possiamo muovere per elaborare un progetto sessuale alternativo contro la restrizione quantitativa e qualitativa della sessualità in generale, fino ad oggi perpetrata. Questa nostra accessibilità al discorso generale sulla sessualità secondo noi è avvalorata proprio dalla universalità del desiderio omoerotico e dalla sua esistenza, anche se in forme deformate e mascherate, nello stesso rapporto eterosessuale. Noi neghiamo perciò che per liberazione sessuale si debba intendere soltanto il mutamento del rapporto uomo-donna nell'ambito di un rapporto eterosessuale, in quanto riteniamo impossibile la realizzazione di un rapporto effettivamente paritetico fra i due sessi senza una parallela liberazione in senso omosessuale dei due termini del rapporto; poiché la rimozione del desiderio omosessuale e la censura sociale comportano una serie di processi psichici attraverso i quali si esprime in forma reattiva e negativa quello stesso desiderio, portando ad alimentare la fissazione fallica del maschio, il suo misconoscimento della donna e della propria femminilità in un intreccio di proiezioni inconsapevoli.

Un'effettiva liberazione delle potenzialità umane non può arrestarsi ad un mutamento parziale e limitante dei comportamenti sessuali, ma deve essere il più possibile totalizzante. Il rapporto eterosessuale potrà veramente configurarsi come reciprocità e non come possessione o sperequazione, soltanto quando sia l'uomo che la donna avranno liberato le proprie componenti di sessualità extra-genitale ed omosessuale.

Questo è indubbiamente estensibile anche all'omosessualità, tale come si presenta nella maggior parte dei casi al momento attuale, ma esiste già ora una disponibilità molto vasta da parte degli omosessuali verso una esperienza eterosessuale diversa; non è superfluo comunque tener presente che esistono difficoltà oggettive maggiori per gli omosessuali, data la loro oppressione e frustrazione secolari subite, mentre per i maschi eterosessuali la gratificazione derivante dalla loro situazione di potere permette loro un accesso relativamente più semplice ai rapporti omosessuali, vissuti ugualmente in modo maschile e sempre attraverso una ruolizzazione. A noi sembra che, per le sue caratteristiche intrinseche, il nostro discorso ed i nostri obiettivi di lotta si configurino come strettamente vicini alle problematiche espresse dal movimento femminista. Di conseguenza individuiamo un parallelismo di fondo tra le nostre tematiche e quelle delle donne. Ricerchiamo quindi una collaborazione politica teorica e pratica con i gruppi organizzati di donne, per un'alleanza tattica e strategica sui contenuti comuni delle nostre battaglie.

Nel solco del femminismo

La nostra lotta come omosessuali, a nostro avviso, si interseca in maniera decisiva e preminente con la lotta delle donne per motivazioni precise in prima istanza perché storicamente l'oppressione degli omosessuali e il tabù antiomosessuale si sono originati proprio in rapporto alla sottomissione della donna da parte del maschio e all'affermazione del patriarcato fallocentrico. In secondo luogo perché noi ci poniamo sulla strada aperta del femminismo in base alla quale ci appropriamo del problema della politicità del personale, nel senso che ci poniamo nell'ambito della rivalutazione politica del quotidiano, del privato con tutte le sue contraddizioni, innanzitutto per quel che riguarda la contraddizione sessuale. In terzo luogo perché la lotta delle donne contro il maschilismo e contro l'atteggiamento reazionario degli stessi compagni ci trova schierati al loro fianco come "maschi" che hanno rifiutato l'assunzione del ruolo maschile imposto dalla società, e come omosessuali oggettivati e oppressi nei rapporti con gli eterosessuali e condizionati negli stessi rapporti omosessuali dai valori eterocratici.

Desideriamo quindi impossessarci di quegli elementi che possono fare realizzare con le donne una unità o una collaborazione politica che vada al di là della semplice intesa emotiva o della solidarietà intellettuale in cui spesso ci troviamo a convivere ma anche a ristagnare. Esistono ambiti e problematiche che indubbiamente riguardano sia le donne che gli omosessuali ed è da qui che noi riteniamo utile partire per sviluppare una parallela strategia di intervento nel sociale e per rivendicare sempre più decisamente la nostra e la loro autonomia e per ottenere realmente la possibilità di agire in base ai nostri e ai loro bisogni, ai nostri e ai loro obiettivi; e questo contro le mistificazioni di molti militanti e compagni, all'apparenza aperti e disponibili ma in pratica ideologicamente medievali e autoritari, senza nessuna volontà di rinunciare alla loro fetta di potere e di gratificazioni sociali e sessuali. L'unica prospettiva effettivamente positiva per noi e crediamo anche per le donne, è la possibilità di discutere ed elaborare, organizzarsi e lottare non più in condizioni di eteronomia e di dipendenza dai compagni maschi, ma in maniera sufficientemente autonoma e libera; questo senza naturalmente escludere il confronto e la collaborazione con loro ad altri livelli e nella lotta specificamente economica al sistema, collaborazione che però non significa disconoscimento delle contraddizioni e delle divergenze esistenti tra le parti.