Rivista Anarchica Online






L'atlante della
polvere


A distanza di quasi un anno dal precedente e meraviglioso “Il cielo si sta oscurando“ (vedi “A“ 398, maggio 2015), Egle Sommacal esce ora con una nuova raccolta intitolata “L'atlante della polvere“. Diciamocelo subito, questo è uno di quei casi emblematici in cui ci si accorge presto che non bisogna accontentarsi delle definizioni generiche da scaffale: appiccicandoci sopra un'etichetta vaga del tipo “genere chitarra acustica“ non si arriva davvero da nessuna parte.
Nei suoi lavori pubblicati gli anni scorsi Egle era sempre riuscito abilmente ad evitare di proporsi come un altro di quei seguaci e/o imitatori di John Fahey oppure di Leo Kottke che s'incontrano in questi tempi, piazzando sé stesso ed i suoi lavori tra le cose senz'altro originali, buone e sorprendenti da ascoltare (e riascoltare). Schiaccio il tasto play e mano a mano che “accade“ la musica mi accorgo che le diversità rispetto al primo e secondo disco (e, in parte, al terzo) sono parecchie.
Certo, sono riconoscibili il tocco, la mano addosso alle corde ed il gesto che la accompagna, la carezza sullo strumento – ruvida sì, determinata e ferma ma non priva di affetto, di calore, di simpatia, di innamoramento. Il buio, le ombre ed i silenzi che caratterizzavano i lavori precedenti si trasformano qui in luce che filtra attraverso le nuvole che si diradano, in voli alti sulle macerie - noi quaggiù, in suggestioni luminescenti ma con un residuo di malinconia dentro, in bianchi vividi che ce la mettono tutta per scacciare i neri e ogni tanto ci riescono. Un'opera inattesa e sbalorditiva, che nel corso di questi giorni ho ascoltato e riascoltato con rinnovato piacere. Ogni brano, imprendibile e sfuggente ai paragoni col già sentito, ha per nome quello che può sembrare il titolo di un libro e, vi dirò, mi piace questo gioco sull'onda della suggestione.
Come se ogni brano raccontasse una storia, o un segreto, o avesse una cosa importante da dire ed affondasse le mani da qualche parte nella memoria per tirarne fuori un anello perduto, un sasso raccolto su un sentiero, un sorriso rimasto dentro il cuore, una moneta d'oro, un piccolo scheletro, un fiammifero acceso. Riflettevo sulle sorprese e la magia di questo lavoro di Egle, riannodando i ricordi di un suo concerto recente, e mi sono ritrovato a pensare: chissà come sarà il suo prossimo lavoro, e chissà come sarà quello dopo ancora… Il cd è pubblicato da tre piccole indie intraprendenti e coraggiose che hanno unito gli sforzi: Sangue Dischi di Roma, Martire e Fallo Dischi (Napoli e dintorni).
Info e contatti: sanguedischi.com, www.martiredischi.net, www.fallodischi.com oppure rivolgetevi direttamente a Egle cliccando su eglesommacal.bigcartel.com.


Egle Sommacal, L'atlante della polvere


Liscio assassino

È difficile vivere con gli assassini dentro. Forse è più facile vivere con gli assassini fuori, visibili, riconoscibili, che ti sparano addosso dalle strade, dalle cattedrali, dalle finestre delle caserme, dai palazzi reali, dai balconi col tricolore…“
Giorgio Gaber “Libertà obbligatoria“, 1976

Quest'altro “Liscio assassino“ (ed. Zona, 2015) è un libro con allegato un cd, o viceversa, e le due cose appaiono una le ramificazioni dell'altra nel senso che le musiche non sono soltanto una sorta di tappezzeria di sottofondo per le parole, così come i racconti e gli altri contributi scritti non sono proprio proprio adatti a fare da sostegno a cui appendere canto e suoni. Responsabili del misfatto sono Daniele Barbini e la banda Putiferio, pure loro già passati altre volte di qui (vedi “A“ 312, novembre 2005, anche “A“ 361, aprile 2011).
Il lavoro, uscito da un annetto e fino ad oggi vergognosamente snobbato dal sottoscritto, si concentra sugli assassini: non quelli che ci parlano dai posti di comando, da sopra i palchi e dagli altari e dalla televisione che ci fanno meno impressione, e ai quali siamo per certi versi più “abituati“, no, racconta di gente normale, quelli che abitano dietro l'angolo o dietro la porta accanto sul pianerottolo, quelli che incontri ogni giorno per strada, quelli col numero appena prima di te al supermercato, quelli che incroci quando vai a comprare il pane, il giornale. Gli assassini gente normale, gente “come noi“. Quelli che non avresti mai immaginato, e che pure hanno avuto i loro motivi per ammazzare i genitori o un estraneo per caso. Gente semplice, che se ne sta da sola oppure s'è organizzata in famiglie e in “famiglie“ tra virgolette, come Al Capone oppure i signori Eternit (disastro ambientale doloso per l'inquinamento ed omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro) e quegli altri delle grandi opere di sempre (i morti sul lavoro considerati un male minore e un tributo necessario da pagare alla modernità). Certo però mi spiazza parecchio ritrovare qui il regicida Gaetano Bresci messo insieme al mucchio, ma tant'è - forse serviva un idealista per completare l'arcobaleno.
La scelta dello stile musicale è indovinatissima: i vecchi wavers si cimentano con le armi soniche da balera, per ritrovare ‘sti gusti e ‘sta roba di moda serve fare un salto indietro nel tempo di cinquant'anni almeno. L'ascolto è senz'altro curioso, anche se per niente facile, e a fine cd si resta con in bocca un retrogusto amarognolo, come di ruggine fra i denti. Forse è tutto ‘sto sangue, non so.
Info e contatti: www.editricezona.it oppure www.putiferio.it.


Banda Putiferio & C., Liscio assassino


L'Ordegno

Cd arrivato senza preavviso. Questi vengono da Trieste e pestano duro e bene, si chiamano L'Ordegno e hanno fatto un cd proprio ruvido e scartavetrante. Genere punk metalloso-sì-ma-non-troppo, gusto sonoro complessivo del tipo “come si usava una volta“ ma direi decisamente controcorrente rispetto a “come si usava una volta“ perché qui dentro c'è molta molta attenzione ai suoni (la registrazione è assai ben realizzata) e c'è altrettanta cura prestata ai testi, un po' ondivaghi vabbé ma mai banali (ma poi, cazzo, questo è punk, mica De André…). Pure la confezione non è di quelle solite: il cd è sistemato per bene dentro a un foglio che si apre a poster. In una parola: una figata. Ma volendo rompergli le palle e trovare un difetto per forza, eccolo: il cd dura un po' poco, neanche venti minuti.

L'Ordegno

Richiesta al gruppo: per favore fatene presto un altro. Richiesta a voi che leggete: sostenete questo gruppo, si sono sbattuti tantissimo e si capisce, e si sente. Meritano. Mi hanno mandato anche un loro split 7“ fatto con i Minoranza di Uno, ma non posso ascoltarlo perché il mio giradischi va solo a 33 giri. Bene bene, bravi bravi. Ah sì, un altro difetto (ma solo per i dinosauri come me): i contatti in copertina sono scritti così in piccolo che per leggere qualcosa mi ci vuole un microscopio. Ma voi che siete giovani e al passo coi tempi ci mettete un attimo e trovate subito L'Ordegno su bandcamp e tramite social network.

Marco Pandin
stella_nera@tin.it



P.s.: Poi mi sono insospettito e ho provato ad ascoltare comunque il 7''. Gira a 33.






"beat!"
II festival internazionale dei poeti
roma 28.7.1980
contributi sonori di anne waldman, gregory corso, john giorno,
william burroughs, allen ginsberg etc.
contributi scritti di lawrence ferlinghetti, fernanda pivano etc.

(libro 24 pag. e cd)



| uscite recenti
franti "non classificato" (libro 60 pag. e 3cd)
mike watt "le tre opere" (libro 160 pag., ristampa 2016)
crass "no love, no peace" (libro 60 pag. e cd)

| offerta libera e responsabile

informazioni e contatti:
stella_nera@tin.it - www.anarca-bolo.ch