Rivista Anarchica Online


lettere

 

Codice e multa

Lunga fila davanti a una mostra senza cartelli o pastori che mettono in gregge: commento “come sono ordinati, come rispettano le regole!”, no “come sono anarchici!”, infatti non hanno bisogno di regole, capiscono che la coda ordinata è il modo più veloce per arrivare al botteghino. “Ma va là gli anarchici, oggi sono fuori allenamento perché non ci sono più arciduchi da sparare, però rimangono dei casinisti (lo dice la parola) senza ordine e con disprezzo delle regole”.
Parliamo del senza, l’α * privativo ἀ (ν) ἀρχή **. L’α privativo vuol dire mancanza:

– di qualcosa che non c’è, ma servirebbe. P.es. non posso partire perché mi manca l’acqua nel radiatore, ma in modo più profondo e completo…

– di qualcosa che non c’è ma di cui non ha bisogno. P.es. nella 500 mancava l’acqua perché era raffreddata ad aria, quindi a privativo come non necessita +ἀ(ν)ἀρχή = comando = anarchia = non necessità del comando, perché capisco da solo come comportarmi, nel rispetto degli altri, della natura; so a chi togliere perché ha troppo (cioè non si accontenta del giusto, cioè non è anarchico) per dare a chi ha troppo poco, la cintura me la metto perché non voglio farmi male, non voglio far spendere soldi inutili agli ospedali. Non perché un codice mi dà la multa.

* alfa
** a(n)arché.

Carlo Alberto Kluzer
(Milano)

 

L’ideologia del patriarcato

Ringrazio la redazione per la scelta di pubblicare la lettera “Per una prospettiva antispecista” sul n° 359 Febbraio 2011, pag. 98 e colgo l’occasione per segnalare che nella terza colonna alla riga N° 28 c’è un refuso che cambia profondamente il significato del dato espresso: la frase corretta è: ... “reazione maschile a una preponderanza di ruolo femminile” ... e non: “prepotenza” di ruolo femminile.
Il senso cambia perché chiaramente non si trattava di alcuna prepotenza fisica o intellettuale, ma di un’importanza oggettiva del ruolo femminile data dall’organizzazione sociale e dalle conoscenze del corpo umano di quelle epoche. Questa preponderanza di ruolo non ha comportato strutture disarmoniche, ovvero i deliri del predominio patriarcale.
Solo per completezza aggiungo un dato sicuramente conosciuto e cioè che, in epoca storica, quando il patriarcato capitalista con la sua ideologia del dominio ha ormai dispiegato tutti i suoi nefasti effetti (religione, divisione in classi, schiavitù, ecc, ecc), destinati a peggiorare ancora nelle epoche successive, l’opinione corrente circa la dinamica della procreazione umana, guarda caso, si ribalta. Infatti, a questo punto, si crede che la funzione riproduttiva sia merito solo dell’uomo, mentre la donna funga da contenitore, la terra in cui depositare il seme della vita custodito nei genitali maschili. Solo per fare un esempio, le fonti greche antiche riportano spesso formule di giuramento, in cui l’uomo nel pronunciare le parole prescritte tiene le mani sui testicoli, le uniche fonti della vita.
Il maschio dopo avere divinizzato se stesso creando dio a propria immagine per giustificare ideologicamente il proprio predominio su qualsiasi essere lo circondi, si appropria anche dell’esclusività della capacità riproduttiva.
Purtroppo l’ideologia del patriarcato domina ancora oggi l’immaginario collettivo e infatti l’umanità sta raggiungendo rapidamente una crisi senza precedenti continuando, tra l’altro, ciecamente e follemente ad alimentarsi di animali (le conseguenze per fame nel mondo, desertificazione e degrado ambientale di questa scelta penso che siano ormai note alla redazione).
Chiudo con la formulazione di una speranza: sul numero 359 di Febbraio, nella presentazione del libro Doppio cielo; a opera di Daniele Barbieri, è riportata la definizione di anarchia da parte di uno dei protagonisti: “l’anarchia libera tutti, ricchi e poveri, bianchi e neri, uomini e donne, tutti cittadini della repubblica mondiale dei liberi e dei giusti”; la speranza è che in un futuro prossimo gli anarchici includano nella liberazione a opera dell’anarchia tutti gli esseri viventi, a qualunque specie appartengano.
Ancora Vi ringrazio.

Luca Bino
(Milano)

Ps
Altri refusi:
– III colonna 4ª riga: ... proteine animali fosse rappresentato...
– III colonna 7ª riga dal fondo: consciamente o inconsciamente
– IV colonna 11ª riga: fonte di stupore (il famoso stupore primevo)
– V colonna 25ª riga da fondo: ... originato dal nascente patriarcato...
– VI colonna 23ª riga dal fondo: ... la costruzione di questi fondamenti deve...
– VI colonna 13ª riga dal fondo: ... anche se eliminassimo le contraddizioni...)

 

Maggiore attenzione per i vegani

Egr. Sig. Paolo Finzi,
a proposito della sua intervista sul numero del quarantennale (“A”358, dicembre), la invito a una maggiore attenzione nel momento in cui afferma che la scelta vegana è una delle scelte possibili e che l’antispecismo quindi non è parte strutturale del pensiero libertario come invece, ad esempio, l’antimilitarismo (magari spiegandoci le motivazioni di questa posizione, perché per me sarebbe come dire che l’anarchia è caos).
Le propongo di leggere, solo per fare due esempi tra i tanti, il libro di J. Rifkin, Ecocidio e quello di C. Patterson Un’eterna Treblinka o di prendere in considerazione il dibattito e gli spunti della rivista Liberazioni.
Soprattutto chi ha figli come lei si renderà conto che la questione animale necessiterebbe non solo di una rubrica, ma probabilmente di gran parte dello spazio della rivista.
Certo bisogna avere il coraggio di guardare nel baratro profondo della follia della nostra civiltà e poi agire di conseguenza. Oppure continui pure a portare in giro il suo corpo di occidentale ben nutrito nell’illusione di dire comunque qualcosa di utile: riesce a immaginarsi quanti individui denutriti nel pianeta comporti ogni corpo occidentale carnivoro? I libri segnalati e tante altre fonti lo spiegano chiaramente. Forse se aprisse finalmente gli occhi su qual è il motore vero dello stile di vita occidentale, la rivista potrebbe incidere indicando scelte e gesti concreti per invertire questo percorso di distruzione e ingiustizia. Altrimenti continui a sfornare profonde e dotte analisi e dissertazioni, ma provi anche a spiegare allora in cosa differiscono le scelte quotidiane di chi si considera anarchico e di chi considera questo il migliore dei mondi possibili (un certo Tolstoj parlava della scelta vegetariana come del grado zero della decenza, del “primo gradino” nella costruzione di un’umanità nuova e nella sua epoca gli animali macellati non erano ancora miliardi e la cultura della bistecca non aveva ancora alterato l’ecosistema di interi continenti).
Se la libertà finisce dove inizia quella dell’altro e quindi si accompagna a responsabilità per non essere prevaricazione, allora non si può scegliere di ammazzare e sfruttare esseri senzienti, di distruggere il suolo, l’aria e l’acqua, di alterare il clima, di spogliare interi continenti delle proprie risorse costringendone gli abitanti alla denutrizione, alla povertà e alla morte, ma è quello che stiamo facendo: divoriamo il loro e il nostro futuro, li costringiamo ad abbandonare la desolazione che abbiamo creato per sfruttarli ancora una volta sia con il viaggio, sia quando arrivano in “Occidente”; ma gli anarchici lottano contro i Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e contro il razzismo e questo quieta le loro coscienze, anche se nel loro quotidiano, ingurgitando bistecche, a quelle stesse persone gli distruggono la casa e il futuro. Questa contraddizione vi esploderà in faccia rendendo inutili anche le migliori intenzioni: tutti i parametri economici, sociali ed ecologici in Africa e America Latina, per es., continuano a peggiorare. Non siete ancora stufi di girare a vuoto senza produrre una minima inversione di rotta concreta?
I Cie distruggiamoli subito se riusciamo, insieme a tutte le galere e a tutte le gabbie, ma nel mentre e dopo continueremo a portare avanti e a proporre lo stesso stile di vita distruttivo, gli stessi consumi, a portare nel piatto la stessa sofferenza?
Ricordarsi il vecchio adagio cambiare se stessi per cambiare il mondo e continuando a mangiare carne non cambierà mai niente, quindi smettere è una condizione sicuramente non sufficiente, ma necessaria, ineludibile in una prospettiva di giustizia, libertà e uguaglianza. Come reagiamo di fronte all’oppressione più remota, all’oppressione dei senza voce, quando cioè non siamo noi stessi e i nostri simili umani a essere gli oppressi?
Sfruttamento animale e sfruttamento umano sono strettamente collegati: se non si affronta questo nodo non c’è anarchia che tenga e l’umanità non avrà alcuna speranza di vivere un mondo migliore, se non di vivere tout court; considerando gli altri animali come cose applicheremo sempre lo stesso criterio anche per gli umani, perché lo sfruttamento animale è l’essenza dell’ideologia antropocentrica del dominio sulla biosfera, che si sostanzia nel capitalismo. I macelli sono stati il modello per la catena di montaggio fordista e per i lager nazisti e questi sono dati storici.
Non si può versare il sangue degli esseri più deboli, ma, al contrario, un minimo di decenza vorrebbe che dei più deboli ci si prendesse semmai cura; questa infamia è stata inevitabilmente riprodotta anche verso gli appartenenti alla propria specie, come la storia ha ampliamente dimostrato: il passo dall’animale altro all’umano è brevissimo e questo anche in un ipotetico mondo anarchico, dove, se non si supera l’antropocentrismo, verranno riprodotte altre forme di sfruttamento e discriminazione. Infatti qualsiasi società che non superi alla radice lo sfruttamento dell’altro, chiunque esso sia, sarà destinata a conoscere ancora vecchie e nuove declinazioni dello sfruttamento stesso. Adorno diceva che «Auschwiz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali».
Sig. Finzi lo capisce che siamo oltre il tempo massimo? Si informi con cura e pensi almeno a sua/o figlia/o (magari leggendo anche il libro di Foer Se niente importa, scritto proprio dopo aver indagato cosa dava da magiare al figlio. Ormoni, antibiotici, additivi, escrementi e molto altro fanno parte del normale ciclo produttivo della carne: merda e petrolio insomma).
Ogni bistecca corrisponde a 6 m2 di foresta pluviale distrutta e a 75 Kg delle sue forme viventi; ogni Kg di carne a 60 Kg di riso, 5 Kg di carne a tutta l’acqua consumata in un anno da una famiglia occidentale di 4 persone; le emissioni di metano degli allevamenti intensivi costituiscono il 18% dei gas serra, tutti i trasporti mondiali il 13%; i caterpillar da 35 tonnellate spianano 2 km di foresta all’ora per far posto a pascoli che durano al massimo 7 anni... 1984: peggior crisi alimentare in Etiopia con le persone che morivano di fame per le strade, dai porti partivano e partono navi cariche di semi oleosi per gli allevamenti britannici... attualmente nei paesi del cosiddetto Terzo mondo, milioni di ettari di terra sono utilizzati esclusivamente per produrre mangime destinato al bestiame europeo, ecc, ecc... non abbiamo più il senso della vergogna.

Salvatore Rasti
(Cesena)

 

Pinelli/Che cos’è quella targa?

Ciao a tutti!!!
Volevo condividere con voi quanto mi è successo giovedì 21 aprile 2011.
Giovedì esco di casa ed ecco cosa mi ritrovo (vedi foto)!!!!!!
La verità è che la mia soddisfazione non nasce dal "riconoscimento ufficiale" che oggi riceve la targa che abbiamo messo per Pino, non è la "corona" che mi ha colpito, ma il discorso che ho avuto l'opportunità e il piacere di sentir fare a due ragazzini del n° 2 che stavano giocando in cortile e che mi stavano guardando mentre fotografavo, che di seguito racconto.
Appena uscita di casa vedo che hanno messo una corona sotto la targa di Pinelli e ci sono rimasta...non avevo dietro niente per fotografare e dato che andavo di fretta, mi sono ripromessa di farlo al mio ritorno.
Fra me e me ridevo, pensando che qualche compagno del quartiere l'avesse tolta a una lapide commemorativa partigiana e l'avesse messa lì bell'apposta come una sua pensata, dato che quel giorno avevano messo tutte le corone in quartiere.
Al mio rientro sono corsa a casa a prendere la macchina fotografica, constatando che la corona si trovava ancora lì. Era stata messa proprio lì apposta per Pinelli, legata sotto la nostra targa in modo un po' comico, dato che hanno dovuto legarla con dei fili di ferro alle viti, non erano previsti ganci per corone.
Mentre ero ferma a scattare la foto, un bambino di 8-9 anni chiede all'altro che stava giocando vicino a lui

– Ma come mai quella signora sta fotografando? Che cos'è quella targa?

E il più grandicello, che avrà avuto 12 anni, gli dice

– È stata messa su per uno che era stato arrestato e che poi è stato ammazzato, ed era innocente,

E mi è venuta in mente una chiacchierata fatta con un compagno sul valore che poteva avere collocare una targa su quel muro, sul rischio di ridurre tutta la vita e le convinzioni di Pino a commemorazione e nostalgia, una lapide per un morto del passato, senza che in qualche modo trascendesse la sua voglia di vita, la memoria attiva delle sue convinzioni e le sue lotte che tracciano il presente possibile.
La conversazione di questi due bambini, finita li ovviamente, credo che risponda ai dubbi; in questo momento di coltre d'oblio se anche solo una persona ricorderà la vera storia di Pino ne è valsa la pena.

Un abbraccio forte.

Sole
(Milano)

 

Artisti della pace, soffocati dalla guerra

La rivoluzione in medio oriente sta bussando alle porte di Israele e della Palestina, dove i gruppi al potere stanno cercando disperatamente di mantenere la propria influenza, temendo una crisi di rappresentanza che li travolga, assieme a una perdita di credibilità sul piano internazionale.
I recenti assassinii di esponenti della società civile, come Juliano Mer-Khamis e Vittorio Arrigoni, riportano al centro del dibattito l’importanza di una rivoluzione culturale interna che possa guidare la risoluzione del conflitto israelo-palestinese mettendo fine all’occupazione militare israeliana e ponendo le basi per una pace autentica.

Le notizie che arrivano dalla Palestina sono raramente confortanti, ma i recenti assassinii di pacifisti accrescono ancora di più lo sconcerto: Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza il 15 aprile, e il regista israelo-palestinese Juliano Mer-Khamis, assassinato il 4 aprile a Jenin.
Sebbene non ci sia correlazione diretta tra le due storie, il fatto che avvengano a poca distanza suscita alcuni interrogativi. La rivoluzione che attraversa tutto il medio oriente sta influenzando pesantemente gli equilibri di potere, in Palestina come in Israele, ma in che modo? E qual è la pressione del dissenso interno, della società civile verso le élite di governo?

Le versioni ufficiali di questi avvenimenti, anche ammesso che siano affidabili, non aiutano a capire cosa sta succedendo, perché si prestano a facili strumentalizzazioni. Lo dimostrano le reazioni che si sono scatenate a pochi giorni dall'assassinio di Arrigoni: Hamas accusa Israele di responsabilità politica e morale, i giornali israeliani e l'ANP accusano Hamas di aver perso il controllo del territorio di Gaza, per non parlare dei commenti xenofobi sulla "gratitudine degli arabi" che si sono scatenati su molti blog e siti di discussione frequentati da fondamentalisti ebraici. [1]
Nel caso di Juliano Mer-Khamis, l’ANP ha dichiarato di aver arrestato l’assassino, un estremista sedicente fedele di Hamas, il quale però nega di aver ucciso il regista. [2]
Le conclusioni che vengono tratte dall’opinione pubblica occidentale si assomigliano: la Palestina è un inferno, è l'ennesima dimostrazione che i palestinesi non si sanno gestire da sé, i loro veri problemi sono interni, la causa è il fondamentalismo islamico...e quindi si capisce se [mettete voi una giustificazione a scelta del comportamento di Israele].
Sono convinto che la realtà non sia così netta.

È un fatto che Arrigoni e Mer-Khamis, con le loro innumerevoli iniziative di sensibilizzazione e lotta "dessero fastidio" sia al governo israeliano, sia ad Hamas, Fatah e ai diversi gruppi in lotta per il potere in Palestina: loro erano contro l'occupazione israeliana, la corruzione dell'élite palestinese e tutti i gruppi integralisti. Juliano era impegnato da tempo, attraverso l’educazione e il teatro popolare, in un movimento di resistenza binazionale [3] che riunisse israeliani e palestinesi; Vittorio Arrigoni aveva supportato, spiegato e contestualizzato [4] il manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento, Gaza Youth Breaks Out: “[...]siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c’è spazio né per la speranza né per la libertà”. [5]
Diversi attivisti dell’International Solidarity Movement, tra cui Arrigoni, erano già stati minacciati attraverso dei siti internet di integralisti israeliani con uno stile che ricorda, paradossalmente, quello di una fatwa islamica: “questi anarchici-comunisti aspiranti rivoluzionari[..] stanno mettendo in pericolo le vite dei soldati israeliani e dovrebbero essere considerati combattenti, come qualsiasi altro braccio di Hamas in questa guerra”. [6]

Tutti questi elementi non sono sufficienti per liquidare gli omicidi dicendo: "ecco i soliti terroristi di Hamas" nel caso di Juliano Mer-Khamis oppure "c'è dietro Israele", nel caso di Arrigoni. Anzi, ci sarebbero ragioni per dubitarlo.
Purtroppo, quali che siano esecutori e mandanti, il movente è chiaro: Juliano e Vittorio erano tragicamente scomodi, come continuano ad esserlo molti altri attivisti e autentici pacifisti.
Scomodi perché rompono il muro del consenso e le narrazioni costruite della realtà, perché risvegliano la solidarietà nelle persone. E rifiutandosi di essere complici di qualsiasi potere, restano senza molte protezioni (è una storia comune, purtroppo, a molte esperienze libertarie).
Certo, non è una novità che lottare per i diritti umani in Palestina e Israele costi caro. Il punto è che gli sforzi quotidiani di molti attivisti passano sempre inosservati – nell'indifferenza della diplomazia occidentale, dei media, dei cittadini – finché non avviene una tragedia. Allora si scatena la caccia all'assassino (o al capro espiatorio), s'infittiscono i contatti diplomatici, si diffondono lettere, immagini e racconti, ma quando le persone erano vive e attive, pochi erano disposti ad ascoltare le loro storie, a supportare la loro causa. Quasi fossero degli artisti incompresi in vita, con un premio della critica post-mortem: “artisti della pace, soffocati dalla guerra”. Sarebbe stato più utile dare loro spazio da vivi, invece che da morti.
E ci sono ancora moltissime altre storie da raccontare, senza bisogno di adottare degli eroi: penso ai diciottenni israeliani, sottoposti a una leva obbligatoria di tre anni (uomini e donne), che ancora oggi rischiano il carcere se fanno obiezione di coscienza, come è successo a quelli del movimento Shministim [7]; penso alle famiglie palestinesi che si ostinano a voler vivere coi frutti della propria terra e del proprio lavoro, anche se costrette a un calvario quotidiano di umiliazioni e persecuzioni [8]. C’è poi l’esperienza di Anarchists Against the Wall [9], un gruppo di attivisti che ha raccolto una grande quantità di testimonianze sugli abusi dell’esercito israeliano e di alcuni coloni.
Evidentemente, però, tutto questo non scatena negli occidentali la stessa urgenza di "difesa dei diritti umani" come invece è stato per la Libia. Qui non c'è premura di "esportare la democrazia" come in Iraq. E di conseguenza, manca anche la copertura mediatica.

Ma in medio oriente il vento ha cambiato direzione e i gruppi di potere lo hanno capito benissimo: nel mondo arabo si moltiplicano i tentativi dei governi e delle monarchie di sopravvivere all'onda d'urto della rivoluzione culturale e politica in atto. In Palestina si stanno cercando nuove alleanze, con faticosi tentativi di riconciliazione tra Hamas e Fatah [10], accompagnati purtroppo da altrettante lotte intestine, come dimostra la presenza dei gruppi salafiti.
Il governo israeliano, complice anche il declino degli USA come superpotenza, intensifica le iniziative di lobbying volte a salvare la faccia nei confronti dell'occidente, ovvero continuare a ricevere legittimazioni anche a fronte delle continue violazioni dei diritti umani.
Un recente tentativo di makeup diplomatico[caridi?] è la revisione del “rapporto Goldstone” [11] sull'operazione Piombo Fuso, dove si ritiene Israele responsabile di aver bombardato deliberatamente i civili a Gaza. Il rapporto era stato commissionato dall’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani a un pool di esperti di diritto internazionale e crimini di guerra, guidati dal giudice Richard Goldstone.
In un articolo uscito sul Washington Post il 1 Aprile [12], Goldstone stesso ha ritrattato alcuni affermazioni contenute nel rapporto dichiarando che “se avessi saputo allora (nel 2009) ciò che so adesso, sarebbe stato un rapporto diverso”
Le nuove informazioni che Goldstone possiede oggi consisterebbero nelle prove che Israele non aveva stabilito di bombardare apposta le case dei civili palestinesi, ma solo "obiettivi militari". E queste prove sarebbero fornite direttamente dall’esercito israeliano, a garanzia di imparzialità.
Peccato che gli obiettivi militari abitavano negli stessi condomini, o negli stessi quartieri di altre migliaia di civili che sono morti a causa dei bombardamenti.
Ma qualcuno pensa veramente che un cavillo giuridico possa scagionare Israele con l’escamotage di un “disastro colposo, ma non volontario”?
Agghiaccianti, in relazione, le lettere di Vittorio Arrigoni che descrivono i bombardamenti israeliani: "Lei lo sa che spesso fra macerie trovavamo i corpi ridotti in poltiglia? i frammenti di ossa più grandi potevano stare in un cucchiaino, lo riferisca al suo presidente. Pensateci, magari la prossima volta che rigirate lo zucchero sorseggiando un caffè assieme". [13]
Goldstone potrà anche cambiare il suo rapporto, ma non la realtà dell’operazione Piombo Fuso che resterà sempre tragica; possiamo solo sperare che non si ripeta in futuro [14].

È impellente, invece, un cambiamento sociale profondo per israeliani e palestinesi: il loro conflitto è l'elefante nella stanza delle nuove democrazie – Egitto in primis – che stanno faticosamente emergendo nei paesi vicini, sull’onda delle rivoluzioni. È probabile che si materializzi innanzitutto un panorama politico diverso: non sappiamo se di vero equilibrio, finto equilibrio o ancora aperto contrasto.
Possiamo solo sperare che l'influenza diplomatica e commerciale di governi autentici nei paesi vicini, non più fantocci filo occidentali, possa riuscire là dove l'ingerenza statunitense ed europea non è mai riuscita: arrestare l'occupazione israeliana dei territori e garantire alla Palestina i presupposti per consolidarsi in un autentico stato.
Ma un cambiamento duraturo richiede anche l'affermazione di una rivoluzione interna, che metta in discussione il potere delle élite di governo israeliane e palestinesi. Questa è la scommessa più importante, a mio avviso. E credo che gli "artisti della pace" come erano Vittorio, Juliano e come lo sono tanti altri, abbiano un ruolo molto importante. Meritano di essere più ascoltati, più supportati e più visibili: non certo per diventare dei bersagli di altri giochi di potere e tanto meno per essere consacrati (post-mortem) come eroi, ma perché rappresentano un'indispensabile avanguardia democratica.

Tommaso Dradi

(Bolzano)

Note

  1. “In a display of classical Arab gratitude, he was murdered a day ago by Arab terrorists. Arrivederci, Arrigoni”
    http://www.stoptheism.com
  2. ”It remains unclear whether police are convinced the suspect shot Mer-Khamis – he says he didn't, unlike terror groups which often publicize their involvement in violent acts[...]”
    http://www.haaretz.com/print-edition/news/israel-leaving-investigation-of-mer-khamis-murder-to-pa-1.354325?localLinksEnabled=falsefalse
  3. “Through his life and his body, Juliano Mer-Khamis embodied the possibility of a binational resistance movement.” Amira Hass http://www.haaretz.com/print-edition/opinion/mer-khamis-and-binational-resistance-movement-1.354358
  4. Il Manifesto GYBO dei giovani di Gaza
    http://guerrillaradio.iobloggo.com/2017/il-manifesto-gybo-dei-giovani-di-gaza
  5. “Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale! Vogliamo urlare per rompere il muro di silenzio, ingiustizia e indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; vogliamo urlare con tutta la forza delle nostre anime per sfogare l’immensa frustrazione che ci consuma per la situazione del cazzo in cui viviamo; siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c’è spazio né per la speranza né per la libertà.”
    Gaza Youth Breaks Out – The People Want to End the Division
    http://gazaybo.wordpress.com/ http://www.facebook.com/pages/Gaza-Youth-Breaks-OutGYBO/1189142448 40679?sk=wall&filter=12
  6. “Meanwhile, these anarchist-communist wannabe revolutionaries from Europe and the US are endangering the lives of Israeli soldiers and should be considered combatants, the same as any functioning arm of Hamas in this war.”
    http://www.israelnationalnews.com/Articles/Article.aspx/8501/8501
  7. The Shministim Letter 2009-2010: Refusing To Serve The Occupation
    http://www.shministim.com/
  8. ”Murad Murad” è un libro di Suad Amiry, ed Feltrinelli.
    http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807942167/Murad_murad/Suad_Amiry.html
    Murad è un ventenne che vive in Cisgiordania e che non ha permesso di lavoro in Israele, come tantissimi altri. Per portare a casa un risicato stipendio, tenta periodicamente l’ingresso in Israele, sfidando l’arresto e la morte. L’autrice accompagna Murad e un gruppo di altri palestinesi come lui durante l’avventuroso attraversamento della frontiera, riportando le difficoltà, le emozioni e le speranze di questi lavoratori che non si rassegnano alla realtà dell’occupazione israeliana.
  9. Anarchists Against the Wall http://www.awalls.org
  10. Parochial aims mar Palestinian elections
  11. Rapporto Goldstone sull’operazione Piombo Fuso
    http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/specialsession/9/docs/UNFFMGC_Report.PDFPDF
  12. Reconsidering the Goldstone Report
    http://www.washingtonpost.com/opinions/reconsidering-the-goldstone-report-on-israel-and-war-crimes/2011/04/01/AFg 111JC_story.htmlhtml
  13. ”Lei lo sa che spesso fra macerie trovavamo i corpi ridotti in poltiglia? i frammenti di ossa più grandi potevano stare in un cucchiaino, lo riferisca al suo presidente. Pensateci, magari la prossima volta che rigirate lo zucchero sorseggiando un caffè assieme. Vogliono ucciderci, ministro Frattini, veda un pò lei se è il caso di trovare cinque minuti di tempo per me sulla sua agenda fitta di incontri diplomatici”
    http://guerrillaradio.iobloggo.com/ archive.php? eid=1780
  14. Aria da terremoto – Piombo Fuso 2? http://invisiblearab s.com/?p=3036

 

Mangiare (e bere) per i 40 anni di “A”

Dopo la festa grande al circolo ARCI “La Scighera” (Milano, 24 febbraio scorso), di cui abbiamo pubblicato un ampio resoconto fotografico nello scorso numero, sono tre i prossimi appuntamenti per festeggiare il nostro 40° compleanno mangiando, bevendo, cantando, parlando, ascoltando musica, dibattendo, ecc.

Giovedì 2 giugno, a Faenza, dalle ore 12 fino al tardo pomeriggio, ci troviamo al Ristorante “La Corte” in via Carbonara 10, località Fusina. Pranzo sociale al costo di 25,00 euro (gratis i bimbi fino a 3 anni, 12,50 € tra i 4 e i 10 anni). Doppio menù: vegetariano e non. Nel pomeriggio musica, teatro, canti, ecc..

Sabato 18 giugno, a Venezia Marghera, ci ritroviamo dal primo pomeriggio (ore 15) all’Ateneo degli Imperfetti (via Bottenigo 209) per chiacchierare, ascoltare musica, ecc... Poi alle 20 cena sociale, sempre con attenzione alle esigenze dei vegetariani.

Sabato 16 luglio, a Reggio Emilia, cena sociale nella sede degli anarchici reggiani (il mitico circolo Berneri, in via Don Minzoni 1 – A). Nel pomeriggio, nella libreria Interno 3 (via Due Gobbi 3) Paolo Finzi (della redazione di “A”) tiene una conferenza sul pensiero politico e sociale di Fabrizio De André dal titolo “In direzione ostinata e contraria”.

Per tutte le iniziative si suggerisce la segnalazione anticipata della propria presenza, comunicandola alla redazione di “A”.
Per Faenza e Venezia Marghera è apprezzato il pagamento anticipato dell’importo di € 25,00 a testa (i bimbi fino a 3 anni non pagano, quelli fino a 10 anni pagano € 12,50) mediante versamento sul nostro conto corrente postale o bonifico sul nostro conto corrente bancario (tutti i dati si trovano nel primo interno di copertina). In ogni caso, comunicateci il numero delle presenze, specificando il totale dei partecipanti e quanti di loro siano vegetariani.
Per Reggio Emilia, è sufficiente la comunicazione del numero delle presenze, specificando il totale dei partecipanti e quanti di loro siano vegetariani. La questione economica sarà regolata in loco.
Nel corso di tutte e tre le iniziative si raccoglieranno soldi (e abbonamenti) per “A”.
Se altri anarchici e/o amici di “A” volessero promuovere analoghe iniziative nella loro località, nel corso di questo anno, noi non ci offendiamo. Anzi... c’è spazio per tutti.

 

I nostri fondi neri

Sottoscrizioni.
Piero Milesi (Mattarana – Sp) 50,00; Pasquale Messina (Milano) 20,00; Giancarlo Nocini (San Giovanni Valdarno – Ar) 20,00; Aurora e Paolo (Milano) ricordando Amelia e Alfonso Failla, 500,00; Roberto Solati (Chirignago – Ve) 50,00; Marco Morelli (Pomezia – Rm) 15,00; Furio Biagini (Lecce) 50,00; Antonino Pennisi (Acireale – Ct) 20,00; Albino Trucano (Borgiallo – To) 40,00; Umberto Lenzi (Roma) 20,00; Medardo Accomando (Manocalzati – Av) 20,00; Michele Tartaglia (Aquilonia – Av) 30,00; Panayotis Kalamaras (Atene – Grecia) 50,00; Claudio Albertani (Città del Messico) 100,00. Totale euro 985,00.

Abbonamenti sostenitori. (quando non altrimenti specificato, trattasi di euro 100,00). Giorgio Barberis (Alessandria); Marco Breschi (Capostrada – Pt) con un grazie alla redazione passata, presente e futura per questi 40 anni, 300,00. Totale euro 400,00.