Rivista Anarchica Online


ecosostenibilità

Teoria e pratica
della tecnologia appropriata

di progetto Teknes e Michele Salsi


La tecnologia appropriata richiede meno risorse, ha una manutenzione più facile e rispetta l'ambiente. I ragazzi del progetto Teknes hanno appreso questa modalità di lavoro in Messico e oggi cercano di diffonderla anche in Italia. E proprio in Messico vive e lavora Miguel Hidalgo, zapatista, antropologo e fabbricatore di “bicimacchine”.

Bicibomba (pompa dell'acqua a pedali), una delle bicimakinas
progettate e realizzate dall'associazione Maya Pedal,
in grado di estrarre 30 litri al minuto da pozzi profondi 30 metri


Una tecnologia responsabile

di progetto Teknes

I composit toilet, le bicimacchine e la fitodepurazione sono alcuni esempi di progetti di tecnologia applicata in grado di stravolgere le nostre cattive abitudini e migliorare la relazione con l'ambiente naturale.

La storia dell'uomo e dell'umanità è sempre stata caratterizzata dalle scoperte e dalle innovazioni tecnologiche, ossia quei miglioramenti relativi all'impiego della conoscenza umana per la trasformazione di materie prime in prodotti di uso o di consumo.
Il sistema socio-economico-politico in cui viviamo determina la maggior parte degli aspetti della nostra vita quotidiana: cosa mangiamo, come ci vestiamo, come ci muoviamo, fino a determinare i nostri sogni e le nostre aspirazioni.
Quindi, la possibilità e capacità di cambiamento e trasformazione del contesto in cui viviamo, necessariamente passa anche per queste piccole scelte quotidiane. Liberarsi cioè delle imposizioni, spesso implicite, che il sistema ci riserva, significa innanzitutto riconoscerle e successivamente sforzarsi di scegliere diversamente.
Il sistema dominante ha già scelto. Lo ha fatto imponendo una produzione di massa dei beni e servizi e lo ha fatto, quindi, sviluppando una tecnologia che fosse funzionale a questo scopo.
Una tecnologia concepita per funzionare in maniera centralizzata, sia geograficamente che sotto l'aspetto dei processi decisionali; una tecnologia estremamente complessa che esige il concorso di specialisti per i processi di produzione, utilizzo e mantenimento; una tecnologia che necessita di un grande apporto di capitale e di investimenti; una tecnologia concepita per una produzione in grande scala, in serie; una tecnologia che contribuisce all'estinguersi delle risorse naturali, al deterioramento dei cicli ecologici attraverso l'inquinamento in gradi e forme differenti; una tecnologia, infine, che rende impossibile tutto il lavoro creativo utilizzando tecniche alienanti.
Così come una forma di organizzazione o di associazione determina le relazione che intercorrono tra gli associati, in egual modo il tipo di tecnologia che usiamo o sviluppiamo determina il modo cui ci rapportiamo agli altri esseri umani, ai beni e servizi e alle risorse naturali attorno a noi.
La tecnologia non è un elemento neutro all'interno della politica e della pratica di una collettività, ma costituisce una dimensione che la determina nei suoi tratti fondamentali. Infatti, le caratteristiche che avrà una tecnologia deriveranno direttamente dal tipo di sviluppo presente nella regione o nel paese.
Quale può essere, quindi, una tecnologia il cui uso e sviluppo restituisca dignità all'uomo, libertà alle sue espressioni e che ristabilisca una relazione con l'ambiente più sana e duratura?
Una possibile risposta potrebbe essere nella tecnologia appropriata.
Si tratta di una tecnologia libertaria perché, attraverso il suo utilizzo, gli esseri umani si liberano dalle catene e dagli ingranaggi imposti da un sistema di potere che li vede “schiavi” di un sapere super specialistico. Schiavi di una serie di bisogni il soddisfacimento dei quali presuppone una tecnologia complessa e di difficile applicazione, che solo alcuni super-specializzati possono comprendere e quindi riprodurre e produrre, figuriamoci mantenere o riparare.
La tecnologia appropriata, invece, come primo elemento distintivo e caratteristico, si rivolge solo ed esclusivamente alla risoluzione dei problemi essenziali dell'essere umano.
Questo comporta ovviamente un restringimento netto del suo utilizzo, infatti, se ben guardiamo, le necessità essenziali o basilari che affrontiamo ogni giorno, non sono poi tante. Certo non sono legate all'elemento iper-consumistico di questa società, trascendono da esso, lo superano.
Le necessità essenziali riguardano la nostra sopravvivenza, la sopravvivenza di noi come individui e noi come collettività, e oggi possiamo dire che queste si identificano anche con la sopravvivenza dell'ambiente naturale che abitiamo.
Il rispetto e il mantenimento di un equilibrio ecologico tra uomo e ambiente, il considerare l'essere umano come parte dell'ambiente e soprattutto la scelta che questi deve compiere rispetto all'utilizzo delle risorse naturali esauribili, guardando alle generazioni future, garantiscono, appunto, la sopravvivenza dell'uomo. Non capire questo, o non accettarlo come verità, significa semplicemente condannare la nostra e le future generazioni a una guerra perpetua.
La tecnologia appropriata, quindi, sarà tale, tra le altre cose, quando cercherà le soluzioni a quelle necessità di sopravvivenza degna che pur utilizzando risorse esauribili lo faranno in modo sostenibile e accorto, nel modo più responsabile possibile, insomma.
Quando parliamo di tecnologia appropriata, quindi, dobbiamo aver presente una particolare visione della società, riconoscendo che questo concetto ne costituisce l'ossatura per la strategia di cambiamento che abbiamo deciso di promuovere attraverso il nostro agire.
È quindi appropriata quella tecnologia che mostra particolare attenzione agli aspetti ambientali, etici, sociali, culturali ed economici delle comunità verso cui si dirige e si pratica, abbisogna di meno risorse, è più facile la sua manutenzione, presenta minori costi e minori impatti sull'ambiente.
È appropriata quella tecnologia che genera salute, lavoro, autonomia locale ed educazione; che crea e si sviluppa non in funzione della domanda, perché le necessità essenziali non possono essere stimate in base al loro valore remunerativo, ma in base alle peculiarità dell'ambiente e della cultura in cui si impiega.

Caratteristiche strutturali

Partiamo ad esempio dal disegno, punto di partenza per ogni realizzazione. Se accettiamo che le funzioni principali del disegno sono quelle di adattare una struttura basica alle condizioni presenti localmente, così come all'uomo o donna che l'utilizza, si possono identificare alcuni elementi del disegno che saranno propri della tecnologia appropriata. Innanzitutto la “piccola scala”. La tecnologia applicata lavora su scala molto minore rispetto alla tecnologia commerciale, in modo da poter essere usata, mantenuta e gestita a livello locale.
Deve essere inoltre “di semplice concezione”, cioè deve poter essere utilizzata da persone che non hanno un elevato grado di specializzazione, questo implica che la manutenzione e la riparazione dei macchinari può essere svolta dagli stessi beneficiari.
La tecnologia appropriata inoltre facilita la partecipazione tecnica dei destinatari e dei lavoratori; utilizza al massimo le risorse e i materiali locali; impiega forme energetiche rinnovabili e decentralizzate, come l'energia animale, l'energia solare, piccole quantità d'acqua, vento.
Altra caratteristica: la produzione per il consumo locale, una tecnologia cioè, che si sviluppa a partire dalle necessità di produzione di un settore delimitato territorialmente. Con questo sistema si assicura un basso costo di trasporto e commercializzazione.
Dal punto di vista economico invece la caratteristica principale della tecnologia appropriata è il “basso investimento di capitali”, che si ottiene cercando di proporre progetti che abbiamo bisogno di poche risorse economiche e che siano ammortizzabili nel tempo, compatibilmente con la scarsità di risorse monetarie dei gruppi beneficiari.
Per quanto riguarda i fattori socio-culturali invece si tratta di una tecnologia concepita per inserirsi facilmente nel contesto socio-culturale del destinatari. Cerca di sviluppare al massimo la creatività locale e di far partecipare i beneficiari a tutte le tappe dello sviluppo tecnologico, in modo da facilitarne l'appropriazione integrale e il controllo permanente dell'insieme del processo.
Quando possibile, tende inoltre a rivalorizzare la cultura locale, utilizzando tutte le conoscenze accumulate dalla collettività nel corso del tempo.
Infine, i vantaggi ecologici. Si tratta di una tecnologia concepita d'accordo con l'ecologia locale, che cerca di mantenere l'equilibrio degli ecosistemi fondamentali. Quindi non contribuisce all'inquinamento; considera l'uso delle risorse non rinnovabili in un ottica di solidarietà con le generazioni future; utilizza preferibilmente risorse naturali ed energie rinnovabili.

Dalla teoria alla pratica

Torniamo alla pratica. Il solo pensare o ragionare su queste cose è di fondamentale importanza per essere veramente liberi nelle scelte che quotidianamente compiamo, ma il compimento di queste scelte passa necessariamente per la pratica.
È sulla pratica che possiamo e dobbiamo puntare per poter vedere e generare un cambiamento e un reale miglioramento della società in cui viviamo e della nostra qualità di vita.
I progetti di tecnologia appropriata hanno la capacità di incidere enormemente sia sulla direzione che sulla qualità di questo cambiamento, infatti, cambiano e stravolgono le nostre cattive abitudini, migliorano la relazione con l'ambiente naturale attorno a noi e, nelle loro applicazioni, generano una relazione solidale tra gli esseri umani.
Tra le varie esperienze possiamo riportare alcuni esempi di progetti, immediatamente realizzabili, che possono essere eseguiti attraverso scelte di tecnologia appropriata.

I compost toilet:
un'alternativa per il trattamento delle feci umane che risolve questioni fondamentali come il degrado ambientale, il saccheggio dell'acqua e la necessità di recuperare nutrimenti naturali per la crescita delle piante. In un compost toilet l'obiettivo è trasformare le deiezioni umane, potenzialmente dannose, in un materiale stabile, inoffensivo e ricco di nutrienti per il terreno.

Le bicimacchine:
una “bicimacchina” è una macchina che funziona con la spinta dei pedali e del movimento delle gambe, nelle quali abbiamo più forza che nelle braccia. È uno strumento che serve per aiutare l'economia, si costruiscono in modo artigianale e possibilmente a partire da materiale di riciclo come biciclette, metalli, elettrodomestici, plastiche, legni, eccetera. Con queste bicimacchine si può frullare, macinare, lavare i panni, pompare acqua dai pozzi, affilare strumenti, tagliare e tanto altro.

La fitodepurazione:
Si tratta di un sistema di depurazione naturale delle acque reflue domestiche, agricole e talvolta industriali, che riproduce il principio di auto-depurazione tipico degli ambienti acquatici e delle zone umide. L'etimologia della parola (phito = pianta) potrebbe far pensare che siano le piante gli attori principali del processo depurativo, in realtà le piante hanno il ruolo fondamentale di creare un habitat idoneo alla crescita della flora batterica, che poi è la vera protagonista della depurazione biologica.
Questi sono solo alcuni esempi, stimoli e speranze, modelli e possibilità che ci spingono a pensare e a praticare un modo differente.
Approfondiamo, domandiamo, riflettiamo e poi, infine, scegliamo le azioni quotidiane che vogliamo.
In fondo lo sappiamo già, le nostre azioni, individuali e collettive, sono il motore del cambiamento che sogniamo.

progetto Teknes

Cos'è il progetto Teknes

Il nome del progetto deriva dal greco “arte/lavoro”; infatti crediamo che il lavoro e l'arte si mescolino nella tecnica e nella tecnologia e che questa non sia ad esclusivo appannaggio dei “professionisti della conoscenza”, ma che sia fruibile da tutti e tutte e che, attraverso la libera trasmissione dei saperi, possa essere compresa e applicata da chiunque ne abbia voglia e necessità.
Il progetto teknes nasce quando abbiamo deciso di tornare in Italia, il nostro paese d'origine, dopo una lunga e positiva esperienza di vita e lavoro in Chiapas, Messico, a stretto contatto con le comunità indigene autonome in resistenza della regione. Con loro abbiamo imparato un modo diverso di immaginare e realizzare la solidarietà internazionale e abbiamo sperimentato nella prassi la realizzazione del concetto di tecnologia appropriata.
Desideriamo, oggi, portare in Italia l'esperienza e le metodologie di lavoro apprese oltreoceano e contribuire ai processi di cambiamento proponendo i nostri lavori fondati sui principi della tecnologia appropriata, rispondendo quindi a delle esigenze ecologiche e ambientali che li rendono unici nel loro genere.

progettoteknes.it
info@progettoteknes.it



Un esempio concreto: le bicimakinas

intervista a Miguel Hidalgo di Michele Salsi

Girando dei pedali si può frullare, macinare, lavare e addirittura preparare dei mojitos.
Ce lo dimostra Miguel, per il quale fabbricare bicimacchine è “una nuova forma di guerriglia”.

Miguel Hidalgo lavora ogni giorno nello spazio di permacultura urbana Jaguar de Madera, a San Cristobal de Las Casas, nello stato messicano del Chiapas. Dopo una gioventù di militanza con gli zapatisti negli anni del conflitto armato, dopo gli studi di antropologia, e dopo anni di riunioni e incontri nelle associazioni umanitarie, Miguel, qualche anno fa, ha trovato una sua ideale “dimensione di lotta” in di quelle “cose nuove e un po' strane”, che quando uno le sente nominare per la prima volta resta sempre incuriosito e in attesa di spiegazioni: le bicimakinas.
Miguel ogni mattina va in bici al Jaguar, e si mette a lavorare nel suo taller (officina) di bicimakinas. Il suo non è proprio un lavoro, è più un'attività creativa e al tempo stesso una piccola guerriglia, lui dice semplicemente “trabajamos a las bicis” (“lavoriamo le bici”). Miguel parla di “autoempleo” (auto-impiego), ovvero trovare e svolgere un'attività che dia soddisfazione, che magari non è tanto redditizia ma che permetta di sostenersi nei propri bisogni primari, evitando l'alienazione di una catena di montaggio da sopravvivenza operaia. Soprattutto, un'attività che permetta di sentirsi in pace con se stessi e con il mondo, una pace che non è la noia e il senso di inutilità che Miguel si era accorto di provare nelle riunioni dell'associazionismo.
Miguel riporta con entusiasmo agli altri membri del collettivo Jaguar de Madera la sua lettura della sesta dichiarazione dell'Ezln, e dice che secondo gli zapatisti la nuova e vera forma di guerriglia è proprio la permacultura: vedere le comunità crescere, il cibo autoprodotto abbondare, le scuole autonome ampliarsi.
Se non ci sono soldi per lavorare a cose interessanti, se non c'è nessun visitatore a dare una mano, Miguel accende la radio, si siede su uno sgabello e trascorre le sue “ore lavorative” a comporre il cerchio di una ruota di bicicletta inserendo i raggi e, con la grande pazienza che richiede questo lavoro, livellare la ruota. Quella ruota tornerà utile in un giorno migliore, diventerà la ruota di una bici composta assemblando parti riciclate, regalate o comprate a prezzo stracciato, su telai di bici comprati per pochi pesos al ferro vecchio. Oppure diventerà parte del “motore” di una bicimakina, e girando azionata dai pedali, dalla forza delle gambe, farà girare un frullatore, una lavatrice, una pompa d'acqua, una macina per il mais, il caffè, o qualsiasi cereale.
Un giorno capita che, grazie all'interessamento di qualche amico o qualche visitatore incuriosito, arrivi un invito per portare queste bicimacchine in esposizione a qualche evento o per andare in un'università a tenere un corso pratico di qualche giorno su questa tecnologia. Un altro giorno può capitare che qualche campesino acquisti una bicimacchina da usare nella sua comunità, dove la luce elettrica è un problema e dove torna comodo usare un po' più le gambe e po' meno le braccia. Altre volte un tizio incontrato a una festa o che passa dal taller, può chiedere a Miguel di vendergli una delle sue bici riciclate. Un giorno capita di trovare in giro un vecchio alternatore di un automobile e Miguel lo porta alla sua officina e al momento opportuno verrà collegato a una nuova bicimacchina per trasformare l'energia delle gambe direttamente in energia elettrica. E un giorno vi si potrà collegare quel vecchio impianto stereo che Miguel tiene lì nel taller per creare una “bici-stereo” e portare musica in qualunque posto senza bisogno di elettricità.
Un'altra volta semplicemente può venir chiesto di portare la bici-licuadora (bici-frullatore) a una festa, per animarla vendendo dei divertenti bici-mojitos, preparati a forza di pedalate.
Può anche succedere che un gruppo di giovani cineasti di passaggio a San Cristobal si ritrovi per caso al taller di Miguel e decida di realizzare un video sulla costruzione di una bici-lavatrice (per vederlo cercare “bici-lavadora” su Vimeo). O arriva l'occasione per festeggiare qualcosa, e allora Miguel attacca alla bici il suo rimorchio, barattato in cambio di una bici riciclata, e va al mercato a riempirlo di frutta ancora buona ma che ormai non sarà venduta, per preparare bici-licuados, che verranno resi più “saporiti” dal mezcal portato da un qualche invitato o comprato da tutti con una colletta. Alcune sue bici sono parcheggiate dentro un locale di San Cristobal, dove un turista di passaggio le può noleggiare a basso costo, per un giorno o una settimana. Piuttosto che dividere il compenso con gli amici proprietari, Miguel preferisce andare al bancone per qualche birra gratis, per lui e per chi magari gli ha offerto qualche tacos il giorno prima.
Tutti o quasi i ricavi del taller, Miguel li reinveste per la costruzione di una nuova bici, una nuova bicimacchina che rimpiazzi quella venduta, o per comprare nuovi attrezzi che sostituiscano o si vadano ad aggiungere a quelli chiesti in prestito, comprati di seconda mano, o creati artigianalmente nel corso degli anni. Quando mancano gli attrezzi ideali per smontare una parte di bici, Miguel si arrangia con un martello e un cacciavite, o con una pinza a pressione e un tubo per far leva, e se il pezzo è duro e non ne vuol saperne di svitarsi, Miguel dice di riprovare “con mas huevos” e il risultato viene quasi sempre raggiunto.

Aña Maria Guch, presidentessa di Women for Development in Action
mostra come la sua associazione di donne fabbrica
shampoo all'aloe con le bicimakinas

Con il passare del tempo la rete di questa guerriglia si allarga sempre più, con nuovi progetti a San Cristobal, con visite ad amici che portano avanti qualcosa di simile a Oaxaca o a Città del Messico, con l'apporto creativo di visitatori gringos o europei che possono fermarsi a lavorare con Miguel un giorno come un mese.
Miguel e le bicimacchine sono solo una piccola parte della grande guerriglia che, in tutto il mondo e in varie forme, si sta combattendo contro le ingiustizie e contro la passività che le regge e le alimenta. Una guerriglia che non ha bisogno delle armi e che resta lontana dalle poltrone ma anche dalle sedie, che segue le impronte degli zapatisti, di quelle comunità indigene che hanno preferito alzarsi in piedi e rischiare una morte dignitosa, piuttosto che chinare la testa e portare avanti una vita che non è vita. Forse ciò che Miguel ha voluto riassumere con la frase “la permacultura è la nuova guerriglia” è questa parte dell'ultima dichiarazione del subcomandante Marcos, quella del 30 dicembre 2012, quella che ha seguito la “marcia del silenzio”: “In questi anni ci siamo rafforzati e abbiamo migliorato significativamente le nostre condizioni di vita, il nostro livello di vita è superiore a quello delle comunità indigene affiliate ai governi di turno, che ricevono elemosina e la spendono in alcolici e cose inutili. Le nostre case vengono migliorate senza danneggiare la natura. Nei nostri villaggi, la terra che prima era per ingrassare il bestiame di imprenditori e terratenenti, adesso è per il mais, il fagiolo e le altre verdure che illuminano le nostre tavole. Il nostro lavoro ci dà la duplice soddisfazione di procurarci il necessario per vivere dignitosamente, e di contribuire alla crescita collettiva delle nostre comunità. (…) Tutto questo lo abbiamo raggiunto non solo senza aiuto del governo, della classe politica e i mezzi che li accompagna, ma per di più resistendo ad attacchi di ogni tipo. Abbiamo dimostrato, una volta di più, che siamo chi siamo. Anche col nostro silenzio ci facciamo sentire presenti.”

Bicidesgranadora (mulino/trebbiatrice mais),
progettata e realizzata da Maya Pedal.
La funzione mulino può macinare
qualsiasi cereale. La trebbiatrice
sgrana facilmente 12-15 quintali
al giorno e richiede l'intervento
di una sola persona

Bicimakinas: domande e risposte

Ho rivolto a Miguel alcune domande pratiche, per capire meglio nel concreto cosa sono, come si fabbricano e a cosa servono le bicimecchine.

Cosa sono le bicimacchine, a cosa servono, cosa rappresentano?
«Le bicimacchine sono una tecnologia appropriata che funziona mediante l'energia delle persone che le azionano. Promuovono l'autonomia energetica perché possono funzionare senza bisogno di energia elettrica, che generalmente produce molti conflitti per il modo in cui viene generata e distribuita. Sono strumenti facili da manovrare, e gli stessi utenti possono farsi carico del mantenimento delle proprie macchine senza bisogno di chiamare un tecnico specializzato. Son tecnologie giuste per la loro capacità di riproduzione, ovvero, si possono conseguire i piani di una bicimacchina e riprodurla liberamente, provando a migliorare questi sistemi e renderli più efficienti nella socializzazione quotidiana della pratica.»

Quanti e quali tipi di bicimacchine esistono?
«Esistono diverse bicimacchine disegnate per uso industriale, agricolo e domestico. Alcune di queste sono: sgranatrice di mais, spolpatrice di caffè, macina, frullatore, lavatrice, betoniera, macchina per impastare, tritarifiuti per spazzatura organica, pompa d'acqua e molte altre.»

Dove si trovano queste bicimacchine?
«Le bicimacchine si stanno attualmente sviluppando efficacemente in molte parti del Messico e del Centro America, e recentemente si stanno diffondendo anche in altre parti del mondo, a testimonianza del successo di questo sistema di energia alternativa.»

Quali gruppi o organizzazioni si occupano di bicimacchine?
«In Guatemala esiste Mayapedal, un collettivo che da 13 anni lavora alla costruzione di bicimacchine. Lì si sono specializzate altre persone di varie parti del mondo e del Messico. E proprio in Messico si son formati altri collettivi come Cacita (a Oaxaca), Chanti Ollin (Città del Messico), Jaguar de Madera (Chiapas), Bicimaquinas.com (Guadalajara) e altri.»

Michele Salsi