Rivista Anarchica Online


ricordando Attilio Bortolotti

Un anarchico
da Codroipo a Toronto

intervista ad Attilio Bortolotti1 di Angelo Principe
trascritta e presentata da Olga Zorzi Pugliese


Nell'ambito di una sua dettagliata ricerca sugli antifascisti friulani in Canada, una docente dell'University of Toronto ha curato la pubblicazione di un'intervista finora inedita, realizzata 40 anni fa, a una delle figure più significative dell'anarchismo di lingua italiana in Nord America.


L'intervista con Principe, condotta in italiano, come quella di Rossella Di Leo del 1980, a differenza della maggior parte delle altre che furono condotte in inglese, è stata conservata nella registrazione originaria che ci fa sentire dal vivo la voce forte del protagonista e le sue parole spontanee, intercalate a volte pure dalle risate per le azioni eroiche di cui andava fiero e a volte anche per via dell'imbarazzo causato da qualche – rarissimo, in verità – vuoto di memoria. Racconta con soddisfazione le sue avventure quali gli scontri con le autorità consolari nel periodo fascista, o la strategia che adoperava quando, ricercato dalla polizia che chiedeva di lui, assumeva l'identità di qualcun altro dichiarando che Bortolotti non c'era. Quasi da figura picaresca, trovandosi per alcuni decenni senza documenti, passava il confine tra Canada e Stati Uniti semplicemente mettendosi coraggiosamente (o sfacciatamente) in prima fila, usando, per esempio, lo pseudonimo di un presunto quebecchese Albert Berthelot, e vestendo in modo elegante (come si vede nella foto conservata nel dossier del CPC [Casellario Politico Centrale]) per non essere confuso con gli altri immigrati. Sentiamo nella registrazione le sue forti contestazioni vocali contro i consoli e il suo prorompere, senza nessun ritegno, con un grido di protesta quando fu, in maniera falsa, accusato di possesso di armi da fuoco2: “That's not mine. This is a frame up!” (Quella non è mia, è una denuncia falsa!).
Il testo che si presenta qui per la prima volta è un documento prezioso in quanto rivela la personalità di Bortolotti, mentre lui racconta con molta vivacità le sue esperienze – personali e di gruppo – segnalando i momenti più significativi della sua vita e della lotta contro il fascismo.
L'intervista con Principe, insieme all'intervista fatta da Douglas Richardson per la rivista anarchica Black Rose nel 1974, ma poi non pubblicata e rimasta dattiloscritta e inedita nella biblioteca di Washington, rivela dei dettagli che chiariscono – e a volte contraddicono – alcuni episodi o aspetti della sua vita come sono stati raccontati finora. L'intervista di Richardson mette in evidenza fra le altre sue attività, anche quelle a favore delle donne, con la diffusione dei profilattici per il controllo delle nascite – attività non menzionata nelle altre interviste –, e fa capire pure le letture vaste ed approfondite del Bortolotti. Particolarmente incisivi i suoi commenti sul significato dell'anarchismo e l'importanza della cultura e dell'educazione, come pure le osservazioni sul progresso fatto nei tempi moderni. Cita, per esempio, il miglior trattamento dei bambini e degli operai3 che lui vuole attribuire all'influsso dell'anarchismo. A conclusione dell'intervista con Richardson4, Bortolotti si auspica pure una maggiore attenzione all'ecologia, segnalando la futura importanza dell'energia solare, eolica, e idrica e riferisce i consigli che aveva dato agli italiani (probabilmente durante una visita nel paese di origine): “smettete di costruire chiese, e costruite impianti per la filtrazione dell'acqua” (”stop building churches, and build filtration plants”5).
Anche nell'intervista con Principe, Bortolotti rivela delle notizie importanti. Spiega, per esempio, che, sebbene l'avvocato Cohen lo avesse difeso affermando che gli articoli trovati fra i suoi effetti erano due pistole arrugginite che lui doveva riparare, si trattava in verità di accessori scenici che venivano conservati insieme ai costumi per le rappresentazioni teatrali6. Inoltre, rispetto alle altre, l'intervista con Principe ha un valore storico unico, perché parlando con un altro italocanadese e in risposta alle domande specifiche dell'intervistatore, Bortolotti nomina molte persone di cui non parla nelle altre interviste, rivelando così la partecipazione di alcune figure non conosciute prima nel contesto dell'antifascismo canadese. Interessante che accenni poi anche al coinvolgimento di un italocanadese di provenienza toscana – coinvolgimento non provato, però – in un caso di omicidio rimasto famoso nella storia della città di Toronto. Va apprezzata la sua precisione, dovuta alla sua eccellente memoria, testimoniata dalla moglie. Salvo qualche rara eccezione, le cose, le persone e i luoghi che lui ricorda sono esatti e verificabili, e il suo racconto degli avvenimenti a cui partecipò e del processo che subì risulta molto preciso. Se il racconto dell'arresto e del processo è forse meno lineare e chiaro rispetto alla narrazione degli altri episodi, si può attribuire la minor chiarezza all'emozione che deve aver provato anche molti anni dopo, nel ricordare quella drammatica esperienza.
L'intervista con Principe, va notato, è preziosa in quanto riguarda non solo fatti e personalità, ma anche idee fondamentali, quelle che lui professava e alle quali rimase fedele per tutta la vita. Parla dei suoi ideali direttamente e anche indirettamente quando pronuncia giudizi sulla politica – giusta o sbagliata, secondo lui – e sulla moralità o immoralità di molti suoi conoscenti. Fa delle riflessioni sulla libertà necessaria agli essere umani, all'idealismo pure fondamentale. Quando fu accusato di essere utopista e irrealista, ribattè che gli altri erano utopisti nel credere di poter realizzare le riforme pacificamente.
Non va trascurato il fatto poi che il testo dell'intervista, presentato qui per la prima volta, è un documento di innegabile valore anche linguistico. Mentre le altre interviste apparse a stampa o in rete sia in inglese che in italiano, sono state modificate, questa vuole essere una trascrizione fedele della lingua e del modo di esprimersi di questo importante personaggio. Nella registrazione viva si sente la sua ottima pronuncia delle parole inglesi inserite nel discorso, per esempio. Nella lingua italiana in cui si esprime, si riconoscono i calchi dall'inglese sia nella terminologia, come viene indicato nelle note alla trascrizione, sia anche nella sintassi (la collocazione dell'avverbio anche, per esempio). Altrettanto pronunciato risulta l'influsso del friulano soprattutto nella sintassi (nella congiunzione quando che, nel verbo è per c'è, e nell'uso della preposizione di per da).
È interessante osservare che nell'intervista con Wood del 1983, Bortolotti riconosceva che, sebbene si trovasse a dover redigere volantini politici in italiano, si rendeva conto che non aveva un'adeguata padronanza della grammatica italiana, ma proseguiva ugualmente, conscio del fatto che chi li avrebbe letti era meno preparato di lui7.
Per realizzare una trascrizione fedele, e anche comprensibile, del testo dell'intervista con Principe, i criteri adottati includono l'uso delle parentesi quadre per l'inserzione di spiegazioni ritenute opportune per una lettura più agevole. Si è adoperato il corsivo per le didascalie inserite in parentesi quadre e per le parole inglesi cosparse nel discorso italiano. I puntini di sospensione semplici indicano delle esitazioni da parte del parlante, mentre i puntini di sospensione in parentesi quadre segnano le parti non udibili nella registrazione e quindi omesse nelle trascrizioni.

Olga Zorzi Pugliese

Intervista rilasciata da Attilio Bortolotti ad Angelo Principe a Toronto nel 1975.

[...] Bortolotti: Nel 1923, a pochi mesi dell'andata al potere di Mussolini con le sue malvage orde, qui in Canada, Montreal e Windsor, dove conosco io, certi individui hanno cominciato a inneggiare al salvatore d'Italia.

Principe: Ha qualche nome?
Bortolotti: Beh, Luigi Meconi8 a Windsor, un brutto utensile della polizia. Aveva la agenzia di viaggi; faceva la vece a Windsor anche di cose consolari; era un tipo insomma di quelli che si abbassano a tutto pur di fare soldi. E noi naturalmente a Windsor allora, io ero appena arrivato sulla scena politica. Avevo 19 anni poco più e insomma con molti altri, un folto gruppo di anarchici a Windsor e molti socialisti e di quelli che si chiamano comunisti, insomma abbiamo dato la controffensiva subito, e li abbiamo tenuti sempre a bada. Fino al 1926 non hanno dato attività pubbliche. Naturalmente nei loro ritrovi, nelle loro case inneggiavano al Duce ecc. ecc. A Montreal c'era Boschi9 e Peressi comunista. E Boschi un grande socialista, bravo, sincero, uno dei vecchi socialisti, era più libertario che autoritario. E anche loro là hanno cominciato a dare la controffensiva ai fascisti, i quali si sono fortificati molto di più perché hanno avuto subito l'appoggio della Chiesa Cattolica.

Ma questo è stato dopo del Concilio?
Beh, anche allora, insomma, dal principio i preti avevano... affiancavano il fascismo, dopo naturalmente, dopo il Patto del Laterano naturalmente, ché hanno fatto il famoso mosaico che ancora c'è a Saint Zotique, nella Chiesa di Saint Zotique10. A Windsor, insomma, li abbiamo tenuti a bada. Ricordo quando venne il Vice-Console [d'Italia] di Hamilton per fondare una sezione fascista a Windsor, hanno mandato fuori un manifesto chiedendo agli italiani di intervenire e naturalmente siamo intervenuti tutti. E saranno state 300 persone, e molti antifascisti hanno chiesto la parola e poi l'ho chiesta anch'io. Era Luigi Merlo, il più grande contrattore di Windsor11; era chairman12, e io ho chiesto la parola un'altra volta e non me l'ha data. E c'era il fratello di Meconi ch'era un fascista, ricordo [...], e finalmente: “Se vuoi parlare, Bortolotti, vieni qui.” Mi invitò al palco. Due salti e arrivai fino là. Avevano non la fotografia di Mussolini, ma quella del Re, appiccicata dietro il palco degli oratori. [...] Mi volto, prendo questo ritratto, lo strappo e lo butto in faccia al Vice-Console [Bortolotti ride].

In che anno è stato?
Nel 1926, pochi mesi prima che arrivi il generale De Nobile. [...]
Allora naturalmente è nato un tafferuglio nella sala così grande che la polizia ha dovuto intervenire. Insomma sgombrarono la sala. E mio fratello [Umberto] era presente anche e altri. Ha detto, “Attilio, è meglio che andiamo fuori per la porta di dietro”, dice, “altrimenti ti arrestano. Andiamo a Detroit che c'è Rigoletto stasera. Andiamo a vedere Rigoletto”. E sono uscito. Pochi mesi dopo, dato che sono stato ammalato, mio fratello [Guglielmo, William]: “Vieni e lavora con me”. Lui lavorava a Detroit. Era contrattore. E allora sono andato con lui. E una mattina abbiamo cominciato un basement13 di una casa. Era verso le otto. Nessuno sapeva. Non so come abbian fatto quelli della Immigrazione a venire. Alle dieci sono venuti sul lavoro in cerca di me. Fortunatamente io, passando da Detroit a Windsor abitualmente, conoscevo questi ceffi dell'Immigrazione. Ho detto: “Eh, mi pare che quelli sono dell'Immigrazione”. Allora sono andato avanti, e mi hanno detto prima: “Dov'è William Bortolotti?”14 “Non c'è; sono io qui il capo squadra. Avete qualcosa da dire?” Allora m'han fatto vedere il badge15 dell'Immigrazione e m'han detto “Non vogliamo fermare il lavoro. Però, fammi un favore, chiama tutti, uno alla volta. Vogliamo vedere chi siete”. Ho detto: “Beh, cominciate con me”. Naturalmente ho dato un nome falso [ride]. E me la sono spiccata felicemente. E poi ho saputo che questo Luigi Meconi, per avere la rivincita sopra “lo sprezzo” come lo chiamava lui, di avere io rotto il ritratto del Re, m'ha fatto quello lì. Ho dovuto ritornare a Windsor. Son stato a Windsor e naturalmente allora la campagna per la difesa di Sacco e Vanzetti era all'apice, si può dire, ed io ho lavorato insomma.

[...] I giornali comunitari d'allora qui in Canada [...] hanno fatto qualcosa per Sacco e Vanzetti?
Poco, poco.

Ma hanno fatto qualcosa?
Qualche cosa sì. Qualche cosa. Negli Stati Uniti naturalmente.

Ho letto qualche numero del «Martello» di Tresca16 [...] Ma qui non c'è materiale affatto.
No, ma si ha avuto molte conferenze, si ha fatto molte collette insomma per; abbiamo fatto abbastanza. [...]
Abbiamo pubblicato qui il «Libertario» in italiano, quando che venne Balbo in crociera coi suoi famosi aeroplani, del '33 al '34 fino al '35, saltuariamente passava a Toronto. Non so chi abbia delle copie. Nemmeno mio suocero17, che aveva una grande collezione di giornali, aveva il Martello, [...] ancora durante la prima guerra, non li ha tenuti. Forse, forse li aveva Boschi ma non so dove è andata a finire la biblioteca di Boschi. Morì alcuni anni fa a Montreal.
Ora ritornando, in verità, dopo quella batosta lì contro il Console, il Vice-Console di Hamilton, son stati abbastanza giù. So, lavoravano di sotto con la polizia. Se sapevano che uno era un antifascista e andava a lavorare a Detroit gli facevano la spia subito ecc. ecc. Poi venne Nobile. E quando che Nobile andò al Polo Nord col dirigibile “Italia”, Mussolini dopo il successo che ha avuto, gli diede l'ordine di andare in tutte le città italiane del Nord America dove erano delle comunità abbastanza grandi d'italiani. E in ogni città fu un putiferio. Grandi dimostrazioni, bastonate tra fascisti e antifascisti.

Tra Canada e Stati Uniti

Anche qui a Toronto?
No. A Toronto non venne. Chi sa, perché io ero a Windsor. Insomma venne a Detroit. A Detroit fu una grande batosta; furono arrestati una quindicina di antifascisti e altrettanti fascisti18. E mi ricordo che li han buttati tutti su un furgone. Io sono arrivato tardi, perché non mi volevano lasciar passare, perché non avevo documenti, avendo io bruciato il passaporto, quando che ho sentito che Mussolini aveva fatto uccidere Giacomo Matteotti. E passavo senza documenti, passavo per French-Canadian19. [...] Insomma, arrivai quando che la polizia... Ancora negli antifascisti c'era un certo Chiarini, Ettore Chiarini20 di Windsor, Ontario, repubblicano mazziniano. Aveva un bastone e quando che venivano fuori i fascisti che correvano fuori dalla sala, la Shubert Hall proprio nel Cadillac Square, e lì gli dava una mazzata. Li faceva rotolare dagli scalini [Bortolotti ride], e l'hanno arrestato anche lui. E due giorni dopo venne questo Umberto Nobile a Windsor. I fascisti avevano trovato la sala lì al Prince Edward Hotel e naturalmente poi abbiamo saputo, passato la voce subito, ed io ed altri siamo andati ad avvisare tutti ad essere presenti a fare una dimostrazione contro. Insomma andammo. E le prime file, vicino al palco degli oratori, erano tutti fascisti. Poi erano tre file di tra poliziotti e detectives, e dietro c'era noi e poi altri poliziotti di dietro. Insomma ci avevano messi là. Gli altri antifascisti che son venuti dopo, sono andati tutti sopra [nella galleria]. Insomma quando incominciò, perché io avevo, sapevo la storia che Mussolini non fu quello che organizzò questa spedizione. Fu Amundsen e Ellsworth21 che andarono un po' dappertutto in America e in Europa a cercare fondi per potere volare sopra il Polo Nord, insomma dall'Europa all'Alaska. E quando arrivarono a Roma, Mussolini che aveva bisogno di propaganda a favor suo, disse ad Amundsen e Ellsworth, “Io vi do il dirigibile “Italia” con Umberto Nobile” e invece poi Mussolini voleva avere tutto il credito lui. E quando che Umberto Nobile incominciò a parlare, io stetti zitto un po'. Faceva vedere delle slides22, insomma, che aveva preso durante il viaggio. A un bel momento si vede il muso di porco di Mussolini. E allora tutti all'unisono [grida e ride]: “Abbasso Mussolini! Abbasso l'assassino dei migliori italiani!”23 Il Console [...] si alza in piedi e dice, diretto verso di me, dice “Bortolotti” – non so, non l'avevo mai visto, lui mi conosceva perché Meconi mi aveva individuato, “quello là è Bortolotti” – “Bortolotti, per favore, calma, calma calma”. Insomma aveva una fifa [Bortolotti ride], insomma, perché il rombo di “abbasso Mussolini” dalla platea e anche dalla colombaia fu .... Insomma poi lo lasciammo parlare; ha cambiato tono subito e quel po' d'inglese che sapeva parlare che lo parlava con accento napoletano, nessuno lo comprendeva [ride]. Insomma fu un, un vero fiasco.24
Poi alcuni, un paio di mesi dopo, io, noi e il gruppo anarchico abbiamo organizzato una festa danzante con una riffa25 a pro della difesa di Sacco e Vanzetti. Dunque era una cosa che tutti la facevano. E a mezzogiorno del sabato, doveva essere il ballo la sabato sera, a mezzogiorno mentre ero che mangiavo, vengono due poliziotti e mi prelevano, dicendomi “C'è il vecchio che ti vuol parlare, il capo della polizia Thompson”26. E allora dico, “Sedetevi, lasciatemi mangiare prima e poi vengo con voi”. Era il mio fratello; dice “Ma cos'hai fatto?” “Cosa ho fatto? Ho commesso il delitto”, dico, “da lavorare tutti i giorni e da fare propaganda contro un governo che vuole uccidere due innocenti”. Insomma ho finito di mangiare e poi sono uscito. E, arrivato dal capo della polizia, quello era già preparato e aveva «Il martello», «L'adunata», «Il mondo» e altri giornali, insomma, e mi disse, “Quanti giornali di questi?” Prende su un numero del Martello. “Oh”, dico, “dieci del Martello e cinquanta dell'Adunata”. “Poi del Mondo?” dice. “Ce ne sono molti di più”, dissi. “Vuoi dire tu che ci sono settanta anarchici a Windsor?” “Eh, anche di più”. Poi mi fece vedere la traduzione di un manifesto che io avevo scritto io e avevo pubblicato lì a favore di Sacco e Vanzetti. E mi disse: “Guarda se la traduzione è buona, perché son sicuro che l'hai scritto tu”. Lo lessi pazientemente. Dico, “Sì, è una traduzione abbastanza equa”, dico. E “Senti”, dice, “io non voglio metterti in prigione perché tuo fratello qui”27, dice, “è molto rispettato e tu, in tutti gli anni da quando sei arrivato a Windsor so che hai sempre lavorato, non hai mai avuto beghe con nessuno.
“Però”, dice, “guarda che c'è una legge ninety-eight of the criminal code28, con la quale noi possiamo mandarti in prigione per vent'anni. È meglio che ti do una settimana per uscire da Windsor o dal Canada s'è possibile”. E difatti, soldi non ne avevo per fare viaggi lunghi e con cinque soldi di ferry29 sono andato a Detroit e mi sono perso a Detroit, però sempre a contatto col movimento di Windsor. Venne poi il '29, nel frattempo nel '28 venne De Martino30, l'ambasciatore italiano a Washington, a Detroit e anche a quello gli abbiamo fatto fare una figura insomma poco ridente perché abbiamo incominciato a sputacchiarlo oltre a gridarci improperi. Insomma, aveva un vestito nero e quando [ride] i poliziotti l'hanno ... era quasi bianco di sputi. Era l'unica cosa che si poteva fare.

Questo a Detroit?
A Detroit [...]

Quand'è venuto Balbo?
Nel 1933.
Nel '29 venne il Console italiano31 a Windsor. Ha mandato fuori un manifesto dicendo che lui voleva venire a mettere in regola tutti i giovani italiani che non avevano fatto il servizio militare in Italia. Io ero di quelli. E allora immediatamente ho scritto un manifesto contro, invitando tutti gli antifascisti a intervenire a sentire il console, cosa voleva dire, e a darci [a lui] una lezione, una buona lezione. Insomma poi io ho dovuto partire da Windsor, però, pochi giorni prima, per altri affari. Però quel giorno, il 20 settembre del 1929, il Console arrivò là e non s'aspettava mai una cosa simile. La sala era stata presa dagli antifascisti e i pochi fascisti ch'erano, molti se la scapparono subito, e gli altri son rimasti in un cantone, li abbiamo spinti in un cantone. Quando è venuta la polizia, insomma, li ha presi, li ha guidati fuori. Però gli antifascisti, che era Jack Artico32, un bravo antifascista, morì un anno fa, quello disse “Fuori! E mettiamoci di qua e di là del sidewalk33,ché lui deve passare lì”. E insomma anche lì l'hanno sputacchiato, insomma, che è stato ammalato per una settimana dopo.

Veniva da Toronto?
Da Toronto, sì. Poco tempo dopo, insomma, la colpa ce l'hanno data a tutti gli anarchici, perché si era i più articolati a Windsor allora. E si aveva creato un certo che di fiducia fra il pubblico italiano e il movimento [anarchico] perché si cercava d'aiutare gli ammalati, quelli che avevano bisogno, si faceva una colletta, si andava a darci un consiglio, una cosa o l'altra. Insomma si era creata un certo che di fratellanza, insomma, che non esisteva in tante comunità italiane nel resto del Canada. E, insomma, per avere la rivincita, fra Meconi e il Console, naturalmente hanno mandato i nostri nomi in Italia34 e le nostre famiglie furono perquisite. Mia mamma fu buttata fuori dal letto ammalata. Gli hanno perquisito tutto. Io non avevo tanta corrispondenza con mia mamma. Quando che avevo abbastanza dollari per tramutarli in mille lire, le mandavo mille lire per telegramma, e basta. Non avevo nessuna corrispondenza. Insomma, non c'era dialogo tra me e mia mamma perché mia mamma era ancora nel Medioevo col suo Dio. Io invece m'ero già emancipato di questa idea. A tanti altri, a quattro altri, tra i quali due di Fossombrone nelle Marche35, e un altro friulano [...]. Poi di lì sono stati calmi un po' i fascisti. Facevano le cose però non in pubblico. Io venni a Toronto allora e qui...

L'impegno per la propaganda

Quando sei arrivato a Toronto?
Nel '29 a ottobre, e ho trovato qui un certo triestino comunista, e altri antifascisti. Polic [si chiamava]36. E poi alla fin del '30, il 22 di agosto abbiamo commemorato, ho fatto stampare un manifesto ricordando Sacco e Vanzetti. E son andato in giro e con questo ho conosciuto molti antifascisti, tra i quali Giancotti37, Palermo38, Frattini39 ecc. E allora Giancotti m'ha chiamato. “Noi abbiamo un club. Ci troviamo al Labour Lyceum40 e abbiamo dato il nome Giuseppe Mazzini a questo circolo. Insomma vieni anche tu là”. E io andai la domenica dopo. E là ci siamo affiatati un po'. Si bisticciava sempre con Giancotti ma sempre a un'altezza, insomma, senza diventare nemici. Naturalmente il mio punto di vista era antiautoritario, l'altro autoritario, [ride] era sempre. E abbiamo fatto moltissima propaganda. Dopo un anno, in otto o nove siamo usciti e abbiamo fondato il nostro gruppo anarchico, gruppo libertario come lo si chiamava. Abbiamo fondato la nostra filodrammatica e si dava drammi in italiano, drammi antifascisti.

Quali sono?
La bottega, La via del paradiso, Povero popolo, e molti altri drammi forti a fondo sociale41. Mentre che Giancotti, lui era più che [...] dava dei drammi passionali più che altro.

Loro avevano una filodrammatica?
Lui recitava bene, la sua compagna recitava bene anche. Insomma, recitavano. Però abbiamo avuto sempre noi più pubblico perché i drammi erano forti. Si era nella Depressione e anche quelli che non avevano mai partecipato, mai sentito o avuto un certo che di coscienza dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, della tirannide che i politicanti usano contro il popolo ecc. ecc. E insomma vedendo questi drammi forti, se li faceva e tutto il ricavato andava a pro delle vittime politiche in Italia.

[discussione sui giornali italocanadesi] Dove vi riunivate?
Al Labour Lyceum o a Robert Hall, Robert e College42, era una piccola chiesa che l'avevano gli anarchici russi.

[commento su tre giornali] «La tribuna canadiana» era di Corti43, fortemente antifascista.
Corti era un individuo ambiguo in tutti i sensi. Infatti era stato arrestato anche per omicidio, che poi non hanno provato, di un certo Ambrose che ancora non sanno da chi fu ucciso, il padrone di uno stage show44. [...] Io lo incontravo spesso questo Corti perché veniva a bere vicino a casa dove abitavo io, da certi friulani che facevano un buon vino45. E la domenica era lì e ... allora si facevano delle discussioni. Io ho avuto molte discussioni, animate anche. Era ...un ... sapeva qualche cosa. Lui si diceva antifascista. Io gli dissi, “Ma tu sei un antifascista per modo da dire. Ma se tu avesti [sic] la possibilità di avere il posto di Mussolini, saresti uguale”.

L'Ordine dei Figli d'Italia, ha idea quando sono stati introdotti qui a Toronto?
Questo non me lo ricordo.

E la Fratellanza Italo-canadese?
La Fratellanza Italo-canadese. Quella fu nel '27, '28. [...] Erano molti marchigiani e i marchigiani erano la maggior parte antifascisti, c'erano pochissimi fascisti. Però un giorno, nel 1931, hanno invitato il Console a parlare perché era Frank Marrocco46 presidente che poi è diventato poliziotto, non so s'era poliziotto anche allora questo Marrocco. E han invitato il console a parlare, e allora noi abbiamo mandato fuori un manifesto subito chiedendo alla Fratellanza “Che cazzo di antifascisti siete che invitate un console fascista a parlare a una delle vostre sedute?” E difatti vi fu un grande caos nella Fratellanza e molti uscirono, ecc.

Palermo, era uno dei giovani allora?
Non era più giovane di me. Palermo aveva qualche anno di più di me.

Io ho avuto tempo fa un'intervista con Padre Balò47, il prete della Chiesa di Santa Maria degli Angeli.
Santa Maria dei Tori48. Non era lui allora.

[...]: E la società Trinacria? Che impressione aveva?
La Trinacria era una società di mutuo soccorso in cui erano dei fascisti. Credo che c'era, come si chiama, quello che vende uva ancora qui, Culotta49. Mi pare che fosse anche lui. Culotta, almeno uno dei Culotta, era fascista [...].

[domanda a proposito del reverendo Gualtieri protestante]
Reverendo Gualtieri50 protestante era un antifascista.

E Di Stasi?51
Di Stasi anche. Di Stasi era un individuo molto bravo. Ricordo che...

Vive ancora.
Ritornando da Windsor ho dovuto preparare delle conferenze per Emma Goldman nel 1939 e sono andato con un amico, non avevo soldi da prendere il treno, perché tutto quello che si faceva si mandava in Spagna allora, prima per la rivoluzione e dopo per i profughi, per aiutare i profughi, i bimbi ch'erano nei campi di concentramento in Francia. E insomma, ritornando, mentre che col dito cercavo un ride52, passa lui e quell'altro di Montreal, come si chiamava [...] Beh insomma i fascisti qui hanno avuto poco, poco .... Avevano giù nella Piccola Italia a College53, avevano un piccolo seguito, i commercianti per la maggior parte o di qualche studente bocciato ecc.
Ma del resto, per esempio nell'elemento italiano qui a Davenport, Brandon e Dufferin54, ce n'erano pochissimi, pochissimi ce n'erano. Fra tutti i friulani ch'erano qui allora, ce n'erano quattro fascisti friulani. Su due- tre- quattromila friulani ch'erano qui.

Un'altra domanda: Spada, l'ha conosciuto?55
Spada, Spada l'ho conosciuto perché siamo andati qui io e quello di Montreal che dissi ch'era un comunista ch'era proprio ... che un giorno mi disse: “Se viene la rivoluzione qui, la prima pallottola sarà per te, Bortolotti” [ride].

Ma che tipo era Spada? Ho sentito io che qualcuno l'ha accusato di essere stata una spia dell'OVRA56.
Quando siamo andati a Montreal siamo andati da Boschi prima e mi disse “Guarda che Spada t'aspetta a casa sua”. Stava a Ville-Emard57 [quartiere] nel basso Montreal e siamo arrivati là e abbiamo avuto una discussione che si protrasse per cinque, sei ore. E naturalmente immediatamente lui mi colpì dicendomi che sono un utopista, un irrealista, ecc. Io naturalmente io mi difesi dicendo che lui era un utopista che credeva che con la riforma da arrivarci [ride]. E poi ... dell'antifascismo e di lì naturalmente siamo messi d'accordo per come che si era d'accordo qui che quando che si bisticciavasi tra gruppo e gruppo, però quando che c'era qualche manifestazione fascista allora si riunivasi tutti assieme per andarsi contro il comune nemico. Però per dirti la verità dopo quella discussione non ho avuto più relazione con Spada perché, rimuginando le parole da lui dette, mi parve un individuo un po' equivoco.

Lui ha scritto un libro, Gli italiani in Canada, ma dell'antifascismo di Toronto non parla affatto... [domanda circa un Bortolotti di Ottawa].
Conosco Anselmo Bortolotti di Ottawa58. Era un socialistoide allora. E vive ancora. Ha ottant'anni.

Allora, il dottor Glionna, che tipo era?59 Un fascista?
Glionna era un nazionalista, Rosario Invidiata60 era un fascista.

Mari, direttore del Bollettino?61
Mari, Mari quello era un farabutto di prima qualità, un fascista. E quando si dice fascista si dice tutto.

Cosa è avvenuto a Mari?
Sparì appena che Mussolini attaccò la Francia perché immediatamente il Canada essendo in guerra [...]

I fascisti insomma hanno organizzato questo meeting62 per far conoscere [con tono enfatico] ai canadesi il perché Mussolini aveva attaccato [Principe: o intendeva] attaccare, insomma, l'Etiopia. E andammo, come dissi, circa cento e venti di noi. E questa era una piccola quantità degli antifascisti, perché erano migliaia di antifascisti; la maggioranza italiana era antifascista. E, quando entravo, diceva, “Sei italiano tu?” “Sì, sì”, dico, “sono italiano”. Dietro di me era Mac Leod63. “Sei italiano tu?” “No, I'm Canadian”. “Then you can't come in64. Culotta era. Un sacramento grosso, alto, pesava un 230 punti65, sicuro. Insomma, non lo lasciavano entrare. Allora [...] ci siamo seduti a gruppi, un gruppo qui, un gruppo lì. E prima che incominciasse il meeting ho visto un piccolino moro che cercava una sedia tra noi. E finalmente si sedette di dietro di me. Poi un avvocato, che non mi ricordo il nome66, incominciò a parlare e immediatamente colpì la Lega per la Pace, al cui segretario avevano negato l'entrata.

E anche perché una settimana prima avevano fatto una dimostrazione a Queen's Park67.
E allora io mi sono alzato e gli ho detto: “Vergognati, farabutto di un fascista che non sei altro. Lanci il tuo veleno contro quella Società”, dico, “al cui segretario è stata negata l'entrata in questa sala. E, secondo il vostro manifesto, questo meeting è stato indetto per far conoscere ai canadesi il perché Mussolini va in guerra contro l'Etiopia”. Si alza Invidiata. “Fuori il rinnegato di Bortolotti!” E sfortunatamente si trovava fra un gruppo di socialisti friulani, muratori con i muscoli forti. E gli han detto: “Dottore, si sieda, lasci l'oratore rispondere a Bortolotti”. E lui ha continuato a inveire. E poi si è girato verso uno di questi e gli ha dato un pugno. Non l'avesse mai fatto, perché in quattro o cinque hanno cominciato a menargli pugni a lui e quando che hanno smesso di dare pugni, questo dottor Invidiata cadde come un sacco di patate [ride]. E lì fu che cinquecento sedie salirono in aria e lì abbiamo cominciato.... I poliziotti ch'erano dentro hanno perduto perfino il cappello. Mentre che io ero con la sedia che mi difendevo dai fascisti che venivano sotto gli occhi, perché noi altri si era in minoranza, erano tre volte di loro. E un certo Ernesto Gava68 mi grida: “Attilio, girati!” Mi girai e questo piccolino che cercava la sedia dietro a me, aveva il pugnale in mano, e aveva cercato da pugnalarmi alla schiena. E questo ha gridato, questo Gava, e poi gli ha lasciato cadere la sedia che aveva in mano sulla testa del fascista che è caduto a terra.

Non ha capito chi era?
Non ho saputo chi era perché poi siamo stati in un certo modo sopraffatti e abbiamo rinculato verso la porta. Alla porta erano una ventina con il bastone i fascisti. Fortunatamente un mio amico, un simpatizzante anarchico, forte, ogni pugno ne buttava uno a terra. Insomma questo ha sgombrato la porta e siamo usciti. Giancotti sanguinante. E chi era l'altro che fa il contrattore adesso, un abruzzese, che fu arrestato?

Quello che è stato arrestato è stato Jimmy Tenaglia.69
Sì, e l'altro questo che fa il contrattore, che è milionario ora, non mi viene il nome, con la M, mi pare, Martella [probabilmente Mantella70]. Insomma uscimmo fuori. Ci siamo raggruppati di nuovo sull'angolo di Spadina71 e College e lì abbiamo fatto un meeting. Giancotti ha parlato in italiano e io ho parlato per inglese. Perché ormai la folla era venuta; erano migliaia di persone lì. Fortuna che Spadina lì e un po' largo. Insomma, la polizia è venuta, ha cercato da rinserrarci, ma insomma per un'ora abbiamo avuto lì un buon meeting. Giancotti sanguinava. C'era uno spicco enorme.
Insomma, dopo di quello, un giorno qui, su Jane, a Pelmo Park72, sono venuti a dirci ch'erano i fascisti che avevano un picnic e siamo andati là. Suonavano Giovinezza col grammofono. Insomma... appena che ci han visti, hanno fermato di suonare Giovinezza. Mari era lì, e c'era un altro dottore.

Quando Balbo sorvolò il nord America

Sansone73, presidente dei combattenti?
Quello, e poi una donna friulana che anche quella, quando hanno iniziato a dire di me: “Cosa venite qui? Noialtri abbiamo il diritto di far quello che ci pare e piace”. “Sì”, dissi io, “tu hai il diritto da fare quello che ti pare e piace; però, quando che si sente Giovinezza”, dico, “non si può fare a meno che dimenticare da essere civili, perché quello lì è l'inno dei barbari”, dico, “e ai barbari si risponde...”
Insomma dopo mi sono anche pentito da essere andato, perché dopo tutto, io voglio la libertà per me, ma la voglio per gli altri anche. Ma il fascismo era così una cosa odiosa che, quando che si trovava uno di fronte, ti veniva la volontà da incominciare a dargli degli schiaffi. Insomma è passato il meeting. No, questo fu prima ... Insomma, ritornando al '33, quando che abbiamo saputo che Italo Balbo74 veniva in crociera con gli aeroplani e doveva fermarsi a Toronto, allora ci siamo messi..., abbiamo avuto un meeting e abbiamo deciso di mandare fuori un numero unico di Libertario, dedicato tutto a Balbo. Insomma Chiarini da Windsor mi ha dato un, non mi ricordo come si chiama, [Principe: ciclostile] e abbiamo fatto mille copie. Sono andate a ruba. Ne abbiamo mandate un centinaio a Windsor, un centinaio a Montreal, e il resto li abbiamo distribuiti qui. E questo Mari, dal suo Bollettino ha scritto: “Bortolotti, se hai il coraggio, se sei un vero anarchico, devi avere il coraggio di dire che lo sei in scritto”. Allora, sul secondo numero del «Libertario» l'articolo di fondo fu il mio credo, che poi la polizia l'ha usato contro di me nel '40 per [cercare di] farmi deportare in Italia. Io gli ho dato una risposta adeguata a questo. Poi vennero fuori i fascisti con Arcand75.... Balbo non si fermò qui; andò diretto a Chicago. Non si è fermato. È passato per il Canada; però non si è fermato qui. Però si era preparati a darci il benvenuto che si meritava. Perché si sapeva tutte le canagliate, tutti gli omicidi che aveva commesso contro gli antifascisti in Italia, ecc.

Può continuare circa Adrien Arcand nel Quebec [...].
Tra i fascisti italiani e quelli di Arcand c'era un bel po' di dialogo fra loro. E difatti Meconi da Windsor istituì le Camice Azzurre76 anche lui fra gli italiani. Non ha avuto successo perché erano quei quattro gatti di fascisti che si mostravano di quando in quando, perché erano tutte facce odiate da tutti i lavoratori italiani da Windsor. Però lui è venuto fuori in aiuto a Arcand.

[...] Generalmente i politici canadesi come vedevano Mussolini?
Ce n'erano molti che dicevano che Mussolini era un grande uomo, che Mussolini aveva fatto correre i treni che arrivavano in orario, ecc. E, insomma, che aveva messo in moto l'Italia in tutto il mondo, ecc.

I nomi?
No, ma erano in generale i politicanti particolarmente molti liberali e molti più conservativi [...].
Il bisticcio fra Giancotti e Palermo da una parte e, come si chiama l'altro [ride], il comunista, Frattini, era molto... una critica continua. Perché Frattini aveva incominciato a formarsi un concetto di superiorità. Perché i comunisti qui lo avevano mandato a scuola; lo facevano andare a scuola serale e, insomma, era diventato una vera giberna di Stalin.

Vive ancora?
No, morì molti anni fa. Divenne il business agent del Terrazzo Workers77 qui. Insomma era più messo da parte che altro da Giancotti.

[...] organizzato uno sciopero alla Tip Top78.
Luigi Palermo, insieme ad altri, hanno organizzato diversi scioperi nel Ladies Garment Workers e The Amalgamated Garment Workers79. Palermo fu quello che organizzò le donne italiane che lavoravano a Spadina80. Credo che sia stato del '31-'32. [...]
Qui era un gruppo di anarchici, tra i quali uno, non so se era della provincia di Avellino, era [...] un uomo molto colto e aveva fatto un incontro, perché anche questo Corti lo nominava sempre.

Come si chiamava?
Ostia! Adesso non ricordo più il nome [ride]. Insomma quando sono arrivato io qui nel '29 tutti parlavano ancora di questo [anarchico] ch'era andato in Italia del '20-'21.

Cos'è successo dopo?
Abbiamo tenuto sempre fronte, controbattuto ogni attività che loro hanno dato pubblicamente. Quando che il Consolato di Toronto ha mandato fuori un appello alle donne da dare la loro fede per la guerra, noi siamo venuti fuori: “Non un soldo alla Croce Rossa”. E abbiamo fatto circa quattromila di questi manifesti. E siamo andati in tutti i paesi del basso Ontario qui a distribuirli. Fortunatamente avevo una Ford81 di cinque dollari, la quale ci portava dappertutto [ride].

Però sono riusciti a raccogliere 500 anelli a Toronto [...] La manifestazione quando Mussolini ha mandato l'anello di acciaio, l'hanno fatta nella Chiesa di S. Agnese. [domanda a proposito dei preti conosciuti]
Beh, per dire la verità non ne ho conosciuti. Quando sono arrivato qui, nel '29, a Santa Maria dei “Tori”82 c'era uno che fuggì d'Italia, credo da Monza, perché aveva stuprato delle bambine e bambini, li ha infettati di gonorrea. Fu un grande scandalo verso la fine del secolo o i primi del Novecento.

[...] Mai provato.
Quando son venuto qua io, ho mandato fuori un manifesto; quando ho sentito il nome mi sono ricordato d'aver letto su un libro di un socialista italiano del Novecento famoso, Vallera83... E allora mandai fuori questo manifesto a mo' di domanda. E la settimana dopo, la domenica dopo, in prediche, rispose alla mia domanda e mi disse [imita la voce piagnucolosa del prete]: “Ancora mi accusano ed io sono innocente”. Però, però, aveva ancora, la conoscevo io una ragazza che andava in chiesa e un giorno venne a casa ed era da suo cognato, un comunista, era un comunista lui, e mi disse [imita la voce della giovane]: “Non vado più a confessarmi, non vado più da quel brutto là”. “Perché?” “'Sai', dice, 'che belle mammelline che c'hai' e ha cominciato a toccarmele le mammelle”. Allora, porca Madonna, dico, è lui. [ride]

Le scuole fasciste all'estero

Mi parli del ministro Bersani.
No, voglio parlare di un altro fatto che ha avuto un'eco nazionale.... Il ministro Bersani era a Montreal. Dunque Chiarini era l'antifascista più attivo, più battagliero, ché, corporatura grande e grosso, non aveva paura da darci pugni a nessuno e quello lo faceva più battagliero ancora. Però aveva la fede, un odio tremendo contro i fascisti. E all'elezioni comunali di Windsor, un giorno mi domandò. Cioè questo Chiarini disse, “Guardi che qui c'è una scuola fascista” a un certo Kitching84 ch'era segretario del Labour Council. Allora questo Kitching fece una domanda a questo Wigle85 ch'era candidato a sindaco, e gli fece questa domanda. E questo qui cadde dalle nuvole: “Sono stato sindaco ma non ho mai sentito che c'è una scuola fascista”. All'indomani Meconi rispose dicendo che lui era pronto a dare mille dollari a una società di mutuo soccorso a chiunque può provare che la scuola Dante Alighieri è una scuola fascista. Allora Chiarini invitò Bersani qui a Toronto e mi scrisse a me; poi venne qui e ci trovammo noi tre. E abbiamo discusso, insomma, sul da fare. Bersani disse: “Io ho un mucchio di prove, di giornali, di articoli apparsi sul «Popolo d'Italia», dove ci sono le cifre di centinaia di migliaia, milioni di lire che vengono devoluti dal governo italiano alle scuole fasciste all'estero. E allora ci siamo trovati qui diverse volte a Toronto. Abbiamo incominciato la traduzione di questi articoli, ecc. e li abbiamo preparati. Il 8 settembre del 1938 m'hanno dato l'incarico a me da tenere la conferenza a Windsor, a un college86. Insomma venne la stampa.

Quali giornali ci sono là?
Il «Windsor Daily Star», è ancora. [...] E insomma presero fotografie dei documenti questi giornalisti, ecc. Una settimana dopo, ci fu un battibecco poi tra me ed uno che .... Perché nella mia conclusione [...] In conclusione, quella volta i Giapponesi avevano invaso parte della Cina e si sentiva ormai il rombo di un'altra guerra. Allora in conclusione, ho detto, la macchia nera del fascismo s'allarga, non solo in Europa e in America ma anche in Asia. E non so come, ci ho messo il nome del papa anche dentro. Allora questo, era un tipografo, un Irish87 si è sentito offeso e allora domandò: “Voglio che tu mi dai le prove che il papa è un fascista”. “Io ti posso dare qualche accenno ora”, dico, “però, se accetti un dibattito pubblico”, dico, “ti porterò molte prove che la Chiesa e il papa sono i capisaldi del fascismo”. E poi alcuni fascisti che erano lì han cominciato a gridare: “Rinnegato, Bortolotti, rinnegato!” E poi sono usciti perché hanno visto che gli antifascisti ch'erano presenti non rinunciavano a dimostrare il loro [... parola non chiara]. Insomma, dopo una settimana l'Immigrazione88 ha fermato tre maestri d'italiano che venivano a far scuola al Saint Alphonse Church89, dove avevano questa scuola a Windsor, e han trovato che erano membri dell'OVRA questi tre. Hanno scoperto questo e hanno chiuso subito. Naturalmente si aveva Chiarini attraverso, e anche Bersani; conoscevano Tizio Caio e Sempronio qui tra i fascisti e sono venuti in possesso dei libri stampati in Italia nei quali c'era più fascismo in questi libri che altro. E ogni lezione aveva qualche cosa del Duce e quello che fa il fascismo, ecc. ecc. Insomma il governo canadese ha chiuso queste scuole90.

Questo nel '38?
Nel '38.

In Canada o soltanto a Windsor?
Windsor, Toronto e Montreal. Ma a Montreal m'han detto non son riusciti perché c'era l'Union Nationale91. Però insomma lì han cercato poi con le telefonate: “Bortolotti, preparati per l'ultimo rite.”92 L'han saputo. Un mio amico mi ha fatto avere una rivoltella. Perché io mai ho avuto armi da fuoco. Me l'hanno portato... e quando che uscivo, uscivo con la rivoltella in tasca.
Poi a quel tempo lì del '38 Arcand veniva qui di sovente. Noi, dei trotskysti, la lega, The League for Workers Party (erano i trotskysti che furono espulsi dal partito comunista qui a Toronto) e fondarono questa lega trotskysta. Erano bravi ragazzi. E si faceva delle dimostrazioni a cui venivano delle migliaia di persone di fronte alla sala dove parlava Arcand. Mi ricordo, a Lippincott e Bloor93 abbiamo fermato il traffico del street car94 per mezz'ora. È venuta i poliziotti a cavallo a sgombrare poi. Dopo la disfatta di Spagna, molti italiani che erano andati a combattere in Spagna, erano specialmente degli anarchici e la Francia li mandava, gli dava 24 ore, e dopo li portava alla frontiera del Lussemburgo o del Belgio. Insomma facevano il giro: Francia, Lussemburgo, Belgio; Belgio, Francia e poi... Insomma quello era il giro di migliaia e migliaia di antifascisti e particolarmente anarchici. E poi son stati di quelli che han trovato un buco da venire coi piroscafi qui. Il primo è capitato a Bersani a Montreal con [... nome non udibile]. Due, uno era un ebreo che era stato in Spagna e l'altro un friulano di Pordenone, dottore di Pordenone, antifascista. Erano al Quebec in prigione lì, ché il capitano li aveva dato in mano alla direzione, e dopo pochi giorni dovevano uscire. Non avevano da bere e da mangiare. Insomma, arrivati al Quebec, il capitano della nave ha dato questi due in mano alla direzione. E dopo pochi giorni questo friulano disse all'ebreo: “Ma qui è meglio scappare”. Erano a venti piedi di altezza, c'era una terrazza, dove li mettevano a prendere l'aria, era a venti piedi dal disopra a terra, e questo friulano disse: “Beh, proviamo. Ti prendo in braccio”, disse all'ebreo che era piccolino. E hanno fatto, e si è rotto le caviglie...; tutte e due si è rotto le caviglie. Però a botta calda son riusciti a fuggire. Son andati a nascondersi fuori della città in un piccolo bosco. Lì han aspettato il mattino e poi si son messi, han chiesto la strada per Montreal. Parlavano francese bene tutt'e due, e era un truck95 che andava a Montreal che andava a portare .... E han detto, “Guarda, noi ti paghiamo. Portaci”. E quando che erano a Montreal, disse: “Portami al Jewish Congress, alla sede del Jewish Congress”96 Li ha portati là. Quando che fecero per smontare non ce la facevano più perché ormai le caviglie erano tutte gonfie. Quelli del Jewish Congress han chiamato Bersani, il quale ha prelevato questo friulano, l'ha portato a casa sua e poi alcuni giorni dopo è venuto qui. È stato un po' e poi è partito per gli Stati Uniti. Poi ne son venuti degli altri, uno dei quali venne a casa nostra. Io abitavo con altri anarchici lì. E [...] avevano dei documenti, delle lettere di anarchici di Parigi, ecc., certamente della Spagna. Li abbiamo aiutati. Solo che questo97, inavvertitamente, stupidamente, in quei giorni è venuta la guerra e senza pensare che con la guerra c'è la censura, scrisse quattro lettere, due a Parigi, una a Bruxelles e una a Ginevra e poi [...]. Insomma il 4 di ottobre fummo arrestati. E io credevo sicuro che fosse stato perché si è avuto la battaglia contro Arcand in quella volta. E Mann e Nursey98, i capi della Red Squad99, che ci davano sempre la caccia e cercavano sempre d'arrestarci, noi si sfuggiva sempre, si cercava di sfuggire all'arresto, perché era stupido da farsi arrestare, perché noi soldi se ne aveva pochi allora [ride] e trovavamo un avvocato che faceva pagare poco. Cohen che faceva pagare poco.

L'avvocato nero che ha difeso Tenaglia?
Quello fu cinque anni prima. No no. Un ebreo. Erano diversi, insomma. Ci han portati là, io mi son preso la colpa, perché la libreria100 era la mia, avevo una stanza tutta piena di giornali che mi arrivavano dalla Spagna in particolare. Tutti i giorni arrivava molta letteratura. Un bollettino interno della federazione arnarchica. Insomma avevo... ero aggiornato continuamente su quello che succedeva in Spagna. E avevo collezioni del «Martello», dell'«Adunata», di altri giornali anarchici, ecc. Non solo degli anarchici, ma dei comunisti e socialisti e molta letteratura. Insomma, portano via tutto. E allora hanno cominciato ad interrogarmi. Dato che io ero l'unico che non avevo famiglia101, dissi, “I libri che avete trovato nelle altre stanze, li ho imprestati io”. Insomma a me m'hanno prima preso, per propaganda contro la guerra, e propaganda la facevo.

Nel '39?
Nel '39. Emma Goldman diede una conferenza qui sulla guerra. E io gli feci delle domande a Emma Goldman. “Perché cerchi da sviare, da non essere franca? Ché la guerra è sempre fatta dal capitalismo per il capitalismo, contro il popolo, è sempre stato il popolo quello che deve pagare di sangue e di tasca. E naturalmente i poliziotti erano lì che sentivano. Ma, insomma, in tribunale questa [accusa] cadde. Poi per propaganda scritta contro la guerra, cosa che non era vera. Erano i trotskysti che facevano, che hanno fatto diversi ... e i Jehovah Witnesses102 che molti furono arrestati. E non seppi il perché [del mio arresto] fino a due mesi dopo, quando a Cohen, the prosecuting attorney103, disse a J. L. Cohen: “Guarda che Bortolotti è stato arrestato per questo, questo e questo”.

Menzogne e tranelli giudiziari

C'è stato qualche comunista italiano che è stato internato?
No, no. Dopo, quando che l'Italia ha dichiarato guerra, dopo che sono uscito io [di prigione] a gennaio, sono stato quattro mesi dentro. E m'hanno fatto il primo processo per la propaganda contro la guerra, dal quale fui assolto. Poi han trovato tra un cassone dove c'era tutti i vestiti che si usava sul palcoscenico per la filodrammatica due rivoltelle vecchie, arrugginite, senza grilletto, insomma inservibili, e quel vigliacco di Nursey [...] presentò in tribunale una rivoltella nuova, cromata. Allora io ebbi uno scatto [a voce alta e grossa]: “Quella non è mia. This is a frame up, Nursey, and you know it104. Allora l'avvocato gli ha fatto: “Guarda che quello è un frame up, God damn it!”105 Allora [l'avvocato difensore] Cohen, scaltro, era piccolino e soffriva un inferiority complex106, e odiava i poliziotti più per questo che per idealità [ride]. Era sul stand107, naturalmente, questo Nursey. Allora lasciò la [accusa della] rivoltella e [...]. ”How do you know that Bortolotti is not a Canadian citizen?” “He told me that he is not a Canadian citizen”. “Is that the only proof you have?”108 Lui ha detto “Sì.” Allora il judge109 Forsyth, che presiedeva: “Case dismissed110. Ha visto anche lui quindi. E dopo l'avvocato Cohen mi disse che il giudice Forsyth ha chiamato Nursey e gli ha dato una romanzina [sic] per avere fatto questo tranello. Dopo, insomma, Cohen m'ha preso a braccetto e dice: “Adesso sei libero finalmente”. Andai fuori, arrivo alla porta. “I'm from the Immigration. You're under arrest111. Mi arrestano e mi portano al Don Jail112 di nuovo.
Nel frattempo Meconi aveva mandato una lettera all'Immigrazione qui dicendo che io il 23 agosto del 1929 fui arrestato a Detroit per avere dato dei manifesti a degli operai di fronte ad una fabbrica, nella ricorrenza del secondo anniversario dell'assassinio di Sacco e Vanzetti. E fu per quello che io ho dovuto venire di qui [a Toronto] per non essere mandato in Italia.
[...] I compagni m'han detto: “La tua vita vale di più di mille dollari”.
[...] Dunque, quando Mussolini attaccò la Francia, immediatamente in Canada hanno rastrellato tutti i fascisti, meno i capi, perché essendo che Nursey, Mann e tutta la marmaglia reazionaria della città di Toronto andava ai banchetti alla Casa d'Italia, e loro sono stati quelli che hanno dato agio ai fascisti da scappare. Il resto sono stati arrestati e mandati a Petawawa, al campo d'internamento di Petawawa. Chiarini, e qui ho fatto una questione con Chiarini, venne da Windsor e dice: “Bortolotti, tu devi darmi tutti i nomi dei fascisti che conosci, perché li voglio far arrestare”. Allora ho detto: “Senti, è da molti anni che combattiamo il fascismo a visiera aperta, tu lo sai; però”, dico, “il mio ideale non mi permette di fare la spia, nemmeno contro un fascista”. E lì ci siamo bisticciati ed è stato un po' d'anni che non ci siamo parlati.

Di fascisti locali chi hanno arrestato?
Molti li hanno arrestati. Adesso non mi ricordo [...]
“Prende le difese di un anarchico e di un bugiardo come Bortolotti?” il ministro [protestante] disse. Insomma, rispetto a questo ha continuato. E poi un giorno mi ha portato giù su Queen Street alla sede dell'United Church e là c'era Wilcox113, cinque o sei dei maggiori, insomma, della gerarchia della United Church. E hanno cominciato a farmi delle domande, che libri ho letto, che scuole ho fatto, quando sono venuto in Canada, a che età, e tutte queste storie. E in ultimo uno dice: “Bortolotti, tu non andrai in Italia in braccio a Mussolini, perché tu hai più diritto di noi da rimanere in Canada perché tu hai visto prima di noi il pericolo fascista”. E infatti furono loro che collettivamente hanno fatto pressione, e poi c'è Woodsworth, ché Emma Goldman tenne un giro di conferenze in tutte le città del West [del Canada]114, e ha trovato Woodsworth e altri del C.C.F.115, i quali hanno detto: “Guarda che, se il caso viene che il Ministro [del governo]116 non molla, noi facciamo una proposta contro il governo in Parlamento”. E difatti mollò poi, tappandomi la bocca per il resto della guerra.

[commento su Spada, minacciato di deportazione e costretto a cessare la pubblicazione del suo giornale antifascista]
No, a me m'han detto: “In casa tua puoi fare e puoi dire quello che vuoi, fuori no”. [Seguono nella registrazione solo frammenti udibili; Bortolotti nomina Gnudi117 che riteneva un fascista rosso e descrive l'incontro con Tim Buck118 che difendeva la Russia].
Io credo che i comunisti lo [Buck] abbiano fatto venire qui per darci lezione a Frattini, perché Frattini non sapeva né scrivere, non sapeva parlare né ragionare. [discussione in cui segnala delle contraddizioni in quello che diceva Frattini] e lui ha risposto: “Non posso risponderti perché non ho il tempo da fare” [...] [a proposito del Gruppo Mazzini] Palermo era con loro. Palermo era l'ala più destra.

Apparentemente aveva grande ascendenza.
Sì, sì con gli ebrei nell'Amalgamated. Era un uomo onesto come anche Giancotti [...] Giancotti era un uomo onestissimo [...] troppo religioso.

Angelo Principe

originariamente apparso sulla rivista Metodi e ricerche

Note

  1. Questo è il testo ampliato e riveduto di un intervento fatto al convegno della Canadian Society for Italian Studies tenutosi a Venezia nel 2011. Oltre alle persone citate nel testo e nelle note successive, le persone che gentilmente mi hanno fornito informazioni e suggerimenti per questa parte della ricerca sugli antifascisti friulani in Canada tra le due guerre sono i seguenti: Elena Benelli, Lee (Libero) Bortolotti, Franco Bortolussi, Mary Zorzi Bortolussi, Robert Campbell, George Corona, Rina Del Nin Cralli, Giuseppina De Blasio De Luca, Elvio Del Zotto, Marlene Elia Del Zotto, Michaele Del Zotto, Madelyn Della Valle, Valerie Elia, Marisa Francescut, Ginny (Virgilia) Bartell Fraser, Gino Guatto, Rita Infanti, Alexandra Johnston, Paul Mantella, Deanna Pellegrini, Velma Zorzi Presacco, Armand Scaini, Gabriele Scardellato, Anne-Marie Sorrenti, Lili Zorzitto Sovran, Mario Spagnolo, Vivian Zampolin Spagnolo, Victor Turrin, Susan Elia Zorzi, Marisa Zorzitto.
  2. Durante il processo del 1939, il poliziotto esibì una pistola lucida, nuova e funzionante, che sarebbe stata trovata fra i suoi effetti.
  3. Intervista Richardson, p. 17.
  4. Ibid., pp. 22-23.
  5. Ibid., p. 24.
  6. Lo dice anche in Guardian, p. 2.
  7. Intervista Wood, p. 11.
  8. Luigi Meconi (Faleria, Viterbo 1893 - Windsor 1967), arrivato in Canada nel 1911, fece da maestro di cerimonie alla cena organizzata per dimostrare l'approvazione della politica di Mussolini e dell'invasione dell'Etiopia. Alla festa parteciparono 150 persone, fra le quali il sindaco Bennett di Windsor e un sergente della polizia della città, secondo il rapporto uscito sul «Windsor Daily Star», 26 maggio 1936, pp. 19, 22. L'avvenimento in sé e la partecipazione delle autorità canadesi furono severamente criticati nell'editoriale del quotidiano il giorno dopo, 27 maggio 1936, a p. 4. Meconi fu internato nel 1940. Temelini, p. 75, parla delle sue attività come uomo d'affari. Il fratello Clemente (Faleria, Viterbo 1901 - Windsor 1934), nominato in seguito da Bortolotti, fu vice-console a Ottawa fino al 1925. Sui Meconi si trovano delle informazioni in Impronte. Italian Imprints in Windsor, a cura di Madelyn Della Valle et al., Windsor, Windsor's Community Museum, 2009, pp. 15, 17, 33, 38, 79, 347-349.
  9. Come spiega Principe, The Concept of Italy in Canada and in Italian Canadian Writings From the Eve of Confederation to the Second World War, tesi di dottorato, University of Toronto, 1989, p. 390, nota 52, Boschi si chiamava in verità Busca; fu schedato nel CPC (busta 905). Nato nel 1881 in provincia di Pesaro nelle Marche, era un antifascista attivo di Montreal. Anche Carlo Peressi (probabilmente di Coseano, come altri Peressi immigrati in Nord America), seppure non schedato, era attivo nell'Ordine degli Italo-Canadesi, associazione antifascista che si contrapponeva all'Ordine dei Figli d'Italia. Nel 1934 Peressi sposò un'italocanadese nella chiesa protestante, United Church Italian of the Redeemer di Montreal.
  10. Si riferisce probabilmente all'affresco nella Chiesa della Madonna della Difesa in cui si vede Mussolini a cavallo. L'artista Nincheri, internato, poté poi provare che era stato costretto ad inserire la figura del Duce che non compariva nel disegno originale dell'opera (v. Mélanie Grondin, “Introduction to Guido Nincheri's Letters,” in Behind Barbed Wire, pp. 93-129.
  11. Imprenditore edile (inglese contractor). Qualche notizia sui membri della famiglia Merlo si trova in Impronte, pp. 13, 16, 79.
  12. Presidente di seduta. Dall'intervista Di Leo, p. 15, si ricava che la riunione fu tenuta al pianterreno di una scuola cattolica.
  13. Le fondamenta seminterrate di un edificio che, secondo l'intervista Di Leo, p. 16, si trovava a una ventina di chilometri da Detroit.
  14. Il fratello Guglielmo Bortolotti.
  15. Cartellino d'identificazione.
  16. Giornale dell'antifascista italoamericano Carlo Tresca (Sul-mona, L'Aquila 1879 - New York 1943).
  17. Martignago anarchico, di cui si parla sopra nella biografia di Bortolotti. La collezione di Martignago, ereditata dalla figlia Libera, venne data dai proprietari ad Angelo Principe.
  18. Il conflitto avvenuto il 12 dicembre 1926 alla cena per Nobile fu riportato sul «Detroit Free Press» il 13 dicembre 1926, a pp. 1-2. Secondo il giornalista, fra le mille persone presenti, tutte coinvolte in qualche modo nella battaglia, sei antifascisti (fra i quali Chiarini) furono arrestati. Nonostante il suo evidente pregiudizio a favore dei fascisti, il giornalista dedica un paragrafo a commentare sulla pronuncia incomprensibile di Nobile.
  19. Franco canadese. Bortolotti usava spesso anche il nome Albert Berthelot. Nell'intervista Di Leo, 16, spiega che era il nome del chimico francese Pierre Eugène Marcellin Berthelot (Paris 1827-1907).
  20. Ettore Chiarini (S. Vito Chietino, Chieti 1896 - Windsor 1981), schedato nel CPC (busta 1295) come comunista muratore.
  21. Roald Amundsen, esploratore norvegese, e Lincoln Ellsworth, avventuriero americano.
  22. Diapositive.
  23. Secondo i Moritz, p. 175, che si basano su altre interviste, non quella inedita di Principe, Bortolotti avrebbe detto “lavoratori italiani”, anziché i “migliori italiani”.
  24. I giornali anglocanadesi riportarono una versione molto più positiva. Era l'epoca in cui Mussolini e il fascismo erano ancora visti favorevolmente all'estero. «Windsor Daily Star», 14 dicembre 1926, 12.
  25. Sorteggio (calco dall'inglese raffle).
  26. Daniel Thompson, assunto nel 1920, era allora capo della polizia di Windsor.
  27. William stava ancora a Windsor.
  28. Novantotto del codice penale.
  29. Traghetto.
  30. Giacomo De Martino, ambasciatore italiano arrivato negli Stati Uniti nel 1926.
  31. Vice-Console Giovanni Battista Ambrosi, arrivato a Toronto nel 1929, secondo John E. Zucchi, Italians in Toronto: Development of a National Identity, 1875-1935, Kingston and Montreal, McGill-Queen's University Press, 1988, pp. 169-178.
  32. Jack (Egidio) Artico (Meretto di Tomba 1906 - Windsor 1974), figlio di Giovanni Artico Meretto di Tomba 1878 - Windsor 1959), quest'ultimo schedato nel CPC (busta 202 contenente documenti che vanno dal 1929 al 1940).
  33. Marciapiede.
  34. Si riferisce al documento discusso sopra.
  35. Si tratta dei due marchigiani Ernesto Serafini e Giulio Ghetti.
  36. Alcuni di cognome Polic emigrati in Canada si trovano nell'elenco degli schedati nel CPC. Nell'intervista Di Leo, p. 19, Bortolotti descrive il primo periodo a Toronto: “In quel periodo incontrai l'amico di mio fratello, il carnico, che mi disse che c'era un sovversivo, un triestino, che parlava sempre come me di unirsi contro i fascisti. Insomma una sera mi portò da lui ma dalle prime battute capii che era comunista, e dopo dieci minuti che parlavamo gli dissi: 'tu sei un comunista e per me equivali a un fascista.'”
  37. Si veda nota sopra.
  38. Luigi Palermo era il rappresentante (“business agent”) del sindacato locale dell'Amalgamated Clothing Workers, vale a dire degli operai tessili–notizia riportata in Angelo Principe, The Darkest Side of the Fascist Years, p. 148, e nell'articolo del 1980, p. 136. Il sindacato degli operai tessili era fortemente antifascista.
  39. Giovanni Frattini (Trecate Novara 1906 - Toronto 1954), schedato nel CPC (busta 2173) come antifascista, arrivò in Canada nel 1923, e venne classificato come contadino e quindi senza mestiere. Acquisì la cittadinanza canadese nel 1928 e sposò Mary Shapiro. Come indica Principe, articolo del 1980, p. 136, Frattini diventò direttore del giornale «Il lavoratore».
  40. Il Labour Lyceum, centro del mondo del lavoro di Toronto dal 1928 al 1968, era situato in via Spadina 346. In quella sede Emma Goldman teneva spesso delle conferenze.
  41. Un volantino nel dossier di Cesare Saccaro (Arsiè, Belluno 1885 - Dearborn, Michigan 1981) (busta 4513) pubblicizza la rappresentazione di alcuni di questi drammi a Windsor, probabilmente nel 1933. Altro volantino simile viene riprodotto in Impronte, p. 188.
  42. Nomi di due strade di Toronto.
  43. Enrico Corticelli (Henry Corti), nato a Lucca e arrivato negli Stati Uniti nel 1897 all'età di 29 anni, fu proprietario e direttore del giornale «La tribuna». Su Corti e sul suo giornale, si veda Principe, The Darkest Side, pp. 46-47, 187-188.
  44. Spettacolo teatrale. Ambrose Small, impresario teatrale di Toronto, sparì il 2 dicembre 1919, subito dopo aver venduto i suoi teatri e depositato in banca un milione di dollari. Fu sospettata la moglie che, secondo una delle ipotesi, avrebbe ingaggiato un assassino per ucciderlo e nascondere il cadavere, che non fu mai ritrovato. La voce che, secondo Bortolotti, correva, implicando Corti, non è stata convalidata.
  45. Probabilmente la casa di Vittorio Valoppi e Lisa Zampolin Corona, di cui sopra.
  46. Frank Marrocco, poliziotto a Toronto dal 1914 al 1934, era presidente della Società Fratellanza italiana nel 1933. Sul caso dell'attacco contro di lui da parte dei fascisti si veda Principe, A Lost World, cap. 5.
  47. Reverendo Settimio Balò, nato a Civitella di Val di Chiana, Arezzo nel 1891, arrivò in Nord America nel 1928. Dopo la residenza a Toronto si trasferì nella British Columbia nel 1939 (Principe, The Darkest Side, p. 178).
  48. Ironizza sul nome della Chiesa di Santa Maria degli Angeli in via Dufferin.
  49. Gia nel 1934 veniva citata sul repertorio Might la ditta Peter Culotta and Company Limited di Toronto, importatori, fra l'altro, di uva californiana per la produzione di vino casalingo. Leonardo Culotta fece un contributo per la Casa d'Italia, secondo Principe, The Darkest Side, p. 206.
  50. Reverendo Domenico Gualtieri, ministro protestante che pubblicava in italiano un bollettino della chiesa. Principe ne parla in The Darkest Side, a pp. 47, 48, 183, 193.
  51. Reverendo Dominic Di Stasi (Toronto 1919-2001), capo dell'Orange Lodge protestante dal 1993 al 1996.
  52. Passaggio. Stava facendo l'autostop.
  53. Riferimento alla Piccola Italia di Toronto situata vicino alla strada College.
  54. Nomi di altre tre strade di Toronto, più a nord, dove abitavano molti italiani settentrionali.
  55. Su Spada si veda la nota sopra.
  56. Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell'Anti-fascismo, polizia segreta fondata nel 1927.
  57. Iacovetta-Ventresca, p. 212, citano un documento del dossier CPC di Spada in cui si spiega che era un quartiere abitato da molti sovversivi.
  58. Anselmo Bortolotti (Maiano 1897 - Ottawa 1990) contribuì all'organizzazione dell'Ordine degli Italo-Canadesi (si veda l'intervista con Anselmo Bortolotti in Salvatore, pp. 188-202).
  59. Il medico George Glionna, nato in Canada in una famiglia originaria di Laurenzana, Potenza, aveva molti pazienti italiani. Il suo studio era sito a 204 St. Clair Avenue West. Su di lui si veda Principe, The Darkest Side, p. 237. Notizie sulla famiglia Glionna si trovano in Zucchi, passim.
  60. Il dottor Rosario Invidiata, altro medico, siciliano, contribuì alla raccolta di fondi per l'istituzione della Casa d'Italia di Toronto (Principe, The Darkest Side, p. 205). La pubblicità per il suo studio a 1053 College Street, che si pubblicava sul giornale «Il messaggero italo-canadese» il primo luglio 1933 lo segnalava come “medico chirurgo della R. Università di Palermo, ex-ufficiale medico del R. Esercito italiano”.
  61. Quando Tommaso Mari (nato nel 1899 a Cerreto d'Esi, Ancona) arrivò in Canada nel 1928, dichiarò che andava a Thorold, Ontario, dove c'era un suo paesano, padrone della ditta Caboto Macaroni. Mari diventò direttore del «Bollettino italo-canadese», giornale che, come spiega Principe (The Darkest Side, p. 88 e passim), serviva da portavoce per il Consolato Italiano. Nel capitolo terzo del suo libro nuovo (A Lost World) dedicato al giornale di Mari e al suo fascismo, cattolicesimo e antisemitismo, Principe spiega le idee di questo personaggio e segnala il fatto che, come impiegato del Consolato, Mari fu rimpatriato quando l'Italia entrò in guerra nel 1940, mentre i colleghi furono internati (p. 184).
  62. Riunione.
  63. Albert Alexander Mac Leod (Black Rock, Nova Scotia 1902 - Toronto 1970) era il direttore della Lega Canadese contro la Guerra e il Fascismo (Canadian League Against War and Fascism) di Toronto, fondata dal partito comunista canadese. Mac Leod contribuì all'organizzazione del comitato canadese per aiutare la democrazia spagnola (Canadian Committee to Aid Spanish Democracy) e, più tardi nel 1961, all'istituzione della Commissione per i Diritti Umani (Human Rights Commission) per la provincia dell'Ontario.
  64. “No, sono canadese”. “Allora non puoi entrare”.
  65. Calco sull'inglese pounds, i.e. Libbre.
  66. Principe (The Concept, p. 298) aveva identificato l'avvocato Nicholas F. A. Scandiffio. Nato a Pomarico in provincia di Matera nel 1903, arrivò in Nord America nel 1910, raggiungendo il padre sarto a Toronto. Si laureò all'Università di Toronto ed esercitò la professione legale in questa città dove morì nel 1996. Secondo il necrologio apparso sul «Globe and Mail» 4 marzo 1996, fu presidente della Società di San Vincenzo di Paola e decano di una chiesa cattolica. Del caso descritto da Bortolotti, gli articoli apparsi sui quotidiani (segnalatimi da Principe), vale a dire «The Toronto Daily Star», 13 agosto 1935, pp. 1, 21 e «The Toronto Telegram» dello stesso giorno a p. 2, spiegano che a questa riunione dell'associazione degli ex-combattenti italiani, presieduta dal dottor Donato Sansone, parteciparono 400 persone, di cui 150 dimostranti, i quali obiettarono alla critica che l'avvocato Scandiffio, difendendo la guerra in Etiopia, diresse contro la Lega. Le sedie volarono, colpendo l'elmetto di un poliziotto. Furono arrestate due persone. Usciti dalla sala gli antifascisti furono raggiunti da altri 100 simpatizzanti, compresi molti membri del Circolo Mazzini e della sezione italiana del partito socialista C.C.F.
  67. Sede del governo provinciale a Toronto. Si era trattato di una dimostrazione contro la guerra in Etiopia.
  68. Già citato sopra.
  69. Conosciuto come Jimmy, Vincenzo Tenaglia, non elencato fra gli schedati del CPC, era nato a Vasto in provincia di Chieti nel 1897 ed emigrò in Canada nel 1913. Era socio del Circolo Mazzini di Toronto (Principe, articolo del 1980, p. 136).
  70. Sebbene i giornali inglesi riportassero il nome come Tony Mondello (e storpiarono in modo simile il nome di Tenaglia), dalla descrizione che dà Bortolotti, si riesce a identificare per la prima volta questo secondo uomo arrestato. Si tratta di Antonio Mantella, nato a Toronto nel 1907; cresciuto in Italia, a Castelforte in provincia di Latina; rientrato giovane in Canada; e morto a Toronto nel 1982. Dopo aver fatto vari mestieri, compreso il manovale, diventò costruttore nel 1942 e in seguito, come imprenditore edile, ottenne notevole successo. Nel 1933 a Toronto aveva sposato Erminia Elia, nata in Calabria e sorella di un altro noto imprenditore Mariano Elia, fondatore fra l'altro della cattedra per gli studi italocanadesi della York University di Toronto. Insieme a Bottos e Frattini, Mantella nel 1937-38 aveva contribuito fondi per il giornale «Il lavoratore» (Principe, A Lost World, cap. 7).
    Per i due arrestati l'udienza in tribunale ebbe luogo il 15 agosto davanti al giudice Browne. Come venne riportato sul «Toronto Daily Star», 16 agosto 1935, p. 26, e sul «Mail and Empire», il 17 agosto, p. 5, Tenaglia fu accusato di aver lanciato una sedia colpendo l'elmetto di uno dei poliziotti, e Mantella avrebbe colpito il poliziotto al braccio con la gamba di una sedia. Sebbene l'avvocato difensore, Bertrand Joseph Spencer Pitt, uno dei primi avvocati neri della città, cercasse di spiegare che era stata la presenza dei fascisti a causare la battaglia, il magistrato non accettò l'argomentazione. Tenaglia e Mantella furono rilasciati su cauzione di 500 dollari. In seguito dovettero subire un processo e furono assolti.
  71. Spadina, College, Jane sono nomi di strade di Toronto.
  72. Parco in via Jane.
  73. Il dottor Donato Sansone, nato a Laurenzana, Potenza nel 1899, emigrò in Canada nel 1913, raggiungendo il padre Egidio. Laureatosi a Toronto, divenne cofondatore della sezione torontina dell'associazione degli ex-combattenti. Come spiega Principe (The Darkest Side, pp. 47, 205, 251), Sansone contribuì al fondo per la Casa d' Italia ma, dopo la guerra affermò che non approvava l'alleanza italiana con la Germania.
  74. Italo Balbo (Ferrara 1896 - Tobruk 1940), uno degli ideatori della Marcia su Roma e fondatore della reale aeronautica italiana. Sulla sua visita a Toronto, si veda Bruti-Liberati, pp. 75-76.
  75. Adrien Arcand (Montreal 1899 - 1967), capo del partito fascista canadese.
  76. Dei Blue Shirts, movimento di destra dell'Ontario parla Roberto Perin, Making Good Fascists and Good Canadians: Consular Propaganda and the Italian Community in Montreal in the 1930s, in Minorities and Mother Country Imagery, a cura di Gerald L. Gold, St. John's, Institute of Social and Economic Research, 1984, p. 151.
  77. Rappresentante sindacale per l'associazione dei terrazzieri. Il necrologio di Frattini apparso sul «Toronto Daily Star», 22 luglio, 1954, p. 35, indica che era stato “Business agent of Marble, Tile, Terrazzo and Cement finish locals”, cioè agente dei sindacati locali dei marmisti, piastrellisti, terrazzieri e cementisti.
  78. Azienda tessile per abbigliamento maschile fondata a Toronto nell'Ottocento.
  79. Il sindacato degli operai tessili.
  80. Molte delle fabbriche tessili erano situate in via Spadina. Dirette da immigrati ebrei, impiegavano anche molte operaie italiane.
  81. Automobile.
  82. Il racconto spiega l'ironia sul nome della Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Secondo Zucchi, p. 124, il prete della chiesa in quel periodo sarebbe stato Joseph Longo (Torino 1869 - Toronto 1937).
  83. Forse Venanzio Vallera (Raiano, L'Aquila 1900 - Los Angeles 1972).
  84. Oscar Kitching, presidente del Consiglio per i Mestieri e il Lavoro (Trades and Labour Council) viene citato più tardi al momento del processo di Bortolotti, lodandolo per aver contribuito all'eliminazione del fascismo a Windsor («Windsor Daily Star», 2 marzo 1940, p. 6).
  85. Ernest S. Wigle, sindaco di Windsor nel 1937-38.
  86. Si tratta di Patterson Collegiate, come viene indicato nell'articolo in riguardo apparso sul «Windsor Daily Star», 10 settembre 1938, p. 3.
  87. Irlandese (inglese Irishman). Si tratta di Harry Finch, nominato nel rapporto uscito sul giornale di Windsor il 10 settembre 1938, citato sopra, p. 3.
  88. Funzionari degli uffici governativi dell'immigrazione.
  89. Chiesa di Sant'Alfonso.
  90. Tuttavia non ricevettero i mille dollari promessi, come Bortolotti spiegò nell'intervista Wood, p. 15.
  91. Partito politico del Quebec di tendenza nazionalista e conservatrice.
  92. l'estrema unzione (letteralmente ultimo rito). Nella trascrizione dell'intervista con Bortolotti del 1983, Lea Wood scrive “last ride”, ultimo passaggio–in automobile, per esempio. La nostra interpretazione sacramentale ci sembra più corretta.
  93. Nomi di strade a Toronto.
  94. Il tram.
  95. Camion.
  96. Sede dell'associazione ebraica.
  97. Già si è discusso sopra di Jose Marcos Joaquin (in realtà Agostino Confalonieri), giovane di cui la Goldman in una sua lettera del 21 dicembre 1939 segnala l'ingenuità. Bortolotti riuscì a salvarlo facendolo trafugare oltre confine con destinazione Messico.
  98. I Moritz, p. 173, hanno identificato questi detective di nome William Nursey e Dan Mann e forniscono un resoconto molto dettagliato del caso giudiziario che non si sarebbe risolto fino al mese di aprile del 1940.
  99. Questa categoria di polizia, che la Goldman descrive come particolarmente feroce (“a vicious police squad”), esisteva nelle grandi città nordamericane con la funzione di controllare i sindacati, comunisti, anarchici e, generalmente, i cosiddetti 'sovversivi'.
  100. Biblioteca o collezione (calco sull'inglese library).
  101. Bortolotti non aveva ancora conosciuto Libera Martignago.
  102. I testimoni di Geova.
  103. Il procuratore.
  104. Questa è una denuncia falsa [per incastrarmi], ..., e lei lo sa. In una lettera non datata ma del 1939 la Goldman parla del tranello di cui si era accorto anche il giudice.
  105. Una denuncia falsa, maledizione.
  106. Complesso d'inferiorità. Bortolotti offre un'analisi alquanto originale da aggiungere alle lodi dell'abilità dell'avvocato date dalla Goldman, la quale segnalava anche il suo spirito combattivo: “he is a fighter”, scriveva il 20 ottobre 1939.
  107. Banco dei testimoni in tribunale.
  108. Come fa a sapere che Bortolotti non è un cittadino canadese? Mi ha detto che non è un cittadino canadese. È quella l'unica prova che lei ha?
  109. Giudice.
  110. Causa prosciolta.
  111. Sono dell'ufficio dell' Immigrazione. Lei è in arresto.
  112. Nome della prigione di Toronto.
  113. Principe, The Concept, p. 296, parla del ruolo principale della chiesa protestanta nella campagna canadese contro la guerra in Etiopia, e nella formazione della Lega contro la Guerra e il Fascismo. Il Wilcox nominato da Bortolotti non è stato identificato, a meno che non si tratti del reverendo Alex J. Wilson, che era allora direttore del «Church Observer», pubblicazione della United Church con sede in via Queen Street West.
  114. Ovest.
  115. La C.C.F. (Co-operative Commonthwealth Federation) era il partito socialista canadese fondato dal ministro protestante James Shaver Woodsworth (1874 - 1942).
  116. Thomas Alexander Crerar del Department of Mines and Resources che comprendeva l'Immigration Branch.
  117. Enio Gnudi (alias Antonio Verdi) (1893 - 1949), sindaco di Bologna, era un socialista e sindacalista della corrente comunista. Perseguitato dai fascisti fu esule in vari paesi, compreso il Canada, dove fece parte del comitato di redazione del giornale «La vittoria» prima di rientrare in Italia nel 1945. Su Gnudi in Canada si veda Bruti-Liberati, pp. 206-208.
  118. Timothy (Tim) Buck (1891 - 1973) fu segretario del partito comunista canadese.