Rivista Anarchica Online


storia

Gli anarchici imolesi e il Comune socialista
di Massimo Ortalli

Imola è stato il primo comune italiano amministrato da un sindaco socialista. Imola è stata anche la città di Andrea Costa, dapprima attivo organizzatore anarchico, poi passato al socialismo riformista.
Nel 120° anniversario dell’inizio di quell’esperienza amministrativa, il Comune ha promosso una commemorazione alla quale sono stati invitati anche gli anarchici, da sempre avversi all’entrata nelle istituzioni del potere (anche a livello locale).
Nel suo intervento Massimo Ortalli ha ripercorso questi 120 anni di storia locale, mettendo in luce la costante presenza degli anarchici. E per quel che riguarda la prima amministrazione socialista ha ricordato che gli anarchici, pur critici, non furono del tutto assenti, anzi…

 

La fortuna dell’opuscolo di Andrea Costa, Un sogno, è la prova di quanto fosse presente, nell’immaginazione e nelle aspettative del popolo imolese, la consapevolezza della necessità, e della possibilità, di un mutamento. Non certo, o non soltanto, un mutamento istituzionale, nelle strutture del potere e del comando, quanto nella concretezza della vita quotidiana. La società che Costa prospetta nel 1881, quando pubblica la prima delle numerose edizioni del suo opuscolo, è ancora pienamente anarchica, un mondo nuovo nel quale i rapporti umani e sociali sono ispirati ai postulati di quella “futura società” per la cui realizzazione anarchici, socialisti, internazionalisti sono quotidianamente impegnati.
Questa comunanza ideale può servire a spiegare, fra gli altri motivi, il perché della partecipazione di una significativa componente degli anarchici imolesi, per la prima e direi anche ultima volta nella loro ultracentenaria storia, alle elezioni amministrative: “Forse, è l’ipotesi, qualcosa che ci avvicini a quel sogno può prendere corpo anche grazie alla conquista del Comune, anche se poi, naturalmente, la realizzazione completa di questa società può avvenire solamente con gli strumenti della partecipazione e dell’azione diretta e non affidandoci solamente all’opera di un Consiglio comunale, anche se socialista repubblicano”.

È cosa risaputa che l’analisi che gli anarchici hanno storicamente fatto del ruolo di un’amministrazione locale, cittadina, comunalista, è sempre stata ben differente da quella sulla amministrazione dello Stato. La prima vicina ai cittadini e da questi (forse) controllabile, la seconda aliena da ogni controllo e a sua volta occhiuto strumento della repressione dell’istituzione. Ecco dunque perché, quando i socialisti, ancora nella seconda metà dell’Ottocento, propongono la nascita di un “unico grande partito dei lavoratori” (1) comprensivo di tutte le forze della sinistra cittadina e nazionale, questa trova un’accoglienza non del tutto negativa da parte della componente libertaria del socialismo cittadino. Il partito di cui si parla non è ancora la struttura gerarchica e accentratrice che verremo a conoscere e l’auspicata unità popolare trova ancora una ragion d’essere nella molteplicità, ma anche nella omogeneità, delle ipotesi politiche e sociali.
Ma vediamo chi sono gli anarchici che, nell’ottobre del 1889 partecipano alla competizione elettorale che porterà alla vittoria della lista socialista. Ugo Lambertini, all’epoca solo diciottenne, è il segretario del Circolo “I Figli del Lavoro”, organizzazione che riunisce le varie correnti del movimento operaio cittadino. Già nei primi mesi del 1890 se ne distacca per ricostruire, con i compagni, la Sezione Anarchica Imolese. Sarà poi fra i più attivi redattori degli innumerevoli numeri unici che Adamo Mancini farà uscire negli anni successivi e dei quali la nostra Biblioteca possiede la completa, preziosissima, collezione.
Adamo Mancini, nel 1880 fra i fondatori del Circolo Socialista Imolese, nel 1881 è il responsabile dell’autorizzazione prefettizia per la pubblicazione dell’“Avanti!”. Nel 1882 è fra i promotori dell’agitazione per l’allargamento del suffragio elettorale e in un convegno del Partito Socialista Rivoluzionario Romagnolo sottoscrive la proposta di partecipazione alle elezioni comunali, anche se ribadisce il rifiuto di partecipare a quelle politiche. Già nel 1883 ridà vita all’organizzazione anarchica specifica come sezione dell’Internazionale, nel 1890 rifiuta di essere candidato protesta e nel 1891 è fra i partecipanti imolesi al Congresso di Capolago, il consesso nel quale si darà vita a una sorta di organizzazione anarchica distribuita sull’intero territorio nazionale.
Antonio Castellari nel 1881 aderisce all’associazione I Figli del Lavoro, ma già nel 1883, dopo il giuramento di fedeltà alla monarchia del neo deputato Andrea Costa, ricostituisce, con Mancini e Giuseppe Benati, la Sezione Imolese dell’Internazionale Anarchica. Nel 1888 dà vita, con gli anarchici e gli operaisti del Partito Operaio Italiano e alla presenza di circa 130 operai, al Comitato Elettorale Operaio (2) e si presenta alle elezioni comunali con il proposito di propagandare, tramite candidature protesta, l’inutilità della partecipazione a qualsiasi istituzione e l’ingiustizia dell’istituto dell’ammonizione (3). Una evidente posizione tattica e non certo di adesione ideologica (del resto già ampiamente preannunciata e non tenuta nascosta) tanto è vero che, una volta eletto il 27 ottobre con 1139 preferenze, il 9 novembre, durante la prima seduta del Consiglio comunale, al termine di un deciso discorso (4) si dimette. Solo a cavallo tra fine e inizio secolo, con altri anarchici imolesi, si iscriverà al Psi.
L’anarchico Giacomo Fertuzzi, nel 1886 tra i firmatari di un manifesto elettorale a favore di Costa e Filopanti, nel 1888 è fra i fondatori del Comitato Elettorale Operaio. Due anni dopo, con altri anarchici presenti nel Circolo Socialista, interrompe ogni collaborazione con i socialisti legalitari organizzandosi autonomamente nel Gruppo Anarchico che si “propone di propagare i principii del Comunesimo Anarchico e per raggiungere il fine non riconosce altro mezzo che la Rivoluzione Sociale” (5).
Come si vede la partecipazione degli anarchici all’agone elettorale, che pure poggiava, come si è detto inizialmente, anche su presupposti di lavoro comune con le altre forze socialiste e repubblicane, ha l’obiettivo di portare i propri postulati in un ambito più ampio per evidenziare quelle che, in piena coerenza con i principi dell’azione diretta e del rifiuto della delega, vengono viste come le contraddizioni di una metodologia e di una strategia politica che non possono far coincidere la coerenza dei fini con quella dei mezzi. Non mancheranno, infatti, aspri momenti che animeranno la normale dialettica politica e l’interruzione da parte di alcuni anarchici del Consiglio Comunale a guida socialista, già nell’ottobre del 1890 (6), è un significativo esempio della palese divaricazione che si è venuta a creare all’interno del proletariato e delle classi subalterne imolesi.

Questa divaricazione, che è ancora storia di oggi, permane e allontana definitivamente gli anarchici e i libertari, non solo imolesi, dalla partecipazione alla macchina amministrativa, sia essa locale che nazionale. L’entrata nelle istituzioni viene abbandonata e l’esperienza imolese del 1889, come alcune altre fatte in Romagna nelle stesso periodo, segna una volta per tutte l’impossibilità per gli anarchici di partecipare alla loro gestione. Ancora una volta l’etica libertaria, che vuole fare coincidere i mezzi con i fini, impedisce una scelta che sarebbe solo una poco dignitosa manifestazione di opportunismo.
Questo naturalmente non vuol dire che gli anarchici, estraniandosi dal Comune, si siano estraniati anche dalla loro comunità. E la storia ormai ultracentenaria del movimento lo sta a dimostrare.
La presenza dell’anarchismo a Imola continua infatti ininterrotta dal 1871, una presenza che mai, anche durante il fascismo, è venuta a mancare. Nelle lotte di fine ottocento per il pane e il lavoro, nelle Camere del lavoro all’inizio del Novecento, nella mobilitazione anti colonialista, in quella contro la guerra con il fattivo aiuto ai disertori, nel fervore del biennio rosso, nella nascita dell’Usi locale, nella lotta contro lo squadrismo, nell’esilio e nell’attività clandestina, nella guerra di Spagna, nella Resistenza, nelle lotte del secondo dopoguerra, nel rinascere di un sentimento vivificatore di rivolta giovanile, nell’impegno ecologista e antinucleare, nella mobilitazione antirazzista e contro le guerre di fine Novecento.
Mai siamo mancati, a volte numerosi, a volte in pochi, ma sempre impegnati per contribuire allo sviluppo sociale e civile della nostra città.

Massimo Ortalli

Note

  1. Agli Operai nel V Anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi (giugno 1887), documento firmato dalla Commissione della Lega dei Lavoratori di Città e Campagna.
  2. Dall’articolo La luce si fa strada, ne “La Rivendicazione”, Forlì, III (1988), 44: “Art. 1 È costituito a Imola un Comitato Elettorale Operaio. Suo scopo è di organizzare tutte le forze operaie senza distinzione di parte, perché riconoscono:
    a) che i lavoratori non possono aver nessun miglioramento dall’opera dello Stato […]
    b) che i Comuni devono spogliarsi d’ogni principio politico per aver soltanto un carattere economico-morale
    c) di entrare nella lotta amministrativa con criteri propri […] allo scopo di portare nelle elezioni comunale un’agitazione la quale faccia finalmente comprendere al popolo […] che egli non potrà mai col sistema attuale conseguire il suo benessere economico-morale
  3. Comitato Elettorale Operaio, Imola 1888: “[…] Lavoratori! Prendendo parte a questa lotta ci siamo prefissi di smascherare gli equivoci e, fedeli al nostro programma, non mancheremo di fare tutto ciò che sta in noi per non venir meno a questo dovere […]”.
  4. La Rivendicazione, IV (1889); 43, p. 4.
  5. La Rivendicazione, Forlì, V (1890), 10, Propaganda.
  6. “La Campana”, Ancona, I (1890), 9: “[…] Appena cominciò l’adunanza si sentì subito qualche compagno protestare dicendo che è ora di finirla con le Commissioni e che gli operai intanto erano senza lavoro e che bisognava che glielo procurassero come glielo avevano promesso. I consiglieri cominciarono a sconcertarsi e il Sindaco quando sentì che le proteste aumentavano ordinò agli uscieri che facessero sgombrare la sala […]. F.to Lambertini, Mancini, Zappi, Cremonini, Fertuzzi, Simboni [recte: Siboni]”.