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Rivista Anarchica Online


società

Quando le destre parlano di “libertà”

di Andrea Papi

Da una parte l'accentuato controllo sociale nell'epoca della pandemia. Dall'altra la presenza delle destre nei movimenti di ribellione e “per la libertà”. Nessuna confusione possibile con i fautori della “libertà” di sfruttamento e di oppressione.


Il versante della libertà sta precipitando verso una china culturale pericolosa, in particolare per chi, come gli anarchici, propugna un tipo di società fondata su questo valore. La rappresentazione del concetto e della visione che sta assumendo la parola libertà è diventata molto complicata, oltre che difficile da definire e comprendere. A livello discorsivo e percettivo ormai ce n'è più d'una. È inequivocabile evocare la “Neolingua”, dove “la libertà è schiavitù” è uno dei tre slogan del socing (socialismo inglese nella Neolingua) nel famoso 1984 di Orwell.
Ci stiamo facendo fottere l'aspirazione esistenziale ad essere liberi? La libertà sta cercando di suicidarsi e di fare volontariamente un salto dall'altra parte? Paradossalmente per certi aspetti si potrebbe pure intenderla in questo modo. Fortunatamente non è affatto così.
Trattandosi di una condizione dell'essere, indipendentemente dalle interpretazioni e distorsioni con cui il divenire culturale tenta di trasformarla e mimetizzarla, non può che rimanere quella che è. Prima di definirla, infatti, la si deve vivere, perché quando si vuole definirla prima di viverla inevitabilmente la si mortifica e si rischia di ucciderla.

Il coronavirus ha fornito un alibi

Purtroppo lo scempio che se ne sta facendo è immane e in questo marasma il suo significato più autentico non è affatto scontato. C'è bisogno di riuscire a salvaguardarne il senso profondo. Potremmo allora dire che al di là di ogni declinazione, libertà indica un fare e un agire senza essere costretti o impediti. Dato che, come per tutte le cose di questa terra, non può esprimere un concetto assoluto e, soprattutto, la realtà stessa è piena di condizionamenti, questa assenza di costrizioni non significa assenza di impedimenti. Così la possibilità di essere liberi si misura nella capacità di muoversi e operare in relazione al contesto esistenziale. Quando parliamo di libertà inevitabilmente ci caliamo nella condizione sociale e contestuale dove si può realizzare.
Dal momento che l'anarchia è l'unica concezione che aspira alla libertà possibile più completa e induce a volerla, viverla e renderla effettiva, ponendosi seriamente il problema di come realizzarla concretamente per ogni individuo in armonia e collaborazione con gli altri, è a questo punto che entrano in campo le nostre proposte e la nostra visione.
Da un punto di vista ideale gli anarchici la vivono pragmaticamente come possibilità e cercano di approntare le condizioni secondo cui si possa realizzare. Libertà individuale e collettiva dunque, armonicamente fuse, che si esprimono attraverso la solidarietà sociale e le responsabilità individuali. Anche nella critica rivolta al potere gli anarchici cercano di comprendere come questo si muova tenendo conto dei limiti oggettivi del contesto in cui opera, per meglio contrastarlo con pratiche e alternative antiautoritarie.
Parliamo dunque di libertà come riferimento privilegiato capace di far luce in mezzo all'intricata e aggressiva selva significante che ne avviluppa il senso originario fino ad occultarlo. Un esempio eclatante di questa metamorfosi semantica ce la procura proprio l'irruzione del coronavirus nelle nostre vite.
Con la sua invisibile invasione ha fornito ai poteri di turno l'alibi per pianificare dall'alto comportamenti e scadenze della vita personale di ognuno. In un certo senso si è avverata e aggiornata la simbologia distopica del socing.
Da una parte il governo in carica, per giustificare la salvaguardia della nostra salute, ha imposto regole di comportamento obbligatorie e sanzionatorie. Un atteggiamento oltremodo paternalistico, con la tipica discrezionalità autoritaria del pater familias, che ci ha suggerito sostanzialmente un altro slogan di tipo orwelliano, “la repressione è protezione”. Dall'altra parte le opposizioni di destra, dopo aver sistematicamente accusato il governo di essere di sinistra, con un atteggiamento speculare gli rimproverano di applicare una svolta iperautoritaria e anticostituzionale.
C'è qualcosa di farsesco e incongruente insieme in questo porsi delle destre. Tali forze, di ispirazione palesemente autoritaria, si dichiarano tranquillamente amiche e sostenitrici dei peggiori despoti del momento sulla faccia della terra, Trump, Bolsonaro, Orbán, Putin et similia.
Ironia della sorte, dati i loro riferimenti internazionali e i presupposti sovranisti su cui dichiaratamente fondano il loro operato, vien da pensare che le opposizioni di destra aggrediscano la compagine governativa incolpandola di essere antidemocratica perché si sentono usurpati. Considerandosi probabilmente gli unici autentici depositari delle scelte autoritarie più efficaci, vorrebbero essere loro a decidere in che modo e con quali provvedimenti imporre le limitazioni di movimento dei cittadini per, come in questo caso, “difenderci” dalla pandemia, non da loro purtroppo. Questione di invidia nei confronti di chi occupa “abusivamente” quel posto di cui si ritengono gli unici competenti? Più che altro, pensiamo noi, voglia smodata di potere a tutti i costi: non si sentono liberi d'imporsi come vorrebbero.

Un inquadramento uniformante

Al di là di queste polemiche strumentali, il problema che pervicacemente si continua a porre è che si definiscono modalità di comportamenti e possibilità di movimenti secondo modalità stabilite dall'alto e imposte. Un inquadramento uniformante vero e proprio che contiene in sé il germe dell'educare ad essere normalizzati, quasi una profilassi del disciplinamento sociale destinata a perpetuarsi. Tutto assomiglia molto alla messa in atto di avanzate tecnologie di controllo, a un approntamento di un immenso sofisticato “panottico digitale” (il panopticon o panottico è un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham).
Già altri in questa stessa rivista hanno descritto molto bene la terrificante qualità del controllo politico-poliziesco in atto in Cina, propagandato utile per contrastare il coronavirus (in “A” 443 Non ci sarà un dopo di Maria Matteo e Psicoepidemia e psicopotere di Piero Cipriano).
Per il potere l'occasione del momento è l'aggressione pandemica che ha colpito improvvisa e pericolosa; e almeno a detta dei tecnici accreditati, non s'è trovato altro sistema altrettanto efficace per combatterla. Allo stesso tempo le metodologie messe in campo inevitabilmente risultano una sperimentazione troppo ghiotta per aggiornare i metodi di controllo sociale.

Repressione e controllo sociale

Con le prospettive che si delineano all'orizzonte, crisi economica di proporzioni gigantesche, accrescimento incontrollato della disoccupazione, dilatazione a dismisura delle disuguaglianze, aumento di povertà e miseria, accentuazione del problema della fame a livello globale, stravolgimenti climatici per cause antropiche, è facile prevedere ribellioni, isolate e di massa, come sollevazioni e sommosse, di vario genere e varia intensità. Dal momento che ci sovrasta un cumulo di enormi ingiustizie destinate ad aumentare, si stanno diffondendo angosciate inquietudini individuali e collettive.
I potenti di turno, come sempre, non hanno alcuna intenzione di mollare gli stratosferici privilegi di cui si sono impossessati con smaccata prevaricazione a detrimento di masse umane sempre più in difficoltà. Chi gestisce il dominio non può permettersi di sopportare le imminenti sollevazioni dal basso e sta approntando le difese dei propri “forzieri”. Sia repressione spietata di ogni tumulto, sia un efferato controllo sociale, preventivo ed efficace, che si avvale ampiamente di ogni innovazione tecnologica e dell'ammaestramento approntato.

Rivolte gestite dalle destre

È facile prevedere che da parte dei ribelli sociali non servirà a nulla soffiare sulle ribellioni più o meno insurrezionali e contare su di esse per l'agognato riscatto sociale. I poteri di turno se le aspettano e sono preparati a fronteggiarle e annichilirle. Su questo piano è diventato praticamente impossibile contrastarli, tanto meno batterli. Gli aneliti di rivolta saranno soffocati.
Se per caso si verificasse qualche “vittoria” da parte dei dimostranti per veemenza sulle varie forze di polizia, difficilmente si produrranno situazioni di autentica liberazione, mentre probabilmente trionferanno nuovi dispotismi. L'ombra del “regno del terrore” del 1793, conseguenza degli esiti dalla rivoluzione francese del 1789, incombe.
Non si commetta l'errore di illudersi, in molti casi eventuali sommosse saranno gestite dalle destre le quali, come stanno facendo da diverso tempo, fingeranno di essere dalla parte dei più deboli e di voler ridare ai popoli la “libertà delle loro tirannie”.
Rimanendo lucidi, senza farci travolgere dalla forza delle contingenze, potremmo e dovremmo invece costruire una rete internazionale alternativa, solidale e mutuale, di relazioni sociali autogestite fondate sulla libertà.

Andrea Papi
www.libertandreapapi.it