carrello

Rivista Anarchica Online


femminismo

Quello che vi auguro

di Ursula K. Le Guin

In un discorso durante una cerimonia di laurea, la nota scrittrice di fantascienza Ursula K. Le Guin (1929 - 2018) sottolinea il maschilismo della tradizione intellettuale, della cultura e della società. E augura alle donne di...


Porgo i miei ringraziamenti alla classe 1983 del Mills College1 per avermi offerto una rara opportunità, ovvero parlare in pubblico nella lingua delle donne.
So bene che ci sono uomini che conseguono una laurea, e non è mia intenzione escluderli, anzi tutt'altro. C'è una tragedia greca in cui un uomo greco dice ad un uomo straniero: “Se non comprendi la mia lingua, per favore fai un cenno con il capo”. Ad ogni modo le cerimonie dei diplomi si basano solitamente sulla tacita convinzione che chiunque si laurei è un uomo o che dovrebbe esserlo. È questo il motivo per cui noi stiamo indossando abiti stile XII secolo che appaiono fantastici sugli uomini e rendono le donne simili a un fungo o ad una cicogna incinta.
La tradizione intellettuale è maschile. Un discorso pubblico è tenuto in una lingua comune, pubblica, la lingua nazionale o della tribù di appartenenza; e la lingua della nostra tribù è la lingua degli uomini. Senz'altro le donne la imparano. Non siamo sciocche. Dimmi come potresti distinguere Margaret Thatcher da Ronald Reagan o Indira Gandhi dal Generale Somoza, in base a ciò che dicono.
Questo è il mondo dell'uomo, quindi si parla la lingua dell'uomo. Le parole sono tutte parole autoritarie. Tu hai fatto un lungo cammino, baby, ma nessuna strada è abbastanza lunga. Non puoi arrivare neanche vendendo te stessa: perché la meta è la loro, degli uomini, non la tua.
Forse abbiamo già troppe parole autoritarie e parlato della vita come una battaglia. Forse abbiamo bisogno anche di parole di debolezza.
Ora, se io – invece di dire che spero che tutte voi uscirete fuori da questa torre d'avorio dell'università nel mondo reale e che costruirete una carriera trionfante, o almeno che aiuterete vostro marito a farlo, e manterrete la nostra patria forte ed avrete successo in ogni cosa – invece di parlare dell'autorità, del potere, cosa accadrebbe se io parlassi ora in pubblico come una semplice donna?
Non suonerebbe bene. Potrebbe suonare davvero male. Cosa accadrebbe se io dicessi che innanzitutto spero per voi, se – solo se – volete dei figli, io spero che voi li abbiate. Non orde di figli. Giusto un paio, è più che sufficiente. E spero che siano belli, i vostri figli. Che voi e loro abbiate abbastanza da mangiare e un posto caldo e pulito dove stare, e di avere amici, e un lavoro che vi piaccia. Bene, è per questo che voi siete venute all'università? È tutto qui? E il successo?

Sogno americano e miseria

Il successo è il fallimento di qualcun altro. Il successo è il Sogno americano che noi stiamo continuando a sognare perché la maggior parte delle persone in molti luoghi, compresi trenta milioni di americani, vive completamente sveglia nella terribile realtà della miseria. No, io non vi auguro il successo. Non voglio neanche parlarne. Voglio piuttosto parlare dell'insuccesso.
Perché voi siete esseri umani che andranno incontro al fallimento. Vi imbatterete in delusioni, ingiustizie, tradimenti, perdite irreparabili. Scoprirete di essere fragili laddove vi credevate forti. Lavorerete per possedere oggetti e poi scoprirete che sono loro a possedervi. Vi troverete – come credo che vi sia già capitato – in luoghi bui, sole e con addosso la paura.
Ciò che vi auguro, che auguro a tutte le mie sorelle e figlie, ai miei fratelli e figli, è che voi siate capaci di vivere lì, nell'oscurità. Di vivere nel luogo che la nostra cultura razionale del successo rifiuta, definendolo un luogo di esilio, inabitabile e straniero.
Ebbene noi siamo già straniere. Le donne in quanto donne sono largamente escluse, estranee alle autoproclamate norme maschili di questa società, dove gli esseri umani sono chiamati Uomini, l'unico dio rispettabile è uomo, l'unica direzione è verso l'alto. Quindi questo è il loro paese; esploriamo il nostro. Non sto parlando del sesso, quello è tutto un altro universo completamente differente in cui ogni uomo e ogni donna sono soli. Sto parlando della società, il cosiddetto mondo maschile della competizione istituzionalizzata, dell'aggressione, della violenza, dell'autorità e del potere.
Se vogliamo vivere come donne ci viene imposto un certo separatismo di cui il Mills College è una saggia espressione. Il mondo che gioca alla guerra non è stato creato da voi o per voi; non possiamo neanche respirare l'aria senza maschere. E una volta che avrete indossato la maschera sarà arduo riuscire a toglierla. Dunque cosa ne dite di continuare a fare le cose a modo nostro, come avete già in qualche modo fatto qui al Mills College? Non per gli uomini o per la gerarchia del potere maschile – questo è il loro gioco. Neanche però contro gli uomini – anche questo è giocare con le loro regole. Ma insieme ad ogni uomo che è con voi: questo è il nostro gioco. Perché una donna libera con un'istruzione universitaria dovrebbe combattere il Macho oppure sottomettersi a lui? Perché dovrebbe trascorrere la propria vita alle sue condizioni?
Il Macho teme le nostre condizioni, che non sono sempre razionali, positive, competitive, ecc. E per questo ci ha insegnato a disprezzarle e rifiutarle.
Nella nostra società le donne hanno vissuto, e sono state disprezzate per averlo fatto, tutta quella parte di esistenza che abbraccia e si assume la responsabilità dell'impotenza, della debolezza e della malattia, dell'irrazionale e dell'irreparabile, di ciò che è oscuro, passivo, incontrollato, animale, impuro – la valle dell'ombra, l'abisso, le profondità della vita.
Tutto ciò che il guerriero nega e rifiuta è lasciato a noi e dunque l'uomo che lo condivide con noi, come noi, non può essere dottore, solo infermiere, non può appartenere ai guerrieri, ma solo ai civili, non può essere tra i capi, solo tra gli indiani. Ebbene questo è il nostro paese. Il lato oscuro del nostro paese. Se esiste un lato luminoso con alte sierre, praterie di erba scintillante, noi ne conosciamo solo i racconti dei pionieri, non siamo ancora giunte fin lì. Non ci arriveremo mai imitando il Macho. Potremo giungerci solo per la nostra strada, vivendo qui, attraverso il buio del nostro paese.

Senza il bisogno di dominare o di essere dominate

Quindi ciò che vi auguro è di vivere qui non come prigioniere, vergognandovi di essere donne, schiave accondiscendenti di un sistema sociale psicopatico, ma come native. Vi auguro di vivere come a casa, di avere una dimora vostra, di essere padrone di voi stesse, con una stanza tutta per voi. Di svolgere un lavoro, quale che sia il vostro talento, l'arte, la scienza o dirigere un'azienda o spazzare sotto i letti, e quando vi diranno che il vostro è un lavoro di seconda categoria perché è una donna a farlo, spero che rispondiate loro di andare all'inferno e che mentre ci vanno vi diano una giusta paga per le ore di fatica.
Vi auguro di vivere senza il bisogno di dominare o di essere dominate. Vi auguro di non essere mai vittime, ma vi auguro anche di non esercitare alcun potere su altre persone. E quando fallirete e sarete sconfitte, nel dolore e nel buio, ecco allora vi auguro di ricordare che l'oscurità è il vostro paese, dove vivete, in cui non si combattono né si vincono guerre, bensì dove risiede il futuro. Le nostre radici sono nell'oscurità; la terra è il nostro paese.
Perché abbiamo cercato in cielo la benedizione – invece che attorno a noi o in basso? La speranza che abbiamo giace lì. Non nel cielo pieno di occhi orbitanti che ci spiano e di armi, ma sulla terra che osserviamo sotto di noi. Non dall'alto, ma dal basso. Non nella luce che rende ciechi, ma nell'oscurità che nutre, dove gli esseri umani crescono e diventano anime umane.

Avviso: questo discorso non è coperto da diritti d'autore e può essere citato o ristampato anche per intero senza necessità di ottenere permessi, comunque apprezzerei essere avvisata della sua riproduzione.
I miei caldi e cordiali ringraziamenti vanno a tutti coloro che mi hanno scritto per dirmi di aver usato le mie parole in classe, di averle condivise sui mezzi di comunicazione e di avermi ringraziato. Vorrei poter rispondere a tutti, ma posso farlo sono in questo modo. Grazie!

Ursula Kroeber Le Guin

Discorso per la cerimonia dei diplomi di laurea al Mills College, 1983
www.ursulakleguin.com/LeftHandMillsCollege.html

Si ringrazia Ilaria Festa per la proposta e la traduzione di questo testo.

Nota
1. Il Mills College in California è un'Istituzione formativa dedicata alle donne. Nel 2014 ha aperto le porte anche a studenti transgender.