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Rivista Anarchica Online





Nuove forme di sfruttamento dei dati

Le grandi aziende che gestiscono le piattaforme digitali come Facebook o Google hanno un monopolio sul controllo dei dati degli utenti. Ogni volta che usiamo uno dei loro servizi, quello che facciamo o diciamo viene trasformato in dati, privatizzato, analizzato, e usato per fini commerciali. In risposta a questo scenario, di recente sono apparse nuove proposte tecnologiche che cercano di cambiare il modo in cui i dati degli utenti sono gestiti. Diversi gruppi di ricercatori e programmatori stanno definendo nuove regole comuni (o standard) pensati per dare una struttura omogenea alla grande quantità di dati prodotta dagli utenti e per permettere a diversi social media di comunicare tra di loro. Una piattaforma che adotti il nuovo standard avrebbe la libertà di scegliere i dettagli con cui utilizzarlo. Ma si tratterebbe comunque di un approccio in contrasto con gli interessi di aziende come Facebook, Twitter o Google, che usano linguaggi proprietari e quindi chiusi.

Proposte per distruggere l'oligopolio

Tra le proposte c'è lo standard Solid di Tim Berners-Lee, uno dei pionieri della rete. Solid è una sorta di decalogo per i social network desiderosi di rispettare la privacy degli utenti. L'obiettivo di questa tecnologia è separare i dati degli utenti dai servizi che li producono. Nel mondo di Solid, quando ti iscrivi a un social network puoi decidere dove archiviare le tue immagini, i tuoi post, i tuoi like, i tuoi commenti. Puoi scegliere di memorizzare tutto su un server gestito da altri o sul tuo hard disk. E puoi cambiare idea e spostare i dati dove vuoi, perché i dati sono portabili, cioè non sono legati a una sola piattaforma come accade ora. Al contrario, per fornirti un servizio e accedere ai tuoi dati, un'azienda come Facebook dovrebbe chiederti un'autorizzazione, che potresti revocare in qualsiasi momento. La proposta di Solid ha come obiettivo distruggere l'oligopolio: non più grandi aziende che detengono enormi quantità di dati, ma controllo nelle mani dei singoli utenti.
Una seconda proposta di standard è ActivityPub, un sistema che condivide alcuni obiettivi di Solid pur essendo meno ambizioso. Questa tecnologia non si preoccupa di dove vengano archiviati i dati, ma prevede che piattaforme diverse possano interagire tra di loro. Per farlo trasforma le interazioni in oggetti standard: like, amici, commenti, messaggi, followers, tombstone (elementi che sono stati cancellati dagli utenti). Nel mondo di ActivityPub, se pubblichi su un social network, per esempio Twitter, chi è iscritto a un altro social network, diciamo Instagram, può vedere il tuo post a patto che i due servizi siano federati, cioè decidano di comunicare tra di loro.
Con ActivityPub i dati vengono ancora salvati sui server di chi fornisce il servizio, ma l'utente mantiene la possibilità di scegliere un fornitore che non sfrutti i suoi dati a scopo commerciale, continuando comunque a interagire con reti di persone che hanno scelto servizi non indipendenti. In altri termini, viene garantita l'interoperabilità cioè la capacità di scambiare dati tra diverse piattaforme senza errori.
Tra le piattaforme che hanno implementato questo standard c'è Mastodon, un software che fornisce un servizio di microblogging simile a Twitter. Mastodon è un servizio decentrato, dato che è installato su una rete di server che possono comunicare tra di loro. La sua forza è nella interoperabilità dei dati grazie all'uso di ActivityPub. Di recente persino “The Economist“, la rivista della finanza internazionale, ha presentato Mastodon come valida alternativa per la seconda generazione di social network. La rivista citava anche un'altra tecnologia, Blockstack. Questo sistema è simile a Solid e si preoccupa che la proprietà dei dati resti nelle mani degli utenti, insieme alla scelta su dove archiviare le proprie comunicazioni online. Ma è più appetibile per le aziende, dato che permette di verificare l'identità degli utenti e di gestire pagamenti.

Nessun vantaggio per gli utenti

Nuovi standard come questi vengono promossi con l'idea che il loro successo possa togliere potere alle aziende dominanti. Ma non è detto che questo sia a vantaggio degli utenti, e comunque è difficile prevedere quali di queste proposte si imporrà. Per esempio, è possibile che si giunga a una versione ibrida tra le tre. Blockstack sta valutando di implementare nella propria struttura ActivityPub. Tim Berners-Lee ha aperto un account su Blockstack. ActivityPub sta incorporando alcuni elementi di Solid. Tuttavia, perché queste tecnologie abbiano successo, è necessario che molti utenti inizino a usare piattaforme che adottano uno di questi standard, e soprattutto che ci siano investimenti economici da parte delle aziende. Del resto queste proposte nascono in ambiti di ricerca in cui il modello capitalista non è messo in discussione. Al contrario, aumentare la libera concorrenza è considerato un fattore positivo per lo sviluppo tecnologico. Anche alcuni governi stanno sviluppando ipotesi di intervento legislativo che guardano positivamente a queste tecnologie perché rendono i dati portabili e interoperabili. Il Regolamento generale sulla protezione dei dati dell'Unione europea, entrato in vigore nel 2018, ha introdotto il diritto alla portabilità dei propri dati.
Al netto delle guerre di mercato, rimangono aperte anche altre questioni. Primo, in tutte queste proposte i dati vengono accorpati sotto una singola entità, cioè il singolo utente. Si tratta di una codificazione degli utenti e di una mappatura di tutte le loro interazioni in un unico formato. Inoltre, tutte le aziende che adottano lo stesso standard possono analizzare questa mappatura. Siamo disposti ad accettare la standardizzazione come pratica scontata? Secondo, il possesso dei dati da parte del singolo utente può davvero garantire maggiore forza contro i poteri dominanti? Quando parlano di libera scelta dello spazio in cui archiviare i propri dati, gli sviluppatori di queste tecnologie citano spesso servizi commerciali come Amazon Web Service, Dropbox o Google Cloud. Le proposte di standardizzazione sono pensate per un numero di utenti molto ampio, e quindi richiederebbero servizi commerciali forniti dalle grandi aziende del web, più che basarsi su server indipendenti. Non sarà semplice per le singole persone capire quando stanno cedendo i propri dati e a chi, quali dati stanno cedendo e quali no. Gli utenti avranno la forza per contrattare con le diverse aziende coinvolte?
Tutte queste proposte danno per scontato che il mercato dei dati sia una realtà di fatto, un destino ineluttabile, un futuro a cui non ci si può sottrarre.

Triplobit
triplobit@inventati.org