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Rivista Anarchica Online


alle lettrici, ai lettori


Mutuo appoggio. E libertà

Contro lo sfruttamento capitalistico. Contro l'assenza di garanzie per chi lavora, disoccupati, precari, migranti, carcerati, ecc. Al contempo per il massimo delle libertà, stanti le esigenze di contrasto alla pandemia. Non un millimetro né un secondo di più di quanto davvero indispensabile. Pensiamo che di tutto si possa ragionare. Non diamo nessuna delega in bianco agli “specialisti” televisivi e mediatici, alle protezioni civili, alle organizzazioni mondiali che debbono, come tutti e tutte al mondo, essere oggetto di verifica scientifica e politica, oltreché di critica puntuale e motivata.
Alla nostra tradizionale volontà di praticare concretamente la solidarietà si affianca un impegno per la e le libertà, nel solco di un secolo e mezzo di storia del movimento anarchico. Non a caso siamo nati storicamente come la componente libertaria del movimento operaio e contadino, in contrasto con quelle centraliste e autoritarie. È nel nostro dna.


L'entrata nella cosiddetta “fase 2” non ha spostato, com'era prevedibile, i termini di fondo della gestione della “lotta alla pandemia”. E della nostra critica.
Non stiano qui a ripetere quanto abbiamo scritto su “A”, fin dal primo numero “pandemico” (“A” 442, aprile 2020) sul nostro rifiuto di qualsiasi complottismo e sulla storica scelta di responsabilità sociale dell'anarchismo. Siamo, da sempre, solidali con le fasce più deboli, con le sfruttate e gli sfruttati di ogni tipo.
È in questo contesto che siamo stati pronti (e lo restiamo) a farci carico di comportamenti utili a ridurre e a debellare i rischi collegati al coronavirus. Ma sempre con attenzione, spirito critico, voglia di capire e sempre facendo riferimento al nostro storico contrasto allo sfruttamento, all'oppressione, al potere.

Nessuna delega in bianco ai cosiddetti “esperti”

Nessuna lotta contro guerre, pandemie e altro può giustificare – lo andiamo ripetendo – l'instaurarsi di un pensiero unico, guarda caso quello dello Stato, neppure se supportato e giustificato dal parere dei cosiddetti “esperti”. Non crediamo alla neutralità di questi gruppi presentati come la voce unica e indiscutibile della Scienza, nonostante le loro discordanti opinioni e soprattutto il coro unico in favore delle parole d'ordine governative del momento: dal “restate in casa” della “fase 1” al distanziamento sociale presentati anche come nuove regole etiche della vita sociale, positive e da assicurare a qualsiasi costo e senza nessun dubbio possibile. Dovremmo, secondo il potere, abituarci a un futuro che viene descritto come eternamente soggetto a crisi pandemiche o di altro tipo, per evitare le quali la principale soluzione è, e resterà, il controllo sociale super-tecnologico. È questo il parere indiscutibile degli “esperti”. Per noi, inaccettabile.
Non siamo né pretendiamo essere – anche questo lo abbiamo già scritto a chiare lettere – esperti di pandemie e non intendiamo aggiungere la nostra voce al coro, roboante e spesso desolante, dei tanti che pretendono di pontificare dai mass media, con affermazioni “indiscutibili” e spesso terroristiche. Non siamo complottisti, non lo siamo mai stati, cerchiamo anzi di mantenere aperta la mente alla comprensione razionale e critica – non sempre facile – delle molteplici situazioni in atto. Siamo persone ragionanti e ragionevoli, contrariamente a quell'opinione negativa che non a caso i mass media hanno spesso associato all'anarchia e alle/agli anarchiche/ci.

La nostra libertà

Anche su questo numero trovate, oltre ad altri argomenti, un certo numero di scritti che hanno a che fare con la situazione generata dalla pandemia. Si possono leggere come parte di una riflessione collettiva, polifonica, in cui si esprimono differenti approcci e sensibilità. Non esiste una linea esclusiva della redazione. O meglio, esistono opinioni varie e, tra queste, anche una sensibilità particolare di “A” per il terreno – a nostro avviso da molte/i sottoconsiderato – della libertà. Non quella becera e razzista, egoista e funzionale agli sfruttatori per cui le destre italiane scendono in piazza il prossimo 2 giugno – in sintonia con la destra trumpiana americana e i neo-nazisti tedeschi. La loro “libertà” è esattamente l'opposto di quella per cui combattiamo. La nostra è innanzitutto libertà dallo sfruttamento, dall'oppressione, dai nazionalismi, da qualsiasi forma di clericalismo. La nostra scelta libertaria è per i diritti, i diversi, gli emarginati, le pratiche autogestionarie.

Su questo numero

In questo numero di “A”, questa nostra scelta di mutuo appoggio e di libertà si esprime anche nelle diverse tematiche e sensibilità degli scritti che ospitiamo.
Angelo Mastrandrea, collaboratore de “il manifesto” e di “Internazionale”, si occupa (anche) del grande vuoto a sinistra nel contrastare gli aspetti liberticidi della gestione governativa del Covid-19.
L'anarchico forlivese Andrea Papi, nostra storica firma, spiega perché non sia assolutamente da auspicare un ritorno alla normalità.
L'avvocato Eugenio Losco e l'Associazione contro gli abusi in divisa (Acad) si occupano – separatamente – della repressione giudiziaria e poliziesca nell'epoca (anche) della pandemia. Partendo da singoli episodi, ma con un occhio molto attento ai possibili sviluppi futuri.
Impegnato nella produzione e distribuzione alimentare “dal basso”, Manuel Garuti – del centro sociale modenese Stella Nera – analizza il settore, caratterizzato dalla “dittatura” della grande distribuzione e dalle enormi difficoltà dei piccoli.
Ex-primario di neurologia dell'ospedale di Lodi, Giacomo Ajmone ragiona su paure e ideologie, e sul loro uso da parte del potere.
Nicolò Budini Gattai insegnante di lingua italiana per studenti “fragili” a Firenze, affronta la questione della scuola “fuori” dagli edifici scolastici: considerazioni pratiche, ispirate dall'esperienza di chi con bambine/i lavora quotidianamente.
Una profonda critica alla posizione di “A”, o almeno ad alcune delle opinioni ospitate sullo scorso numero, viene dallo scrittore Giorgio Fontana, da tempo nostro interlocutore su questioni eticamente sensibili: figuriamoci se non lo è la situazione pandemica attuale.
Uno sguardo che ci teniamo molto non manchi su “A” è quello da dentro il mondo delle carceri: questa volta allo scritto del “nostro” ergastolano (non più ostativo) Carmelo Musumeci si aggiungono alcune voci dietro le sbarre raccolte da Sandra Berardi.
Maria Matteo, della Federazione Anarchica Torinese (aderente alla Fai), scrive in chiave al contempo personale e sociale sul tempo sospeso in questo periodo, denunciando anche l'impossibilità di svolgere attività politica e sociale.
L'ecologista Francesco Martone, esponente (anche) di associazioni di sostegno alle lotte dei popoli amazzonici (e non solo), affronta la questione delle pratiche estrattive, connesse con le storiche ingiustizie e l'attuale modello di sviluppo da capovolgere. E la questione Covid-19 fa capolino anche in altri scritti su questo numero di “A”.
Dopo Franco Bunčuga sullo scorso numero, è un altro architetto – Adriano Paolella – a intervenire sulle colonne della rivista, domandandosi perché l'emergenza ecologica non sia mai stata considerata davvero tale.
Pietro Tognoli manda sue osservazioni sulla situazione nella provincia più piccola e quasi isolata della Lombardia, una regione al centro di critiche per lo smantellamento della sanità pubblica.
E questi appena indicati sono solo una parte degli scritti presenti in questo numero.
Buona lettura.